I traditori (terza parte)
Luglio 25th, 2008 at 8:31 pm (Le due tigri)
- Che uomo ammirabile! - esclamò Tremal-Naik. - Nessuna cosa lo scombussola!
- Bisogna prendere le cose filosoficamente, - rispose il portoghese, ridendo. - Forse che ci hanno di già fucilati? No… dunque?
- È la mia valvola regolatrice. - disse Sandokan. - Quante volte ho dovuto la mia vita alla sua flemma.
- Al diavolo le chiacchiere! - esclamò Yanez. - Vediamo invece che cosa ci hanno portato quei bricconi d’insorti.
Per Giove! Ecco una brutta idea che mi farà scappare un altro po’ d’appetito.
- Quale? - chiesero ad una voce Sandokan e Tremal-Naik.
- Se questi viveri fossero avvelenati?
- Che strana idea! - esclamò Sandokan. - Se avessero voluto sopprimerci nessuno avrebbe impedito a loro di fucilarci.
- Forse hai ragione, - rispose Yanez.
Scoprí i due cesti e vi trovò delle focacce, dell’antilope arrostita, del riso condito con pesce, un fiasco di vino di palma e perfino delle sigarette formate da una piccola foglia di palma che conteneva del tabacco rosso.
- Non sono troppo avari, - disse.
E dimenticando i suoi timori addentò risolutamente una focaccia, ma subito un grido gli sfuggí.
- Canaglie! Ci hanno messi dentro dei sassi e per poco non mi sono spezzato un dente.
- Dei sassi! - esclamò Sandokan.
- C’è qualche cosa di duro lí dentro.
- Vediamo.
Prese la focaccia e la ruppe in due pezzi. Con sua sorpresa vide una piccola pallottola di metallo che sporgeva fra la mollica.
- Oh! - esclamò. - Che cos’è questo?
Yanez se n’era lestamente impadronito, guardandolo con viva curiosità.
- Qui dentro vi deve essere qualche cosa, - disse.
- Lo suppongo anch’io, - rispose Sandokan.
- Che l’abbia messo Bedar? - chiese Tremal-Naik.
- Vediamo se possiamo aprirla, - rispose Yanez.
Si provò a svitarla e s’accorse che la cosa non era difficile. L’aprí e ne levò una pallottolina di carta.
- Buono, - disse.
Lo svolse con precauzione, temendo di guastare la carta e vide alcune lettere tracciate con inchiostro azzurro.
- Questo è indiano, - disse. - A te, Tremal-Naik, che conosci la lingua meglio di noi.
- Non vi sono che tre parole, - rispose il bengalese.
- Leggi.
- Aspettate questa sera.
- E null’altro? - chiese Sandokan.
- No.
- Nemmeno la firma?
- Niente, Sandokan.
- Chi può averci mandato questo biglietto?
- Un uomo solo: Bedar.
- Aspettate questa sera, - ripeté Yanez. - Che venga a segare le sbarre di ferro delle nostre finestre?
- Suppongo che qualche cosa farà, - rispose Sandokan. - Abbiamo avuto una grande fortuna nell’incontrarlo. Se ci aiuterà sapremo ricompensarlo generosamente.
- Purché non ci fucilino prima del tramonto, - disse Yanez.
- Ordinariamente le esecuzioni si fanno al mattino, - osservò Tremal-Naik.
- Come mai hanno sospesa la nostra?
- Non credo, Yanez, che pensino d’altronde a fucilarci, senza prima ascoltare le nostre difese, - disse Sandokan.
- Sono ribelli e non si prenderanno la briga di farci subire degli interrogatori, mio caro Sandokan. Che cosa vuoi attenderti da persone che, fino a pochi giorni or sono, hanno scannato ferocemente quanti inglesi hanno potuto acciuffare, senza risparmiare né le donne, né i fanciulli? Che cosa siamo noi per loro? Delle spie, sospettano, gente che si ammazza come cani idrofobi e che nemmeno gli eserciti regolari delle nazioni piú civili risparmiano.
Bah! Giacché siamo ancora vivi, approfittiamo per finire la mia riserva di sigarette. - Ed il brav’uomo senz’altro preoccuparsi del domani, accese la sua ventesima sigaretta assaporando l’aroma delizioso del tabacco manillese.
Durante la giornata nulla accadde di notevole. Nessuno entrò nella prigione; solamente furono veduti ricomparire entro la cinta i due indiani dall’enorme turbante, i quali eseguirono una minuziosa ispezione come al mattino.
Il sole stava per tramontare, quando ilsubadhar rientrò seguito dalla sua scorta e da due altri indiani che portavano la cena.
- Hanno cambiata idea o si sono persuasi finalmente che non siamo delle spie ai servigi degli inglesi? - gli domandò Sandokan, appena l’ebbe veduto.
- Temo il contrario, - rispose l’ufficiale facendosi oscuro in viso.
- Allora ci fucileranno domani all’alba, - chiese Yanez con voce perfettamente calma.
- Non lo so, tuttavia…
- Continuate pure. Noi non siamo persone da impressionarci troppo facilmente. - Ilsubadhar guardò i prigionieri con vivo stupore. Quella calma, in uomini ormai votati alla morte, lo aveva scombussolato.
- Credete voi che io abbia voluto semplicemente spaventarvi? - chiese.
- Niente affatto, - rispose Yanez.
- Siete uomini di ferro?
- Non siamo femminucce, ecco tutto.
- Se io fossi il generale, ve lo giuro, vi risparmierei, - disse ilsubadhar . - È un peccato uccidere della gente cosí valorosa.
- Ditemi, - disse Sandokan. - Ci fucileranno senza giudicarci?