<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Salgari</title>
	<atom:link href="http://www.salgari.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.salgari.org</link>
	<description>I racconti di Emilio Salgari pubblicati a puntate</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Feb 2012 11:50:39 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>LA PRESA DI GUAYAQUIL</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-presa-di-guayaquil/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-presa-di-guayaquil/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=585</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO XIV &#160; &#160;LA PRESA DI GUAYAQUIL &#160; &#160;Mentre il marchese conduceva prigionieri a Guayaquil il conte di Ventimiglia, il basco ed il fiammingo, don Barrejo fuggiva a gran galoppo verso Panama, inseguito da una mezza dozzina di cavalleggieri spagnuoli. &#160;Il guascone accortosi subito che gli davano la caccia, si era gettato in mezzo alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><script type="text/javascript"><!--
google_ad_client = "pub-2246252024494358";
google_ad_width = 234;
google_ad_height = 60;
google_ad_format = "234x60_as";
google_ad_type = "text_image";
google_ad_channel = "";
google_ui_features = "rc:6";
//-->
</script>
<script type="text/javascript"
  src="http://pagead2.googlesyndication.com/pagead/show_ads.js">
</script></p><p>CAPITOLO XIV</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;LA PRESA DI GUAYAQUIL</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;Mentre il marchese conduceva prigionieri a Guayaquil il conte di Ventimiglia, il basco ed il fiammingo, don Barrejo fuggiva a gran galoppo verso Panama, inseguito da una mezza dozzina di cavalleggieri spagnuoli.</p>
<p>&nbsp;Il guascone accortosi subito che gli davano la caccia, si era gettato in mezzo alle piantagioni, coll&#8217;intenzione di raggiungere un altro gruppo di colline che si profilavano verso il settentrione dove sperava di trovare un momentaneo rifugio.</p>
<p>&nbsp;Aveva avuto la fortuna di scegliere un cavallo robustissimo ed insieme agilissimo, e contava di stancare molto presto i suoi inseguitori.</p>
<p>&nbsp;Dopo essere sfuggito miracolosamente a tre o quattro colpi d&#8217;archibugio, era riuscito a guadagnare la base della collina con un vantaggio di almeno quattrocento metri.</p>
<p>&nbsp;- Coraggio, mio morello! &#8211; grid&ograve; il guascone. &#8211; Quando giunger&agrave; il buon momento fucileremo anche noi quelli che ti fanno tanto sudare. Non domando da te che uno sforzo supremo per attraversare questa collina. Pi&uacute; tardi ritorneremo sulla strada.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;andaluso, quasi lo avesse compreso, mand&ograve; un lungo nitrito e si slanci&ograve; animosamente su per l&#8217;altura, mentre i cavalleggieri spagnuoli urlavano a squarciagola.</p>
<p>&nbsp;- Ferma!&#8230; Ferma!.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, aspettatemi un po&#8217;, &#8211; rispose il guascone, il quale aizzava senza posa il cavallo. &#8211; Io spero di farvi correre senza riuscire a prendermi.</p>
<p>&nbsp;Il morello andaluso che doveva essere veramente un corridore straordinario, sal&iacute; sempre al galoppo la collina, super&ograve; la piccola spianata e scese velocemente il versante opposto.</p>
<p>&nbsp;I cavalleggieri spagnuoli che erano pure splendidamente montati, non si fermarono dinanzi all&#8217;ostacolo e salirono a loro volta, a corsa sfrenata, la collina, gridando sempre:</p>
<p>&nbsp;- Arrenditi, furfante!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Se non foste in sei vi farei vedere io come sono furfanti i guasconi del mar di Biscaglia, &#8211; brontolava don Barrejo, rosso di collera. &#8211; Questo insulto vi coster&agrave; caro. Aspettate che sia giunto al piano e vedrete che fuoco di fila aprir&ograve; su di voi.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;andaluso, trattenuto saldamente dal guascone, scendeva sempre di gran corsa la collina, mentre gli spagnuoli, i quali avevano raggiunto il piccolo altipiano, si preparavano a seguirlo animosamente.</p>
<p>&nbsp;Ad un tratto una bestemmia sfugg&iacute; al guascone.</p>
<p>&nbsp;Aveva scorto un lunghissimo crepaccio, largo non meno di quattro metri, il quale tagliava la collina da una estremit&agrave; all&#8217;altra.</p>
<p>&nbsp;- Tonnerre!&#8230;- grid&ograve;. &#8211; Salter&agrave; il mio morello? Fortunatamente non &egrave; completamente stanco.</p>
<p>&nbsp;Rallent&ograve; la corsa, poi quando giunse presso la spaccatura, raccolse strettamente le briglie ed allarg&ograve; le gambe, gridando:</p>
<p>&nbsp;- Hip! Morello mio!</p>
<p>&nbsp;Il cavallo si rizz&ograve; sulle zampe posteriori, mand&ograve; un sonoro nitrito, poi spicc&ograve; il salto, un salto veramente straordinario, degno d&#8217;un corsiere irlandese.</p>
<p>&nbsp;Il crepaccio era stato varcato!&#8230;</p>
<p>&nbsp;Il guascone accarezz&ograve; la brava bestia, balz&ograve; a terra, la condusse dietro ad una macchia di piante che crescevano un po&#8217; in parte, lev&ograve; l&#8217;archibugio e tolse dalle fonde le due pistole d&#8217;arcione, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Ora vedremo!</p>
<p>&nbsp;I sei cavalieri, rossi di collera, scendevano la collina a precipizio, colla spada in pugno, pronti anche loro a tentare il salto.</p>
<p>&nbsp;Il guascone si era gettato a terra, nascondendosi dietro ad un macigno ed aveva spianato l&#8217;archibugio.</p>
<p>&nbsp;Un cavalleggiero che precedeva i compagni d&#8217;una decina di metri giunse dinanzi all&#8217;ostacolo ed allarg&ograve; le gambe, mandando un grido.</p>
<p>&nbsp;Il guascone fece fuoco alla distanza di venti passi.</p>
<p>&nbsp;La detonazione fu seguita da un nitrito e da una esclamazione angosciosa.</p>
<p>&nbsp;- Valgame dios !</p>
<p>&nbsp;Cavallo e cavaliere erano precipitati dentro la spaccatura, fiaccandosi entrambi il collo.</p>
<p>&nbsp;Il guascone, gettato l&#8217;archibugio ancora fumante, era balzato in piedi, impugnando le due grosse pistole d&#8217;arcione.</p>
<p>&nbsp;Una palla gli fischi&ograve; agli orecchi portandogli via netto il lobo sinistro. Un mezzo millimetro pi&uacute; innanzi e don Barrejo era finito.</p>
<p>&nbsp;Un altro cavaliere giungeva, pronto a varcare l&#8217;ostacolo.</p>
<p>&nbsp;Il guascone lasci&ograve; partire i due colpi delle sue pistole e anche quello precipit&ograve; nella fenditura insieme al suo animale, sfracellandosi sul fondo roccioso.</p>
<p>&nbsp;Gli altri quattro, spaventati, volsero i loro destrieri e risalirono la collina a corsa sfrenata, credendo in buona fede di aver da fare con uno di quei terribili filibustieri ritenuti ormai da tutti come esseri invincibili perch&eacute; protetti dal diavolo.</p>
<p>&nbsp;Il guascone attese che raggiungessero la cima della collina, and&ograve; a prendere il suo cavallo, rimont&ograve; in sella e riprese al piccolo trotto la marcia attraverso le piantagioni, promettendosi di riguadagnare pi&uacute; tardi la strada che conduceva a Panama.</p>
<p>&nbsp;- Per ora mi lasceranno tranquillo, &#8211; disse. &#8211; Se vorranno riprendere l&#8217;inseguimento giungeranno troppo tardi. Andiamo a cercare al pi&uacute; presto Grogner e Raveneau de Lussan. Guayaquil li tenter&agrave; e poi si tratta di salvare il figlio del Corsaro Rosso e tutti i filibustieri prenderanno le armi. Marchese di Montelimar, non hai ancora vinta la tua partita, per la morte del diavolo.</p>
<p>&nbsp;Forz&ograve; il cavallo ad allungare il passo e dopo d&#8217;aver ricaricate le sue armi accese un sigaro, l&#8217;ultimo che possedeva, sicurissimo di non venire disturbato ormai pi&uacute; da nessuno.</p>
<p>&nbsp;Il sole stava per scomparire quando entr&ograve; in Panama, avviandosi verso la fonda della bella castigliana.</p>
<p>&nbsp;Vi era della gente quella sera, per lo pi&uacute; facchini e barcaiuol&iacute;, essendo quella un&#8217;osteria di secondo ordine.</p>
<p>&nbsp;Fece un cenno all&#8217;ostessa e and&ograve; a sedersi in un piccolo camerino che era libero.</p>
<p>&nbsp;La castigliana, dopo d&#8217;aver portato da bere a parecchi avventori, lo raggiunse, portando un paio di bottiglie.</p>
<p>&nbsp;- Perch&eacute; siete ancora qui, caballero? &#8211; chiese la bella donna, senza nascondere il suo stupore. &#8211; Che cosa &egrave; avvenuto dei vostri compagni?</p>
<p>&nbsp;- Presi, &#8211; rispose don Barrejo, sturando premurosamente una bottiglia. &#8211; Ho fatto sei leghe sempre a galoppo sfrenato e muoio di sete.</p>
<p>&nbsp;- Presi! &#8211; esclam&ograve; la bella castigliana, con dolore. &#8211; Anche il conte?</p>
<p>&nbsp;- Anche lui, &#8211; rispose il guascone, picchiando sulla tavola un pugno terribile. &#8211; La faccenda per&ograve; non &egrave; ancora finita. Mi occorre solamente una scialuppa, dovesse costarmi cinque dobloni.</p>
<p>&nbsp;- Vi sono qui dei marinai che ne posseggono, caballero.</p>
<p>&nbsp;- Cercate di farmene vendere una, purch&eacute; sia fornita d&#8217;una vela, e ve ne sar&ograve; riconoscente, Panchita. Si tratta di salvare il conte.</p>
<p>&nbsp;- Aspettate la mia risposta &#8211; rispose l&#8217;ostessa.</p>
<p>&nbsp;Il guascone si mise a divorare un po&#8217; di carne fredda che la bella castigliana aveva portata insieme alle bottiglie, borbottando e brontolando dopo ogni bicchiere che vuotava.</p>
<p>&nbsp;Anche la seconda bottiglia fu vuotata, prima che l&#8217;ostessa ricomparisse.</p>
<p>&nbsp;- Dunque? &#8211; chiese il guascone, il quale aveva riacceso il suo pezzo di sigaro.</p>
<p>&nbsp;- La scialuppa &egrave; vostra, &#8211; rispose Panchita. &#8211; Un pescatore ha consentito a vendervela.</p>
<p>&nbsp;- Dove si trova?</p>
<p>&nbsp;- Presso la bocca del porto.</p>
<p>&nbsp;- Quanto?</p>
<p>&nbsp;- Non occupatevene, caballero, &#8211; rispose Panchita, guardandolo cogli occhi ridenti.</p>
<p>&nbsp;- Siete una brava donna, &#8211; disse il guascone, accarezzandole il mento. &#8211; Se sfuggo alla morte, parola di guascone, far&ograve; di voi una signora de Lussac, se accettate la mia mano.</p>
<p>&nbsp;- E perch&eacute; no? &#8211; rispose la bella vedova. &#8211; Un de vale un titolo di nobilt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;- Ed i de Lussac sono vecchi nobili della Guascogna. Addio mia bella, ho troppa fretta in questo momento, ma che Dio mi punisca se non vi rivedr&ograve;. Dov&#8217;&egrave; quel pescatore?</p>
<p>&nbsp;- Venite, mio gentiluomo, &#8211; rispose l&#8217;ostessa.</p>
<p>&nbsp;Un giovane marinaio stava appoggiato alla porta d&#8217;ingresso, tenendo la casacca sulle spalle.</p>
<p>&nbsp;- Ecco il signore che ha acquistato la vostra barca, &#8211; gli disse Panchita. &#8211; Il conto &egrave; saldato.</p>
<p>&nbsp;Il pescatore guard&ograve; attentamente il guascone, poi, soddisfatto di quell&#8217;esame, si calc&ograve; bene in testa il suo cappellaccio chi paglia, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Seguitemi, se&ntilde;or: troverete la scialuppa pronta.</p>
<p>&nbsp;Don Barrejo scambi&ograve; coll&#8217;ostessa un rapido sguardo e usc&iacute; dietro al pescatore.</p>
<p>&nbsp;Soffiava un forte vento quella sera dalle parti dell&#8217;Oceano e al largo rombava il tuono. Tuttavia non vi era alcun indizio che scoppiasse l&iacute; per l&iacute; qualche uragano, quantunque non fosse cosa rara sotto quei climi ardentissimi.</p>
<p>&nbsp;Il pescatore segu&iacute; il guascone fino sulle calate dell&#8217;avamporto e si ferm&ograve; di fronte all&#8217;ultima gettata, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Ecco la scialuppa, caballero. &Egrave; completamente armata.</p>
<p>&nbsp;Il guascone gli gett&ograve; nelle mani una piastra, balz&ograve; nell&#8217;imbarcazione, iss&ograve; la vela e dopo d&#8217;aver augurata al pescatore la buona notte, si diresse verso la bocca del porto.</p>
<p>&nbsp;Uscendo da Panama, le caravelle incaricate di vigilare, non dovevano dargli alcun fastidio.</p>
<p>&nbsp;Erano le imbarcazioni che venivano dal di fuori che potevano fermarlo, temendo sempre una improvvisa irruzione dei filibustieri gi&agrave; da tanto tempo minacciata.</p>
<p>&nbsp;Il guascone che non era un cattivo marinaio, essendo nato sulle sponde del mar di Biscaglia, piant&ograve; la vela a seconda del vento, leg&ograve; la scotta e si mise al timone, puntando verso l&#8217;isola di Taroga presso la quale contava di giungere prima dell&#8217;alba.</p>
<p>&nbsp;Quantunque soffiasse un vento abbastanza fresco, l&#8217;Oceano fortunatamente si manteneva tranquillo.</p>
<p>&nbsp;La scialuppa, abilmente guidata, scivolava leggiera e velocissima, seguendo le coste dell&#8217;istmo a meno di cinquanta passi.</p>
<p>&nbsp;A mezzanotte il guascone mise la prora risolutamente al largo, sicurissimo di trovarsi ormai all&#8217;altezza dell&#8217;isola di Taroga.</p>
<p>&nbsp;Tutta la notte lott&ograve; contro le onde, che a poco a poco erano diventate grosse ed ai primi albori, come aveva gi&agrave; previsto, entrava nella piccola baia dove si trovava ancorata la flottiglia dei filibustieri, composta di due dozzine d&#8217;imbarcazioni, avendo perduto il vascello durante una notte tempestosa.</p>
<p>&nbsp;Era per&ograve; sempre sufficiente per trasportare sul continente i trecento e cinquanta uomini che rimanevano ancora sotto gli ordini di Raveneau de Lussan e di Grogner.</p>
<p>&nbsp;Il guascone, che era ormai conosciutissimo fra quei formidabili ladroni di mare, fu accolto come un vecchio camerata e condotto immediatamente nella tenda occupata dai due capi della filibusteria.</p>
<p>&nbsp;- Il signor de Lussac, un guascone autentico a cui dobbiamo la resa di Nuova Granata! &#8211; esclam&ograve; Raveneau, vedendolo entrare.</p>
<p>&nbsp;Da dove venite voi, mio gentiluomo?&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Dal mare, &#8211; rispose don Barrejo, &#8211; e porto cattive notizie.</p>
<p>&nbsp;- Del conte forse? &#8211; chiese Grogner, scattando.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; stato preso, signori.</p>
<p>&nbsp;- Da chi? Parlate subito! &#8211; esclamarono ad una voce i due filibustieri.</p>
<p>&nbsp;- Dal marchese di Montelimar che voi avete lasciato scappare.</p>
<p>&nbsp;- Me lo immaginavo! &#8211; grid&ograve; Raveneau de Lussan, gettando in aria la sedia che gli stava dinanzi. Quando mi hanno avvertito che, approfittando d&#8217;una nostra baldoria e d&#8217;una notte oscurissima, aveva preso il largo, avevo subito pensato al conte di Ventimiglia, &egrave; vero Grogner?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, me ne avevi parlato. Dove lo hanno condotto, signor de Lussac? In qualunque luogo si trovi, parola di filibustiere, noi andremo a liberarlo. Gli spagnuoli non lo appiccheranno come hanno impiccato suo padre, dovessi bruciare Panama fino alla sua ultima casa.</p>
<p>&nbsp;- A Guayaquil l&#8217;hanno portato, &#8211; rispose il guascone.</p>
<p>&nbsp;- A Guayaquil! &#8211; esclam&ograve; Raveneau de Lussan. &#8211; Se discutevamo ieri sera di fare una scorreria verso quella citt&agrave; che si dice contenga delle ricchezze incalcolabili!&#8230; Questa &egrave; una vera fortuna, signor de Lussac!&#8230; Tutti i nostri uomini hanno gi&agrave; approvata questa impresa.</p>
<p>&nbsp;Grogner lev&ograve; dal taschino uno splendido orologio d&#8217;oro, frutto certamente di qualche saccheggio, poi disse:</p>
<p>&nbsp;- Sono appena le sette: alle nove possiamo essere sul continente e prima del tramonto dinanzi a Guayaquil. Dieci leghe sono per noi una semplice passeggiata. Vado ad avvertire i nostri uomini che si parte senza un minuto di ritardo.</p>
<p>&nbsp;Non erano trascorsi cinque minuti che i filibustieri lasciavano l&#8217;isola, montati sulla loro flottiglia di piroghe e di scialuppe.</p>
<p>&nbsp;Alle nove, come aveva previsto Grogner, i trecentocinquanta filibustieri, poich&eacute; non erano di pi&uacute;, approdavano sulla spiaggia dell&#8217;istmo di Panama, a sole dieci miglia da quest&#8217;ultima citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Sommerse le imbarcazioni affinch&eacute; gli spagnuoli non potessero accorgersi della loro nuova impresa, s&#8217;avviarono sotto i grandi boschi guidati da un prigioniero pratico del paese, a cui avevano promessa la libert&agrave; o la morte nel caso che li avesse traditi.</p>
<p>&nbsp;Quantunque i filibustieri fossero uomini di mare erano pure bravissimi camminatori, essendo stati per la maggior parte prima bucanieri. Dieci lunghe leghe non era quindi una tale distanza da spaventarli.</p>
<p>&nbsp;Ed infatti il sole non era ancora tramontato, quando giunsero a poche miglia dalla citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;La loro marcia non era per&ograve; passata inosservata. Gli indiani, che abitavano le immense foreste dell&#8217;istmo, non avevano tardato ad accorgersi del passaggio di quella forte colonna di uomini e si erano affrettati ad avvertire il governatore della citt&agrave; dell&#8217;uragano che stava per scoppiare.</p>
<p>&nbsp;Un corpo di settecento spagnuoli usc&iacute; frettolosamente per dare battaglia ai terribili ladroni dell&#8217;Oceano Pacifico; ma, come sempre, la paura che ispiravano i filibustieri ebbe maggior successo delle armi.</p>
<p>&nbsp;Scambiate appena poche fucilate, gli spagnuoli voltarono le spalle e andarono a chiudersi nei tre forti che difendevano la citt&agrave; e che come abbiamo detto si ritenevano inespugnabili.</p>
<p>&nbsp;Le stelle cominciavano ad apparire in cielo, quando i filibustieri, divisi in due colonne, si presentarono dinanzi alla citt&agrave;, ben risoluti non solo ad espugnarla, bens&iacute; anche a saccheggiarla sapendo che ricchezze immense conteneva.</p>
<p>&nbsp;Impossessarsi di quella citt&agrave; non era per&ograve; impresa facile poich&eacute; la difendevano tre forti, contenenti ognuno una guarnigione di cinquanta uomini e armati d&#8217;un buon numero di cannoni, mentre i filibustieri non possedevano nemmeno una spingarda.</p>
<p>&nbsp;Pure gli assalitori non si scoraggiavano affatto e, mentre gli abitanti salvavano buona parte delle loro ricchezze caricandole su degli schifi che tenevano sul fiume, tentarono animosamente l&#8217;assalto ai forti.</p>
<p>&nbsp;Si erano divisi in tre colonne per impedire alle guarnigioni di portarsi vicendevolmente aiuto: una la comandava Grogner, la seconda Raveneau de Lussan e la terza il guascone.</p>
<p>&nbsp;I forti si difendevano per&ograve; gagliardamente, rispondendo alle archibugiate dei filibustieri con colpi di cannone. Pareva che gli spagnuoli fossero decisi a farsi seppellire sotto le rovine, anzich&eacute; arrendersi a quegli odiati ladroni di mare.</p>
<p>&nbsp;Tutta la notte fu un battagliare furioso. Invano i filibustieri si erano slanciati pi&uacute; volte all&#8217;assalto ed invano avevano appoggiato pi&uacute; volte le scale per superare le merlature.</p>
<p>&nbsp;Ad ogni intimazione di resa gli spagnuoli avevano sempre risposto con un fuoco infernale, quantunque poco efficace.</p>
<p>&nbsp;Al mattino i tre forti non erano ancora presi, mentre invece la popolazione, approfittando dell&#8217;oscurit&agrave;, aveva evacuata la citt&agrave;, salvandosi nelle vicine boscaglie colle ricchezze che non avevano potuto salvare sugli schifi.</p>
<p>&nbsp;Gi&agrave; i filibustieri cominciavano a dubitare della buona riuscita dell&#8217;impresa, quando verso le otto del mattino si sparse la voce che Grogner era stato ferito mortalmente e che stava per spirare.</p>
<p>&nbsp;A quell&#8217;annunzio un grido solo usc&iacute; dai petti dei filibustieri.</p>
<p>&nbsp;- Vendichiamo il nostro capo.</p>
<p>&nbsp;Battagliavano furiosamente da dieci ore. La fame e la sete li tormentava; pure, saldi come pezzi d&#8217;acciaio, noncuranti delle cannonate degli spagnuoli, quei valorosi mossero, forse per la decima volta, all&#8217;assalto dei forti.</p>
<p>&nbsp;Appoggiate le scale, non ostante l&#8217;intensit&agrave; del fuoco nemico, montano con impeto irrefrenabile, scavalcando le merlature, inchiodano sui loro pezzi gli artiglieri ed impegnano una lotta disperata contro le guarnigioni.</p>
<p>&nbsp;Avevano dato l&#8217;attacco solamente a due forti, riservandosi di impadronirsi pi&uacute; tardi del terzo, che era il meglio armato e difeso dal marchese di Montelimar, uomo che, come abbiamo detto altrove, godeva grande fama come uomo di guerra.</p>
<p>&nbsp;Se la istoria dei filibustieri narrata da Raveneau de Lussan e da altri corsari inglesi e francesi non fosse l&iacute; a provare l&#8217;eroismo di quei terribili ladroni dell&#8217;Oceano Pacifico, si potrebbe porre in dubbio l&#8217;esito di quella formidabile impresa.</p>
<p>&nbsp;Trecento erano i filibustieri, poich&eacute; in quelle dieci ore di combattimento avevano perduto una cinquantina di persone e mille gli spagnuoli e muniti di grosse artiglierie eppure i primi non tardarono ad avere ragione sui secondi di tanto pi&uacute; numerosi.</p>
<p>&nbsp;Dopo un combattimento sanguinosissimo, le due guarnigioni spagnuole furono fatte a pezzi e solamente poche centinaia di spagnuoli riuscirono a salvarsi nelle foreste dopo d&#8217;aver gettate le armi.</p>
<p>&nbsp;Resisteva per&ograve; sempre il forte difeso dal marchese, nel quale erano stati rinchiusi il conte di Ventimiglia, Mendoza, il fiammingo e la figlia del Gran Cacico del Darien.</p>
<p>&nbsp;Infuriavano tremendamente le artiglierie del fortissimo baluardo, battendo in breccia le due fortezze ormai conquistate e le case della citt&agrave;. Gli archibugieri, numerosi e scelti, facevano del loro meglio per aiutare gli artiglieri, battendo le spianate e le scarpate, con una grandine di palle.</p>
<p>&nbsp;Alle undici, malgrado i continui tentativi dei filibustieri, la fortezza resisteva ancora.</p>
<p>&nbsp;Raveneau de Lussan, che aveva assunto il comando dei filibustieri, essendo ormai Grogner un moribondo, fece chiamare il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Signor de Lussac, &#8211; gli disse, &#8211; noi finiremo di certo per venire a capo di questa dura impresa, poich&eacute; i miei uomini non faranno un passo indietro. Siccome per&ograve; sono pochi e non abbiamo alcun mezzo per surrogare quelli che cadono, vorrei farvi una proposta.</p>
<p>&nbsp;- Parlate, signor de Lussan, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Volete che vada a minare qualche angolo del forte?</p>
<p>&nbsp;- Mi dispiacerebbe troppo perdere un valoroso come voi. Il conte di Ventimiglia non mi perdonerebbe mai di avervi sacrificato.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa posso fare dunque?</p>
<p>&nbsp;- Andare dal marchese di Montelimar ed intimargli la resa, promettendo salva la vita a lui ed alla guarnigione.</p>
<p>&nbsp;- Io non credo che accetti: &egrave; un testardo ed un uomo di guerra.</p>
<p>&nbsp;Un lampo d&#8217;ira pass&ograve; negli occhi del gentiluomo.</p>
<p>&nbsp;- Se rifiuter&agrave; non lasceremo vivo un sol uomo, &#8211; disse.</p>
<p>&nbsp;- Vediamo se si pu&ograve; combinare questo affare senza mandare tante persone a tenere compagnia a compare Belzeb&uacute;, &#8211; rispose il guascone, dopo aver pensato qualche istante. &#8211; Che ci consegni il conte, la figlia del grande Cacico del Darien, i miei due amici, e poi vada pure a tenere compagnia a quell&#8217;ottimo Consigliere dell&#8217;Udienza Reale di Panama.</p>
<p>&nbsp;Fu dato l&#8217;ordine ai filibustieri ed ai bucanieri di sospendere il fuoco, fu issata su una picca una camicia bianca trovata in una casa e don Barrejo mosse animosamente verso la fortezza.</p>
<p>&nbsp;Anche gli spagnuoli, i quali non desideravano affatto irritare troppo quei formidabili scorridori del Pacifico, avevano deposte le miccie e fatti ritirare gli archibugieri che occupavano le merlature.</p>
<p>&nbsp;Don Barrejo, il quale portava la picca, si ferm&ograve; dinanzi al fossato del forte, piantando l&#8217;asta su un ammasso di terra.</p>
<p>&nbsp;Un ufficiale si era curvato fra due merli gridando:</p>
<p>&nbsp;- Che cosa volete? Sbrigatevi perch&eacute; non vi accordiamo che una tregua di cinque soli minuti. Appena trascorsi riapriremo il fuoco.</p>
<p>&nbsp;- Chiedo di parlare al marchese di Montelimar, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Nel medesimo tempo vi avverto che se qualcuno di voi far&agrave; fuoco su di me, vi passeremo dal primo all&#8217;ultimo, a fil di spada.</p>
<p>&nbsp;Un istante dopo il marchese di Montelimar compariva sul terrazzo d&#8217;una lunetta, tenendo la spada snudata sotto un braccio.</p>
<p>&nbsp;- Chi vi manda? &#8211; chiese, rivolgendosi al guascone il quale stava sempre accanto a quella strana e ridicola bandiera.</p>
<p>&nbsp;- Raveneau de Lussan, capo dei filibustieri dell&#8217;Oceano Pacifico, &#8211; rispose don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;- E Grogner?</p>
<p>&nbsp;- Il signor Grogner in questo momento &egrave; occupato a fumare la sua pipa e perci&ograve; ha rinunziato fino a questa sera al comando.</p>
<p>&nbsp;Il marchese aggrott&ograve; la fronte poi, dopo d&#8217;aver guardato attentamente il guascone, disse:</p>
<p>&nbsp;- Ah! Siete uno dei tre spadaccini del conte di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;- Non vi siete ingannato, Eccellenza. Venivo anzi anche a chiedere notizie di quel valoroso gentiluomo.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; sotto la mia protezione. Che cosa volete dunque? Sbrigatevi: i miei uomini sono impazienti di combattere.</p>
<p>&nbsp;- Vengo ad intimarvi la resa.</p>
<p>&nbsp;- A chi?</p>
<p>&nbsp;- A voi.</p>
<p>&nbsp;- Non sapete dunque che ho cinquecento uomini e ventidue pezzi d&#8217;artiglieria e tante munizioni da radere al suolo la citt&agrave; intera?</p>
<p>&nbsp;- E non avete veduto Eccellenza che abbiamo gi&agrave; espugnato due delle tre fortezze che erano pure difese da cinquecento uomini ciascuna e da una quarantina di cannoni? Tutti noi lo abbiamo veduto. Vi arrendete s&iacute; o no? Raveneau de Lussan vi promette salva la vita, a condizione che consegnate immediatamente il conte di Ventimiglia, i suoi avventurieri e la figlia del Gran Cacico del Darien. Anche io vi accordo cinque minuti per avere la risposta: dopo daremo l&#8217;assalto e come abbiamo preso i due forti, vi assicuro Eccellenza che prenderemo anche questo.</p>
<p>&nbsp;- Lasciate che mi consigli coi miei ufficiali, &#8211; rispose il marchese.</p>
<p>&nbsp;Il guascone prese un sigaro, lo accese servendosi d&#8217;un pezzo di miccia che fumava sul margine del fossato e si sedette accanto alla bandiera bianca.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri intanto, non ben certi che il marchese di Montelimar si decidesse per la resa, si preparavano, sotto la direzione di Raveneau de Lussan, ad un furioso assalto.</p>
<p>&nbsp;Avevano messi in prima fila cinquanta uomini muniti di granate da lanciarsi a mano e dietro un centinaio di bucanieri per sterminare innanzi a tutto gli artiglieri.</p>
<p>&nbsp;Gli altri tenevano pronte le scale, prese nelle chiese, per montare all&#8217;assalto.</p>
<p>&nbsp;La risposta del marchese di Montelimar non si fece attendere.</p>
<p>&nbsp;- Dite al signor Raveneau, &#8211; disse al guascone, &#8211; che finch&eacute; mi rimarr&agrave; un uomo ed una carica di polvere io difender&ograve; la fortezza. Andatevene o vi far&ograve; fucilare.</p>
<p>&nbsp;- Mi ricorder&ograve; di questa bella offerta, &#8211; rispose il guascone, riprendendo la picca. &#8211; Spero di rivedervi presto, signor marchese.</p>
<p>&nbsp;Attravers&ograve; la spianata senza troppo affrettarsi, malgrado la minaccia del comandante spagnuolo ed avvert&iacute; Raveneau della risposta avuta.</p>
<p>&nbsp;- Come abbiamo espugnate le altre due, prenderemo d&#8217;assalto anche questa, &#8211; rispose il gentiluomo francese.</p>
<p>&nbsp;Fu dato l&#8217;ordine di muovere all&#8217;attacco.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, impazienti di finirla e di saccheggiare la citt&agrave; prima che gli abitanti portassero via tutte le cose preziose, si slanciarono all&#8217;assalto, non ostante il terribile cannoneggiamento degli spagnuoli.</p>
<p>&nbsp;Con una corsa fulminea si posero al riparo sotto gli angoli morti della fortezza, rendendo cos&iacute; nullo il tiro delle artiglierie e la prima schiera cominci&ograve; a scagliare una grandine di granate attraverso le merlature mentre i bucanieri fucilavano gli archibugieri nemici dei ridotti, delle terrazze e delle lunette.</p>
<p>&nbsp;Messi in rotta gli artiglieri, i quali non potevano resistere allo scoppio simultaneo di tante granate, i filibustieri appoggiarono le scale e montarono all&#8217;assalto.</p>
<p>&nbsp;Gli spagnuoli li aspettavano sul piazzale del forte, guidati dal marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;In un baleno i formidabili uomini del mare scalano la fortezza, superano le merlature e si scagliano contro gli alabardieri, impugnando le pistole e le corte ma larghe sciabole d&#8217;abbordaggio.</p>
<p>&nbsp;Il guascone, giunto uno dei primi, s&#8217;avventa contro il marchese, e mentre intorno a lui ferve ferocissima la mischia, lo investe con una grandine di colpi di spada, urlando:</p>
<p>&nbsp;- Arrendetevi o vi uccido!</p>
<p>&nbsp;Il marchese, fattosi un po&#8217; di largo, affronta coraggiosamente il guascone. Buona lama anche lui si difende disperatamente, opponendo una resistenza che stupisce il terribile spadaccino.</p>
<p>&nbsp;Investito con foga estrema, indietreggia fino sul terrazzo d&#8217;una lunetta, mentre i filibustieri uccidono rabbiosamente quelli che rifiutano di deporre le armi.</p>
<p>&nbsp;- Signor marchese, &#8211; disse il guascone, dopo d&#8217;aver scambiato una ventina di stoccate, tutte abilmente parate dal gentiluomo spagnuolo. &#8211; Questo non pu&ograve; durare molto. Io sono molto pi&uacute; giovane di voi e poi sono una lama guascone. Arrendetevi o mi vedr&ograve; obbligato a uccidervi e ci&ograve;, francamente, mi spiacerebbe. La piazza ormai &egrave; presa ed ogni resistenza inutile. Gettate la spada e restituitemi il conte, i miei compagni e la figlia del Gran Cacico.</p>
<p>&nbsp;Il marchese fece un passo indietro tergendosi colla sinistra il sudore che gli imperlava la fronte e gett&ograve; un rapido sguardo intorno.</p>
<p>&nbsp;I suoi uomini, dopo d&#8217;aver opposta una fierissima resistenza, s&#8217;arrendevano a gruppi ed i filibustieri rovesciavano le artiglierie nei fossati dopo averle inchiodate per renderle inservibili.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; la fine, &#8211; disse, con voce triste.</p>
<p>&nbsp;Poi rimettendosi, riprese a mezza voce:</p>
<p>&nbsp;- Pu&ograve; essere una partita rimandata.</p>
<p>&nbsp;Gett&ograve; la spada nel momento in cui Raveneau de Lussan, seguito da una mezza dozzina di filibustieri accorreva in aiuto del guascone.</p>
<p>&nbsp;- Il signor marchese si &egrave; arreso, &#8211; disse don Barrejo, &#8211; e si &egrave; arreso ad un de Lussac. Signor de Lussan, non vi &egrave; pi&uacute; nulla da fare qui: questo gentiluomo &egrave; sotto la protezione dei guasconi.</p>
<p>&nbsp;Raveneau si lev&ograve; il cappello e salut&ograve; cortesemente il difensore del forte, dicendogli:</p>
<p>&nbsp;- Il signor de Lussac, un gentiluomo autentico, vi accorda salva la vita ed io non ve la prender&ograve;, signor de Montelimar poich&eacute; i filibustieri sanno apprezzare il valore e voi ci avete dato or ora la prova di possederne molto. Voi per&ograve; ci indicherete subito dove si trova il conte di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;- Seguitemi, &#8211; rispose il marchese, togliendosi una chiave che teneva nella fascia azzurra.</p>
<p>&nbsp;S&#8217;avvi&ograve; verso il fabbricato centrale del forte che era fiancheggiato da numerose casematte, apr&iacute; una porta, poi disse:</p>
<p>&nbsp;- Entrate: sono tutti l&agrave;!</p>
<p>&nbsp;Un istante dopo il conte era nelle braccia di Raveneau de Lussan, mentre il guascone appioppava quattro sonori baci sulle gote di Mendoza e di don Ercole.</p>
<p>&nbsp;La figlia del Gran Cacico del Darien aveva subito seguito suo fratello, degnando appena d&#8217;uno sguardo il marchese di Montelimar, che fino a pochi giorni prima aveva rispettato come fosse suo padre.</p>
<p>&nbsp;- Signor conte, &#8211; disse il capo dei filibustieri, poich&eacute; era stato nominato tale dopo la morte di Grogner, &#8211; siete finalmente libero ed avete ottenuta vostra sorella. Che cosa possiamo ancora fare per voi?</p>
<p>&nbsp;- Darmi una guida che mi conduca attraverso l&#8217;istmo. Ho la mia fregata nelle acque del golfo del Messico e non ho che un solo desiderio.</p>
<p>&nbsp;- Quale?</p>
<p>&nbsp;- Di toccare al pi&uacute; presto Cuba.</p>
<p>&nbsp;- E poi?</p>
<p>&nbsp;- Di tornarmene in Europa, nella mia Liguria. La mia missione &egrave; ormai finita, signor de Lussan.</p>
<p>&nbsp;- E del signor marchese di Montelimar che cosa dobbiamo fare? chiese il nuovo capo dei filibustieri.</p>
<p>&nbsp;- Dategli un cavallo e lasciate che ritorni a Panama.</p>
<p>&nbsp;De Lussan lo guard&ograve; con stupore.</p>
<p>&nbsp;- Avete detto? &#8211; chiese.</p>
<p>&nbsp;Il figlio del Corsaro Rosso gli si accost&ograve; e gli mormor&ograve; una parola agli orecchi.</p>
<p>&nbsp;- Ho capito, &#8211; rispose il gentiluomo francese, sorridendo. Se ne parlava gi&agrave;. Signor conte, andiamo a fare colazione con vostra sorella e col signor marchese. Ce la siamo guadagnata, ve l&#8217;assicuro.</p>
<p>&nbsp;Mentre Raveneau ed i suoi compagni cercavano asilo in una casa abbandonata, i filibustieri, diventati ormai padroni dell&#8217;ultimo forte, si abbandonavano ad un saccheggio furibondo.</p>
<p>&nbsp;Non possiamo per&ograve; passare sotto silenzio la bizzarra singolarit&agrave; di cui, in quella presa, i filibustieri francesi dettero spettacolo, poich&eacute; meglio d&#8217;ogni altra cosa dimostra l&#8217;indole strana di quella razza di ladroni.</p>
<p>&nbsp;Mentre i loro compagni inglesi correvano dietro agli abitanti rifugiatisi nei boschi colle loro ricchezze, facendone ben settecento prigionieri, i francesi si recavano nella cattedrale della citt&agrave; per cantarvi il Te-deum, credendo cos&iacute; di praticare le parti di buoni cattolici e di rispettare in tale modo la religione!&#8230;</p>
<p>&nbsp;Ingentissimo fu il bottino raccolto dai filibustieri, consistente per lo pi&uacute; in una quantit&agrave; straordinaria di perle e di smeraldi, in verghe d&#8217;argento ed in settantamila piastre.</p>
<p>&nbsp;Si aggiungano a ci&ograve; un cannone d&#8217;argento massiccio del valore di ventiduemila piastre ed un&#8217;aquila d&#8217;oro tempestata di smeraldi che pesava sessant&#8217;otto libbre, destinati in pia oblazione alla chiesa maggiore della citt&agrave; e presi agli schifi che scendevano il fiume.</p>
<p>&nbsp;Inoltre avevano preso oltre settecento prigionieri, anche il governatore della citt&agrave; e siccome non trovavano conveniente condurre con loro tante persone, tanto pi&uacute; che sapevano essere usciti da Panama grossi corpi di truppe scelte per sterminarli prima che ritornassero verso l&#8217;Oceano Pacifico, mandarono un messo al Presidente dell&#8217;Udienza Reale affinch&eacute; li riscattasse tutti contro la consegna d&#8217;un milione di piastre e di quattrocento sacchi di mais, essendo a corto di viveri.</p>
<p>&nbsp;Avevano iniziate le trattative e gi&agrave; non dubitavano di ricevere le une e gli altri, quando la terza notte dopo l&#8217;espugnazione dei forti s&#8217;alz&ograve; un furioso incendio, prossimo al luogo ove i filibustieri avevano accumulate le loro ricchezze ricavate dal saccheggio.</p>
<p>&nbsp;Per&ograve; non fecero essi alcuna perdita, essendo prontamente accorsi a trarre in salvo le loro cose, meravigliosamente affrontando ogni pericolo; rivolsero poi i loro sforzi a salvare la disgraziata citt&agrave; che in pi&uacute; parti avvampava; per&ograve; un buon terzo and&ograve; distrutto insieme ad un grosso numero di abitanti.</p>
<p>&nbsp;Infettatasi l&#8217;aria in causa dei numerosi cadaveri rimasti insepolti, e cominciando a patire molte malattie per tale cagione suscitatesi, inchiodati i cannoni delle fortezze che loro non erano affatto utili, quei terribili ladroni di mare s&#8217;avviarono verso l&#8217;Oceano Pacifico, conducendo con loro cinquanta ostaggi d&#8217;ambo i sessi, i quali dovevano rispondere del riscatto che doveva in parte essere loro pagato e veleggiarono verso l&#8217;isola di Puna dove rimasero un mese,</p>
<p>&nbsp;Fu un mese di baldoria e fu insieme un sorprendente spettacolo il vedere quei ruvidi avventurieri improvvisarsi gentiluomini, organizzare danze e banchetti che non avevano mai fine, avendo fra i prigionieri moltissimi suonatori di chitarre e di mandole e le pi&uacute; belle donne di Guayaquil, le quali non vedevano nei loro rapitori pi&uacute; i disturbatori della loro citt&agrave; e delle sostanze delle loro famiglie, bens&iacute; uomini per la maggior parte cortesi e rispettosi, cosicch&eacute; ebbero quelle disgraziate un non ingrato compenso dei sofferti terrori e poterono godere di quella libert&agrave; che tra le domestiche mura, sotto i gelosi mariti, l&#8217;orgoglio e la severit&agrave; spagnuola non concedeva alle donne.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;amenit&agrave; dell&#8217;isola dava d&#8217;altronde maggior risalto a quell&#8217;avventura n&eacute; fuvvi mai prigionia, specialmente per le prigioniere, pi&uacute; divertente.</p>
<p>&nbsp;Verso la fine del mese per&ograve; quell&#8217;allegria fu gravemente turbata, in causa del mancato pagamento del riscatto.</p>
<p>&nbsp;Il presidente dell&#8217;Udienza Reale di Panama continuava a chiedere dilazioni, sinch&eacute; i filibustieri insospettiti che, non difficolt&agrave; di trovare il denaro cagionasse quel ritardo, bens&iacute; la segreta mira di defraudarli e di prendere tempo per radunare forze sufficienti a combatterli, ricorsero ad una crudele risoluzione, malgrado le proteste di Raveneau de Lussan il quale, al pari di Grogner, abborriva le crudelt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Radunarono perci&ograve; gli ostaggi e li obbligarono a tirare a sorte, avendo ormai deciso che le teste di quattro di quei disgraziati dovessero essere consegnate all&#8217;ufficiale spagnuolo che era giunto per chiedere una nuova dilazione al pagamento.</p>
<p>&nbsp;Purtroppo quegli infelici dovettero sottomettersi alla dura sorte e le quattro teste furono date all&#8217;ufficiale, colla dichiarazione che se entro quattro giorni il pattuito riscatto non fosse stato saldato, altre ne sarebbero state mandate al Presidente dell&#8217;Udienza Reale di Panama.</p>
<p>&nbsp;I sospetti dei filibustieri non erano d&#8217;altronde senza fondamento, poich&eacute; il giorno seguente riuscivano a catturare un corriere che da Guayaquil andava a Lima, apportatore di lettere nelle quali era detto chiaramente come in aspettazione dei soccorsi attesi si sarebbe mandata qualche somma a Puna per tenere a bada i corsari, aggiungendo che l&#8217;esterminio di costoro stimavasi ben pi&uacute; importante sacrificio che la perdita di cinquanta prigionieri.</p>
<p>&nbsp;Come abbiamo detto, fra gli ostaggi vi era il governatore di Guayaquil e siccome ci teneva a non perdere la testa, incaric&ograve; un frate che era della brigata, uomo tenuto in molta considerazione presso gli spagnuoli e lo mand&ograve; sul continente con pieni poteri perch&eacute; accumulasse a tutti i costi quanto denaro occorreva per saldare il riscatto.</p>
<p>&nbsp;Nell&#8217;atto per&ograve; che il frate partiva, giungeva all&#8217;isola uno schifo il quale portava ai filibustieri ventimila piastre in oro e venti sacchi di farina. L&#8217;ufficiale che lo montava chiedeva nel medesimo tempo una dilazione di altri tre giorni pel resto del riscatto.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri non furono renitenti a concederla, dichiarando per&ograve; che se gli spagnuoli avessero mancato alla promessa avrebbero fatta una nuova visita a Guayaquil e che l&#8217;avrebbero distrutta da capo a fondo.</p>
<p>&nbsp;La risposta che ne ebbero non poteva essere pi&uacute; risoluta.</p>
<p>&nbsp;Un nuovo messo di chi amministrava le cose di Guayaquil giunse qualche giorno dopo, dicendo che per tutto ci&ograve; che rimaneva a pagarsi gli spagnuoli offrivano solamente ventiduemila piastre e che se i filibustieri volevano riattaccare la citt&agrave; vi erano cinquemila uomini agguerriti pronti a riceverli.</p>
<p>&nbsp;Nessuno pu&ograve; sorprendersi se a quella dichiarazione vi fu fra i corsari di Raveneau chi proponesse di tagliare all&#8217;istante la testa a tutti i prigionieri, le donne comprese. Si opposero molti altri, dicendo che una tale crudelt&agrave; nessun vantaggio avrebbe recato, perci&ograve; accettate le ventiduemila piastre e messi in libert&agrave; gli ostaggi, ripresero il mare per ritentare nuove e pi&uacute; stupefacenti imprese.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-presa-di-guayaquil/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA CACCIA AL CONTE DI VENTIMIGLIA</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-caccia-al-conte-di-ventimiglia-2/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-caccia-al-conte-di-ventimiglia-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 11:49:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=583</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO XIII &#160; &#160;LA CACCIA AL CONTE DI VENTIMIGLIA &#160; &#160;Cominciava ad annottare, quando quattro cavalieri che montavano dei bellissimi destrieri andalusi, piccoli di statura, per&#242; robustissimi, colle zampe secche e nervose, la testa leggiera ed il ventre stretto, uscivano dalla porta di Siviglia, la pi&#250; bella delle sei che contava allora Panama. &#160;Avevano spada [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPITOLO XIII</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;LA CACCIA AL CONTE DI VENTIMIGLIA</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;Cominciava ad annottare, quando quattro cavalieri che montavano dei bellissimi destrieri andalusi, piccoli di statura, per&ograve; robustissimi, colle zampe secche e nervose, la testa leggiera ed il ventre stretto, uscivano dalla porta di Siviglia, la pi&uacute; bella delle sei che contava allora Panama.</p>
<p>&nbsp;Avevano spada e pistole alla cintura, archibugio appeso all&#8217;arcione e le fonde ben gonfie, contenenti probabilmente dei viveri e delle munizioni da guerra.</p>
<p>&nbsp;Erano il conte ed i suoi tre spadaccini, i quali, dopo essersi provveduti di cavalli e d&#8217;armi da fuoco, avevano abbandonato frettolosamente la fonda della bella castigliana per gettarsi sulla via di Guayaquil, prima che venisse loro tesa qualche nuova imboscata da parte del marchese e di don Juan de Sasebo.</p>
<p>&nbsp;Attraversato il ponte levatoio senza che le guardie vigilanti all&#8217;entrata e all&#8217;uscita della galleria aperta attraverso il bastione dessero loro alcun impaccio, allentarono le briglie e lanciarono i cavalli al galoppo attraverso la silenziosa campagna.</p>
<p>&nbsp;Mendoza che gi&agrave; conosceva benissimo quasi tutto l&#8217;istmo di Panama che aveva attraversato con Morgan alcuni anni prima, si era subito messo alla testa del drappello, poich&eacute; i suoi compagni non sapevano dove si trovasse Guayaquil.</p>
<p>&nbsp;- Signor conte &#8211; disse il guascone, il quale gi&agrave; non poteva star zitto cinque minuti. &#8211; Che questa volta riusciremo finalmente? Vostra sorella ci ha fatto correre un bel po&#8217;.</p>
<p>&nbsp;- Io spero di non ritrovare pi&uacute; sulla mia via n&eacute; il marchese di Montelimar, n&eacute; don Juan de Sasebo &#8211; rispose il signor di Ventimiglia, il quale, quantunque la sua ferita gli desse non poca noia si manteneva magnificamente in sella.</p>
<p>&nbsp;- Preferireste trovare invece la buona marchesa? &#8211; disse il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Ah, quella s&iacute; e ben volentieri, &#8211; rispose il conte. Non l&#8217;ho mai dimenticata.</p>
<p>&nbsp;- La rivedrete prima di lasciare l&#8217;America?</p>
<p>&nbsp;- Non far&ograve; ritorno in Europa senza prima salutarla.</p>
<p>&nbsp;- Ed esporvi a qualche nuovo pericolo.</p>
<p>&nbsp;- A quale, don Barrejo?</p>
<p>&nbsp;- A quello del matrimonio.</p>
<p>&nbsp;- Diavolo d&#8217;uomo! &#8211; esclam&ograve; il conte, ridendo. &#8211; Vedete bene lontano voi.</p>
<p>&nbsp;- Sarebbe uno splendido partito, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Lasciate andare e occupiamoci per ora del marchese. &Egrave; lui che. in questo momento rappresenta il pi&uacute; grave pericolo. Sapete che un dubbio mi tormenta da quando sono montato a cavallo?</p>
<p>&nbsp;- Che quel meticcio mi abbia ingannato? Non lo credo, signor conte, parlava troppo seriamente e poi si sa che il vino fa dir sempre la verit&agrave; e ne aveva bevuto l&#8217;amico ricciuto.</p>
<p>&nbsp;- Non &egrave; ci&ograve; che mi tormenta: sono anzi certissimo che mia sorella si trovi a Guayaquil. &Egrave; un bel po&#8217; che i filibustieri di Grogner e di Raveneau de Lussan minacciano Panama, quindi credo benissimo che abbiano mandata mia sorella in quella citt&agrave;, per sottrarla ai pericoli d&#8217;un saccheggio.</p>
<p>&nbsp;- E allora che cosa temete?</p>
<p>&nbsp;- Che quel meticcio, per vendicarsi del brutto tiro giuocatogli abbia narrato ogni cosa al marchese ed a don Juan.</p>
<p>&nbsp;- Tonnerre!&#8230;Voi mi avete cacciato una pulce in un orecchio, signor conte. Non avevo pensato a questo.</p>
<p>&nbsp;In tal caso un inseguimento sarebbe probabile.</p>
<p>&nbsp;Abbiamo per&ograve; un buon vantaggio e dei buonissimi cavalli, che ho scelto con molta cura. Quello stupido, con tutto quel vino che aveva bevuto, non pu&ograve; essersi svegliato tanto presto. Forse dorme ancora, mentre noi invece galoppiamo.</p>
<p>&nbsp;- E spingeremo sempre pi&uacute; forte. Mi preme giungere a Guayaquil prima che possa giungervi il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Quando vi saremo?</p>
<p>&nbsp;- Domani sera, mi ha detto Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Fors&#8217;anche prima, signor conte, &#8211; disse il basco, che si teneva sempre dinanzi, mentre don Ercole formava la retroguardia.</p>
<p>&nbsp;- Affretta pi&uacute; che puoi.</p>
<p>&nbsp;- E la vostra ferita non s&#8217;inasprir&agrave;?</p>
<p>&nbsp;- Non occupartene, &#8211; rispose il corsaro. &#8211; Si rimarginer&agrave; pi&uacute; tardi.</p>
<p>&nbsp;I quattro cavalli continuavano intanto la loro rapidissima corsa, essendo la strada in ottimo stato e anche molto ampia.</p>
<p>&nbsp;Lungo i margini magnifici, i filari di enormi palme si stendevano senza interruzione, mentre al di l&agrave; apparivano delle splendide piantagioni d&#8217;indaco e di zucchero.</p>
<p>&nbsp;A mezzanotte il conte fece mettere i cavalli al passo, per non stancarli troppo, poi verso il tocco ripresero il galoppo, mentre la luna appariva dietro le piante che coronavano una collina.</p>
<p>&nbsp;Avevano percorso cos&iacute; un paio di leghe, senza aver incontrato anima viva, quando Mendoza che aveva l&#8217;udito pi&uacute; acuto di tutti, arrest&ograve; bruscamente il suo andaluso, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Fermi tutti!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Avete veduto qualche gattaccio? &#8211; chiese il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Non scherzate, don Barrejo: questo non &egrave; il momento.</p>
<p>&nbsp;Stettero in ascolto e parve loro di udire un lontano fragore.</p>
<p>&nbsp;- Il galoppo di parecchi cavalli? &#8211; chiese il conte, con una certa inquietudine.</p>
<p>&nbsp;- O &egrave; invece il rombo d&#8217;una cascata? &#8211; disse don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;- A me sembrano cavalli &#8211; rispose Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Che il marchese ci dia la caccia? &#8211; domand&ograve; il conte.</p>
<p>&nbsp;- Cos&iacute; presto? &#8211; disse il guascone. &#8211; Poteva aspettare almeno l&#8217;alba e starsene comodamente a letto. Che sia un nottambulo costui?</p>
<p>&nbsp;Tornarono ad ascoltare e ben presto si convinsero che non si trattava d&#8217;una cascata, bens&iacute; d&#8217;un buon numero di cavalli galoppanti sulla strada di Guayaquil.</p>
<p>&nbsp;- Dobbiamo dare battaglia signor conte? &#8211; chiese il guascone, il quale era sempre pronto a menare le mani od a sparare archibugiate.</p>
<p>&nbsp;- Preferirei cercare un rifugio e lasciar passare il marchese, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;- E dopo? Se entra in Guayaquil prima di noi, non so se noi potremo poi fare altrettanto. Io vi proporrei di tendergli una imboscata e di fucilare per bene i suoi uomini.</p>
<p>&nbsp;- E farci prendere? &#8211; disse Mendoza. &#8211; Non avr&agrave; gi&agrave; con s&eacute; quattro o cinque uomini di scorta. Si direbbe dal fragore che giunge fino a noi, che &egrave; un intero squadrone quello che galoppa.</p>
<p>&nbsp;- Gettiamoci in mezzo alle piantagioni, &#8211; propose don Ercole.</p>
<p>&nbsp;- Non sono le canne abbastanza alte per nasconderci e poi la luna sorge, &#8211; rispose il conte. &#8211; Se vi fossero delle macchie!</p>
<p>&nbsp;- Ah!&#8230; Il ponte del diavolo! &#8211; esclam&ograve; in quel momento Mendoza. &#8211; Signor conte, a gran carriera.</p>
<p>&nbsp;Senza chiedere nessuna spiegazione lanciarono i cavalli ventre a terra, divorando lo spazio con fantastica rapidit&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Quella corsa furiosa dur&ograve; una buona mezz&#8217;ora, poi Mendoza la rallent&ograve;, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Ci siamo.</p>
<p>&nbsp;Cinquanta passi pi&uacute; innanzi vi era un ponte in muratura; assai largo, gettato su un fiume poverissimo d&#8217;acqua.</p>
<p>&nbsp;Mendoza balz&ograve; a terra, prese il cavallo per le briglie e s&#8217;avanz&ograve; rapidamente verso la riva, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Seguitemi, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Perch&eacute; vuoi farci guadare il fiume? &#8211; chiese il corsaro.</p>
<p>&nbsp;Nemmeno sull&#8217;altra riva vedo delle macchie bastanti per nasconderci.</p>
<p>&nbsp;- E la v&ocirc;lta del ponte, non la contate?&#8230; I cavalieri che c&#8217;inseguono ci passeranno sopra, senza minimamente sospettare che quelli che cercano si trovano invece sotto.</p>
<p>&nbsp;- Oh&eacute;, compare, diventate molto furbo, a quanto pare, &#8211; disse il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Sono anch&#8217;io del mar di Biscaglia. Affrettiamoci, signori, anche gli spagnuoli avranno udito il nostro galoppo e avranno precipitata la corsa.</p>
<p>&nbsp;Scesero la riva e condussero i cavalli sotto il ponte, immergendosi nell&#8217;acqua fino alle ginocchia.</p>
<p>&nbsp;- Avvolgete le teste dei nostri corsieri nelle gualdrappe, &#8211; disse il conte. &#8211; Potrebbero nitrire e tradirci.</p>
<p>&nbsp;I tre spadaccini furono lesti ad obbedire.</p>
<p>&nbsp;Il galoppo dei cavalli intanto diventava di momento in momento pi&uacute; fragoroso.</p>
<p>&nbsp;Gli spagnuoli dovevano aver udito anche quello prodotto dai cavalli dei fuggiaschi e si erano pure lanciati ventre a terra.</p>
<p>&nbsp;Il conte e Mendoza si erano nascosti dietro la pila del ponte, per meglio accertarsi con chi avevano da fare, mentre il guascone ed il fiammingo trattenevano con mano salda i quattro corsieri.</p>
<p>&nbsp;- Non devono essere lontani pi&uacute; di mezzo miglio, &#8211; disse il signor di Ventimiglia al fedele basco. Credi tu che sia proprio il marchese?</p>
<p>&nbsp;- Scommetterei dieci dobloni contro una piastra, signore. Don Barrejo ha fatto male a lasciare libero quel meticcio.</p>
<p>&nbsp;- Volevi tu che lo scannasse in pieno giorno?</p>
<p>&nbsp;- Poteva aspettare la sera e portarlo via.</p>
<p>&nbsp;- A tutto non si pensa sempre&#8230; eccoli&#8230; non ti far vedere.</p>
<p>&nbsp;Il mezzo squadrone del marchese di Montelimar, perch&eacute; era proprio quello che don Juan de Sasebo gli aveva affidato, giungeva a corsa sfrenata, con un fracasso indiavolato.</p>
<p>&nbsp;Il conte ud&iacute; distintamente il marchese a gridare:</p>
<p>&nbsp;- Spronate sempre: non devono essere lontani.</p>
<p>&nbsp;I cinquanta cavalieri passarono come un uragano sul ponte e scomparvero in mezzo ad un fitto nuvolone di polvere.</p>
<p>&nbsp;- Grazie, Mendoza, &#8211; disse il conte, battendo sulle spalle del basco. &#8211; Tu ci hai salvati.</p>
<p>&nbsp;- Senza dare un colpo di spada n&eacute; sparare una pistolettata &#8211; rispose il filibustiere. &#8211; La vostra e anche la mia salvezza non mi &egrave; costata troppe fatiche.</p>
<p>&nbsp;- Ma senza la tua idea a quest&#8217;ora saremmo nelle mani del marchese ed avrei forse fatta la fine di mio padre. Per quanto valorosi si possa essere, non si pu&ograve; sostenere l&#8217;urto di un mezzo squadrone.</p>
<p>&nbsp;- Signor conte, &#8211; disse il guascone avvicinandosi coi cavalli. &#8211; Rimontiamo in sella?</p>
<p>&nbsp;- Preferisco rimanere qui per qualche ora, cos&iacute; i cavalli si riposeranno pienamente. Lasciamo che il marchese corra dietro alle nostre ombre.</p>
<p>&nbsp;- Temete che ritorni?</p>
<p>&nbsp;- Chi pu&ograve; dirlo? Non trovandoci su questa via, potrebbe distaccare un manipolo dei suoi cavalieri e rimandarli indietro a perlustrate le piantagioni.</p>
<p>&nbsp;- Pure io non perder&ograve; inutilmente il mio tempo signore. Vi piacciono i gamberi?</p>
<p>&nbsp;- Diventate pazzo, don Barrejo?</p>
<p>&nbsp;- Niente affatto, signor conte. Ne ho sorpreso uno attaccato ai miei stivali ed era grosso, chiedetelo a don Ercole che se l&#8217;&egrave; mangiato vivo, senza dividerlo con me.</p>
<p>&nbsp;Il fiammingo si limit&ograve; a scoppiare in una risata.</p>
<p>&nbsp;- Ecco che anche i taciturni figli della Fiandra in nostra compagnia diventano allegri e burloni, &#8211; disse don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa avete voi nelle vostre vene? &#8211; chiese il conte. &#8211; Siamo appena sfuggiti a un cosi grave pericolo e scherzate.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa volete, signor conte? Il sangue guascone &egrave; cos&iacute;. Don Ercole legate i cavalli e cerchiamoci una deliziosa colazione per domani mattina. Io adoro i gamberi, quando per&ograve; sono dentro il mio ventre.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;indiavolato avventuriero, senza pensare che gli spagnuoli potevano tornate da un momento all&#8217;altro, accese un pezzo di miccia ed aiutato dal fiammingo si mise a rovistare le pietre che si trovavano sotto il ponte, tuffando le braccia nell&#8217;acqua fresca del fiumiciattolo.</p>
<p>&nbsp;Dovevano abbondare davvero in quel luogo i gamberi, poich&eacute; i due compari in meno di mezz&#8217;ora empirono le fonde dei quattro cavalli, dopo di averle vuotate di quanto contenevano.</p>
<p>&nbsp;Alle due del mattino il conte, non udendo pi&uacute; alcun rumore nei dintorni del corso d&#8217;acqua, diede il segnale della partenza.</p>
<p>&nbsp;Rimontarono la riva non senza qualche fatica e spinsero i cavalli a piccolo trotto sempre pel timore di veder ricomparire da un momento all&#8217;altro i cavalieri del marchese.</p>
<p>&nbsp;La notte era sempre splendidissima, e la luna irradiava le piantagioni sterminate di raggi azzurrini, permettendo cos&iacute; ai quattro avventurieri di poter scorgere da lontano i loro nemici.</p>
<p>&nbsp;Sorvegliavano per&ograve; attentamente i margini della strada, i quali s&#8217;affondavano in certi fossati molto propizi per una imboscata.</p>
<p>&nbsp;Alle quattro del mattino intrapresero la salita di alcune colline boscose dietro le quali, alla distanza di tre o quattro leghe, doveva trovarsi la salda fortezza di Guayaquil.</p>
<p>&nbsp;Del marchese e dei suoi cavalieri fino allora nessuna nuova. Avevano continuata la loro corsa verso la citt&agrave; o si erano fermati in qualche luogo per perlustrare le piantagioni?</p>
<p>&nbsp;Qualche ora pi&uacute; tardi, raggiunta la cima della prima altura e trovato un piccolo bosco, si accamparono.</p>
<p>&nbsp;Base della colazione, non importa dirlo, furono i gamberi raccolti dal guascone e dal fiammingo, appena abbrustoliti sulla fiamma e tuttavia trovati da tutti squisitissimi.</p>
<p>&nbsp;Stavano per cercare un torrente per dissetarsi, quando i quattro cavalli mandarono dei sonori nitriti e si diedero a scalpitare.</p>
<p>&nbsp;- Amici, in guardia! &#8211; grid&ograve; il conte, correndo verso il suo destriero e staccando rapidamente l&#8217;archibugio. &#8211; I nostri andalusi hanno fiutato qualche cosa.</p>
<p>&nbsp;- Che i cavalli spagnuoli siano come i cani da guardia! &#8211; disse il guascone.</p>
<p>&nbsp;- In arcione! &#8211; comand&ograve; in quel momento il basco.</p>
<p>&nbsp;Balzarono in sella e riguadagnarono rapidamente la via, lanciando i cavalli a corsa sfrenata.</p>
<p>&nbsp;- Che cos&#8217;hai veduto dunque, Mendoza, per farci scappare? chiese il conte, quando furono lontani dal boschetto un tiro d&#8217;archibugio.</p>
<p>&nbsp;- Ho veduto degli uomini che salivano nascostamente il fianco della collina. Cercavano di sorprenderci, signore.</p>
<p>&nbsp;- Erano molti?</p>
<p>&nbsp;- Non ho avuto il tempo di contarli. Ho scorto degli elmetti e delle canne d&#8217;archibugio e nient&#8217;altro.</p>
<p>&nbsp;- Soldati erano di certo, &#8211; rispose il conte. &#8211; Amici, armatevi e tenetevi pronti.</p>
<p>&nbsp;- Che i gamberi ci portino sfortuna? &#8211; si chiese il guascone. &#8211; Se sar&agrave; vero, non ne manger&ograve; pi&uacute; in tutta la mia vita.</p>
<p>&nbsp;Cavalcavano da dieci minuti, quando un colpo d&#8217;archibugio part&iacute; dal fossato di destra. Il cavallo di Mendoza spicc&ograve; un salto, s&#8217;inalber&ograve;, poi stramazz&ograve; al suolo.</p>
<p>&nbsp;Quasi nell&#8217;istesso tempo una scarica nutrita partiva dall&#8217;altro lato della via, atterrando i cavalli del conte e di don Ercole.</p>
<p>&nbsp;Solo quello del guascone era sfuggito miracolosamente a quella tempesta di palle.</p>
<p>&nbsp;- Don Barrejo, salvatevi! &#8211; grid&ograve; il conte il quale era subito balzato in piedi impugnando le pistole. &#8211; Ve l&#8217;ordino!&#8230; Siamo presi!</p>
<p>&nbsp;Il guascone fece fare al suo cavallo un volteggio fulmineo e quantunque il suo cuore sanguinasse pel dispiacere di non poter aiutare i suoi compagni, fugg&iacute; a corsa sfrenata verso Panama, pensando, e con ragione, che avrebbe potuto essere a loro pi&uacute; utile libero che prigioniero.</p>
<p>&nbsp;Il brav&#8217;uomo in un lampo aveva fatto subito il suo progetto. Correre a Panama, raggiungere Taroga ed avvertire Grogner e Raveneau de Lussan.</p>
<p>&nbsp;Il conte aveva aspettato a pi&egrave; fermo gli spagnuoli, mentre Mendoza e don Ercole, rimessisi subito in gambe anche essi, sguainavano le spade.</p>
<p>&nbsp;Un uomo era sorto dal fossato di destra, mentre una trentina di cavalleggieri apparivano sul margine di sinistra, tenendo gli archibugi montati.</p>
<p>&nbsp;- Pare che siate preso, signor conte, &#8211; disse, con ironia. &#8211; La resistenza sarebbe impossibile e vi costerebbe probabilmente la vita.</p>
<p>&nbsp;- Ah&#8230; Voi, signor marchese! &#8211; rispose il corsaro, con voce alterata.</p>
<p>&nbsp;- Una volta per uno: prima io prigioniero dei filibustieri ed ora voi prigioniero degli spagnuoli. Gettate la spada e le pistole.</p>
<p>&nbsp;Il conte esitava. Se avesse avuto ancora i cavalli vivi, non avrebbe certo tardato a gettarsi furiosamente contro i cavalleggieri spagnuoli, spalleggiato certo vigorosamente dal basco e dal fiammingo.</p>
<p>&nbsp;- Prima di arrendermi, &#8211; disse, &#8211; voglio sapere da voi, signor marchese, che cosa intendete fare di me e dei miei compagni. Se avete l&#8217;intenzione di appiccarmi, come avete impiccato mio padre, vi avverto che vi dar&ograve; battaglia, checch&eacute; debba succedere e che il primo uomo che cadr&agrave; sarete voi, poich&eacute; vi tengo sotto il tiro delle mie pistole.</p>
<p>&nbsp;- Io non ho alcuna intenzione di farvi del male, signor conte, &#8211; rispose il marchese, il quale temeva quei terribili corsari, non meno dei suoi compatriotti. &#8211; Io vi condurr&ograve; prigioniero a Guayaquil e l&agrave; attenderete le decisioni che prender&agrave; il presidente dell&#8217;Udienza Reale.</p>
<p>&nbsp;- Il quale decreter&agrave; indubbiamente la mia morte e quella dei miei compagni, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia, con voce beffarda.</p>
<p>&nbsp;- No, perch&eacute; la mia autorit&agrave; pesa sulle decisioni dell&#8217;Udienza ed io far&ograve; il possibile per ottenere per voi un decreto di espulsione dalle colonie spagnuole dell&#8217;America centrale.</p>
<p>&nbsp;- Voi per&ograve; dimenticate per quale motivo io ho lasciato l&#8217;Europa. Non gi&agrave; per sete di guadagni, avendo terre e castella nella mia patria da non saperne quasi che cosa fare. Io ho attraversato l&#8217;Atlantico per ritrovare mia sorella, la figlia del Corsaro Rosso e nipote del Gran Cacico del Darien.</p>
<p>&nbsp;La fronte del marchese di Montelimar si era oscurata.</p>
<p>&nbsp;- Sapete voi dove si trova? &#8211; chiese dopo qualche istante di silenzio.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, a Guayaquil.</p>
<p>&nbsp;- Perch&eacute; v&#8217;interessate tanto di quella giovane meticcia?</p>
<p>&nbsp;- Per Bacco!&#8230;&Egrave; mia sorella! &#8211; grid&ograve; il conte.</p>
<p>&nbsp;- Sapete che io l&#8217;ho sempre tenuta come mia figlia e che ella mi ama come se fossi suo padre?</p>
<p>&nbsp;- Perch&eacute; ignora forse che suo padre era un conte di Ventimiglia e che aveva in Europa un fratello.</p>
<p>&nbsp;- Questo &egrave; vero, &#8211; rispose il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa risolvete dunque?</p>
<p>&nbsp;- Preferirei di non farvela vedere.</p>
<p>&nbsp;- Allora vi dar&ograve; battaglia e vi uccider&ograve;, &#8211; rispose il conte, con voce risoluta.</p>
<p>&nbsp;- Non abbiate tanta fretta, signor conte. In questo affare noi potremo benissimo intenderci. Lasceremo alla fanciulla la scelta fra me e voi.</p>
<p>&nbsp;- Impegnate la vostra parola di gentiluomo?</p>
<p>&nbsp;- Sull&#8217;onore dei Montelimar.</p>
<p>&nbsp;- Basta cos&iacute;, &#8211; disse il conte.</p>
<p>&nbsp;Gett&ograve; la spada e le pistole, subito imitato dal fiammingo e da Mendoza.</p>
<p>&nbsp;Il marchese si era voltato verso i suoi uomini.</p>
<p>&nbsp;- Date tre cavalli a questi signori, &#8211; disse.</p>
<p>&nbsp;Tre bellissimi morelli andalusi furono condotti. Il conte ed i suoi due spadaccini montarono in arcione, mentre dal margine opposto sbucavano una ventina di cavalleggieri, tutti bene montati e bene armati.</p>
<p>&nbsp;- Signor conte, &#8211; disse il marchese, salendo pure a cavallo. &#8211; Vi prego di seguirmi.</p>
<p>&nbsp;- Badate che conto sulla vostra parola &#8211; rispose il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;- Vi mostrer&ograve; la lealt&agrave; dei gentiluomini spagnuoli. D&#8217;altronde io non vi odio affatto.</p>
<p>&nbsp;- Ci&ograve; per&ograve; non vi ha impedito di tentare d&#8217;assassinarmi, &#8211; rispose il conte, con ironia.</p>
<p>&nbsp;- Avevo i miei motivi per fare ci&ograve;, allora.</p>
<p>&nbsp;- Avreste ora cambiata idea?</p>
<p>&nbsp;- Non ve lo posso dire. L&#8217;avete conciato bene quello spadaccino che si vantava di essere invulnerabile. .&Egrave; bens&iacute; vero che i Ventimiglia hanno sempre goduto fama d&#8217;essere maestri nelle armi.</p>
<p>&nbsp;In quel momento in lontananza si udirono echeggiare degli spari.</p>
<p>&nbsp;- Chi fa fuoco? &#8211; chiese il corsaro, con apprensione.</p>
<p>&nbsp;- Saranno cacciatori, &#8211; rispose il marchese.</p>
<p>&nbsp;Mentiva. Era una partita dei suoi cavalleggieri che davano la caccia al bravo guascone.</p>
<p>&nbsp;Il marchese spron&ograve; il suo cavallo ed il mezzo squadrone, diminuito d&#8217;una mezza dozzina di cavalieri, riprese, al piccolo trotto, la corsa verso Guayaquil, sorvegliando attentamente i prigionieri.</p>
<p>&nbsp;Dopo quattro ore la truppa faceva la sua entrata nella citt&agrave; e andava a fermarsi dinanzi ad un palazzotto di bell&#8217;aspetto, circondato da un pittoresco giardino ricco di palme altissime e di banani meravigliosi, le cui immense foglie spandevano intorno un&#8217;ombra fresca e deliziosa.</p>
<p>&nbsp;Guayaquil si trovava a circa dieci leghe dall&#8217;Oceano Pacifico ed era allora famosa per la singolare sua costruzione, poich&eacute; le sue case erano per la maggior parte erette sopra una specie di ponti per salvarle dalle frequenti inondazioni. Per le sue ricchezze, era stimata una delle pi&uacute; ricche dell&#8217;America centrale, essendo essa a capo d&#8217;una vasta contrada che possedeva preziose miniere d&#8217;oro, d&#8217;argento e soprattutto di smeraldi.</p>
<p>&nbsp;Non contava che qualche decina di migliaia d&#8217;abitanti, per&ograve; era difesa da tre forti giudicati inespugnabili, con una guarnigione di cinquanta uomini ciascuno.</p>
<p>&nbsp;Il marchese giunto dinanzi al palazzotto balz&ograve; a terra invitando il conte a fare altrettanto, poi entr&ograve; nel giardino.</p>
<p>&nbsp;- Dove mi conducete? &#8211; chiese il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;- A vedere vostra sorella, &#8211; rispose il marchese, &#8211; giacch&eacute; desiderate conoscerla. Sar&agrave; di certo nel giardino amando l&#8217;aria libera.</p>
<p>&nbsp;Il dolcissimo suono d&#8217;una chitarra giunse in quel momento ai loro orecchi.</p>
<p>&nbsp;- Deve essere Neala, &#8211; disse il marchese.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; mia sorella che porta questo nome? &#8211; chiese il conte il quale appariva assai commosso.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, conte.</p>
<p>&nbsp;Il marchese si diresse verso un piccolo padiglione di stile moresco che occupava un angolo del giardino e che era ombreggiato da tre o quattro immense palme a ventaglio e mostr&ograve; al conte una giovane di sedici o diciassette anni, che indossava un semplice accappatoio di piccole trine intessute con pagliuzze d&#8217;argento e che stava sonando una piccola chitarra.</p>
<p>&nbsp;Era una bellissima creatura, alta, slanciata, colla pelle un po&#8217; abbronzata, gli occhi nerissimi dal lampo cupo e selvaggio, coi capelli lunghissimi e pure nerissimi intrecciati graziosamente con fiori rossi.</p>
<p>&nbsp;Vedendo il marchese si era alzata deponendo la chitarra e atteggiando le labbra ad un grazioso sorriso.</p>
<p>&nbsp;- Figlia mia &#8211; disse il marchese &#8211; non mi aspettavi di certo cos&iacute; presto.</p>
<p>&nbsp;- No, &#8211; rispose la giovane fissando subito sul figlio del Corsaro Rosso i suoi sguardi.</p>
<p>&nbsp;- Ti conduco qui un signore che pretende essere tuo fratello e che&#8230;</p>
<p>&nbsp;Il conte lo interruppe bruscamente.</p>
<p>&nbsp;- Non dite che pretendo, marchese, poich&eacute; voi sapete quanto me che mio padre ha sposato la figlia del Gran Cacico del Darien e che questa fanciulla &egrave; realmente mia sorella. Io sono nato da padre e da madre bianchi: la seconda moglie di mio padre fu invece una principessa indiana.</p>
<p>&nbsp;La giovane meticcia continuava a fissare il corsaro con crescente intensit&agrave; ed aveva fatto un passo innanzi, come attratta da una irresistibile simpatia.</p>
<p>&nbsp;Era certamente il sangue che segretamente parlava.</p>
<p>&nbsp;- Figlia mia &#8211; riprese il marchese &#8211; questo signore che &egrave; il Conte di Ventimiglia, vorrebbe strapparti a me e condurti lontano, lontano, in Europa&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Nei miei castelli, su un mare pi&uacute; azzurro dell&#8217;Oceano Pacifico, dove l&#8217;aria &egrave; pi&uacute; balsamica e pi&uacute; pura che qui &#8211; disse il corsaro. &#8211; Io sono bianco e voi siete bruna eppure siete mia sorella perch&eacute; abbiamo avuto lo stesso padre: il Corsaro Rosso, Conte di Ventimiglia signore di Roccabruna e di Valpenta. Che cosa dice il vostro cuore, Neala? Che cosa dice il vostro sangue? Che cosa pensa il vostro cervello? Io ho lasciato l&#8217;Europa per venirvi a cercare, ho sfidato mille pericoli, ho combattuto al di l&agrave; ed al di qua dell&#8217;istmo di Panama per venirvi a dire che siete mia sorella. Chi preferite? Il marchese di Montelimar che vi ha adottata come figlia o vostro fratello? Scegliete.</p>
<p>&nbsp;Neala rimase per qualche istante ancora silenziosa, poi con uno scatto improvviso si fece addosso al corsaro e gli gett&ograve; le braccia al collo, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Il cuore ed il sangue hanno parlato: io sono vostra sorella e voi siete mio fratello!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-caccia-al-conte-di-ventimiglia-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UN&#8217;ALTRA TROVATA DEL GUASCONE</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/unaltra-trovata-del-guascone/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/unaltra-trovata-del-guascone/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 11:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=581</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO XII &#160; &#160;UN&#8217;ALTRA TROVATA DEL GUASCONE &#160; &#160;I due drappelli, mandati certamente da don Juan de Sasebo per catturare anche i tre spadaccini del conte, si erano accostati di parecchie centinaia di passi, pur cercando di tenersi sempre nascosti dietro alle dune di sabbia. &#160;Dovevano essere stati probabilmente avvertiti che gli uomini che volevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPITOLO XII</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;UN&#8217;ALTRA TROVATA DEL GUASCONE</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;I due drappelli, mandati certamente da don Juan de Sasebo per catturare anche i tre spadaccini del conte, si erano accostati di parecchie centinaia di passi, pur cercando di tenersi sempre nascosti dietro alle dune di sabbia.</p>
<p>&nbsp;Dovevano essere stati probabilmente avvertiti che gli uomini che volevano arrestare erano vecchie pelli, capaci di giuocare dei pessimi tiri e anche di dar da fare ad una cinquantina di alabardieri.</p>
<p>&nbsp;Il guascone li spiava attentamente, pur fingendo d&#8217;osservare l&#8217;Oceano e di quando in quando alzava lievemente il capo per dire a Mendoza, il quale si trovava nascosto dietro alla lanterna sempre accesa:</p>
<p>&nbsp;- Vengono: non sono che a trecento passi&#8230; a duecentocinquanta&#8230; stanno per incontrarsi.</p>
<p>&nbsp;Come abbiamo detto, i due drappelli procedevano in senso contrario, per prendere in mezzo gli avventurieri ed impedire loro la fuga.</p>
<p>&nbsp;S&#8217;avanzavano per&ograve; con grandi cautele, cogli archibugieri in testa e gli alabardieri in coda.</p>
<p>&nbsp;Le due piccole colonne non tardarono ad unirsi ed una viva discussione parve impegnarsi fra i due comandanti, poich&eacute; il guascone che aveva l&#8217;udito finissimo ud&iacute; non poche imprecazioni.</p>
<p>&nbsp;- Mendoza, &#8211; disse.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa desiderate?</p>
<p>&nbsp;- Accendetemi una torcia. Desidero che quella gente veda bene che io sono un fanalista.</p>
<p>&nbsp;- E se qualcuno conoscesse il vecchio che abbiamo legato ed abbiamo imbavagliato.</p>
<p>&nbsp;- Ah!&#8230; Bah!&#8230; Accendete e non occupatevi d&#8217;altro per ora.</p>
<p>&nbsp;Risal&iacute; lentamente la gradinata, sempre colla pipa in bocca, e rientr&ograve; sotto la cupola, fingendo di occuparsi della lanterna.</p>
<p>&nbsp;I soldati intanto avevano formato un vasto semi-cerchio, alternando su una sola fila archibugieri ed alabardieri e s&#8217;avanzavano verso la spiaggia, colla speranza di trovare i tre avventurieri occupati ad allestire la scialuppa.</p>
<p>&nbsp;Delle grida di rabbia avvertirono il guascone che erano gi&agrave; giunti sulla spiaggia.</p>
<p>&nbsp;- Devono essere furibondi, &#8211; mormor&ograve; Mendoza, il quale si era gettato a terra.</p>
<p>&nbsp;- Si screditano, &#8211; rispose il guascone, ridendo. &#8211; Bestemmiano come pagani.</p>
<p>&nbsp;- Oh&eacute;, fanalaio!</p>
<p>&nbsp;Don Barrejo prese la torcia e comparve sul terrazzino, gridando con voce grossa:</p>
<p>&nbsp;- Chi mi chiama?</p>
<p>&nbsp;- Un capitano degli archibugieri.</p>
<p>&nbsp;- In che cosa posso esservi utile?</p>
<p>&nbsp;- Non hai veduti qui, poco fa, tre uomini?</p>
<p>&nbsp;- Io no.</p>
<p>&nbsp;- Hai sempre vigilato?</p>
<p>&nbsp;- Non devo lasciar spegnere la lanterna. La mia guardia dura dodici ore.</p>
<p>&nbsp;- Eppure qui devono essere giunti con una scialuppa.</p>
<p>&nbsp;- Vi ripeto, signor capitano, che io non ho veduto n&eacute; uomini n&eacute; imbarcazioni. Di quass&uacute; li avrei veduti, poich&eacute; il faro &egrave; alto ventidue metri.</p>
<p>&nbsp;- Sei solo?</p>
<p>&nbsp;- Affatto solo. Non verr&ograve; rilevato che domani mattina alle otto.</p>
<p>&nbsp;Il capitano lanci&ograve; un sonoro caramba , poi, volgendosi verso i suoi uomini, disse:</p>
<p>&nbsp;- Siamo stati giuocati. Quei furfanti si sono accorti che vi era qualche cosa in aria e si saranno imbarcati in altro luogo. Il nostro dovere l&#8217;abbiamo compiuto. Buona sera, fanalista e buona guardia.</p>
<p>&nbsp;- Buona notte, signor capitano e buona fortuna.</p>
<p>&nbsp;I due drappelli si riordinarono formando una sola colonna e si allontanarono attraverso le dune, avviandosi verso Panama.</p>
<p>&nbsp;- Avete veduto che bel giuoco, Mendoza? &#8211; disse il guascone, rientrando sul terrazzino della lanterna. &#8211; Sono pi&uacute; astuti al di qua o al di l&agrave; del mar di Biscaglia?</p>
<p>&nbsp;- Voi avete fatto qualche patto col diavolo, &#8211; rispose il basco, ridendo.</p>
<p>&nbsp;- Andiamo a trovare il conte e fuggiamo prima che qualche dubbio sorga nel cervello di quel capitano. Non si sa mai quello che pu&ograve; succedere.</p>
<p>&nbsp;- Il signor di Ventimiglia sar&agrave; un po&#8217; debole.</p>
<p>&nbsp;- Don Ercole &egrave; robusto come l&#8217;Ercole dell&#8217;antichit&agrave; e, se sar&agrave; necessario, lo porter&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Scesero nella cameretta, dove trovarono il conte il quale stava discorrendo tranquillamente col vero fanalista, avendogli fatto togliere il bavaglio.</p>
<p>&nbsp;- Signore, &#8211; gli disse il guascone, &#8211; quando vorrete, potremo riprendere la nostra marcia. I briganti che vi hanno assaltato e ferito si sono allontanati.</p>
<p>&nbsp;- Potete reggervi, signore? &#8211; chiese Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Mi baster&agrave; un braccio per appoggiarmi, &#8211; rispose il conte.</p>
<p>&nbsp;- Allora sar&agrave; meglio che affrettiamo la nostra partenza, &#8211; disse il guascone, il quale si era gi&agrave; spogliato della divisa bigia dei fanalisti.</p>
<p>&nbsp;- Sono pronto.</p>
<p>&nbsp;- Toh!&#8230; Ora che ci penso, questo sorvegliante deve ben possedere qualche scialuppa, &egrave; vero, brav&#8217;uomo?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, &#8211; rispose il fanalista, &#8211; per&ograve; non &egrave; mia. Appartiene alla capitaneria.</p>
<p>&nbsp;- Direte che il mare l&#8217;ha portata via ed intascherete un altro gruzzolo di piastre. Potremo cos&iacute; rientrare in Panama senza incontrare i briganti che volevano depredarci. Quanto volete per cedercela?</p>
<p>&nbsp;- Vi faccio osservare che in questi giorni il mare &egrave; sempre stato tranquillissimo.</p>
<p>&nbsp;- Direte ai vostri superiori che faceva acqua e che &egrave; andata a fondo, &#8211; ribatt&eacute; il guascone. &#8211; Sapete che sono abituato a offrire o piombo o argento.</p>
<p>&nbsp;- Lo so purtroppo.</p>
<p>&nbsp;- E vi lagnate?</p>
<p>&nbsp;- Avr&ograve; dei fastidi.</p>
<p>&nbsp;- Vi offro venti piastre per la scialuppa. &Egrave; un semplice canotto. Oh!&#8230; Noi siamo generosi e poi cos&iacute; correremo pi&uacute; presto.</p>
<p>&nbsp;Poi, mentre contava le piastre, mormor&ograve; fra s&eacute;:</p>
<p>&nbsp;- Gi&agrave; sono denari dell&#8217;illustrissimo don Juan de Sasebo, Consigliere dell&#8217;Udienza Reale di Panama.</p>
<p>&nbsp;Quand&#8217;ebbe finito di contare e molto scrupolosamente, poich&eacute;, in fondo, il guascone era sempre avaro come tutti i suoi compatriotti, disse:</p>
<p>&nbsp;- Ed ora, signor fanalaio, guidateci.</p>
<p>&nbsp;Tutti e cinque lasciarono il faro e si diressero verso un&#8217;alta scogliera, la quale serviva a proteggere la costruzione contro l&#8217;impeto delle onde.</p>
<p>&nbsp;Appeso a due paranchi installati su una roccia al disotto di due fortissime grue di ferro, stava un canotto, sufficiente a contenere sei o sette uomini e gi&agrave; fornito di remi e d&#8217;un piccolo albero con una vela triangolare.</p>
<p>&nbsp;Il fanalaio, che sembrava molto soddisfatto della generosit&agrave; di quei misteriosi personaggi, aiutato da don Ercole, lo cal&ograve; in mare.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;acqua, dietro alla scogliera, era tranquillissima, quindi l&#8217;imbarco fu assai facile.</p>
<p>&nbsp;Essendo il vento propizio, Mendoza iss&ograve; l&#8217;alberetto e spieg&ograve; la vela, mentre il conte si sedeva a poppa prendendo la barra del timone.</p>
<p>&nbsp;- Addio, fanalaio! &#8211; grid&ograve; il guascone, prendendo un remo.</p>
<p>&nbsp;Colle nostre piastre comperati un barilotto d&#8217;aguardiente. Fa bene ai vecchi, te lo assicuro io.</p>
<p>&nbsp;Il canotto prese subito la corsa, mentre il sorvegliante del faro si levava il berrettone di tela cerata, gridando:</p>
<p>&nbsp;- Buon viaggio, miei signori!</p>
<p>&nbsp;Il Pacifico, quella notte almeno, era tranquillo.</p>
<p>&nbsp;Solamente la risacca muggiva e rimuggiva cupamente intorno alla scogliera e contro le dune di sabbia, accartocciandosi curiosamente.</p>
<p>&nbsp;Mendoza si era messo a guardia della vela, don Ercole ed il guascone a prora.</p>
<p>&nbsp;La brezza essendo un po&#8217; fresca spingeva celermente il canotto, il quale seguiva la spiaggia alla distanza d&#8217;un centinaio di metri, puntando verso la bocca del porto.</p>
<p>&nbsp;Il sole cominciava a mostrarsi, quando i quattro corsari doppiarono la lanterna della casa blanca.</p>
<p>&nbsp;Panama, l&#8217;opulenta citt&agrave; dell&#8217;Oceano Pacifico, l&#8217;emporio di tutte le ricchezze del Messico, del Peril e del Chili, si presentava dinanzi ai loro sguardi.</p>
<p>&nbsp;Potevano entrare liberamente nella baia, senza correre pericolo alcuno, poich&eacute; le caravelle spagnuole non sorvegliavano la bocca che dopo il tramonto dell&#8217;astro diurno fino all&#8217;alba, per impedire una sorpresa notturna da parte dei filibustieri di Taroga.</p>
<p>&nbsp;Spinsero quindi il canotto sulle tranquille acque della baia, filando fra un gran numero di navi e presero terra verso l&#8217;estremit&agrave; meridionale delle calate.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa ne faremo ora di questa piccola scialuppa? &#8211; chiese il guascone, balzando a terra.</p>
<p>&nbsp;- Volete portarla alla fonda della bella sivigliana? &#8211; chiese Mendoza. Se ci&ograve; vi pu&ograve; far piacere, caricatevela sulle spalle.</p>
<p>&nbsp;- Costa venti piastre.</p>
<p>&nbsp;- Avaraccio!</p>
<p>&nbsp;- Non sarei un guascone.</p>
<p>&nbsp;Prendetevela dunque.</p>
<p>&nbsp;- Se don Ercole se la mettesse in testa.</p>
<p>&nbsp;- Un cappello troppo brutto, &#8211; rispose il fiammingo. &#8211; La lascio a voi.</p>
<p>&nbsp;Non potendo portarsela con loro, senza attirare l&#8217;attenzione dei numerosi mercatanti e facchini che ingombravano le calate, l&#8217;abbandonarono.</p>
<p>&nbsp;Mendoza offr&iacute; al conte il suo braccio ed i quattro corsari s&#8217;avviarono verso la fonda della bella castigliana, procedendo lentamente e chiacchierando fra di loro come ricchi sfaccendati.</p>
<p>&nbsp;Mezz&#8217;ora dopo giungevano dinanzi all&#8217;albergo, il quale in quel momento era affatto vuoto.</p>
<p>&nbsp;Panchita, la graziosa vedova, stava risciacquando bicchieri e bottiglie.</p>
<p>&nbsp;Vedendo comparire il conte ed i suoi compagni, per poco non lasci&ograve; cadere a terra il vassoio pieno di tazze che stava per deporre su un tavolo.</p>
<p>&nbsp;- Voi, signor conte! &#8211; esclam&ograve;.</p>
<p>&nbsp;- Non gridate cos&iacute;, Panchita, &#8211; disse Mendoza. &#8211; Volete perderci?</p>
<p>&nbsp;- Siamo soli.</p>
<p>&nbsp;- Non sono pi&uacute; tornate le guardie del porto? &#8211; disse il corsaro.</p>
<p>&nbsp;- Non le ho pi&uacute; vedute, signor conte, dopo quella sera.</p>
<p>&nbsp;Nessuna persona sospetta &egrave; venuta a ronzare in questi dintorni?</p>
<p>&nbsp;- Non sono entrati qui che i soliti bevitori, &#8211; rispose la bella sivigliana.</p>
<p>&nbsp;- Se&ntilde;ora , &#8211; disse il guascone, &#8211; vorreste allora favorirci una buona colazione nella stanza superiore? Soprattutto badate che ci siano delle buone bottiglie.</p>
<p>&nbsp;- Vi offrir&ograve; il meglio che possiedo. Voi siete signori per bene e generosi.</p>
<p>&nbsp;- Se qualcuno verr&agrave; per spiare, ci avvertirete.</p>
<p>&nbsp;- Non dubitate.</p>
<p>&nbsp;Salirono nello stanzone che serviva da dormitorio e, mentre Mendoza rinnovava la fasciatura al conte, il guascone e don Ercole allestirono la tavola, avendo prima fatta provvista di piatti e di salviette per non affaticare troppo la bella vedova. Diamine!&#8230; Era sempre galante don Barrejo, signore di Lussac!</p>
<p>&nbsp;La taverniera non tard&ograve; a giungere, portando sulle robuste braccia dei canestri pieni di vivande e soprattutto di bottiglie scelte fra le migliori che aveva in cantina, non ignorando che Mendoza ed il guascone davano loro la preferenza.</p>
<p>&nbsp;- Questa sivigliana &egrave; veramente una taverniera modello! &#8211; esclam&ograve; don Barrejo. &#8211; In poche ore che siamo stati qui ha indovinato i nostri gusti, &egrave; vero, basco? Questa fonda fra qualche anno far&agrave; la fortuna di questa se&ntilde;ora.</p>
<p>&nbsp;- Oh!&#8230; Chiamatemi semplicemente Panchita, signore, &#8211; rispose la vedova.</p>
<p>&nbsp;- Mai, se&ntilde;ora: io sono un gentiluomo e per me la donna, qualunque sia, &egrave; sempre una dama.</p>
<p>&nbsp;- Don Barrejo sareste per caso innamorato di questa bella castigliana? &#8211; chiese Mendoza, scherzando.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, delle sue bottiglie, &#8211; rispose gravemente il guascone.</p>
<p>&nbsp;Il conte diede il segnale dell&#8217;attacco della colazione, avendo estremo bisogno di rinforzarsi, in vista di possibili gravi avvenimenti.</p>
<p>&nbsp;- Ora, signor di Ventimiglia, &#8211; disse il guascone quando fu ben pieno e che ebbe sturata una bottiglia di Bordeaux, chiss&agrave; per quale caso scoperta nella cantina del defunto taverniere, &#8211; parliamo seriamente dei nostri affari. Quando io mangio e bevo, mi si aguzza straordinariamente la fantasia e le idee pi&uacute; meravigliose vi spuntano come i funghi.</p>
<p>&nbsp;- Speriamo che sia spuntato un fungo molto grosso, &#8211; rispose il conte, il quale, quantunque la sua ferita gli desse non poca noia, aveva fatto onore al pasto.</p>
<p>&nbsp;Questo dipende da voi, signor conte &#8211; rispose il guascone, dopo d&#8217;aver tracannato d&#8217;un fiato un bicchiere di eccellente vino francese. &#8211; Vorrei prima di tutto chiedervi se sarebbe meglio catturare il marchese di Montelimar, o don Juan de Sasebo o qualcuno dei loro servi. Sorprendere quei due cani grossi, mi pare che sarebbe una impresa un po&#8217; difficile, abitando costoro nel centro della citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;E cos&iacute;? &#8211; chiese il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;Se io e don Ercole vi portassimo invece un servo di quei messeri? Quella gente l&agrave; hanno sempre un mayoral , ossia una specie di maggiordomo che conosce quasi sempre i segreti del padrone. La faccenda sarebbe pi&uacute; facile, mi pare.</p>
<p>&nbsp;- Lascio a voi intera libert&agrave; d&#8217;agire, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia. &#8211; Mi avete ormai dato troppe prove di essere un furbo matricolato, capace anche di far prigioniero il Vicer&eacute; di Panama.</p>
<p>&nbsp;- Se potessi sorprenderlo e condurlo a Taroga, sareste sicuro di avere vostra sorella prima di quarantotto ore, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Sar&agrave; per un&#8217;altra volta. Don Ercole, volete accompagnarmi?</p>
<p>&nbsp;- Sono sempre a vostra disposizione, &#8211; rispose il fiammingo, il quale beveva come un otre.</p>
<p>&nbsp;- Voi, Mendoza, rimarrete qui a tener compagnia al signor conte. Se tardiamo, non preoccupatevi. Il vostro affare non sar&agrave; facile, tuttavia io non dispero di riuscire nel mio intento. Una zucca guascone vale sempre qualche cosa di pi&uacute; delle altre, almeno cos&iacute; dice un nostro vecchio proverbio.</p>
<p>&nbsp;Vuot&ograve; un altro bicchiere, poi, dopo d&#8217;aver salutato il signor di Ventimiglia il quale, aiutato da Mendoza stava per coricarsi su uno dei sette letti che ingombravano lo stanzone, usci insieme a don Ercole che sbuffava come una foca.</p>
<p>&nbsp;La bella Castigliana stava mettendo ancora in ordine la taverna.</p>
<p>&nbsp;- Se&ntilde;ora,- disse il guascone, arricciandosi i baffi. &#8211; Io spero di ritrovare questa sera un&#8217;altra bottiglia di quel famoso Bordeaux. Non sar&agrave; stata l&#8217;ultima della vostra cantina.</p>
<p>&nbsp;- Ne cercher&ograve; qualche altra, caballero, &#8211; rispose la bella vedova, mostrando i suoi candidi dentini.</p>
<p>&nbsp;- Conto su di voi o meglio su la vostra cantina.</p>
<p>&nbsp;Si lev&ograve; con molto sussiego il feltro piumato, come se si trovasse dinanzi ad una grande dama, le mand&ograve; sulla punta delle dita un bacio e se ne and&ograve;, seguito dal silenzioso fiammingo.</p>
<p>&nbsp;- Amico, &#8211; disse il guascone, &#8211; andiamo a fare una passeggiata nella calle d&#8217;Aramejo. Io non so veramente dove si trovi, per&ograve; sono sicuro di scovarla. Deve passare dietro il palazzo di quel briccone di Consigliere. Sulla piazza maggiore potremmo incontrare o don Juan de Satsebo od il marchese e allora che brutta frittata! Prendiamo le retrovie.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa volete fare, insomma?</p>
<p>&nbsp;- Portare via almeno qualche servo del marchese.</p>
<p>&nbsp;- In pieno giorno?</p>
<p>&nbsp;Il guascone si ferm&ograve;, guardando con un certo stupore don Ercole.</p>
<p>&nbsp;- Tonnerre!&#8230;- esclam&ograve;. &#8211; I fiamminghi avrebbero per caso il cervello un po&#8217; ottuso? Noi guasconi l&#8217;abbiamo sempre avuto limpidissimo.</p>
<p>&nbsp;- Voi parlate oscuro.</p>
<p>&nbsp;- Forse avete ragione, don Ercole, pi&uacute; tardi mi spiegher&ograve; meglio.</p>
<p>&nbsp;Accesero ognuno un grosso sigaro, fornito loro dalla bella Castigliana e continuarono il cammino, chiedendo di quando in quando ai passanti dove si trovava la via dell&#8217;Aramejo.</p>
<p>&nbsp;I ventiquattro campanili della citt&agrave; suonavano mezzogiorno, quando finalmente giunsero dietro il palazzo di Don Juan de Sasebo.</p>
<p>&nbsp;Si calarono per precauzione i feltri piumati sul viso e si avvicinarono alla piccola porta, presso la quale passeggiava gravemente un giovane meticcio armato d&#8217;alabarda.</p>
<p>&nbsp;- Ecco il mio uomo, &#8211; disse il guascone, &#8211; Preferisco un mezzo bianco ad un negro completo. Sono pi&uacute; intelligenti e meno furbi di quei selvaggi figli dell&#8217;Africa. Don Ercole, aspettatemi qui e continuate pure a fumare. Quest&#8217;affare lo sbrigher&ograve; io solo.</p>
<p>&nbsp;Mosse risolutamente verso il meticcio e, dopo di essersi levato il cappello, gli disse con voce quasi piagnucolosa.</p>
<p>&nbsp;- L&#8217;illustrissimo signor Consigliere don Juan de Sasebo si troverebbe per caso nella sua abitazione?</p>
<p>&nbsp;Il meticcio si ferm&ograve; bruscamente, squadr&ograve; superbamente il guascone, poi, dopo d&#8217;aver appoggiata la pesante alabarda contro lo stipite della porta e di essersi messe le mani sui fianchi, chiese superbamente:</p>
<p>&nbsp;- Chi siete voi?</p>
<p>&nbsp;- Un povero avventuriero, che giunge dal Messico, povero, per modo di dire poich&eacute; tengo nelle mie tasche un centinaio e pi&uacute; di piastre che potrebbero passare nelle vostre.</p>
<p>&nbsp;Il meticcio, udendo parlare di piastre, che poteva guadagnare e forse senza fatica, divent&ograve; un po&#8217; meno superbo.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa vorreste voi dal mio illustrissimo padrone Consigliere dell&#8217;Udienza Reale di Panama?</p>
<p>&nbsp;- Desidererei consegnargli una supplica perch&eacute; mi venga resa giustizia. Vengo dal Messico appositamente e sono pronto a rimettere i miei ultimi risparmi a chi mi aiuter&agrave; in questa faccenda.</p>
<p>&nbsp;- Non mi avete detto di che cosa si tratta.</p>
<p>&nbsp;- Ah!&#8230; La istoria &egrave; lunga da narrarsi e non potrei farvela conoscere qui, in mezzo alla via. Se vorreste seguirmi all&#8217;albergo dove io abito, potremmo bere delle eccellenti bottiglie.</p>
<p>&nbsp;Il meticcio. che gi&agrave; vedeva risplendere dinanzi ai suoi occhi un bel numero di piastre, chiam&ograve; il negro che fumava sul primo gradino della scalinata e gli consegn&ograve; l&#8217;alabarda, dicendogli:</p>
<p>&nbsp;- Prendi il mio posto e questa sera ti pagher&ograve; un fiasco d&#8217; aguardiente.Devo accompagnare questi signori.</p>
<p>&nbsp;Poi, volgendosi verso il guascone ed il fiammingo, aggiunse:</p>
<p>&nbsp;Sono ai vostri ordini.</p>
<p>&nbsp;Venite e passeremo una allegra mezza giornata, &#8211; rispose don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;Si misero in cammino lungo la strada. Il guascone guardava attentamente a destra ed a sinistra cercando una taverna qualunque, non volendo, per precauzione, condurre il meticcio nella posada della bella Castigliana.</p>
<p>&nbsp;Dopo aver percorso parecchie vie, scopr&iacute; finalmente una fonda, una specie di osteria, frequentata per lo pi&ugrave; da persone equivoche e che non aveva certamente un bell&#8217;aspetto.</p>
<p>&nbsp;- Eccoci sul posto, &#8211; disse il guascone. &#8211; Qui si beve bene e veri vini di Spagna.</p>
<p>&nbsp;Entrarono, sbatacchiando l&#8217;uscio, come persone alle quali &egrave; permessa un po&#8217; di confidenza e si assisero ad una tavola situata nell&#8217;angolo pi&uacute; oscuro dello stanzone.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;oste, un pezzo d&#8217;uomo assai bruno e molto barbuto, fu pronto ad accorrere alla strepitosa chiamata del guascone.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa desiderate, caballeros ? &#8211; chiese.</p>
<p>&nbsp;- Quattro bottiglie del migliore che tenete nella vostra cantina, disse don Barrejo. &#8211; Badate che se non &egrave; vino di Spagna o di Francia io vi taglier&ograve; gli orecchi.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;oste, abituato gi&agrave; alle gradassate degli avventurieri che piovevano numerosi in Panama, dal Messico e dal Per&uacute;, scapp&ograve; via ridendo e ritorn&ograve; poco dopo colle bottiglie che, dalla polvere che le copriva e dalle ragnatele, sembravano venerande.</p>
<p>&nbsp;- Vi chiamate? &#8211; chiese il guascone, volgendosi verso il meticcio.</p>
<p>&nbsp;- Alonzo.</p>
<p>&nbsp;- Ebbene, mio caro Alonzo, bevete liberamente, perch&eacute; pago io. Poi verranno le piastre.</p>
<p>&nbsp;- Siete generoso, &#8211; rispose il meticcio; &#8211; pi&uacute; generoso del mio padrone.</p>
<p>&nbsp;Empirono le tazze e le vuotarono d&#8217;un colpo e continuarono cos&iacute; finch&eacute; due bottiglie furono asciutte.</p>
<p>&nbsp;- Ora che abbiamo un po&#8217; riscaldata la lingua, parliamo, &#8211; disse il guascone, il quale pareva che avesse mandato gi&uacute; tanta acqua, mentre il povero meticcio, non abituato certo a bere del vino cos&iacute; generoso, cominciava a sentirsi girare la testa., Dovete sapere dunque, mio caro Alonzo, permettetemi di chiamarvi cos&iacute;&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Fate pure, &#8211; rispose il meticcio, il quale si era addossato al muro, non bastandogli pi&uacute; lo sgabello.</p>
<p>&nbsp;- Dunque dicevo, &#8211; riprese il guascone, sturando una terza bottiglia, &#8211; che io ho combattuto molto nel Messico contro gl&#8217;indiani ribelli. Credo di averne ammazzati per lo meno cinque o seicento e di aver abbruciati almeno una sessantina di cacichi pagani.</p>
<p>&nbsp;- Un terribile guerriero, ve lo dico io, &#8211; disse il fiammingo, il quale tratteneva a stento le risa.</p>
<p>&nbsp;- Misericordia! &#8211; esclam&ograve; il meticcio, spaventato.</p>
<p>&nbsp;- Silenzio e lasciatemi parlare, mio caro don Alonzo. Il vicer&eacute; del Messico mi aveva promesso, per compiere tali eroiche imprese, la bagatella di mille e cinquecento dobloni. Orbene, quel furfante invece di pagarmi mi mise in prigione e poi mi espulse dal Messico.</p>
<p>&nbsp;- Mal fatto, &#8211; rispose il meticcio.</p>
<p>&nbsp;- E come, anche!&#8230; Capirete, mio povero amico, che io non voglio perdere i miei dobloni e perci&ograve; sono venuto a Panama affinch&eacute; mi sia resa giustizia.</p>
<p>&nbsp;- E fate bene.</p>
<p>&nbsp;- Quindi ho scritta una supplica per presentarla all&#8217;illustrissimo Consigliere don Juan de Sasebo, vostro padrone, perch&eacute; la consegni al Presidente dell&#8217;Udienza Reale.</p>
<p>&nbsp;- M&#8217;incarico io, &#8211; rispose il meticcio. &#8211; Volete darmela?</p>
<p>&nbsp;- Non abbiate tanta fretta, amico. Abbiamo ancora da bere, tonnerre!&#8230; Ah!&#8230; &Egrave; vero che il vostro padrone ospita il marchese di Montelimar?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, signore. Lo conoscete voi?</p>
<p>&nbsp;- Abbiamo bevuto parecchie volte insieme, al Messico e abbiamo anzi divorati parecchi pranzi in allegra compagnia.</p>
<p>&nbsp;- Che brav&#8217;uomo quel marchese!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Io lo stimo il primo soldato dell&#8217;America centrale.</p>
<p>&nbsp;- Lo dicono tutti, &#8211; rispose il meticcio, vuotando un altro bicchiere che il fiammingo gli porgeva.</p>
<p>&nbsp;- Eppure mi avevano detto che era stato fatto prigioniero dai filibustieri del Pacifico.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; vero, per&ograve; &egrave; riuscito a scappare.</p>
<p>&nbsp;- Ah!&#8230; Ditemi un po&#8217;, mio caro amico, sapete che il marchese abbia una figlia? Al Messico si diceva che si fosse sposato segretamente con una principessa, per&ograve; a me non volle mai confessarlo.</p>
<p>&nbsp;- Sicuro che l&#8217;ha.</p>
<p>&nbsp;- Bella?</p>
<p>&nbsp;- Bellissima.</p>
<p>&nbsp;- E dove l&#8217;ha nascosta: che io non l&#8217;ho mai veduta?</p>
<p>&nbsp;- Ultimamente l&#8217;aveva affidata al mio padrone.</p>
<p>&nbsp;- E l&#8217;ha ancora?</p>
<p>&nbsp;- No, signore, l&#8217;ha mandata a Guayaquil, perch&eacute; erasi sparsa la voce che un famoso corsaro voleva rapirgliela.</p>
<p>&nbsp;- Non era sicura in Panama?</p>
<p>&nbsp;- Si diceva che i filibustieri si preparavano a tentare un colpo di mano sulla citt&agrave; e, per precauzione, il mio padrone l&#8217;ha fatta partire. Anzi io facevo parte della scorta.</p>
<p>&nbsp;- Fortezza salda, Guayaquil?</p>
<p>&nbsp;- Fortissima, &#8211; rispose il meticcio.</p>
<p>&nbsp;- Un altro bicchiere, ancora. Voi siete un pessimo bevitore. Ehi, oste dannato, porta delle altre bottiglie ed un canestro di pesci salati. Abbiamo fame e anche molta sete, &egrave; vero don Alonzo?</p>
<p>&nbsp;Il disgraziato meticcio non si sent&iacute; in caso di rispondere. Sempre addossato alla parete, guardava il guascone con due occhi che non avevano pi&uacute; alcuna espressione.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; finito, &#8211; sussurr&ograve; don Ercole al guascone.</p>
<p>&nbsp;- Pare anche a me.</p>
<p>&nbsp;- E la supplica?</p>
<p>&nbsp;Aspetta che chiuda gli occhi. Per ora so quanto desideravo.</p>
<p>&nbsp;Il trattore aveva portato i pesci salati ed altre bottiglie.</p>
<p>&nbsp;Il meticcio ne mangi&ograve; qualcuno, bevette un altro bicchiere, poi si abbandon&ograve; contro la parete, russando quasi subito.</p>
<p>&nbsp;Il guascone ed il fiammingo terminarono tranquillamente la loro seconda colazione, vuotarono coscienziosamente le altre bottiglie, e, dopo d&#8217;aver pagato lo scotto, se ne andarono non senza aver raccomandato all&#8217;oste di lasciar digerire il vino al povero meticcio, senza disturbarlo.</p>
<p>&nbsp;La digestione fu piuttosto lunga, poich&eacute; non fu che verso le otto della sera che il servo di don Juan de Sasebo apr&iacute; gli occhi.</p>
<p>&nbsp;Si guard&ograve; intorno, stupito di trovarsi solo.</p>
<p>&nbsp;- Ehi, taverniere! &#8211; grid&ograve;. &#8211; Dove sono andati quei signori che mi tenevano compagnia?</p>
<p>&nbsp;- Se ne sono andati cinque o sei ore fa, &#8211; rispose l&#8217;omaccione.</p>
<p>&nbsp;- Senza lasciarvi alcuna carta?</p>
<p>&nbsp;- No.</p>
<p>&nbsp;- Ed un gruzzolo di piastre da consegnare a me?</p>
<p>&nbsp;- Hanno pagato il conto e nient&#8217;altro.</p>
<p>&nbsp;Quantunque avesse il cervello ancora un po&#8217; annebbiato pel troppo vino ingollato, il disgraziato ebbe un lampo di lucidit&agrave;.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa ho fatto io, sciagurato! &#8211; esclam&ograve;. &#8211; Quei due individui erano certamente due nemici del mio padrone e mi hanno condotto qui per farmi cantare su cose che forse li interessavano ed io, stupido, sono caduto nella trappola. Correr&ograve; a narrare tutto al mio padrone. Mi ricordo ancora quello che mi hanno domandato, malgrado il gran vino bevuto. Furfanti!&#8230; M&#8217;avete derubato delle piastre, ma io ve le far&ograve; pagare.</p>
<p>&nbsp;Usc&iacute; dalla fonda come un pazzo e dieci minuti dopo don Juan de Sasebo che stava nel suo gabinetto, conosceva quanto era accaduto al disgraziato. Il marchese di Montelimar era presente alla narrazione.</p>
<p>&nbsp;- Tu sei un miserabile! &#8211; url&ograve; il Consigliere, quando il meticcio ebbe finito di raccontare la sua gita alla fonda. &#8211; Tu meriteresti di morire sotto la frusta, canaglia!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Ammazzatemi pure, &#8211; rispose il servo, il quale si strappava a ciocche a ciocche i suoi capelli lanuti. &#8211; S&iacute;, sono stato un miserabile.</p>
<p>&nbsp;- Un asino!&#8230; Un bue!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, un bue, padrone.</p>
<p>&nbsp;- Quest&#8217;uomo ci ha traditi, &#8211; disse il Consigliere, volgendosi verso il marchese di Montelimar il quale fumava flemmaticamente un grosso sigaro, sdraiato su una soffice poltrona coperta di pelle rossa di Cordova con grosse bordure dorate.</p>
<p>&nbsp;- Adagio, amico, &#8211; rispose l&#8217;ex-governatore di Maracaibo. Questa avventura potrebbe invece portarci fortuna.</p>
<p>&nbsp;- Tu lo credi?</p>
<p>&nbsp;- Udiamo un po&#8217;, Alonzo, &#8211; riprese il marchese, senza rispondere al Consigliere. &#8211; Uno di quei due uomini era alto, magro, assai bruno, con due baffi neri, assai rialzati e due occhi piccoli e scintillanti?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, Eccellenza.</p>
<p>&nbsp;- E portava alla cintura, invece d&#8217;una spada, una draghinassa, vero?</p>
<p>&nbsp;- Verissimo, Eccellenza.</p>
<p>&nbsp;- Lo conosci tu? &#8211; chiese il Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; il braccio destro del conte di Ventimiglia, &#8211; rispose il marchese. &#8211; Sono ben audaci quei furfanti! D&#8217;altronde nulla &egrave; perduto, anzi io credo che questa avventura ci giover&agrave;. Giacch&eacute; quell&#8217;imbecille di Valiente con tutte le sue spacconate si &egrave; fatto stupidamente ammazzare, noi organizzeremo una vera caccia al conte. &Egrave; pi&uacute; facile coglierlo in aperta campagna che in Panama, dove pu&ograve; trovare mille rifugi. Metti a mia disposizione cinquanta cavalieri scelti e vedrai che io coglier&ograve; quei corsari, prima che vedano le mura di Guayaquil.</p>
<p>&nbsp;- Anche cento, se ne vuoi.</p>
<p>&nbsp;- Non troppi: pochi ma coraggiosi, e poi i filibustieri non sono che in quattro, e per quanto valenti, non potranno tenere testa ad un mezzo squadrone ben montato e bene armato.</p>
<p>&nbsp;- Chi guider&agrave; la spedizione?</p>
<p>&nbsp;- Io, &#8211; rispose il marchese. &#8211; Voglio finirla una buona volta con quel conte, il quale turba continuamente i miei sonni. Se non &egrave; il diavolo in persona, non mi sfuggir&agrave;.</p>
<p>&nbsp;- Credi tu che siano gi&agrave; sulla strada di Guayaquil?</p>
<p>&nbsp;- Ne sono certissimo.</p>
<p>&nbsp;- Quando conti di partire?</p>
<p>&nbsp;- Prima della mezzanotte. Manda i tuoi scudieri a reclutare gli uomini che mi sono necessari e bada soprattutto che i cavalli siano ben riposati e di prima qualit&agrave;.</p>
<p>&nbsp;- Fra un&#8217;ora il mezzo squadrone sar&agrave; dinanzi alla porta del mio palazzo, &#8211; rispose il Consigliere alzandosi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/unaltra-trovata-del-guascone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;AGGUATO D&#8217;«EL VALIENTE»</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/lagguato-d%c2%abel-valiente%c2%bb/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/lagguato-d%c2%abel-valiente%c2%bb/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 11:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=579</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO XI &#160; &#160;L&#8217;AGGUATO D&#8217;&#171;EL VALIENTE&#187; &#160; &#160;I ventisette campanili di Panama suonavano l&#8217;Ave-Maria, quando il conte di Ventimiglia, seguito dai suoi tre spadaccini, si present&#242; al palazzo di don Juan de Sasebo, Consigliere dell&#8217;Udienza Reale. &#160;Dire che il corsaro fosse tranquillo sarebbe una bugia. Si sarebbe detto che per istinto presentiva un agguato. &#160;Risoluto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPITOLO XI</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;L&#8217;AGGUATO D&#8217;&laquo;EL VALIENTE&raquo;</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;I ventisette campanili di Panama suonavano l&#8217;Ave-Maria, quando il conte di Ventimiglia, seguito dai suoi tre spadaccini, si present&ograve; al palazzo di don Juan de Sasebo, Consigliere dell&#8217;Udienza Reale.</p>
<p>&nbsp;Dire che il corsaro fosse tranquillo sarebbe una bugia. Si sarebbe detto che per istinto presentiva un agguato.</p>
<p>&nbsp;Risoluto per&ograve; a conoscere sua sorella, la nipote del Gran Cacico del Darien e, sicuro d&#8217;aver dietro di s&eacute; tre famose spade, capaci di caricare, senza paura, anche un&#8217;intera cinquantina di alabardieri, non aveva esitato a recarsi al pericoloso appuntamento.</p>
<p>&nbsp;Prima di entrare nel palazzo del Consigliere, si era fermato per interrogare Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Al mio posto, &#8211; gli chiese, &#8211; che cosa faresti tu?</p>
<p>&nbsp;- Io non metterei i piedi l&agrave; dentro, &#8211; rispose il vecchio marinaio.</p>
<p>&nbsp;- E se quel Consigliere fosse un galantuomo?</p>
<p>&nbsp;Uhm! &#8211; fece il guascone. &#8211; Io temo, signor conte, che vi sia sotto questo affare un agguato.</p>
<p>&nbsp;- Abbiamo le nostre spade, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia. Entriamo.</p>
<p>&nbsp;I due negri che guardavano il portone, armati di alabarde, lasciarono loro libero il passo, dopo d&#8217;aver chiamato una specie di maggiordomo che vegliava alla base dello scalone.</p>
<p>&nbsp;Il conte ed i suoi spadaccini furono subito introdotti nel gabinetto da lavoro del Consigliere.</p>
<p>&nbsp;Don Juan de Sascho stava seduto dietro il suo enorme scrittoio, fingendo di osservare delle pergamene.</p>
<p>&nbsp;- Ah!&#8230; Siete voi, signore? disse, alzando il capo e fissando sul conte uno sguardo acutissimo. Avete presa adunque la vostra decisione?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, signor Consigliere, &#8211; rispose il corsaro.</p>
<p>&nbsp;- Accettate di tentare la liberazione del marchese di Montelimar?</p>
<p>&nbsp;- Quando vorrete, io partir&ograve;, ad una condizione per&ograve;.</p>
<p>&nbsp;- Quale.</p>
<p>&nbsp;- Oggi da alcuni miei amici io ho avuto l&#8217;assicurazione che la nipote del Gran Cacico del Darien &egrave; sempre in Panama.</p>
<p>&nbsp;- Continuate.</p>
<p>&nbsp;- Io non partir&ograve;, se prima non l&#8217;avr&ograve; veduta.</p>
<p>&nbsp;- Perch&eacute; v&#8217;interessa tanto quella fanciulla?</p>
<p>&nbsp;- Ho da dirle qualche cosa da parte del marchese.</p>
<p>&nbsp;- Voi non mi avevate detto ci&ograve; ieri sera. Non vi avrei risposto evasivamente.</p>
<p>&nbsp;- Dunque, &egrave; vero che la fanciulla &egrave; qui?</p>
<p>&nbsp;- Non ve lo nego pi&uacute;, &#8211; rispose il Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Potr&ograve; dunque, prima d&#8217;imbarcarmi, vederla?</p>
<p>&nbsp;- Non ho alcuna difficolt&agrave;; per&ograve;, avendo quella giovane, non so per quale motivo, numerosi nemici i quali hanno gi&agrave; tentato pi&uacute; d&#8217;una volta di rapirla, voi dovrete usare le pi&uacute; grandi precauzioni. Io l&#8217;ho fatta nascondere in una casetta isolata che si trova presso la Punta Blanca. Non conceder&ograve; quindi il permesso di andarla a vedere che a voi solo.</p>
<p>&nbsp;- I miei compagni sono fidati e segreti, signore.</p>
<p>&nbsp;- Io non mi fider&ograve; che di voi solo, &#8211; rispose il Consigliere, con voce ferma. &#8211; Vi dar&ograve; una guida, un uomo dabbene e saldo di pugno, il quale veglier&agrave; su di voi.</p>
<p>&nbsp;- E questi uomini?</p>
<p>&nbsp;- Andranno intanto a preparare la scialuppa. Ne avete arruolati altri?</p>
<p>&nbsp;- No, signore, &#8211; rispose il Corsaro. &#8211; Ho pensato che &egrave; meglio essere in pochi e risoluti, piuttosto che in molti, per una simile impresa. I filibustieri vegliano ed una grossa barca non potrebbe passare inosservata.</p>
<p>&nbsp;- Avete ragione ed apprezzo assai la vostra prudenza. Quando partirete?</p>
<p>&nbsp;- Possibilmente alla mezzanotte.</p>
<p>&nbsp;- Avete noleggiata la scialuppa?</p>
<p>&nbsp;- Non ancora.</p>
<p>&nbsp;- Presso la lanterna di Granata vi &egrave; un uomo che ne possiede molte. Con qualche decina di piastre, appoggiate dal mio nome, vi dar&agrave; quella che crederete la migliore per la vostra impresa. I vostri uomini potranno aspettarvi l&agrave;!</p>
<p>&nbsp;Il conte si volse verso Mendoza:</p>
<p>&nbsp;- Tu conosci quella localit&agrave;!</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, signore, &#8211; rispose il basco.</p>
<p>&nbsp;- Vi raggiunger&ograve; il pi&uacute; presto possibile.</p>
<p>&nbsp;Il Consigliere aveva levato da un cassetto una grossa borsa e l&#8217;aveva deposta sullo scrittoio, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Vi anticipo quaranta dobloni per le prime spese. Gli altri li avrete quando avrete liberato il marchese.</p>
<p>&nbsp;Il guascone fu lesto ad impadronirsi del piccolo tesoro.</p>
<p>&nbsp;- Ora andate voi ad aspettare il vostro capo, &#8211; disse il Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- State in guardia, signor conte, &#8211; sussurr&ograve; il guascone al corsaro. Il signor di Ventimiglia alz&ograve; leggermente le spalle, dicendo a voce alta.</p>
<p>&nbsp;- Mi avete capito: al faro di Granata ai dodici tocchi. Che la scialuppa sia pronta.</p>
<p>&nbsp;I tre avventurieri, un po&#8217; rassicurati per la tranquillit&agrave; del conte, uscirono, accompagnati da un servo il quale pareva che li aspettasse nella stanza attigua.</p>
<p>&nbsp;Il Consigliere attese che il rumore dei passi fosse cessato, fingendo di osservare le sue pergamene, poi suon&ograve; un campanello.</p>
<p>&nbsp;Un altro servo entr&ograve;.</p>
<p>&nbsp;- Dite al mio scudiere che venga subito e che non dimentichi di armarsi.</p>
<p>&nbsp;Un mezzo minuto dopo El Valiente faceva la sua entrata, salutando come al solito, in una maniera assai goffa.</p>
<p>&nbsp;- Emanuel, &#8211; disse il Consigliere indicandogli il conte, &#8211; condurrai questo signore alla mia casetta della Punta Blanca e lo lascierai parlare colla se&ntilde;orita. Veglia su di lui.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, Eccellenza, &#8211; rispose il bandito, il quale osservava di traverso il conte.</p>
<p>&nbsp;La tua testa risponder&agrave; della vita di questo signore.</p>
<p>&nbsp;- Sapr&ograve; difenderla, Eccellenza.</p>
<p>&nbsp;- Signore, potete andare, &#8211; disse il Consigliere al conte. Vi auguro di riuscire nella vostra audace impresa e di rivedervi presto, insieme al marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;- Fra tre o quattro giorni, spero di essere di ritorno con lui, rispose il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;Salut&ograve; ed usci, seguito dal Valiente, il quale aveva strizzato l&#8217;occhio al Consigliere come per dirgli:</p>
<p>&nbsp;- Quest&#8217;uomo &egrave; spacciato.</p>
<p>&nbsp;Scesero lo scalone ed attraversarono l&#8217;ampia piazza, avviandosi poscia verso la marina.</p>
<p>&nbsp;Nessuno dei due parlava e parevano entrambi assai preoccupati, nondimeno il conte non sembrava che avesse qualche timore per quel preteso scudiere del Consigliere. Giunti nei sobborghi, i quali si estendevano tutto intorno alla baia, il signor di Ventimiglia chiese al bandito.</p>
<p>&nbsp;- Avremo da camminare molto ancora?</p>
<p>&nbsp;- Si vede che siete poco pratico di Panama, signore.</p>
<p>&nbsp;- Sono sbarcato pochi giorni fa.</p>
<p>&nbsp;- Ah! Siete un uomo di mare.</p>
<p>&nbsp;- Avete indovinato.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa fanno dunque quei cani di filibustieri?</p>
<p>&nbsp;- Non lo so.</p>
<p>&nbsp;- Si dice che preparino un colpo di mano sulla citt&agrave;!</p>
<p>&nbsp;- Pu&ograve; darsi.</p>
<p>&nbsp;- Siete poco loquace, signore.</p>
<p>&nbsp;- La gente di mare parla poco.</p>
<p>&nbsp;- Ed anche un po&#8217; diffidente verso di me.</p>
<p>&nbsp;- Io!</p>
<p>&nbsp;- Mi pareva.</p>
<p>&nbsp;- Niente affatto.</p>
<p>&nbsp;Continuarono a camminare attraverso le viuzze oscure e tortuose dell&#8217;ultimo sobborgo e giunsero sulla spiaggia di ponente, una spiaggia sabbiosa, aperta ai venti ed alle onde e che serviva per la demolizione delle vecchie caravelle ormai impotenti a tenere il mare.</p>
<p>&nbsp;- Ma dov&#8217;&egrave; questa casa? &#8211; chiese il conte, dopo aver costeggiato per qualche po&#8217; le dune di sabbia contro le quali s&#8217;infrangevano, rumoreggiando cupamente, le onde del Pacifico. &#8211; Io qui non vedo che degli scafi semi-demoliti.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; pi&uacute; innanzi, &#8211; rispose il bandito. &#8211; Dubitereste di me, signore?</p>
<p>&nbsp;- Vi ho detto di no, quantunque voi mi abbiate condotto in un luogo assolutamente deserto e adatto per le imboscate.</p>
<p>&nbsp;- Corpo d&#8217;una bombarda! &#8211; grid&ograve; il bandito. &#8211; Vorreste offendermi? Badate che quantunque oggi non sia che un semplice scudiero, ho nelle mie vene sangue di gentiluomini.</p>
<p>&nbsp;- Ci&ograve; non m&#8217;interessa affatto, &#8211; rispose il conte.</p>
<p>&nbsp;- Come non v&#8217;interessa? &#8211; grid&ograve; il brigante, fermandosi di fronte ad un&#8217;alta duna, colla sinistra posata sull&#8217;impugnatura della spada. &#8211; Voi cercate una lite con me, a quanto mi pare?</p>
<p>&nbsp;- O siete voi invece che la preparate? &#8211; chiese il Corsaro, facendo atto di snudare pure la sua spada.</p>
<p>&nbsp;- Corpo d&#8217;un trombone, diventate troppo insolente, signor mio!</p>
<p>&nbsp;- Prendetevela come volete, a me non importa, signor bandito.</p>
<p>&nbsp;- A me, bandito!</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, perch&eacute; voi mi avete attirato qui, non gi&agrave; per condurmi alla casa abitata da quella giovane meticcia, bens&iacute; per assassinarmi. Quanto vi ha pagato don Juan de Sasebo?</p>
<p>&nbsp;- Ve lo dir&ograve;, quando vi avr&ograve; passata la mia spada attraverso il corpo.</p>
<p>&nbsp;- Siete ben sicuro di riuscirvi? &#8211; chiese il conte con calma.</p>
<p>&nbsp;- Nessuno ha mai tenuto testa a El Valiente.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; il vostro nome di battaglia?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, signor mio.</p>
<p>&nbsp;- Allora ti far&ograve; vedere una cosa strabiliante.</p>
<p>&nbsp;- Quale?</p>
<p>&nbsp;- Di vedere El Valiente a piegare le ginocchia dinanzi a me e domandarmi grazia.</p>
<p>&nbsp;Il bandito proruppe in una risata fragorosa, mentre il conte, che cominciava ad impazientirsi e che temeva di veder accorrere altri spadaccini in aiuto del brigante, sfoderava la spada.</p>
<p>&nbsp;- Corpo d&#8217;una bombarda, siete coraggioso, signor mio. Un altro che si trovasse dinanzi al Valiente, getterebbe subito la spada e consegnerebbe anche la borsa.</p>
<p>&nbsp;- Io non ho mai avuto queste pessime abitudini, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia. &#8211; Ors&uacute; finiamola, buffone. Ti dar&ograve; la lezione che tu meriti.</p>
<p>&nbsp;Il bandito si tolse il s&egrave;rap&egrave;infioccato, uno nuovissimo che doveva aver comperato coi denari del Consigliere e se lo gett&ograve; sul braccio sinistro, per essere pi&uacute; libero nelle mosse, spicc&ograve; due salti verso la duna per non esporsi al pericolo di dover indietreggiare verso il mare e cadervi dentro, poi trasse la sua spada, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Mi baster&agrave; un colpo per spacciarvi.</p>
<p>&nbsp;- Qualche botta segreta!</p>
<p>&nbsp;- La pi&uacute; famosa di tutti.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; inutile, brigante, che tu cerchi di spaventarmi. Di botte segrete me ne intendo anch&#8217;io.</p>
<p>&nbsp;- La mia non potete conoscerla.</p>
<p>&nbsp;- Basta, chiacchierone: veniamo ai fatti.</p>
<p>&nbsp;Il conte si era messo rapidamente in guardia ed aveva fatto un passo innanzi, facendo qualche finta. Prima di assalire decisamente, voleva accertarsi della forza dell&#8217;avversario.</p>
<p>&nbsp;Sapendolo forte spadaccino, non dovevano avergli mandato un mediocre tiratore.</p>
<p>&nbsp;Il Valiente infatti par&ograve; senza scomporsi.</p>
<p>&nbsp;- Si vede che sei forte, &#8211; disse il conte.</p>
<p>&nbsp;- Questo non &egrave; ancora nulla, &#8211; rispose il bandito. &#8211; Vedrete il seguito. Vorrei darvi un consiglio perch&eacute; non vi tocchi di fare partenza per l&#8217;altro mondo come un mussulmano.</p>
<p>&nbsp;- Vorresti dire?</p>
<p>&nbsp;- Che io al vostro posto, per non perdere tempo, approfitterei di questi pochi minuti per recitare qualche Ave Maria.</p>
<p>&nbsp;- Comincia tu, intanto, &#8211; rispose il conte, il quale incalzava vivamente.</p>
<p>&nbsp;- Non ne ho bisogno.</p>
<p>&nbsp;- Te ne pentirai presto.</p>
<p>&nbsp;- Che voi siate molto duro da smontare questo &egrave; vero, mio signore, &#8211; disse il bandito, il quale continuava ad indietreggiare, avvicinandosi alla duna. &#8211; Tuttavia spero di riuscirvi quando il vostro braccio dar&agrave; qualche segno di stanchezza.</p>
<p>&nbsp;- Allora dovrai aspettare qualche ora.</p>
<p>&nbsp;- Ah! Corpo&#8230;</p>
<p>&nbsp;Il conte gli aveva portato una stoccata proprio in mezzo al petto, facendogli uno strappo sulla giacca. Il bandito si era salvato per miracolo, parando di terza e facendo un salto indietro.</p>
<p>&nbsp;- Ecco una botta magnifica e che non mi aspettavo, &#8211; disse il bandito. &#8211; Non vale per&ograve; quella delle cento pistole. Chi pu&ograve; avervela insegnata?</p>
<p>&nbsp;- Un famoso maestro italiano.</p>
<p>&nbsp;- Sono formidabili spadaccini gli italiani. Oh li conosco io!</p>
<p>&nbsp;- Allora para questa.</p>
<p>&nbsp;Il conte pareva che avesse ormai completamente dimenticato il pericolo che poteva minacciarlo e che cominciasse a divertirsi assai di quella terribile partita.</p>
<p>&nbsp;Aveva data un&#8217;altra stoccata che Il Valiente era pure riuscito a parare appena a tempo.</p>
<p>&nbsp;- Corpo d&#8217;una bombarda, &#8211; borbott&ograve;. &#8211; La faccenda non cammina come credevo. Quest&#8217;uomo &egrave; pi&uacute; solido di quanto supponevo. Stiamo in guardia.</p>
<p>&nbsp;Il conte tornava alla carica, impaziente di stancarlo, prima di tentare qualche colpo decisivo. Il bandito per&ograve; gli sfuggiva sempre, indietreggiando verso la duna.</p>
<p>&nbsp;- Tu mi scappi, &#8211; disse il corsaro, incollerito. &#8211; Mostrami la tua valentia, restando sul posto.</p>
<p>&nbsp;Il Valiente non rispose. Pareva che colla mano sinistra tesa all&#8217;indietro cercasse qualche cosa.</p>
<p>&nbsp;Per alcuni istanti ancora fu un continuo grandinare di colpi, poi il bandito fece un ultimo salto indietro che lo port&ograve; addosso alla duna.</p>
<p>&nbsp;- Ora non mi scapperai pi&uacute;! &#8211; grid&ograve; il conte. &#8211; Recita l&#8217;Ave Maria.</p>
<p>&nbsp;- Eccola, &#8211; rispose il bandito.</p>
<p>&nbsp;Si era voltato con una mossa fulminea e raccolta una grossa manata di sabbia l&#8217;aveva lanciata contro il viso del Corsaro, tentando di acceccarlo.</p>
<p>&nbsp;- Bandito! &#8211; url&ograve; il conte, il quale, accortosi dell&#8217;intenzione del miserabile, si era riparati gli occhi col suo ampio feltro. &#8211; Non avr&ograve; alcuna misericordia di te!</p>
<p>&nbsp;Attaccava nuovamente.</p>
<p>&nbsp;Il Valiente ancora una volta sfugg&iacute; all&#8217;urto, saltando di fianco, poi si abbass&ograve; tutto, raggomitolandosi quasi su se stesso.</p>
<p>&nbsp;- Il colpo delle cento pistole, &#8211; disse il conte, mettendosi in guardia di seconda. &#8211; Lo conosco, miserabile, e non sar&agrave; la tua spada che mi passer&agrave; il petto.</p>
<p>&nbsp;Il brigante mand&ograve; un vero ruggito.</p>
<p>&nbsp;- Eppure bisogna che vi uccida, &#8211; disse poi, con voce rauca. &#8211; Io l&#8217;ho promesso a don Juan de Sasebo ed al marchese di Montelimar. Se mancassi all&#8217;impresa sarebbero capaci di farmi appiccare.</p>
<p>&nbsp;- Il marchese di Montelimar! &#8211; grid&ograve; il conte. &#8211; Tu l&#8217;hai veduto?</p>
<p>&nbsp;- Come vedo voi ora.</p>
<p>&nbsp;- Dove?</p>
<p>&nbsp;- Dal Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Tu menti!</p>
<p>&nbsp;- Sar&ograve; un furfante, ma non un mentitore. Il marchese &egrave; qui, perch&eacute; &egrave; scappato da Taroga. Badate!</p>
<p>&nbsp;A sua volta si era slanciato furiosamente, vibrando quattro stoccate, una dietro l&#8217;altra. Stava per tirarne una quinta, quando cadde, mandando un grido.</p>
<p>&nbsp;La spada del conte l&#8217;aveva colpito alla gola, affondandovi dentro per parecchi centimetri. Rimase un momento quasi diritto, colle braccia aperte, poi ruzzol&ograve; pesantemente fra le sabbie, mormorando:</p>
<p>&nbsp;- Sono finito.</p>
<p>&nbsp;Il conte aveva ritirata prontamente la spada.</p>
<p>&nbsp;- L&#8217;hai voluto, &#8211; gli disse.</p>
<p>&nbsp;- Sono&#8230; morto&#8230; &#8211; barbugli&ograve; il miserabile. &#8211; Alzatemi&#8230; la testa&#8230; il sangue&#8230; mi soffoca&#8230; ve ne prego&#8230;</p>
<p>&nbsp;Il conte si curv&ograve; sul moribondo per alleviargli le sofferenze, quando si sent&iacute; afferrare per una mano strettamente e colpire. Il bandito aveva estratto la misericordia ed aveva vibrato un colpo in direzione del cuore, squarciando la casacca del conte e anche le carni.</p>
<p>&nbsp;- Sono&#8230; vendicato, &#8211; disse con un soff&igrave;o di voce.</p>
<p>&nbsp;- Canaglia! &#8211; aveva gridato il conte, sentendosi bagnare una mano da alcune goccie di sangue. Riafferr&ograve; la spada e la immerse nel petto dell&#8217;assassino per ben due volte.</p>
<p>&nbsp;Erano stoccate inutili, poich&eacute; Il Valiente era ormai morto.</p>
<p>&nbsp;- Traditore! &#8211; mormor&ograve; il conte. &#8211; Marchese di Montelimar e anche voi, don Juan de Sasebo, me la pagherete.</p>
<p>&nbsp;Si apr&iacute; il giustacuore, lacer&ograve; la camicia e si guard&ograve; la ferita. Brillando splendidissima la luna, poteva giudicare, anche senza torcia, il colpo vibratogli dal brigante.</p>
<p>&nbsp;- Bah! &#8211; disse. &#8211; Non mi pare che sia cosa grave. Cerchiamo di raggiungere i miei spadaccini, se anche essi non sono stati assaliti. So dove si trova la lanterna: vedremo se si troveranno l&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Si mise sulla ferita il fazzoletto per arrestare il sangue, si riabbotton&ograve; strettamente il giustacuore, arm&ograve; le pistole che portava nascoste sotto la fascia e, dopo essersi orizzontato, si mise a seguire l&#8217;alta duna, senza nemmeno degnare d&#8217;uno sguardo il bandito.</p>
<p>&nbsp;La notte era magnifica. L&#8217;oceano scintillava, riflettendo i raggi dolcissimi dell&#8217;astro notturno; la risacca muggiva e rimuggiva, senza produrre troppo fracasso e dal largo soffiava una brezza fresca e vivificante.</p>
<p>&nbsp;Il Corsaro, temendo che il bandito avesse dei compagni nascosti fra le dune, affrettava il passo, tenendo la spada sguainata, per essere pi&uacute; pronto a respingere un qualche improvviso attacco. La lanterna di Granata, destinata ad indicare ai naviganti l&#8217;entrata del porto verso la scogliera di ponente, scintillava vivamente, quindi il corsaro non poteva ingannarsi sulla direzione da tenere.</p>
<p>&nbsp;Lo inquietava per&ograve; profondamente il dubbio che anche i suoi spadaccini fossero stati assaliti da qualche banda di masnadieri.</p>
<p>&nbsp;Cammin&ograve; per circa mezz&#8217;ora, seguendo le dune e giunse finalmente nei dintorni dell&#8217;altissima costruzione che rassomigliava ad una torre, sulla cui cima brillava la grossa lanterna.</p>
<p>&nbsp;Vide subito tre ombre ritte sulla spiaggia, occupate, a quanto pareva, a raccoglier frutta di mare.</p>
<p>&nbsp;Alz&ograve; la voce:</p>
<p>&nbsp;- Mendoza!</p>
<p>&nbsp;Un triplice grido rispose:</p>
<p>&nbsp;- Il signor conte!</p>
<p>&nbsp;I tre spadaccini balzarono lestamente sopra le dune e lo raggiunsero.</p>
<p>&nbsp;- Non siete stati assaliti? &#8211; chiese il conte, con stupore.</p>
<p>&nbsp;- No, signore, &#8211; rispose il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Mi pare impossibile!</p>
<p>&nbsp;- Eppure non abbiamo fatto altro che divorare ostriche; senza essere disturbati. L&#8217;avete trovata vostra sorella?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, sotto forma d&#8217;un colpo di misericordia che per poco non mi spaccava il cuore. Guardate!</p>
<p>&nbsp;Si apr&iacute; il giustacuore e mostr&ograve; loro il fazzoletto bagnato di sangue.</p>
<p>&nbsp;- Per la mia morte! &#8211; grid&ograve; il guascone. &#8211; Me l&#8217;ero immaginato che vi avrebbero teso un agguato.</p>
<p>&nbsp;- Signor conte, &#8211; disse Mendoza, con voce commossa. &Egrave; grave la ferita?</p>
<p>&nbsp;- Non mi pare.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; necessario medicarvi subito, &#8211; disse il guascone.</p>
<p>&nbsp;- La fonda &egrave; troppo lontana, &#8211; disse il fiammingo.</p>
<p>&nbsp;- V&#8217;&egrave; la lanterna, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Andiamo a chiedere ospitalit&agrave; al guardiano. Se rifiuter&agrave; lo getter&ograve; gi&uacute; dalla torre. Venite, don Ercole.</p>
<p>&nbsp;Mentre Mendoza si strappava una manica della camicia, per arrestare al conte il sangue, il quale non cessava di sgorgare, i due avventurieri si slanciarono verso la porta della lanterna, picchiando fragorosamente coi pomi delle loro spade.</p>
<p>&nbsp;Una vociaccia rauca venne dall&#8217;alto.</p>
<p>&nbsp;- Chi siete e che cosa volete?</p>
<p>&nbsp;- Aprite subito, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Abbiamo raccolto un naufrago e pare che stia per morire.</p>
<p>&nbsp;- Portatelo a Panama. Qui non vi sono medici.</p>
<p>&nbsp;- Far&ograve; io da medico. Aprite subito o getteremo gi&uacute; la porta.</p>
<p>&nbsp;- Aspettate un momento.</p>
<p>&nbsp;Mezzo minuto dopo il fanalista comparve, tenendo in mano una torcia. Era un vecchio marinaio dalla lunga barba bianca, ancora molto robusto, col volto quasi annerito dai venti del mare e dai grandi calori equatoriali.- Che cosa volete dunque, voi? &#8211; chiese con voce brusca.</p>
<p>&nbsp;- Il vostro letto, &#8211; rispose il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Ed io?</p>
<p>&nbsp;- Andrete a dormire a casa del diavolo, D&#8217;altronde noi vi pagheremo largamente.</p>
<p>&nbsp;La fronte rugosa del fanalista si spian&ograve;, udendo parlare di compensi.</p>
<p>&nbsp;In quel momento giunse il conte, il quale s&#8217;appoggiava al braccio di Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Dov&#8217;&egrave; questo naufrago? &#8211; chiese il guardiano del faro.</p>
<p>&nbsp;- Eccolo, &#8211; rispose il guascone indicandogli il conte.</p>
<p>&nbsp;- Ma le sue vesti sono pi&uacute; asciutte delle mie!</p>
<p>&nbsp;- Sotto sono per&ograve; bagnate di sangue.</p>
<p>&nbsp;- Si tratta d&#8217;un ferito, allora.</p>
<p>&nbsp;- Basta, fate lume e guidateci nella vostra stanza.</p>
<p>&nbsp;Il guardiano sal&iacute; la scaletta, brontolando e si ferm&ograve; al secondo piano del faro, introducendoli in una stanzetta la quale non conteneva che un letto ed un paio di cassettoni sgangherati.</p>
<p>&nbsp;- Lasciate questa torcia e tornate alla vostra lanterna, &#8211; disse il guascone. &#8211; Se avremo bisogno di voi vi chiameremo, e voi, don Ercole, andate a tenergli compagnia. Pel momento la vostra spada non &egrave; necessaria.</p>
<p>&nbsp;Mendoza ed il guascone tolsero al conte la giubba, il giustacuore e la camicia e osservarono attentamente la ferita.</p>
<p>&nbsp;In quell&#8217;epoca cos&iacute; ricca di guerre, tutti gli spadaccini erano un po&#8217; medici e sapevano fare delle fasciature e curare benissimo delle stoccate.</p>
<p>&nbsp;Con un solo sguardo il basco ed il guascone s&#8217;avvidero che la lama della misericordia non aveva prodotto gran che di male. La punta per&ograve; aveva tagliate le carni per una lunghezza di cinque o sei centimetri ed in prossimit&agrave; del cuore.</p>
<p>&nbsp;Il bandito aveva tirato giusto il suo colpo: se la sua mano fosse stata pi&uacute; ferma avrebbe spacciato il conte.</p>
<p>&nbsp;- Niente di grave, &egrave; vero, amico? &#8211; chiese il signor di Ventimiglia. Molto sangue e nient&#8217;altro.</p>
<p>&nbsp;vero, signore, &#8211; rispose Mendoza. &#8211; &Egrave; stato un colpo di pugnale.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, datomi quando l&#8217;assassino era stato toccato.</p>
<p>&nbsp;- Chi credete che abbia ordito l&#8217;agguato?</p>
<p>&nbsp;- Il marchese di Montelimar, d&#8217;accordo col Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Ma se il marchese &egrave; a Taroga? &#8211; disse il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Vi era, volete dire, perch&eacute; ora si trova qui.</p>
<p>&nbsp;- Tonnerre!</p>
<p>&nbsp;-&Egrave; scappato!</p>
<p>&nbsp;- Chi ve lo ha detto?</p>
<p>&nbsp;- L&#8217;assassino, prima di morire.</p>
<p>&nbsp;Che vi abbia ingannato? &#8211; chiese Mendoza, il quale fasciava intanto la ferita con un pezzo di lenzuolo trovato in un cassettone.</p>
<p>&nbsp;- Non credo. D&#8217;altronde non aveva alcun motivo di tenermelo nascosto o d&#8217;ingannarmi.</p>
<p>&nbsp;Allora bisogna riprenderlo, &#8211; disse don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;Senza di lui non potr&ograve; mai sapere dove quei dannati hanno nascosta mia sorella. E lui od il Consigliere devono cadere nelle nostre mani. Essi hanno preparato un agguato a me, e noi ne prepareremo uno a loro.</p>
<p>&nbsp;- Noi siamo sempre pronti, &egrave; vero, Mendoza? &#8211; disse il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Anche a dar fuoco a Panama, &#8211; rispose il basco, il quale aveva terminata la fasciatura.</p>
<p>&nbsp;- Dovremo per&ograve; agire colla massima cautela, &#8211; disse il conte. &#8211; Domani, giacch&eacute; la mia ferita non presenta alcun pericolo, torneremo alla fonda della Castigliana e studieremo sul da farsi. Conto specialmente su di voi, don Barrejo, che possedete una fantasia cosi ricca di trovate.</p>
<p>&nbsp;- Mi occuper&ograve; di questo affare, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Intanto occupiamoci di un altro pi&uacute; pressante, &#8211; disse in quel momento il fiammingo, entrando.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa c&#8217;&egrave; dunque d&#8217;urgente? &#8211; chiese il conte.</p>
<p>&nbsp;- Mi dispiace darvi una brutta nuova, signore, &#8211; rispose il fiammingo.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; caduto gi&uacute; dal faro il guardiano? &#8211; chiese il guascone.</p>
<p>&nbsp;- S&#8217;avanza un grosso gruppo di soldati attraverso alle dune.</p>
<p>&nbsp;- Tonnerre!- esclam&ograve; don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;- Vengono a prendere voi, &#8211; disse il conte, &nbsp;- Mi pareva impossibile che il marchese ed il Consigliere vi lasciassero tranquilli. A me lo spadaccino ed a voi le guardie.</p>
<p>&nbsp;- Scappiamo, &#8211; disse Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Non potremo, &#8211; rispose don Ercole. &#8211; Il drappello si &egrave; diviso e s&#8217;avanza da due opposte direzioni, per prenderci in mezzo.</p>
<p>&nbsp;- E poi il signor conte &egrave; debole e non potrebbe resistere ad una lunga corsa, &#8211; aggiunse il guascone. &#8211; Io per&ograve; ho un&#8217;idea. Don Ercole, sono ancora lontani?</p>
<p>&nbsp;- Un migliaio di passi e mi &egrave; parso che non abbiano molta fretta da avanzarsi.</p>
<p>&nbsp;- Perdinci!&#8230; Che occhi che hanno i fiamminghi! &#8211; esclam&ograve; don Barrejo. &#8211; Vincono quelli dei guasconi.</p>
<p>&nbsp;- Fuori la vostra idea, don Barrejo, &#8211; disse il conte. &#8211; Non abbiamo tempo da perdere.</p>
<p>&nbsp;- Voi, Mendoza, andate a vedere se la porta del pianterreno &egrave; ben chiusa; voi, signor conte, rimanete pure qui, anzi fareste bene a coricarvi un po&#8217;, e voi, don Ercole, venite sulla lanterna. Io rispondo di tutto.</p>
<p>&nbsp;Uscirono e salirono rapidamente la scaletta esterna che girava in forma di spirale intorno alla torre, giungendo ben presto sotto la cupoletta dove brillava una grossissima lanterna con vetri.</p>
<p>&nbsp;Il fanalista stava seduto in un angolo della terrazza, occupato a fumare la sua grossa pipa.</p>
<p>&nbsp;- Dove sono? &#8211; chiese il guascone a don Ercole.</p>
<p>&nbsp;- Eccolo laggi&uacute;, il primo drappello.</p>
<p>&nbsp;Il guascone guard&ograve; nella direzione indicata e vide infatti, a circa ottocento passi dal faro, avanzarsi una minuscola colonna, composta da non meno di due dozzine d&#8217;uomini.</p>
<p>&nbsp;Seguiva la spiaggia lungo le dune.</p>
<p>&nbsp;Brillando sempre la luna, non era possibile ingannarsi, poich&eacute; le corazze, gli elmetti, gli archibugi e le alabarde scintillavano vivamente.</p>
<p>&nbsp;- Segue le dune di settentrione.</p>
<p>&nbsp;- Vogliono proprio prenderci in mezzo. Ah!&#8230; La vedremo. Quando si &egrave; un po&#8217; furbi, si pu&ograve; sempre sfuggire ai pericoli.</p>
<p>&nbsp;Arm&ograve; una pistola, si lev&ograve; da una tasca una manata di piastre e s&#8217;avvicin&ograve; al guardiano, il quale, tutto immerso nel gustare il suo tabacco, non si era nemmeno degnato di voltarsi, pur avendoli uditi a salire.</p>
<p>&nbsp;- Vecchio mio, scegli, gli disse il guascone, mostrandogli l&#8217;arma da fuoco ed il denaro. Vuoi piombo o argento?&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Che cosa volete? &#8211; chiese il guardiano, balzando in piedi e lasciando cadere la pipa. &#8211; Assassinarmi forse?</p>
<p>&nbsp;- Niente affatto, anzi vi offro un buon gruzzolo di piastre, per&ograve; voi dovete ubbidirmi senza perdere un solo istante. Se rifiutate, allora non rispondo della vostra vita.</p>
<p>&nbsp;- Dite, &#8211; rispose il vecchio, spaventato.</p>
<p>&nbsp;- Innanzi tutto spogliatevi del vostro vestito bigio, che mi &egrave; assolutamente necessario.</p>
<p>&nbsp;- E poi?</p>
<p>&nbsp;- Lasciatevi legare sotto il vostro letto.</p>
<p>&nbsp;- Volete portar via o guastare la lanterna?</p>
<p>&nbsp;- Non sapremmo che cosa farne di questo grosso fanale. Sbrigatevi, o invece delle piastre vi caccio una palla nel cervello.</p>
<p>&nbsp;- Scelgo le piastre, &#8211; disse il guardiano, dopo una breve esitazione. &#8211; D&#8217;altronde una resistenza da parte mia sarebbe impossibile.</p>
<p>&nbsp;- Voi siete un uomo ragionevole, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Ecco le piastre e gi&uacute; il vestito.</p>
<p>&nbsp;Il fanalaio, che ci teneva pi&uacute; all&#8217;argento che al piombo, fu lesto a obbedire.</p>
<p>&nbsp;Il guascone infil&ograve; i calzoni, indoss&ograve; la grossa casacca di panno bigio con bottoni di metallo giallo, e si mise in testa il berrettone di tela cerata.</p>
<p>&nbsp;- Somiglio ad un fanalista? &#8211; chiese a don Ercole, il quale stava legando ed imbavagliando il disgraziato sorvegliante.</p>
<p>&nbsp;- Potreste lasciare la spada per la lanterna, &#8211; rispose il fiammingo, sorridendo.</p>
<p>&nbsp;- Quando sar&ograve; vecchio, amico. Ora conducete, o, se vi piace meglio, portate quest&#8217;uomo nella camera del conte e cacciatelo sotto il letto.</p>
<p>&nbsp;- Preferisco portarlo.</p>
<p>&nbsp;- Ed ora a noi, signori soldati, &#8211; mormor&ograve; il guascone, quando fu solo.</p>
<p>&nbsp;Raccolse la pipa del sorvegliante la quale fumava ancora e si sedette su un gradino della scala esterna, mettendosi a sua volta in osservazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/lagguato-d%c2%abel-valiente%c2%bb/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL CONSIGLIERE DELL&#8217;UDIENZA REALE</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/il-consigliere-delludienza-reale/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/il-consigliere-delludienza-reale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 11:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=577</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO X &#160; &#160;IL CONSIGLIERE DELL&#8217;UDIENZA REALE &#160; &#160;Fatta un po&#8217; di toelette, per non sembrare dei veri straccioni, il conte ed i tre avventurieri lasciarono la piantagione, seguendo la riva destra dell&#8217;impetuoso fiumicello che aveva servito loro per sfuggire alle guardie della Capitaneria. &#160;Panama si stendeva dinanzi a loro a perdita d&#8217;occhio, colle sue [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPITOLO X</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;IL CONSIGLIERE DELL&#8217;UDIENZA REALE</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;Fatta un po&#8217; di toelette, per non sembrare dei veri straccioni, il conte ed i tre avventurieri lasciarono la piantagione, seguendo la riva destra dell&#8217;impetuoso fiumicello che aveva servito loro per sfuggire alle guardie della Capitaneria.</p>
<p>&nbsp;Panama si stendeva dinanzi a loro a perdita d&#8217;occhio, colle sue superbe chiese e coi suoi magnifici palazzi, formando un gigantesco semicerchio intorno alla meravigliosa baia.</p>
<p>&nbsp;Distrutta da Morgan, la citt&agrave; non aveva tardato a risorgere dalle sue rovine, pi&uacute; bella e pi&uacute; vasta di prima. Era stata per&ograve; ricostruita alcune leghe pi&uacute; al sud, in una pianura infinitamente pi&uacute; salubre della prima e anche pi&uacute; spaziosa, ed il suo porto aveva acquistato una prosperit&agrave; che tutte le citt&agrave; marittime del centro d&#8217;America, del Per&uacute;, della Bolivia e del Chili le invidiavano.</p>
<p>&nbsp;Quantunque minacciata continuamente dai filibustieri, sempre in agguato sull&#8217;Oceano Pacifico, squadre di velieri e di galeoni giungevano dai porti del sud, portando ricchezze incalcolabili e soprattutto i prodotti delle inesauribili miniere d&#8217;oro del Per&uacute; e anche di quelle d&#8217;argento e non meno inesauribili della California e del Messico.</p>
<p>&nbsp;I tre avventurieri ed il conte, fatta colazione in una fonda, ossia in una piccola trattoria d&#8217;una delle innumerevoli borgate della citt&agrave;, le quali s&#8217;allungavano in mezzo a floridissime piantagioni, s&#8217;avviarono verso i quartieri signorili della citt&agrave;, fingendosi tranquilli borghesi a passeggio.</p>
<p>&nbsp;Mendoza, come sempre, li guidava, essendo pratico della citt&agrave;. Pranzarono in un&#8217;altra fonda, non osando ancora accostarsi alla posada tenuta dalla bella castigliana, perch&eacute; poteva ancora essere guardata da qualche manipolo di guardie e, calata la sera, s&#8217;avviarono verso l&#8217;immensa piazza dove sorgevano il palazzo del vicer&eacute;, la cattedrale ed i palazzi dei consiglieri dell&#8217;Udienza Reale di Panama.</p>
<p>&nbsp;- Signor conte, &#8211; disse il guascone, mentre s&#8217;incamminavano verso l&#8217;abitazione di don Juan de Sasebo, &#8211; verremo noi ricevuti da quel signore? Un Consigliere dell&#8217;Udienza Reale deve essere un pesce-cane grossissimo.</p>
<p>&nbsp;- Ci pensavo in questo momento, &#8211; rispose il figlio del Corsaro Rosso.</p>
<p>&nbsp;- Suppongo che non avrete l&#8217;idea di farvi annunciare pel conte di Ventimiglia, signore di Roccabruna e di Valpenta.</p>
<p>&nbsp;- Sarebbe come mettermi una corda al collo.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; necessario trovare qualche scusa.</p>
<p>&nbsp;- Voi che siete guascone e che avete sempre delle trovate splendide, gettatene fuori una.</p>
<p>&nbsp;- L&#8217;ho qui nel cervello, &#8211; rispose don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;- Spiegatevi dunque.</p>
<p>&nbsp;Il guascone si ferm&ograve; a guardare il conte, poi gli disse:</p>
<p>&nbsp;- E perch&eacute; non potremmo noi farci annunciare come messi dell&#8217;Illustrissimo Presidente dell&#8217;Udienza Reale di Panama, incaricati di fare ai consiglieri delle gravissime rivelazioni?</p>
<p>&nbsp;- Su che cosa?</p>
<p>&nbsp;- Sui progetti dei filibustieri, per esempio.</p>
<p>&nbsp;- Voi avete una fantasia meravigliosa.</p>
<p>&nbsp;- Me lo diceva anche mio padre, predicendomi che avrei fatto una grande fortuna. Credo per&ograve;, fino ad oggi, di aver dato pi&uacute; stoccate che guadagnate piastre. Mio padre era troppo vecchio, povero uomo e non ci vedeva pi&uacute; bene.</p>
<p>&nbsp;- Non avete ancora terminata la vostra carriera, &#8211; disse Mendoza. &#8211; Invece di arruolarvi sotto gli spagnuoli di San Domingo, dovevate correre il mare coi filibustieri del Golfo del Messico.</p>
<p>&nbsp;- Avete ragione, signor basco. Sono stato un imbecille per&ograve; spero di rifarmi.</p>
<p>&nbsp;Erano giunti sulla immensa piazza della cattedrale. Da una parte giganteggiava il marmoreo palazzo del vicer&eacute;; dall&#8217;altra s&#8217;alzava una lunga fila di palazzi, abitati dai pezzi grossi del governo, e dinanzi ai portoni, guardati da un paio di alabardieri negri, brillavano delle immense lanterne.</p>
<p>&nbsp;Il guascone afferr&ograve; per una manica il primo soldato che attraversava la piazza, chiedendogli ove abitava il Consigliere don Juan de Sasebo.</p>
<p>&nbsp;- Quel portone, l&agrave;, di fronte a voi, &#8211; rispose lo spagnuolo.</p>
<p>&nbsp;Venite dal Chili o dal Per&uacute; voi, per non sapere ove abita un personaggio cos&iacute; importante?</p>
<p>&nbsp;- Veniamo dal Messico, il paese degli ignoranti, &#8211; ripicchi&ograve; il guascone, un po&#8217; seccato.</p>
<p>&nbsp;Il soldato si strinse nelle spalle e prosegu&iacute; il suo cammino, borbottando:</p>
<p>&nbsp;- Questi avventurieri del Messico si sono incretiniti, bevendo troppo metzcal .</p>
<p>&nbsp;Fortunatamente il terribile&#8217; guascone non l&#8217;aveva udito.</p>
<p>&nbsp;Il conte ed i suoi spadaccini si erano diretti verso il palazzo del Consigliere dell&#8217;Udienza Reale di Panama e si erano presentati ai due negri che passeggiavano dinanzi e indietro sulla gradinata.</p>
<p>&nbsp;- Il vostro padrone &egrave; in casa? &#8211; chiese il conte.</p>
<p>&nbsp;- Sta lavorando nel suo gabinetto.</p>
<p>&nbsp;- Andate ad avvertirlo che ho una comunicazione importantissima da fargli, da parte dell&#8217;illustrissimo signor Presidente dell&#8217;Udienza Reale. Dieci piastre per voi se fate presto.</p>
<p>&nbsp;Uno dei due negri si slanci&ograve; come un giaguaro su per la superba gradinata, allettato da quel premio che non doveva guadagnare troppo spesso.</p>
<p>&nbsp;Non era trascorso un minuto che ridiscendeva, saltando i gradini a quattro a quattro, col pericolo di fiaccarsi il collo.</p>
<p>&nbsp;- Seguitemi, caballero, &#8211; disse. &#8211; Il signor Consigliere vi aspetta.</p>
<p>&nbsp;Il conte sbors&ograve; le dieci piastre e sal&iacute; lo scalone, sempre seguito dai suoi avventurieri.</p>
<p>&nbsp;Attraversate parecchie sale, furono introdotti in un gabinetto illuminato da due giganteschi doppieri d&#8217;argento ed ammobiliato con severa eleganza.</p>
<p>&nbsp;Un uomo d&#8217;aspetto distinto, sulla quarantina, con una barba nerissima che faceva spiccare vivamente il candore dell&#8217;altissimo colletto stocchettato che usavano in quell&#8217;epoca i grandi personaggi, passeggiava pel gabinetto, battendo a terra, con una certa nervosit&agrave;, la punta della guaina della sua spada.</p>
<p>&nbsp;Il conte si era levato il feltro, facendo nel medesimo tempo un leggiero inchino. I tre spadaccini avevano fatto altrettanto, poi si erano appoggiati contro la porta che avevano subito chiusa, per impedire l&#8217;entrata a chicchessia.</p>
<p>&nbsp;- Siete voi don Juan de Sasebo? &#8211; chiese il conte.</p>
<p>&nbsp;- In persona, &#8211; rispose il Consigliere. &#8211; Mi hanno detto che voi avete da comunicarmi delle notizie preziose da parte del Presidente dell&#8217;Udienza Reale.</p>
<p>&nbsp;&Egrave; vero, signore.</p>
<p>&nbsp;Parlate, per&ograve;&#8230; &#8211; disse, indicando i tre avventurieri.</p>
<p>&nbsp;Vi dir&ograve; poi chi sono, &#8211; rispose il conte. &#8211; Possono assistere al nostro colloquio.</p>
<p>&nbsp;- Allora parlate.</p>
<p>&nbsp;- Sapete che il marchese di Montelimar &egrave; stato fatto prigioniero dai Corsari del Pacifico?</p>
<p>&nbsp;- Avete detto? &#8211; grid&ograve; il Consigliere, impallidendo.</p>
<p>&nbsp;- Che &egrave; stato preso a Nuova Granata.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; stata espugnata quella citt&agrave;?</p>
<p>&nbsp;- Dopo sei ore di combattimento.</p>
<p>&nbsp;- Malgrado il suo robustissimo forte?</p>
<p>&nbsp;- Nulla resiste ai filibustieri, lo sapete bene.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, sono veri figli dell&#8217;inferno, &#8211; disse il Consigliere, con collera.</p>
<p>&nbsp;- Lo credo anch&#8217;io, don Sasebo.</p>
<p>&nbsp;- Ed ora?</p>
<p>&nbsp;- Sono venuto a dirvi di mettere al sicuro la nipote del Gran Cacico del Darien.</p>
<p>&nbsp;- Per ordine di chi?</p>
<p>&nbsp;- Del marchese, don Sasebo, &#8211; rispose il conte.</p>
<p>&nbsp;- Avete veduto il mio disgraziato amico? &#8211; chiese il Consigliere, in preda ad una vivissima emozione.</p>
<p>&nbsp;- L&#8217;ho lasciato ventiquattro ore fa&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Dove?</p>
<p>&nbsp;- All&#8217;isola Taroga.</p>
<p>&nbsp;Eravate caduto anche voi fra le unghie di quei ladroni?</p>
<p>&nbsp;S&iacute;, signor Consigliere.</p>
<p>&nbsp;E siete riuscito a fuggire?</p>
<p>&nbsp;Ho avuto questa fortuna e questi tre uomini mi hanno aiutato validamente. Senza di loro io non sarei qui.</p>
<p>&nbsp;Erano anche essi prigionieri?</p>
<p>&nbsp;S&iacute; e sono tre nobili di Nuova Granata.</p>
<p>&nbsp;E perch&eacute; il marchese non ha potuto seguirvi? &#8211; chiese il Consigliere.</p>
<p>&nbsp;t, strettamente sorvegliato.</p>
<p>&nbsp;Poteva riscattarsi. Io sarei stato pronto a pagare a quei ladroni di mare anche cinquantamila piastre, se le avessero chieste.</p>
<p>&nbsp;- E le avrebbero senza dubbio accettate, se un uomo non vi si fosse opposto.</p>
<p>&nbsp;- Chi?</p>
<p>&nbsp;- Il figlio del Corsaro Rosso, il conte di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;Don Sasebo aveva mandato un grido.</p>
<p>&nbsp;- Il figlio del famoso corsaro e nipote dei non meno famosi corsari, il Nero ed il Verde, &egrave; giunto in America?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, signor Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa &egrave; venuto a fare qui?</p>
<p>&nbsp;- A cercare sua sorella, la nipote del Gran Cacico che vi &egrave; stata affidata.</p>
<p>&nbsp;- Come lo sapete voi?</p>
<p>&nbsp;- Me lo ha detto il marchese.</p>
<p>&nbsp;- E che cosa vorrebbe il conte, per rimettere in libert&agrave; il mio povero amico?</p>
<p>&nbsp;- La restituzione di sua sorella.</p>
<p>&nbsp;- E se non si trovasse pi&uacute; presso di me?</p>
<p>&nbsp;Questa volta fu il signor di Ventimiglia che divenne pallido.</p>
<p>&nbsp;- Possibile! &#8211; disse poi. &#8211; Il marchese mi aveva assicurato che si trovava con voi.</p>
<p>&nbsp;- Infatti vi era.</p>
<p>&nbsp;- Ed ora?</p>
<p>&nbsp;Invece di rispondere, il Consigliere chiese:</p>
<p>&nbsp;- Credete voi possibile, signore, la liberazione del marchese?</p>
<p>&nbsp;- E come?</p>
<p>&nbsp;- Voi conoscete l&#8217;isola di Taroga, giacch&eacute; m&#8217;avete detto poco fa che ci siete stato come prigioniero.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; verissimo, &#8211; rispose il conte, il quale si teneva in guardia, non sapendo dove voleva finire il Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Non potreste assoldare, a mie spese, una dozzina di avventurieri, persone che a Panama non mancano, e tentare la liberazione del marchese?</p>
<p>&nbsp;- Ci&ograve; che voi mi proponete, signore, &egrave; una faccenda molto seria. I filibustieri vegliano e, se ci prendono, non ci risparmieranno.</p>
<p>&nbsp;- Io non conter&ograve; le piastre.</p>
<p>&nbsp;- Non voglio dirvi n&eacute; s&iacute;, n&eacute; no, signor Consigliere, &#8211; rispose il corsaro. &#8211; Trattandosi per&ograve; d&#8217;una impresa cos&iacute;, desidererei che mi accordaste almeno ventiquattro ore per riflettere.</p>
<p>&nbsp;- Anche quarant&#8217;otto, se lo desiderate, &#8211; rispose don Juan de Sasebo.</p>
<p>&nbsp;- Torner&ograve; domani sera, se non vi spiace, e vi dar&ograve; una risposta affermativa o negativa. Nel caso che accettassi e che riuscissi a liberare il marchese, che cosa dovr&ograve; dirgli della fanciulla che vi ha affidata?</p>
<p>&nbsp;- Che &egrave; al sicuro.</p>
<p>&nbsp;- Ma dove? &#8211; insistette il conte.</p>
<p>&nbsp;- Non lo dir&ograve; che al marchese.</p>
<p>&nbsp;Il signor di Ventimiglia represse con grande fatica un gesto di collera.</p>
<p>&nbsp;- Ci rivedremo domani sera, &#8211; disse poi.</p>
<p>&nbsp;- Dove abitate?</p>
<p>&nbsp;- In una piccola posada dei sobborghi, che non so nemmeno come si chiami.</p>
<p>&nbsp;- Vi occorre del denaro?</p>
<p>&nbsp;- Pel momento no, signor Consigliere. Me ne darete se accetter&ograve; la vostra proposta.</p>
<p>&nbsp;Don Juan de Sasebo si era alzato, ci&ograve; che voleva significare che l&#8217;udienza era finita.</p>
<p>&nbsp;Il conte fece un profondo inchino e usc&iacute; insieme ai suoi tre spadaccini, non troppo soddisfatto di quel colloquio.</p>
<p>&nbsp;Non era forse ancora uscito dal palazzo, quando un servo entr&ograve; nel gabinetto, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Signore, vi &egrave; una persona che desidera vedervi.</p>
<p>&nbsp;- Ti ha detto chi &egrave;?</p>
<p>&nbsp;- Il signor marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;Il Consigliere aveva fatto un salto.</p>
<p>&nbsp;- Tu devi aver udito male.</p>
<p>&nbsp;- No, padrone, &#8211; rispose il negro.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; impossibile che il mio amico sia giunto.</p>
<p>&nbsp;- Mi ha detto che &egrave; il marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;- Introducilo subito, subito.</p>
<p>&nbsp;Il servo usc&iacute; ed un istante dopo entrava, seguito dal marchese.</p>
<p>&nbsp;- Tu! &#8211; esclam&ograve; il Consigliere, correndogli incontro ed abbracciandolo. Non sogno io?</p>
<p>&nbsp;- No, amico, &#8211; rispose l&#8217;ex-governatore di Maracaibo. &#8211; Qualche volta si scappa anche ai filibustieri.</p>
<p>&nbsp;- E sei giunto solo da Taroga?</p>
<p>&nbsp;- Insieme ad una dozzina di prigionieri.</p>
<p>&nbsp;- Ed io che avevo impegnato un avventuriero per liberarti?</p>
<p>&nbsp;- Chi &egrave;?</p>
<p>&nbsp;- Quello che mi avevi mandato per aver notizie sulla nipote del Gran Cacico del Darien.</p>
<p>&nbsp;- Io! &#8211; esclam&ograve; il marchese. &#8211; Che cosa mi narri tu, don Juan?</p>
<p>&nbsp;- Come!&#8230; Non lo hai mandato?</p>
<p>&nbsp;- Io non ho dato a nessuno questo incarico, &#8211; rispose il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Chi &egrave; dunque quell&#8217;avventuriero?</p>
<p>&nbsp;- Un uomo solo pu&ograve; avere interesse a sapere che cosa &egrave; avvenuto e dove si nasconde la nipote del Gran Cacico del Darien. Si trova sempre presso di te?</p>
<p>&nbsp;- No, &#8211; rispose il Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Dove l&#8217;hai mandata adunque?</p>
<p>&nbsp;- Da parecchie settimane corre qui voce che i filibustieri abbiano intenzione di tentare un audace colpo di mano sulla citt&agrave; e sapendo io, che mi trovavo a Panama quando la presero d&#8217;assalto, di quanto siano capaci quei terribili ladroni di mare, l&#8217;ho fatta condurre, sotto buona scorta, a Guayaquil, una citt&agrave; che non si pu&ograve; prendere facilmente.</p>
<p>&nbsp;- E hai fatto bene, &#8211; rispose il marchese, &#8211; poich&eacute; un giorno quella fanciulla varr&agrave; milioni e milioni di piastre, che intendo d&#8217;intascare io. Se poi il figlio del Corsaro Rosso la vorr&agrave;, se la prenda pure senza piastre.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa mi narri tu, amico?</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; l&#8217;unica crede delle favolose ricchezze del Gran Cacico e, quando il vecchio sar&agrave; morto, diventer&agrave; la padrona di montagne d&#8217;oro, che si dice siano nascoste in caverne note solamente agli intimi del selvaggio monarca.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; dunque ancora vivo il Gran Cacico?</p>
<p>&nbsp;- E gode ottima salute, malgrado i suoi ottanta o novant&#8217;anni.</p>
<p>&nbsp;- Tu dunque credi che quell&#8217;avventuriero?&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Non sia altri che il signor di Ventimiglia, &#8211; rispose il marchese. &#8211; Un bell&#8217;uomo, giovane ancora, vero tipo d&#8217;italiano, coi capelli e baffi neri, la pelle leggiermente abbronzata&#8230;</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, &egrave; lui! &#8211; esclam&ograve; il Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Era accompagnato da tre uomini?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, tre figure di spadaccini.</p>
<p>&nbsp;- Le sue anime dannate. Torner&agrave; qui?</p>
<p>&nbsp;- Domani sera.</p>
<p>&nbsp;- Al mio posto che cosa faresti, don Juan?</p>
<p>&nbsp;- Lo farei arrestare ed appiccare al pi&uacute; presto.</p>
<p>&nbsp;Il marchese scosse il capo.</p>
<p>&nbsp;- No, &#8211; disse poi. &#8211; Si verrebbe a sapere che la bella indiana che io ho adottata &egrave; la figlia del Corsaro Rosso; si potrebbe anche venire a sapere che io ho un motivo per tenerla presso di me e molte altre cose ancora. No; si pu&ograve; spacciarlo senza rumore.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa vuoi dire, amico?</p>
<p>&nbsp;- Non avresti sottomano qualche terribile spadaccino? Uno famoso veh, perch&eacute; si dice che il conte sia una lama terribile. Un agguato, una disputa, una buona stoccata ed eccomi sbarazzato da quell&#8217;importuno.</p>
<p>&nbsp;Il Consigliere pens&ograve; un momento, poi disse:</p>
<p>&nbsp;- L&#8217;ho trovato.</p>
<p>&nbsp;- Chi &egrave;?</p>
<p>&nbsp;- Lo chiamano: El Valiente, ma pare che sia un avventuriero dell&#8217;Europa centrale, poich&eacute; massacra orribilmente la nostra lingua. Mi sono servito di lui una volta, in una certa circostanza e non ho avuto da lagnarmi della sua abilit&agrave;.</p>
<p>&nbsp;- Una lama scelta?</p>
<p>&nbsp;- Terribile.</p>
<p>&nbsp;- Costosa?</p>
<p>&nbsp;- Un cinquanta piastre.</p>
<p>&nbsp;- Ne darei anche mille, purch&eacute; riuscisse ad abbattere il figlio del Corsaro Rosso.</p>
<p>&nbsp;- Tu dimentichi una cosa.</p>
<p>&nbsp;- Quale.</p>
<p>&nbsp;- Ed i tre avventurieri che accompagnano il conte?</p>
<p>&nbsp;- Troveremo un pretesto qualunque per trattenerli qui. Si potrebbe vedere questo Valiente?</p>
<p>&nbsp;Subito?</p>
<p>&nbsp;Se fosse possibile sarebbe meglio.</p>
<p>&nbsp;So dove abita: mander&ograve; un uomo a cavallo ad avvertirlo di venire subito.</p>
<p>&nbsp;Guard&ograve; l&#8217;orologio appeso al muro, uno di quegli orologi altissimi, chiusi in una cassa.</p>
<p>&nbsp;- Non sono che le nove, &#8211; disse. &#8211; Fra dieci minuti pu&ograve; essere qui, aspettami.</p>
<p>&nbsp;Il Consigliere usc&iacute; per dare gli ordini, poi rientr&ograve;, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Il messo &egrave; gi&agrave; a cavallo; intanto ceneremo, poich&eacute; m&#8217;immagino che avrai fame, caro amico.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; da ieri sera che non mangio, &#8211; rispose il marchese.</p>
<p>&nbsp;Don Juan de Sasebo lo fece passare in un vicino salotto, ammobiliato con molto gusto e dove una tavola era pronta, con bellissimi piatti d&#8217;argento finemente cesellati.</p>
<p>&nbsp;Erano gi&agrave; alle frutta, quando un servo negro entr&ograve;, dicendo al Consigliere:</p>
<p>&nbsp;- Padrone, El Valiente &egrave; qui.</p>
<p>&nbsp;- Sei riuscito a scovarlo?</p>
<p>&nbsp;- In una taverna vicina alla sua catapecchia.</p>
<p>&nbsp;- Conducilo qui subito.</p>
<p>&nbsp;Il negro usc&iacute; rapidamente ed un momento dopo El Valiente si trovava dinanzi al marchese ed al Consigliere dell&#8217;Udienza Reale.</p>
<p>&nbsp;Era quell&#8217;uomo il vero tipo dell&#8217;avventuriero e spadaccino. Era un uomo alto, grosso, forte come un giovane toro, con lunghi capelli biondastri ed una barba invece rossastra, un naso che somigliava al becco d&#8217;un pappagallo e due occhi grigiastri che avevano il lampo dell&#8217;acciaio.</p>
<p>&nbsp;Alla cintura portava una spada francese, lunga e sottile ed uno di quei pugnali chiamati: misericordie.</p>
<p>&nbsp;- Mi avete fatto chiamare, Eccellenza? &#8211; chiese, facendo un goffo inchino e levandosi il feltro adorno d&#8217;una lunga penna di struzzo, ormai rosa dal tempo e dalle intemperie.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, perch&eacute; ho ancora bisogno di voi, &#8211; rispose il Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Qualche altra persona vi darebbe noia?</p>
<p>&nbsp;- Precisamente.</p>
<p>&nbsp;- Si manda allora all&#8217;inferno, &#8211; disse lo spadaccino. &#8211; Laggi&uacute; vi &egrave; posto per tutti.</p>
<p>&nbsp;- Anche per voi, &#8211; disse il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Pu&ograve; darsi, Eccellenza, ma molto tardi, io spero.</p>
<p>&nbsp;- Badate per&ograve; che l&#8217;uomo che dovete spacciare &egrave; un gentiluomo che ha il pugno molto saldo.</p>
<p>&nbsp;Un sorriso di sprezzo contorse le labbra del brigante.</p>
<p>&nbsp;- Ho mandato all&#8217;altro mondo non pochi gentiluomini, Eccellenza, e pi&uacute; facilmente di quello che credete. Si vantano tutti famosi spadaccini ed invece non sono che dei pessimi dilettanti, incapaci di fare una buona cartocciata o di parare il colpo delle cento pistole.</p>
<p>&nbsp;- Un colpo famoso, a quanto si dice, &#8211; disse il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Terribilissimo, Eccellenza. Se non si para, e si para assai difficilmente, si va diritti all&#8217;altro mondo, senza un minuto di ritardo. Dov&#8217;&egrave; l&#8217;uomo che devo spacciare?</p>
<p>&nbsp;- Correte troppo, Valiente, &#8211; disse il Consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Quando devo dare delle stoccate ho sempre fretta, &#8211; rispose il bandito.</p>
<p>&nbsp;- Non ucciderete prima di domani sera, &#8211; disse il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Si pu&ograve; pazientare per venti ore: cos&iacute; avr&ograve; il tempo di esercitarmi pel colpo delle cento pistole.</p>
<p>&nbsp;- Riuscir&agrave;?</p>
<p>&nbsp;- Pochi lo conoscono, Eccellenza. Solo i famosi spadaccini ne sanno qualche cosa.</p>
<p>&nbsp;- E quello &egrave; uno dei buoni.</p>
<p>&nbsp;Il bandito alz&ograve; le spalle.</p>
<p>&nbsp;- Bah!&#8230; Avr&agrave; da fare con me.</p>
<p>&nbsp;- Quanto il prezzo?</p>
<p>&nbsp;- Cinquanta piastre per anima, &egrave; la mia tariffa. Non lavoro mai per meno. I tempi sono pessimi e si guadagna poco anche ad ammazzare delle persone&raquo; rispose El Valiente.</p>
<p>&nbsp;- Ve ne offro invece mille, purch&eacute; il gentiluomo domani sera sia morto.</p>
<p>&nbsp;Il Valiente corrug&ograve; la fronte, come presentisse un terribile pericolo.</p>
<p>&nbsp;- Che quel gentiluomo mi porti sventura? &#8211; si chiese. &#8211; Per pagarmi mille piastre, bisogna che quel signore sia veramente un formidabile spadaccino.</p>
<p>&nbsp;- Ve l&#8217;ho gi&agrave; detto prima che non avrete da fare con un dilettante disse il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Ne ho ammazzati per lo meno venti. Che il ventunesimo deva mandarmi a tener compagnia a messer Diavolo? Io non lo credo. Quando devo venir qui?</p>
<p>&nbsp;- Domani sera, prima dell&#8217;Ave-Maria. Vi daremo le istruzioni necessarie.</p>
<p>&nbsp;- Sta bene, &#8211; rispose il bandito.</p>
<p>&nbsp;Fece un nuovo e pi&uacute; goffo inchino, si gett&ograve; sulle spalle uno sdruscito s&egrave;rap&egrave; , che fino allora aveva tenuto sul braccio sinistro, e se ne and&ograve; tranquillo, come se avesse fatto un semplice affare commerciale.</p>
<p>&nbsp;- Quando lo farai appiccare? &#8211; chiese il marchese a don Juan de Sasebo. &#8211; Quel furfante meriterebbe almeno venti spanne di corda e molto solida.</p>
<p>&nbsp;- Quando non si avr&agrave; pi&uacute; bisogno di lui, lo manderemo a tener compagnia a tutti i disgraziati che ha spediti all&#8217;altro mondo, &#8211; rispose il consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Qualche volta anche questi briganti sono necessari.</p>
<p>&nbsp;- Amico, possiamo andare a riposarci.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/il-consigliere-delludienza-reale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA REGINA DELL&#8217;OCEANO PACIFICO</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-regina-delloceano-pacifico/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-regina-delloceano-pacifico/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=575</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO IX &#160; &#160;LA REGINA DELL&#8217;OCEANO PACIFICO &#160; &#160;Le tenebre calavano rapide sull&#8217;Oceano Pacifico e le stelle salivano, a milioni e milioni, brillanti come faci nel purissimo cielo. &#160;Uno schifo scivolava lentamente, a piccoli colpi di remo, verso l&#8217;ampio porto di Panama, non pi&#250; rischiarato. &#160;Quattro uomini lo montavano: il conte di Ventimiglia, il quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPITOLO IX</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;LA REGINA DELL&#8217;OCEANO PACIFICO</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;Le tenebre calavano rapide sull&#8217;Oceano Pacifico e le stelle salivano, a milioni e milioni, brillanti come faci nel purissimo cielo.</p>
<p>&nbsp;Uno schifo scivolava lentamente, a piccoli colpi di remo, verso l&#8217;ampio porto di Panama, non pi&uacute; rischiarato.</p>
<p>&nbsp;Quattro uomini lo montavano: il conte di Ventimiglia, il quale teneva la barra del timone, Mendoza, don Ercole e il guascone, i quali manovravano i remi.</p>
<p>&nbsp;Lo schifo, leggiero come una baleniera moderna, scivolava dolcemente sulle nere acque, lasciandosi a poppa, di quando in quando, una scia fosforescente.</p>
<p>&nbsp;Aveva gi&agrave; girato, inosservato, l&#8217;estrema punta di ponente e filava silenzioso fra i grossi galeoni spagnuoli provenienti dal Messico e dal Perti e le sottili ed esili caravelle ancorate lungo le superbe gettate, in attesa di ricevere l&#8217;ordine dal Vicer&eacute; di sciogliere le vele, quando Mendoza che remava di punta, disse sottovoce:</p>
<p>&nbsp;- Alto!</p>
<p>&nbsp;Il conte di Ventimiglia si era alzato.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa c&#8217;&egrave;? &#8211; chiese.</p>
<p>&nbsp;- Una caravella ci segue e cerca di passarci avanti.</p>
<p>&nbsp;- Gettiamoci dietro ai galeoni.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; quello che volevo proporvi, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Date dentro ai remi.</p>
<p>&nbsp;- Preferirei dare dentro alle spade, &#8211; borbott&ograve; il guascone, il quale non aveva mai avuta soverchia passione pel remo.</p>
<p>&nbsp;Lo schifo scivol&ograve; rapidamente in mezzo ai grossi galeoni, che danzavano lievemente sulle loro &acirc;ncore e s&#8217;accost&ograve; alla calata.</p>
<p>&nbsp;Una grande ombra attraversava in quel momento la baia: era una delle caravelle incaricate di sorvegliare l&#8217;entrata del porto.</p>
<p>&nbsp;Doveva aver scorto lo schifo e lo cercava. Non potendo per&ograve; passare fra le navi ancorate, cercava di sorprenderlo in qualche sbocco.</p>
<p>&nbsp;- Troppo tardi, miei cari, &#8211; mormor&ograve; il conte. &#8211; Quando giungerete, non troverete che la scialuppa vuota.</p>
<p>&nbsp;Con un colpo di barra diresse lo schifo verso la gettata, mentre i tre avventurieri deponevano silenziosamente i remi.</p>
<p>&nbsp;- Lesti, &#8211; disse il conte. &#8211; Una imbarcazione si &egrave; staccata dalla caravella e probabilmente incontreremo degli uomini a terra.</p>
<p>&nbsp;Il guascone lasci&ograve; passare il signor di Ventimiglia, poi balz&ograve; sulla calata, seguito dal basco e dal silenzioso fiammingo.</p>
<p>&nbsp;- Giuocate di gambe, &#8211; disse il conte. &#8211; Se ci prendono, pagheremo a prezzo della vita questa impresa.</p>
<p>&nbsp;- E dove scappare?- chiese il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Lasciate fare a me, &#8211; disse Mendoza. &#8211; Conosco abbastanza bene la citt&agrave; e vi condurr&ograve;, se il diavolo non ci mette la coda, in una certa taverna dove, almeno una volta, si bevevano delle deliziose bottiglie di Porto.</p>
<p>&nbsp;- Si direbbe che voi conoscete, compare Mendoza, tutte le taverne dell&#8217;America nota ed ignota, &#8211; disse il guascone. &#8211; Voi siete veramente un uomo meraviglioso!..</p>
<p>&nbsp;- Tacete ed allungate invece le gambe, &#8211; disse il conte. &#8211; Sono certo che c&#8217;inseguono.</p>
<p>&nbsp;- Gli uomini della caravella? &#8211; chiese il guascone.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;- Ma questi spagnuoli posseggono un fiuto straordinario. Sentono un filibustiere a qualunque distanza. Che le nostre carni siano impregnate d&#8217;un odore speciale?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, di polvere da sparo, &#8211; disse Mendoza, ridendo. &#8211; &Egrave; vero, signor conte?</p>
<p>&nbsp;- Non scherzare, Mendoza, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia, fermandosi bruscamente. &#8211; Non &egrave; questo il momento. Zitti tutti!</p>
<p>&nbsp;Si erano fermati sull&#8217;angolo d&#8217;una stretta via, fiancheggiata da catapecchie di brutto aspetto e si erano messi in ascolto.</p>
<p>&nbsp;Nel grande silenzio della notte, rotto appena da qualche latrato, si udivano distintamente, a non molta distanza, i passi pesanti d&#8217;una ronda.</p>
<p>&nbsp;- Ve lo avevo detto io che ci davano la caccia, &#8211; disse il conte. Ors&uacute;, Mendoza, conducici al pi&uacute; presto alla taverna che tu conosci. Non ho alcun desiderio di farmi prendere. &Egrave; lontana?</p>
<p>&nbsp;- Meno di quello che credete, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Fuori le spade e lasciate in pace le pistole.</p>
<p>&nbsp;I quattro corsari imboccarono la viuzza, correndo velocissimi, e s&#8217;internarono in un dedalo di stradicciole strette e fangose, e soprattutto oscurissime.</p>
<p>&nbsp;Mendoza si era messo alla testa e pareva che non si trovasse affatto imbarazzato sulla via da seguire.</p>
<p>&nbsp;Dopo venti minuti, egli si fermava dinanzi ad una casa di modesta apparenza, fiancheggiata a destra ed a sinistra da giardini. Sopra la porta pendeva una grande tavola di legno, la quale doveva servire probabilmente da insegna.</p>
<p>&nbsp;- Ecco la posada di Panchita, la bella castigliana, &#8211; disse. &#8211; Porta un brutto titolo, ma il vino, almeno una volta, era buonissimo.</p>
<p>&nbsp;- Come si chiama? &#8211; chiese il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Posada del muerto.</p>
<p>&nbsp;- Tonnerre!&#8230;Speriamo di non trovarcelo dentro!</p>
<p>&nbsp;- Fa&#8217; aprire, &#8211; disse il conte. &#8211; Mi pare di udire sempre i passi della ronda dietro di noi.</p>
<p>&nbsp;Il basco picchi&ograve; forte la porta col pomo della sua draghinassa.</p>
<p>&nbsp;Un momento dopo una finestra s&#8217;apriva discretamente ed una voce femminile e fresca chiese:</p>
<p>&nbsp;- La posada non si apre di notte: cercate altrove.</p>
<p>&nbsp;- Vi conduco un conte, che pagher&agrave; generosamente l&#8217;ospitalit&agrave;, Panchita.</p>
<p>&nbsp;- Chi siete voi che mi conoscete di nome?</p>
<p>&nbsp;- Un vecchio avventore. Aprite presto, o gettiamo gi&uacute; la porta. Siamo inseguiti da alcuni banditi che ci vogliono spogliare.</p>
<p>&nbsp;- Aspettate un momento.</p>
<p>&nbsp;- Se s&#8217;indugia un po&#8217;, la ronda ci capita alle spalle, &#8211; disse il guascone. &#8211; Signor conte, volete che io vada a fermarla insieme al fiammingo? Se ci vedono entrare qui, domani verranno a scovarci in cinquanta.</p>
<p>&nbsp;Il signor di Ventimiglia esit&ograve; un momento.</p>
<p>&nbsp;- Siete ben sicuri delle vostre spade? &#8211; chiese poi.</p>
<p>&nbsp;- Rispondo anche di quella di don Ercole.</p>
<p>&nbsp;- Se non potete fugare la ronda, ripiegatevi e verremo anche noi in vostro aiuto.</p>
<p>&nbsp;- Venite, don Ercole, &#8211; disse il guascone. &#8211; Fermeremo quei curiosi che non vogliono lasciare in pace degli onesti borghesi come siamo noi.</p>
<p>&nbsp;Mentre Mendoza strepitava per far aprire subito la porta, i due spadaccini presero la corsa, dirigendosi verso l&#8217;estremit&agrave; della via.</p>
<p>&nbsp;Si udivano in quella direzione dei passi affrettati e anche uno strascicare di spade.</p>
<p>&nbsp;Poteva darsi che fossero dei nottambuli un po&#8217; allegri che s&#8217;affrettavano a tornare alle loro case, ma poteva anche darsi che si trattasse veramente di quella ronda che aveva cercato di sorprendere i quattro corsari, prima che avessero lasciata la calata, e che li avevano seguiti attraverso le viuzze della citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Se sono veramente guardie, cerchiamo di tenerle a bada, finch&eacute; saremo sicuri che il conte e Mendoza sono in salvo, poi caricheremo e le faremo scappare.</p>
<p>&nbsp;Scantonarono l&#8217;angolo della via e scorsero tre uomini, i quali affrettavano il passo, tenendo le spade sguainate.</p>
<p>&nbsp;Non ci volle molto ai due avventurieri per riconoscere tre soldati della capitaneria incaricati della sorveglianza del porto.</p>
<p>&nbsp;- Bell&#8217;affare, &#8211; disse il guascone. &#8211; Voi incaricatevi di quello di destra, io mi prendo quello di sinistra e quello che sta in mezzo. Non abbiate fretta, per&ograve;, don Ercole. La porta della posada non &egrave; stata ancora aperta. Si vede che l&#8217;ostessa sta facendo la sua toelette per ricevere degnamente il conte.</p>
<p>&nbsp;- Eccoli! &#8211; grid&ograve; in quel momento una delle tre guardie.</p>
<p>&nbsp;Don Barrejo fece un salto indietro e si port&ograve; sotto le finestre d&#8217;una casa, mettendosi a cantare a mezza voce una canzonetta amorosa.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa fate? &#8211; chiese don Ercole, stupito.</p>
<p>&nbsp;- Lasciate fare a me, &#8211; rispose il guascone, ridendo.</p>
<p>&nbsp;Le tre guardie della capitaneria scantonarono a loro volta e piombarono addosso ai due avventurieri, colle spade alzate, gridando:</p>
<p>&nbsp;- Arrendetevi o siete morti!</p>
<p>&nbsp;Il guascone si volse tranquillamente verso di loro, mentre don Ercole s&#8217;appoggiava contro il muro, perch&eacute; non lo sorprendessero alle spalle.</p>
<p>&nbsp;- Buena noche, caballeros.,- disse con voce melliflua.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa fate qui? &#8211; chiese una delle tre guardie.</p>
<p>&nbsp;- Facevo una serenata alla mia bella, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Una splendida catalana, sapete, con due occhi che brillano come stelle e&#8230; una bocchina, miei cari signori, da far girare la testa anche al Signor Presidente dell&#8217;Udienza reale.</p>
<p>&nbsp;- Chi &egrave;?</p>
<p>&nbsp;- Alto l&agrave;, signora guardia. Non si deve essere troppo curiosi quando vi &egrave; di mezzo una donna, bella come la mia. Se vedeste che capelli ornano quella meravigliosa testina!&#8230; Se il grande Velasquez, il nostro glorioso pittore, fosse ancora vivo, se ne innamorerebbe alla follia e dipingerebbe certamente un quadro meraviglioso. E la carnagione della mia stella&#8230; Le creole di Cuba possono andare a nascondersi: veri riflessi d&#8217;alba!&#8230; E le sue manine? Ed i suoi dentini?&#8230; Veri granelli di riso, ve lo giuro sullo spadone arrugginito del mio defunto padre.</p>
<p>&nbsp;Mentre il fiammingo faceva sforzi disperati per non scoppiare dal ridere. le tre guardie della capitaneria guardavano stupefatte il guascone, il quale non accennava a finire di decantare le meravigliose bellezze della sua donna.</p>
<p>&nbsp;- Ma&#8230; &#8211; cominci&ograve; finalmente la guardia anziana, la quale cominciava a perdere la pazienza.</p>
<p>&nbsp;- Ma che ma!&#8230; Osereste mettere in dubbio le bellezze della mia se&ntilde;orita? Guardatevene, perch&eacute; io sono un vero caballero; quando si tratta di difendere la donna del cuore, non ho paura nemmeno di due cinquantine.</p>
<p>&nbsp;- Io non voglio contraddirvi, quantunque mi sembri impossibile che una cos&iacute; meravigliosa bellezza abiti in questa casupola.</p>
<p>&nbsp;- Alto l&agrave;!&#8230; Non offendete il palazzo della mia donna! &#8211; disse il guascone, con voce minacciosa.</p>
<p>&nbsp;- Quest&#8217;uomo &egrave; pazzo! &#8211; esclam&ograve; un&#8217;altra guardia.</p>
<p>&nbsp;Don Barrejo lanci&ograve; un rapido sguardo verso il fondo della via e, non scorgendo pi&uacute; n&eacute; il conte n&eacute; Mendoza dinanzi alla porta della posada , fece due salti indietro, urlando ferocemente:</p>
<p>&nbsp;- Io pazzo!&#8230; Ora la pagherai, furfante.</p>
<p>&nbsp;Snud&ograve; la spada e piomb&ograve; sulle tre guardie, mentre il fiammingo faceva altrettanto.</p>
<p>&nbsp;Gli assaliti indietreggiarono fino sull&#8217;angolo della via, poi puntarono le spade, gridando a loro volta:</p>
<p>&nbsp;- Arrendetevi alla forza!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Eccola, la forza! &#8211; rispose don Barrejo. &#8211; A voi il magro, don Ercole!&#8230; Insegner&ograve; a questa gente a rispettare la dama del mio cuore.</p>
<p>&nbsp;Non scherzava quel diavolo di guascone. Tirava colpi di draghinassa con furia incredibile, validamente appoggiato dal fiammingo, il quale, se parlava poco, agiva molto.</p>
<p>&nbsp;Per qualche minuto la via risuon&ograve; di colpi fragorosi, poich&eacute;, se gli avventurieri picchiavano sodo, nemmeno le guardie della capitaneria si tenevano indietro: poi queste ultime, impotenti a far fronte a quel grandinare furioso, vistesi in procinto di essere infilzate, stimarono pi&uacute; opportuno voltare le spalle e scappare a gambe levate.</p>
<p>&nbsp;Il guascone ed il basco le inseguirono per due o trecento passi, minacciando di fare una vera strage di quei disturbatori degli innamorati; poi, vedendo che continuavano a correre come se avessero alle calcagna una muta di cagnacci, tornarono rapidamente indietro per rifugiarsi nella posada .</p>
<p>&nbsp;La porta era stata chiusa, per&ograve; trapelava attraverso la toppa un filo di luce.</p>
<p>&nbsp;Alla prima battuta del guascone si apr&iacute; ed i due spadaccini si trovarono in una vasta stanza, piuttosto bassa, dalle pareti un po&#8217; affumicate e illuminata da una grossa lanterna.</p>
<p>&nbsp;Dinanzi ad una tavola gi&agrave; bene imbandita di cibi freddi e d&#8217;un bel numero di bottiglie polverose, stavano seduti tranquillamente il conte, Mendoza ed una bellissima donna sulla trentina, dai capelli nerissimi, adorni con un mazzolino di fiori, due occhi scintillanti, tagliati a mandorla come quelli delle castigliane, e che indossava un ampio nagua a striscie nere e gialle.</p>
<p>&nbsp;Il guascone, vedendola, si tolse il feltro e s&#8217;inchin&ograve; galantemente, con un tonnerre formidabile, aggiungendo subito dopo:</p>
<p>&nbsp;- Buena noche, se&ntilde;ora!&#8230;Voi somigliate alla donna del mio cuore, sotto la cui finestra poco fa cantavo una canzone d&#8217;amore.</p>
<p>&nbsp;- Davvero? &#8211; chiese il fiammingo, scoppiando in una clamorosa risata. &#8211; Voi cantavate sotto la finestra d&#8217;una catapecchia, la quale probabilmente serviva d&#8217;abitazione a qualche brutta negra.</p>
<p>&nbsp;- Tacete, don Ercole, &#8211; rispose serio serio il guascone. &#8211; Voi non avete mai conosciuti i miei segreti.</p>
<p>&nbsp;- E le guardie? &#8211; chiese il conte.</p>
<p>&nbsp;- Scappate, signore. Ora possiamo cenare tranquillissimi.</p>
<p>&nbsp;- Erano molte?</p>
<p>&nbsp;- Oh!&#8230; Tre sole, &#8211; rispose con noncuranza l&#8217;avventuriero.</p>
<p>&nbsp;Peccato che la mia bella della catapecchia non abbia assistito agli atti di valore del suo innamoratissimo.</p>
<p>&nbsp;- Voi siete pazzo, don Barrejo, &#8211; disse il conte.</p>
<p>&nbsp;- Me lo hanno veramente detto anche le guardie; io tuttavia non credo di avere ancora il cervello guasto. Gliele ho date per&ograve;, ve l&#8217;assicuro, signor conte, e le ho fatte correre. In Guascogna non ci sono mai stati dei pazzi e nemmeno dei manicomi.</p>
<p>&nbsp;- Che paese meraviglioso! &#8211; esclam&ograve; Mendoza. &#8211; Un&#8217;altra volta voglio nascere dall&#8217;altra parte del mar di Biscaglia!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- E farete bene, per&ograve; mi pare che sarebbe meglio mostrare a quella deliziosa ostessa come sanno lavorare di denti i guasconi ed anche i fiamminghi, &egrave; vero, don Ercole? Se il conte ci permette?&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Metteteli pure in opera, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;- Mi rincresce che manchi qui un po&#8217; d&#8217;antipasto. Ah!&#8230; Come divorerei in contraccambio i bellissimi occhi di questa simpatica catalana!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- No, sivigliana, &#8211; disse Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Sempre occhi delle belle spagnuole, &#8211; rispose il guascone, con un sospirone, mentre si tirava dinanzi un paio di tondi ben pieni di pesci arrostiti e si empiva il bicchiere. Don Ercole, degnatevi di imitarmi. Anche voi, signora, se non avete cenato col signor conte.</p>
<p>&nbsp;La bella ostessa scoppi&ograve; in una risata argentina.</p>
<p>&nbsp;- Io non sono una signora, caballero, &#8211; disse ,mostrando due magnifiche file di denti. &#8211; Sono la padrona d&#8217;una povera posada .</p>
<p>&nbsp;- Per un guascone, una donna &egrave; sempre una signora, &#8211; rispose don Barrejo, il quale per&ograve;, pur chiacchierando, divorava come un lupo e vuotava bicchieri di eccellente Porto, aiutato vigorosamente dal taciturno fiammingo. &#8211; E poi, pei vostri magnifici occhi un guascone si farebbe uccidere.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa sono questi guasconi? &#8211; chiese la bella castigliana.</p>
<p>&nbsp;- Dei parenti prossimi del diavolo, &#8211; rispose Mendoza, il quale faceva gli occhi di triglia alla vezzosa ostessa.</p>
<p>&nbsp;- Misericordia! &#8211; esclam&ograve; Panchita, facendosi precipitosamente il segno della croce.</p>
<p>&nbsp;- Compare, &#8211; disse il guascone, guardando con un certo cipiglio il basco. &#8211; Anche al di l&agrave; del mar di Biscaglia si dice che vivano dei prossimi parenti di Belzeb&uacute;. Sareste geloso di me?</p>
<p>&nbsp;- Don Barrejo, &#8211; disse il conte, &#8211; vorreste attaccare lite?</p>
<p>&nbsp;- No, signor di Ventimiglia: in questo momento preferisco attaccarmi alle bottiglie di questa graziosa castigliana. Tonnerre!&#8230; Va gi&uacute; come l&#8217;acqua, &egrave; vero, don Ercole?</p>
<p>&nbsp;- Come l&#8217;olio, &#8211; rispose il fiammingo.</p>
<p>&nbsp;- Se&ntilde;ora,spero che ne avrete molte di queste, nella vostra cantina.</p>
<p>&nbsp;- Mio marito l&#8217;ha provveduta per bene prima di morire.</p>
<p>&nbsp;- Ah!&#8230; Vostro marito &egrave; morto?</p>
<p>&nbsp;- Durante una contesa avuta una sera con un filibustiere.</p>
<p>&nbsp;- Pessima gente quei bricconi, &#8211; disse don Barrejo. &#8211; Ammazzano sempre!&#8230; Quelli sono veri figli di Belzeb&uacute;. Oh!&#8230; La finiranno anche loro. Se&ntilde;ora, un&#8217;altra bottiglia del vostro Porto. La vuoter&ograve; tutta alla vostra salute, parola di gentiluomo.</p>
<p>&nbsp;- Voi, don Barrejo, siete una spugna, &#8211; disse il conte.</p>
<p>&nbsp;- Io e don Ercole abbiamo battagliato contro le guardie della Capitaneria del Porto, signor di Ventimiglia, e, quando si combatte, la sete viene sempre, almeno ai guasconi.</p>
<p>&nbsp;- E anche ai fiamminghi, a quanto pare, &#8211; aggiunse Mendoza.</p>
<p>&nbsp;Don Ercole, invece di rispondere, si accontent&ograve; di versare attraverso la sua bocca di lupo nordico l&#8217;ultimo bicchiere rimasto sulla tavola.</p>
<p>&nbsp;La taverniera giungeva in quel momento portando un cesto pieno di bottiglie. Il conte aveva gi&agrave;, prima dell&#8217;entrata dei due avventori, posato sull&#8217;angolo della tavola un bel mucchio di piastre, poteva quindi fornire abbondantemente da bere e realizzare nel medesimo tempo un bel guadagno.</p>
<p>&nbsp;- Ora, donna Panchita, parliamo, &#8211; disse il conte, mentre Mendoza e don Barrejo continuavano a sturare bottiglie. &#8211; Io sono venuto qui per chiedervi una informazione.</p>
<p>&nbsp;- A me, signor conte! &#8211; esclam&ograve; la bella castigliana, con stupore.</p>
<p>&nbsp;- Avete molte conoscenze in citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;- Sono nata qui.</p>
<p>&nbsp;- Avete mai udito nominare un certo don Juan de Sasebo, consigliere dell&#8217;Udienza Reale di Panama?</p>
<p>&nbsp;La castigliana pens&ograve; un momento, poi rispose:</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, io ho avuto occasione di fornire a quel consigliere del mio vino.</p>
<p>&nbsp;- Quello doveva essere un gran furbo, &#8211; disse il guascone. Sapeva dove poteva trovare il buon vino.</p>
<p>&nbsp;- Allora voi sapete, Panchita, dove abita, &#8211; riprese il conte.</p>
<p>&nbsp;- In calle dell&#8217;Arameio.</p>
<p>&nbsp;- Siete certa di non ingannarvi?</p>
<p>&nbsp;- Certissima, signor conte. Sono andata io coi miei due servi a portargli una cinquantina di bottiglie.</p>
<p>&nbsp;- Tonnerre!&#8230;Bevono i consiglieri dell&#8217;Udienza Reale di Panama! &#8211; borbott&ograve; il guascone. &#8211; E poi danno a me della spugna!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; lontana da qui la sua abitazione? &#8211; riprese il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;- Si trova di fronte al palazzo del Vicer&eacute;.</p>
<p>&nbsp;- Lo sai tu, Mendoza?</p>
<p>&nbsp;- Sapr&ograve; trovarlo, &#8211; rispose il basco.</p>
<p>&nbsp;- Che uomo &egrave; quel don Juan de Sasebo? _ chiese il corsaro alla bella castigliana.</p>
<p>&nbsp;- Sulla quarantina e uomo coraggiosissimo, perch&eacute; si dice che un tempo fosse stato aiutante di campo del re di Spagna o d&#8217;uno dei suoi parenti.</p>
<p>&nbsp;- Sapete dirmi altro?</p>
<p>&nbsp;- No, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Avrete cinquanta piastre per le informazioni datemi.</p>
<p>&nbsp;- Voi siete troppo generoso. Che cosa posso fare per voi?</p>
<p>&nbsp;- Darci una stanza o due per poterci riposare alcune ore, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;- Non ne ho che una, con sei lettucci che in questo momento sono tutti vuoti.</p>
<p>&nbsp;- Non chiedo di pi&uacute;.</p>
<p>&nbsp;Il conte si era alzato. I tre avventurieri, che avevano gi&agrave; dato fondo anche a parecchie altre bottiglie, si erano pure levati.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;ostessa accese una candela di sego e sal&iacute; una scala, introducendo i suoi ospiti in uno stanzone, che era occupato da un bel numero di letti tutti vuoti.</p>
<p>&nbsp;Appena entrati, furono colpiti da uno strano fragore che si ripercuoteva al di fuori.</p>
<p>&nbsp;- Che cos&#8217;&egrave; questo? &#8211; chiese il conte.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; il fiume che passa proprio sotto la posada , signore, &#8211; rispose la castigliana.</p>
<p>&nbsp;- E che ci canter&agrave; la ninna nanna, &#8211; aggiunse il guascone, per farci addormentare pi&uacute; presto.</p>
<p>&nbsp;Badate di non dormire coi due occhi chiusi, &#8211; disse il conte.</p>
<p>&nbsp;Che cosa temete, signore?</p>
<p>&nbsp;Chi mi assicura che gli uomini che avete fugati non tornino per cercarvi?</p>
<p>&nbsp;- Tanto peggio per loro, signor conte. Io e don Ercole ci siamo accontentati di battagliare; se ci compariscono dinanzi un&#8217;altra volta, li uccideremo, &egrave; vero, signor fiammingo?</p>
<p>&nbsp;- Certo, &#8211; rispose l&#8217;omaccione.</p>
<p>&nbsp;- E se tornassero in buon numero? &#8211; disse Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Forse che noi non siamo le quattro pi&uacute; formidabili lame della filibusteria? &#8211; rispose don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;- Corichiamoci, &#8211; disse il conte. &#8211; Dormiremo con un occhio aperto.</p>
<p>&nbsp;- Buona notte, caballeros, &#8211; disse la bella sivigliana.</p>
<p>&nbsp;Il guascone fece un galante inchino, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Bella signora, io vi contraccambio l&#8217;augurio e cercher&ograve; di sognare i vostri occhi fulgidissimi. Voi cercate di sognare almeno i miei baffi.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;ostessa scapp&ograve; via, ridendo, mentre i quattro avventurieri si gettavano vestiti sui letti, mettendosi accanto le spade e le pistole, non essendo proprio sicuri di passare la notte tranquillamente.</p>
<p>&nbsp;Purtroppo erano stati buoni profeti!</p>
<p>&nbsp;Sonnecchiavano da un paio d&#8217;ore, quando furono bruscamente svegliati da alcuni colpi sonori picchiati contro la porta della posada .</p>
<p>&nbsp;Il conte ed il guascone erano stati i primi a gettarsi gi&uacute; dai letti.</p>
<p>&nbsp;- Tonnerre! -esclam&ograve; quest&#8217;ultimo, afferrando la sua draghinassa. Che non si possa dormire cinque minuti a Panama?</p>
<p>&nbsp;Queste sono le guardie, &#8211; disse il conte, aggrottando la fronte.</p>
<p>&nbsp;In quel momento la porta della stanza si apr&iacute; e comparve l&#8217;ostessa, appena coperta da una manta rigata, in preda ad un vero spavento.</p>
<p>&nbsp;- Caballeros, &#8211; disse,con voce affannata. &#8211; Vi sono gi&uacute; dieci o dodici guardie del porto, che domandano di perquisire la fonda.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; profondo il fiume? &#8211; chiese il conte.</p>
<p>&nbsp;- Profondissimo, caballero.</p>
<p>&nbsp;- Potete tenere a bada quegli uomini per qualche minuto?</p>
<p>&nbsp;- Dir&ograve; loro che mi lascino almeno il tempo di vestirmi.</p>
<p>&nbsp;- Quella finestra d&agrave; sul fiume?</p>
<p>&nbsp;-S&iacute;, caballero.</p>
<p>&nbsp;- Noi scapperemo di l&agrave;; ci permettete di rivedervi?</p>
<p>&nbsp;- La mia fonda &egrave; sempre aperta per voi, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Ritorneremo domani sera.</p>
<p>&nbsp;Si tolse da una tasca una borsa ben fornita e gliela mise nelle mani, dicendole:</p>
<p>&nbsp;- Addio, bella vedova: conto sulla vostra furberia.</p>
<p>&nbsp;I colpi risuonavano pi&uacute; sonori: le guardie picchiavano furiosamente coi calci degli archibugi e colle impugnature delle spade, gridando con voce minacciosa:</p>
<p>&nbsp;- Aprite o gettiamo gi&uacute; la porta!&#8230; Ordine del vicer&eacute;!</p>
<p>&nbsp;Mentre l&#8217;ostessa usciva correndo, per rispondere, il guascone spalanc&ograve; la finestra che dava sul fiume.</p>
<p>&nbsp;Un corso d&#8217;acqua, piuttosto impetuoso, scorreva sotto la posada , lambendone la parete.</p>
<p>&nbsp;Il conte s&#8217;affacci&ograve; e lanci&ograve; un rapido sguardo.</p>
<p>&nbsp;- Quello che mi rincresce, &#8211; disse, &#8211; &egrave; di dovere bagnare le pistole. Bah!&#8230; Ci rimarranno le spade, &egrave; vero, don Barrejo?</p>
<p>&nbsp;- Talvolta sono pi&uacute; preziose delle armi da fuoco, perch&eacute; almeno sono pi&uacute; sicure, &#8211; rispose il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Sapete tutti nuotare?</p>
<p>&nbsp;- Tutti! &#8211; risposero ad una voce i tre avventurieri.</p>
<p>&nbsp;- Saltiamo, prima che le guardie buttino gi&uacute; la porta.</p>
<p>&nbsp;- A me prima, signor conte, &#8211; disse il guascone.</p>
<p>&nbsp;Sal&iacute; sul davanzale, si assicur&ograve; bene la draghinassa e salt&ograve; risolutamente nel fiume, il quale scorreva quattro metri pi&uacute; sotto.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; profonda l&#8217;acqua? &#8211; chiese il conte, quando lo vide ricomparire.</p>
<p>&nbsp;- Si nuota magnificamente, &#8211; rispose il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Gi&ugrave; tutti!</p>
<p>&nbsp;Uno dietro all&#8217;altro saltarono e trovarono tanta acqua da sprofondare, senza toccare il letto del fiume e da ritornare, senza incidenti, a galla.</p>
<p>&nbsp;La corrente, che era rapidissima, li prese e li trascin&ograve; via. Erano per&ograve; tutti abilissimi nuotatori e, quantunque i gorghi cercassero di quando in quando di subissarli e di attirarli nei loro giri vorticosi, dopo quattro o cinquecento metri presero terra a breve distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro.</p>
<p>&nbsp;- Con una notte cos&iacute; afosa, un bagno non fa veramente dispiacere, disse Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Specialmente quando salva la pelle, &#8211; aggiunse il guascone, il quale si stringeva addosso i panni per sbarazzarsi dell&#8217;acqua che li inzuppava.</p>
<p>&nbsp;Il conte si era affrettato a salire la riva, per vedere dove avevano approdato.</p>
<p>&nbsp;Si trovavano sul margine d&#8217;una piantagione di zucchero, coperta di canne altissime le quali potevano offrire un ottimo rifugio.</p>
<p>&nbsp;Era molto difficile che le guardie andassero a scovarli fino l&agrave;, quindi pel momento nulla potevano temere.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa faremo, ora? &#8211; chiese il guascone. &#8211; Qui non vedo n&eacute; una posada, n&eacute; una taverna, n&eacute; una venta.</p>
<p>&nbsp;- Vorreste bere ancora, don Barrejo? &#8211; chiese il conte.</p>
<p>&nbsp;- Eh!&#8230; Se fosse possibile vuotare qualche bottiglia di Alicante per asciugarsi pi&uacute; presto, non ne sarei dispiacente, &#8211; rispose il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Succhiate una canna da zucchero. Qui ve ne sono delle centinaia di migliaia.</p>
<p>&nbsp;- Le lascio ai fanciulli, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Allora aspettate che il sole vi asciughi. Noi non possiamo rientrare in citt&agrave;, inzuppati come siamo. E poi non dimenticate che oggi o questa sera dovremo fare una visita.</p>
<p>&nbsp;- Ad una taverna?</p>
<p>&nbsp;- A don Juan de Sasebo.</p>
<p>&nbsp;- Volete proprio vederlo?</p>
<p>&nbsp;- Se il marchese di Montelimar non mi ha ingannato, mia sorella si trova nelle mani di quel consigliere.</p>
<p>&nbsp;- Allora andremo a prenderlo pel collo e, se resister&agrave;, stringeremo forte. Io mi domando che cosa faremo noi, intanto?</p>
<p>&nbsp;- Guardate ed imitatemi, &#8211; disse Mendoza.</p>
<p>&nbsp;Estrasse la draghinassa e cominci&ograve; ad abbattere le canne, formandone in terra un fitto strato.</p>
<p>&nbsp;- Signor conte, &#8211; disse poi. &#8211; Potete coricarvi e terminare il sonno cos&iacute; malamente interrotto dalle guardie. Qui nessuno verr&agrave; di certo ad importunarci.</p>
<p>&nbsp;Il guascone ed il fiammingo non avevano indugiato a fare altrettanto, sicch&eacute; in pochi minuti si prepararono un giaciglio, se non troppo comodo, per lo meno bene asciutto.</p>
<p>&nbsp;- Dormiamo, in attesa che il sole renda le nostre vesti almeno un po&#8217; presentabili, &#8211; disse il conte.</p>
<p>&nbsp;Si gettarono sullo strato di canne, uno presso all&#8217;altro ed essendo la notte caldissima non tardarono ad addormentarsi, quantunque fossero ancora inzuppati d&#8217;acqua.</p>
<p>&nbsp;Quando si svegliarono, le loro vesti erano perfettamente asciutte ed il sole gi&agrave; molto alto.</p>
<p>&nbsp;La piantagione era sempre deserta, non essendo ancora giunto il momento di procedere al taglio della preziosa canna.</p>
<p>&nbsp;- Andiamo a fare una prima esplorazione in citt&agrave;, &#8211; disse il conte. &#8211; Voglio assicurarmi se veramente il consigliere abita l&agrave; dove ci ha indicato la bella castigliana. Siate prudenti e non commettete gradassate: lo dico specialmente a voi, don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, prometto di essere tranquillo come un agnello dei Pirenei, &#8211; rispose il guascone.</p>
<p>&nbsp;- No, come un montone, &#8211; disse Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Vada anche pel montone!&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-regina-delloceano-pacifico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>UNA TERRIBILE BATTAGLIA NAVALE</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/una-terribile-battaglia-navale/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/una-terribile-battaglia-navale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 11:45:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=573</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO VIII &#160; &#160;UNA TERRIBILE BATTAGLIA NAVALE &#160; &#160;Bisogna proprio credere che una fortuna straordinaria proteggesse quegli audaci ladroni di mare, ed un triste destino perseguitasse con ostinazione incredibile i discendenti di quei terribili conquistadores, che con pochi colpi d&#8217;archibugio, ma molta audacia, avevano rovesciati i pi&#250; potenti imperi dell&#8217;America del Nord e del Sud [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPITOLO VIII</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;UNA TERRIBILE BATTAGLIA NAVALE</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;Bisogna proprio credere che una fortuna straordinaria proteggesse quegli audaci ladroni di mare, ed un triste destino perseguitasse con ostinazione incredibile i discendenti di quei terribili conquistadores, che con pochi colpi d&#8217;archibugio, ma molta audacia, avevano rovesciati i pi&uacute; potenti imperi dell&#8217;America del Nord e del Sud e anche del Centro.</p>
<p>&nbsp;Prendere d&#8217;assalto una citt&agrave; reputata una delle pi&uacute; solide piazze forti del Nicaragua, sfuggire a duemila e cinquecento soldati, evitare i numerosi agguati e giungere ancora sani e salvi, attraverso un paese infestato da indiani ostili, erano fatti assolutamente stupefacenti, quasi inverosimili: eppure la storia di quella ardita scorreria, fatta da un pugno d&#8217;uomini, &egrave; sempre l&iacute; a provare l&#8217;esattezza di quelle imprese strabilianti.</p>
<p>&nbsp;La fortuna non doveva ancora venir meno a quei formidabili ladri di mare, poich&eacute;, ventiquattro ore dopo il loro arrivo sulle coste del Pacifico, li ritroviamo al sicuro all&#8217;isola di Taroga in mezzo ad altri filibustieri giunti dai mari del sud con due buone navi di battaglia.</p>
<p>&nbsp;Le quattro colonne, che durante la ritirata avevano subito perdite piuttosto rilevanti, si trovarono subito rinforzate d&#8217;altri duecento uomini, fra inglesi e francesi, non meno risoluti di loro a menar le mani e non meno assetati, pi&uacute; che di conquiste, d&#8217;oro spagnuolo.</p>
<p>&nbsp;Possedendo, come abbiamo detto, due navi da battaglia, fu deciso, dai quattro capi, in un consiglio tenuto qualche giorno dopo, di tentare innanzi a tutto una spedizione verso Villia, citt&agrave; lontana appena venti leghe da Panama, per provvedersi di viveri, non essendo l&#8217;isolotto, coi suoi pochi alberi per la maggior parte infruttiferi, capace di mantenere tanta gente.</p>
<p>&nbsp;Le due navi, che erano giunte dai mari del sud, avevano consumate tutte le loro provviste, ed i filibustieri che avevano preso d&#8217;assalto Nuova Granata, non avevano portato con s&eacute; che delle piastre inutili, in quel momento, come i grani di sabbia ammonticchiati intorno a quell&#8217;isoletta deserta.</p>
<p>&nbsp;Prima di tentare un colpo di mano su Panama, volevano essere almeno ben forniti di viveri e anche di munizioni.</p>
<p>&nbsp;Fu Tusley che s&#8217;incaric&ograve; dell&#8217;impresa. Imbarcatosi con duecento uomini sulle due navi, approda a non molta distanza dalla citt&agrave;, poi muove risolutamente all&#8217;assalto ed in poche ore se ne rende padrone, malgrado la fiera resistenza opposta dagli spagnuoli.</p>
<p>&nbsp;S&#8217;impadronisce di trecento prigionieri, di quindicimila piastre, d&#8217;un milione e mezzo di merci, e, non ancora soddisfatto di tanta ricchezza, invia un messo all&#8217; alcadedella citt&agrave; che si era salvato nelle boscaglie, per proporgli il riscatto dei prigionieri contro il versamento di cinquantamila piastre.</p>
<p>&nbsp;L&#8217; alcadefa rispondere che egli non poteva offrire a tali ladroni altro che della polvere e delle palle, e le une e le altre erano pronte, e che in quanto ai prigionieri li abbandonava alla Provvidenza e intanto li avvertiva che stava radunando forze imponenti per ricacciarli nell&#8217;Oceano Pacifico.</p>
<p>&nbsp;A tale risposta Tusley fa incendiare la citt&agrave;, caricano viveri e bottino su due grosse scialuppe che avevano prese sul vicino fiume e cominciano la ritirata.</p>
<p>&nbsp;Qui per&ograve; cominciano i primi disastri.</p>
<p>&nbsp;Trecento spagnuoli, imboscati ad un gomito del fiume, s&#8217;impadroniscono delle due scialuppe e trucidano gli equipaggi.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, che si ritraevano attraverso le boscaglie, a tale nuova mandano altri messi all&#8217; alcade, minacciando di massacrare i trecento prigionieri se non viene loro restituito il bottino e pagato il riscatto.</p>
<p>&nbsp;Indugiando la risposta, Tusley fa fucilare una parte di quei prigionieri e manda le loro teste a Villia.</p>
<p>&nbsp;L&#8217; alcade, atterrito, restituisce il bottino e le due barche, e vi aggiunge diecimila piastre per salvare la vita agli altri disgraziati che si trovano nelle mani dei corsari.</p>
<p>&nbsp;Non dovevano tardare per&ograve; gli spagnuoli a prendersi a loro volta delle splendide rivincite.</p>
<p>&nbsp;Sorprendono una partita di filibustieri, composta di trentasei uomini, che si era gettata sulla Boccachica per passare alla sponda orientale del continente e li fanno a pezzi, ad eccezione d&#8217;uno solo che viene condotto prigioniero a Panama.</p>
<p>&nbsp;Quasi nel medesimo tempo sorprendono pure due piccole colonne di filibustieri inglesi, formate di quaranta uomini ciascuna, e le annientano completamente in mezzo alle folte boscaglie dell&#8217;istmo.</p>
<p>&nbsp;Tusley per&ograve;, quantunque perseguitato da tutte le parti, conduce la sua colonna fino sulle sponde dell&#8217;Oceano e giunge felicemente a Taroga, colle sue venticinquemila piastre intatte, le sue merci, i suoi viveri e le sue due navi.</p>
<p>&nbsp;Quella spedizione non era durata che una quindicina di giorni, durante i quali, i filibustieri rimasti sull&#8217;isolotto non erano vissuti che di testuggini marine e di poche frutta, con pochissimo piacere del guascone e dei due suoi compagni, i quali si erano specialmente lamentati della pessima qualit&agrave; dell&#8217;acqua e dell&#8217;assenza completa di bottiglie di Xeres e di Alicante da vuotare.</p>
<p>&nbsp;Ben provvisti di viveri e soprattutto di munizioni, i filibustieri, dopo un nuovo consiglio, decisero di tentare il blocco di Panama, per imporre a quel vicer&eacute; la consegna della sorella del signor di Ventimiglia e di alcuni prigionieri.</p>
<p>&nbsp;Dopo quattro giorni dal ritorno di Tusley, i filibustieri s&#8217;imbarcarono.</p>
<p>&nbsp;Non erano per&ograve; pi&uacute; numerosi come prima, poich&eacute; centoquarant&#8217;otto francesi si erano separati dai loro compagni, in causa delle solite questioni religiose, navigando verso settentrione, coll&#8217;idea di predare le coste della California.</p>
<p>&nbsp;Erano per&ograve; ancora abbastanza bene in forza per farsi temere dagli spagnuoli, tanto pi&uacute; che erano guidati da quattro valorosissimi capi.</p>
<p>&nbsp;Avendo saputo da un prigioniero che due grossi velieri spagnuoli erano attesi da Panama provenienti da Lima con un carico di farine e di denaro, i filibustieri decisero innanzi a tutto di abbordarli, prima che giungessero in porto.</p>
<p>&nbsp;La mancanza di viveri era sempre quella che pi&uacute; preoccupava quegli uomini, non avendo nessun mezzo di procurarsene, fuorch&eacute; nel saccheggi, poich&eacute; tutte le coste erano guardate e tutte le piantagioni erano state distrutte per molte leghe entro terra.</p>
<p>&nbsp;Guidavano il primo vascello, il signor di Ventimiglia e Raveneau de Lussan; l&#8217;altro Tusley e Grogner.</p>
<p>&nbsp;Non sarebbe necessario dire che i tre terribili avventurieri avevano preso imbarco sulla nave del conte, ansiosi di aver nuova occasione per menare le loro formidabili draghinasse.</p>
<p>&nbsp;- Taroga &egrave; un&#8217;isola di tartarughe, aveva detto don Barrejo, mettendo i piedi sul ponte della nave. Non siamo gi&agrave; venuti in America per provare il filo della spada contro i gusci di quei rettili.</p>
<p>&nbsp;- Ed io non sono venuto per guardare le sabbie ed ascoltare il rumoreggiare della marea, &#8211; aveva aggiunto Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Ed io non ho lasciato il Brabante per veder arrugginire le mie braccia, &#8211; aveva detto il fiammingo.</p>
<p>&nbsp;E si erano imbarcati lietamente, promettendosi di compiere altre meravigliose imprese e di non perdere per un solo istante di vista il marchese di Montelimar, che era stato affidato alla loro sorveglianza.</p>
<p>&nbsp;Il primo giorno pass&ograve; senza incidenti. Le due navi, che non erano molto grosse, n&eacute; molto armate, avevano navigato sempre in vista dell&#8217;isolotto, colla speranza di sorprendere i due velieri provenienti da Lima.</p>
<p>&nbsp;Il secondo giorno, non avendo incontrato alcun bastimento, avevano fatto un&#8217;ardita punta verso Panama, senza per&ograve; osare accostarsi troppo al porto, non ignorando che il vicer&eacute; poteva, in poche ore, radunare una squadra considerevole.</p>
<p>&nbsp;La mattina del terzo, i gabbieri che erano di guardia sulle coffe mandarono il primo grido d&#8217;allarme.</p>
<p>&nbsp;- Vele a levante!</p>
<p>&nbsp;Il signor di Ventimiglia e Raveneau de Lussan, i quali erano saliti appena allora in coperta, erano stati i primi a precipitarsi verso il castello di prora.</p>
<p>&nbsp;Quel grido di &laquo;vele a levante&raquo; non aveva mancato di produrre su di loro una certa sorpresa, poich&eacute; non era da quella parte che dovevano avanzarsi i due vascelli provenienti dai mari del sud.</p>
<p>&nbsp;- Che siano legni che vengono da Panama? si era chiesto il conte.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; quello che purtroppo temo, &#8211; aveva risposto Raveneau de Lussan. &#8211; Gli spagnuoli devono aver le tasche piene di noi e avranno organizzata qualche flottiglia.</p>
<p>&nbsp;- Che noi prenderemo d&#8217;assalto e che affonderemo, &#8211; disse Mendoza, il quale non aveva indugiato a raggiungerli, insieme ai suoi due compari.</p>
<p>&nbsp;- Signor de Lussan, prepariamoci al combattimento, &#8211; disse il conte di Ventimiglia. &#8211; Abbiamo uomini decisi a tutto e artiglierie non del tutto in cattivo stato. Mostreremo ancora una volta agli spagnuoli come sanno lottare e morire i forti fratelli della Costa.</p>
<p>&nbsp;Le trombe avevano suonato.</p>
<p>&nbsp;- Tutti in coperta!</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, sempre pronti a qualunque cimento, si erano slanciati ai loro posti di combattimento: i vecchi bucanieri in coperta, dietro le brande arrotolate sulle murate, ed i corsari nelle batterie.</p>
<p>&nbsp;La nave di Tusley e di Grogner aveva subito raggiunta, con una splendida bordata, quella del signor di Ventimiglia, la quale muoveva audacemente incontro alle vele segnalate.</p>
<p>&nbsp;- Don Barrejo, &#8211; disse il basco, il quale provava il filo della sua draghinassa. &#8211; Temo che questa volta la faccenda sia pi&uacute; seria di quella di Pueblo-Viejo e di Nuova Granata. Quelle navi vengono da Panama; ve lo dice un vecchio uomo di mare che conosce i venti meglio che Eolo in persona.</p>
<p>&nbsp;- I capitani delle fregate, che voi sappiate, hanno sempre una buona riserva di bottiglie? &#8211; chiese il guascone, il quale stava pure esaminando la sua draghinassa.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa diavolo mi domandate, don Barrejo? &#8211; chiese il basco, non senza un certo stupore.</p>
<p>&nbsp;- Il signor guascone ha parlato bene, &#8211; disse il fiammingo, colla sua solita gravit&agrave;. &#8211; Rispondete alla sua domanda, don Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Io credo che abbiano pi&uacute; palle che bottiglie, &#8211; disse il basco. &#8211; Non escludo per&ograve; che posseggano una piccola cantina.</p>
<p>&nbsp;- Non voglio sapere altro, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Andremo ad assaggiare quel vino e vedremo se &egrave; pi&uacute; squisito quello che si trova sepolto nelle cantine o quello navigato.</p>
<p>&nbsp;Un grido, che scese in quel momento dalla coffa dell&#8217;albero maestro, interruppe la loro conversazione.</p>
<p>&nbsp;- Fregata in vista!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Ve lo dicevo io? &#8211; disse Mendoza. Altro che le navi cariche di farina e di denaro provenienti da Lima. Troveremo ferro e piombo.</p>
<p>&nbsp;- Ma anche una cantina, &#8211; aggiunse il guascone.</p>
<p>&nbsp;Per la terza volta la voce del gabbiere di guardia si fece udire.</p>
<p>&nbsp;- E due barconi di appoggio!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Quelle non hanno di certo delle bottiglie, &#8211; disse il basco. &#8211; Conteranno probabilmente un bel numero di corde per appiccarci.</p>
<p>&nbsp;- Appiccare noi! &#8211; grid&ograve; il guascone, trinciando l&#8217;aria colla sua draghinassa. &#8211; Ah!&#8230; Ci vuole ben altro per appiccare della gente come noi!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Gi&agrave;, &#8211; disse il fiammingo. &#8211; Gente come noi.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri si preparavano animosamente alla battaglia, cercando di raggiungere la fregata prima che le barcaccie, pessime veliere, potessero accorrere per appoggiarla.</p>
<p>&nbsp;Il conte di Ventimiglia, dall&#8217;alto del cassero, impartiva con voce squillante gli ordini, mentre Grogner faceva altrettanto sul secondo vascello.</p>
<p>&nbsp;La fregata, che era di forte tonnellaggio ed armata di una trentina di cannoni, muoveva pure risolutamente contro i corsari, sicurissima di sgominarli con poche bordate.</p>
<p>&nbsp;Il signor di Ventimiglia, accortosi a tempo che gli spagnuoli muovevano all&#8217;arrembaggio con animo risoluto, aveva dato l&#8217;ordine alle due navi di scostarsi, per prenderli in mezzo, prima che giungessero le barcaccie, le quali contenevano numerosi combattenti e anche dei grossi pezzi d&#8217;artiglieria.</p>
<p>&nbsp;A mille passi, il combattimento s&#8217;impegn&ograve; ferocissimo da ambe le parti.</p>
<p>&nbsp;La fregata tuonava ed avanzava, tentando di disalberare i due legni corsari; questi rispondevano come potevano, non disponendo che di pochissimi pezzi.</p>
<p>&nbsp;A cinquecento passi, gli spagnuoli i quali si tenevano sicurissimi di aver ben presto ragione di quell&#8217;accozzaglia di ladroni di mare, imbrogliano le vele di parrocchetto e di pappafico, per essere pi&uacute; liberi nella manovra e filare sulla nave del conte di Ventimiglia, la quale era pi&uacute; vicina, per abbordarla.</p>
<p>&nbsp;I tamburi rullano fragorosamente sui suoi altissimi ponti ed il grande stendardo di Spagna sventola orgogliosamente al vento.</p>
<p>&nbsp;I suoi archibugieri ed i suoi alabardieri sono schierati dietro i bastingaggi, pronti a montare all&#8217;abbordaggio, mentre dalle due barcaccie partono scariche violentissime, quantunque quasi inefficaci, in causa della distanza.</p>
<p>&nbsp;- Fra poco qui far&agrave; molto caldo, &#8211; disse Mendoza, il quale non perdeva di vista la fregata. &#8211; Se gli spagnuoli muovono su di noi cos&iacute; risolutamente, &egrave; segno che sono ben decisi a sterminarci. Don Barrejo, temo che le bottiglie del capitano siano un po&#8217; dure da guadagnare.</p>
<p>&nbsp;- Io ho l&#8217;abitudine di rispettare tutte le opinioni, per&ograve; vi dico che il conte monter&agrave; all&#8217;abbordaggio prima degli spagnuoli. Ho sete: perch&eacute; non dovrei bere?</p>
<p>&nbsp;- Ben detto, &#8211; disse il fiammingo. &#8211; Noi berremo il vino di Panama.</p>
<p>&nbsp;Le due navi corsare, con una manovra fulminea, avevano ripreso il largo, rispondendo vigorosamente coi loro pezzi. Subivano gravi danni per quel continuo cannoneggiamento, tuttavia non disperavano di dare ai loro nemici un&#8217;altra formidabile battuta.</p>
<p>&nbsp;La fregata, che precedeva sempre le due barcaccie di parecchie gomene, si getta improvvisamente fra i due legni corsari, alternando scariche di mitraglia e palle.</p>
<p>&nbsp;Era il momento atteso dai quattro capi della filibusteria, per tentare un attacco disperato.</p>
<p>&nbsp;I due velieri in pochi istanti si stringono addosso al vascello nemico e, come era loro abitudine, scagliano sui ponti un numero cos&iacute; enorme di granate, da mettere, in pochi minuti, fuori di combattimento la maggior parte degli archibugieri e degli alabardieri e poi, approfittando della Grande confusione prodotta da tutti quegli scoppi, montano arditamente all&#8217;abbordaggio, con un urlio assordante.</p>
<p>&nbsp;Bucanieri e artiglieri, tutti si precipitano all&#8217;assalto con una ferocia inaudita.</p>
<p>&nbsp;Il conte di Ventimiglia e Raveneau de Lussan, insieme ai tre avventurieri, sono i primi che montano sulla fregata.</p>
<p>&nbsp;Un combattimento omerico s&#8217;impegna. Anche gli uomini di Tusley e di Grogner hanno abbordata la nave e si rovesciano, con impeto irresistibile, attraverso ai ponti, battagliando come leoni scatenati.</p>
<p>&nbsp;Gli spagnuoli, gi&agrave; respinti a prora, attraversano a corsa sfrenata la tolda e si rifugiano sul cassero dove hanno un pezzo da caccia in batteria, ma la pioggia di bombe, scagliate dai filibustieri e dai gabbieri che sono rimasti sulle coffe e sulle crocette dei due vascelli, li raggiungono anche l&agrave;, causando un panico indescrivibile.</p>
<p>&nbsp;Il loro valore nulla pu&ograve; contro quella pioggia di fuoco e contro l&#8217;urto formidabile dei corsari, troppo abituati alle strepitose vittorie, ed il grande stendardo di Spagna viene calato fra gli urrah degli assalitori, ai quali la fortuna, ancora una volta, ha arriso.</p>
<p>&nbsp;Di cento e venti uomini che si trovavano sulla fregata, ben ottanta erano caduti morti o gravemente feriti.</p>
<p>&nbsp;Sbarazzatisi del nemico pi&uacute; pericoloso, i filibustieri, lasciati alcuni uomini sulla fregata, tornano ad imbarcarsi sui loro legni, i quali durante quel formidabile cannoneggiamento non avevano riportati che pochissimi danni, e si mettono nuovamente in caccia per catturare le due barcaccie che erano montate da numerosi equipaggi.</p>
<p>&nbsp;Un nuovo combattimento, non meno feroce e sanguinoso, s&#8217;impegna, ma i due legni corsari non tardano ad avere anche questa volta il sopravvento.</p>
<p>&nbsp;Con un attacco fulmineo s&#8217;impadroniscono della barcaccia maggiore, nonostante la terribile resistenza che oppone l&#8217;equipaggio, forte di settanta uomini, dei quali soli diciannove sfuggono alla morte; l&#8217;altra, vedendosi perduta, alza tutte le sue vele e cerca di raggiungere la costa. Invece urta contro una scogliera, si spezza a met&agrave; e perde la maggior parte della sua gente.</p>
<p>&nbsp;Non era per&ograve; ancora finita e la stella che proteggeva quei formidabili scorridori dei mari non si era ancora offuscata.</p>
<p>&nbsp;Erano intenti a liberare la fregata dai morti che la ingombravano ed a rattoppare alla meglio le attrezzature delle loro navi, alquanto malmenate dalle grosse artiglierie nemiche, quand&#8217;ecco che altre due barcaccie, montate pure da equipaggi numerosi, compariscono all&#8217;orizzonte.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, inquieti, interrogano i superstiti della fregata e con minacce di morte riescono a sapere che quelle navicelle avevano ricevuto l&#8217;ordine di muovere al pi&uacute; presto in soccorso della flottiglia.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, quantunque esausti per tante ore di combattimento, non si perdono d&#8217;animo. Comprendendo che a Panama si ignorava ancora la sconfitta subita dalle navi spagnuole, s&#8217;imbarcano sulla fregata e sulla barcaccia catturata, alzano ai corni d&#8217;artimone lo stendardo di Spagna e muovono verso quei nuovi nemici che s&#8217;accostano fiduciosi, credendo avere da fare coi loro compatriotti.</p>
<p>&nbsp;- Don Barrejo, &#8211; disse Mendoza, il quale essendo, come abbiamo gi&agrave; detto, uno dei migliori artiglieri della filibusteria, era stato incaricato del servizio del pezzo da caccia del cassero. &#8211; Spero che non vi lamenterete pi&uacute; di non menare abbastanza le mani.</p>
<p>&nbsp;- Perdinci, &#8211; rispose il guascone, il quale stava accomodandosi alla meglio la sua casacca squarciata da un colpo d&#8217;alabarda. &#8211; Non credevo d&#8217;aver tanto lavoro. La mia draghinassa, a forza di picchiare sugli elmi e sulle corazze, &egrave; diventata una vera sega. Sar&agrave; necessario che io scovi in qualche luogo un arrotino o finir&agrave; per non tagliare pi&uacute; nemmeno il collo d&#8217;una bottiglia.</p>
<p>&nbsp;- Cambiatela: ne abbiamo prese un buon numero sulla fregata.</p>
<p>&nbsp;- Oib&ograve;!&#8230; Io lasciare la spada di mio padre!&#8230; Non sapete che questa lama ha preso parte a pi&uacute; di venti combattimenti? &Egrave; una lama storica nella famiglia dei de Lussac.</p>
<p>&nbsp;- Mi rincresce che tagli poco ora.</p>
<p>&nbsp;- Perch&eacute;?</p>
<p>&nbsp;- Non vi hanno detto che quelle barcaccie sono montate da biscaglini, i migliori marinai che abbia la Spagna?</p>
<p>&nbsp;- Baster&agrave; per oggi anche contro di loro.</p>
<p>&nbsp;- Badate che lavori bene, perch&eacute; si dice che in quelle navicelle vi sia una grossa provvista di corde.</p>
<p>&nbsp;- Che dovranno servire?</p>
<p>&nbsp;- Ad appiccarci, se ci prendono vivi.</p>
<p>&nbsp;- Dite sul serio?</p>
<p>&nbsp;- Lo hanno confessato i prigionieri della fregata, &#8211; rispose Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Oh!&#8230; I bricconi!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Il vicer&eacute; di Panama &egrave; stanco di noi ed ha giurato di farci fare l&#8217;ultima danza, appesi ai pennoni.</p>
<p>&nbsp;- Brutto ballo, &#8211; disse il fiammingo, il quale si trovava presente.</p>
<p>&nbsp;- Infatti non deve essere molto piacevole, &#8211; rispose il guascone. Mi raccomander&ograve; alla mia draghinassa.</p>
<p>&nbsp;- Sapete per&ograve; che cosa hanno deciso i filibustieri?</p>
<p>&nbsp;- Di adoperarle per legare come salami i prigionieri.</p>
<p>&nbsp;- Niente affatto: di servirsene per far danzare sui pennoni, o meglio sotto i pennoni, gli equipaggi delle barcaccie.</p>
<p>&nbsp;- Non li abbiamo ancora presi.</p>
<p>&nbsp;- Eh!&#8230; aspettate un po&#8217;.</p>
<p>&nbsp;La fregata era giunta allora a buon tiro. Le due barcaccie, ingannate dallo stendardo che sventolava sempre sul corno dell&#8217;artimone, non avevano cessato di avanzarsi.</p>
<p>&nbsp;Un comando breve, secco, echeggi&ograve; sul ponte della nave predata.</p>
<p>&nbsp;- Fuoco di bordata!</p>
<p>&nbsp;In un lampo la bandiera di Spagna viene ammainata e sostituita dagli stendardi di Francia e d&#8217;Inghilterra, e una tempesta di palle prende d&#8217;infilata le due barcaccie, disalberandole e rasandole come due pontoni.</p>
<p>&nbsp;Una barcaccia s&#8217;incendia e brucia come un pezzo di legno secco e le polveri scoppiano con fracasso orrendo, scaraventando in alto la coperta, sventrando la poppa e sfondando le murate di babordo e di tribordo.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;altra per&ograve; tiene vigorosamente testa all&#8217;attacco, cannoneggiando furiosamente coi due soli pezzi che aveva a bordo.</p>
<p>&nbsp;La lotta non dura che pochi minuti, poich&eacute; in aiuto dei filibustieri accorrono anche i due vascelli, i quali fanno un fuoco infernale sulle due disgraziate navicelle.</p>
<p>&nbsp;Quella che brucia va a fondo e nessuno degli uomini che la montano sfugge al disastro, l&#8217;altra viene abbordata e presa dopo un brevissimo combattimento.</p>
<p>&nbsp;Ventidue filibustieri per&ograve; cadono gravemente feriti e fra di loro Tusley, il quale doveva morire qualche giorno dopo avendo ricevuto una palla avvelenata.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, furiosi per le gravi perdite subite e per aver trovato tante funi destinate ad impiccarli, non ostante le proteste del conte di Ventimiglia, non lasciano vivo nemmeno uno dei prigionieri che montavano la seconda barcaccia.</p>
<p>&nbsp;Superbi di tanta fortuna, lo stesso giorno si ritirarono a Taroga per deliberarvi sul da farsi, avendo saputo che non uno bens&iacute; cinque dei loro compagni si trovavano prigionieri a Panama, soggetti a durissima schiavit&uacute;.</p>
<p>&nbsp;Era loro intenzione di muovere audacemente sulla ricca citt&agrave; e di tentarne l&#8217;assalto. Ma avendo appreso che una forte squadra aveva lasciato i porti del Per&uacute; e che moveva in cerca di loro per finirla una buona volta, decisero di mandare un messo a Panama e d&#8217;intimare al Presidente dcll&#8217;Udienza Reale la pronta restituzione dei cinque prigionieri e della figlia del Corsaro Rosso, minacciando, in caso di rifiuto, di uccidere, per ognuno di essi, quattro spagnuoli dei tanti che tenevano nelle loro mani.</p>
<p>&nbsp;Il Presidente manda ai filibustieri un ufficiale per dire loro a voce che nulla poteva fare e nel medesimo tempo ricorre al vescovo di Panama per tentare se il suo carattere potesse avere qualche efficacia, almeno sui francesi che si piccavano di mostrarsi sempre cattolici.</p>
<p>&nbsp;Il vescovo scrisse infatti dicendo che il rifiuto del Presidente da non altro dipendeva che dalla obbedienza che egli doveva agli ordini sovrani, i quali gli proibivano una tale sorta di scambi ed avvertendoli nell&#8217;istesso tempo che quattro prigionieri inglesi si erano ormai convertiti al cattolicismo e che erano decisi a rimanere cogli spagnuol&iacute;.</p>
<p>&nbsp;Quelle risposte, come si pu&ograve; ben comprendere, non erano sufficienti per persuadere quei formidabili corsari.</p>
<p>&nbsp;In un altro consiglio decisero di rimandare un altro prigioniero a Panama affinch&eacute; avvertisse anche a voce il Presidente che erano pi&uacute; che mai risoluti a massacrare i trecento spagnuoli che tenevano nelle loro mani, anche per vendicarsi delle palle avvelenate usate dagli archibugieri della fregata, le quali avevano causata la morte di Tusley e dei ventidue feriti.</p>
<p>&nbsp;Per fare maggior impressione, decapitarono venti prigionieri estratti a sorte e mandarono le teste a Panama.</p>
<p>&nbsp;Un tale atroce fatto indusse il Presidente a non pi&uacute; tardare a mettere in libert&agrave; quei prigionieri ed a pagare diecimila piastre.</p>
<p>&nbsp;Nel numero mancava per&ograve; la figlia del Corsaro Rosso.</p>
<p>&nbsp;Fu un&#8217;esplosione di collera terribile, poich&eacute; i filibustieri ci tenevano soprattutto ad avere la fanciulla, perch&eacute; ormai riguardavano il conte di Ventimiglia come il loro vero capo.</p>
<p>&nbsp;Il progetto di trucidare tutti i prigionieri spagnuoli, compreso il marchese di Montelimar, per un momento trionf&ograve;&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Mandate la testa dell&#8217;ex-governatore di Maracaibo al Presidente dell&#8217;Udienza Reale di Panama, &#8211; avevano detto Grogner e Raveneau de Lussan, che parevano i pi&uacute; inferociti. &#8211; Diamo una terribile lezione a quegli uomini che usano contro di noi palle avvelenate, cosa contraria a tutte le leggi della guerra!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- No, &#8211; aveva risposto fermamente il conte. &#8211; Io vi lascio liberi e mi risolvo ad andare a Panama a cercare mia sorella. Se avr&ograve; bisogno di voi, non dubito che voi accorrerete tutti in mio aiuto. Mettete a mia disposizione una barcaccia, affinch&eacute; possa avviarmi alla costa ed uno schifo per entrare inosservato in porto. La testa del marchese di Montelimar risponder&agrave; della mia vita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/una-terribile-battaglia-navale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL RITORNO ALL&#8217;OCEANO PACIFICO</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/il-ritorno-alloceano-pacifico/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/il-ritorno-alloceano-pacifico/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 11:44:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=571</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO VII &#160; &#160;IL RITORNO ALL&#8217;OCEANO PACIFICO &#160; &#160;Il signor di Ventimiglia non aveva indugiato ad accettare l&#8217;invito, quantunque quella cortesia, troppo spinta da parte d&#8217;un nemico senza dubbio acerrimo, poich&#233; poteva essere in giuoco la sua esistenza, avesse fatto arricciare il naso al sospettoso guascone e anche a Mendoza. &#160;Il gabinetto del marchese era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPITOLO VII</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;IL RITORNO ALL&#8217;OCEANO PACIFICO</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;Il signor di Ventimiglia non aveva indugiato ad accettare l&#8217;invito, quantunque quella cortesia, troppo spinta da parte d&#8217;un nemico senza dubbio acerrimo, poich&eacute; poteva essere in giuoco la sua esistenza, avesse fatto arricciare il naso al sospettoso guascone e anche a Mendoza.</p>
<p>&nbsp;Il gabinetto del marchese era uno stanzino ammobiliato senza pretese ed illuminato da due candelabri, collocati sopra un enorme scrittoio coperto da un panno verde e da cumuli di carte.</p>
<p>&nbsp;Il marchese di Montelimar indic&ograve; al conte una sedia, poi, sedendoglisi di fronte, gli chiese:</p>
<p>&nbsp;- Ora mi direte che cosa volete da me. Mi avete cercato a Pueblo-Viejo, fors&#8217;anche a San Domingo e mi avete preso a Nuova Granata. Che cosa desiderate dunque?</p>
<p>&nbsp;- Domandarvi, innanzi tutto, se dinanzi a me la vostra coscienza &egrave; perfettamente tranquilla, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;Il marchese socchiuse un po&#8217; gli occhi, poi, dopo un breve silenzio, rispose:</p>
<p>&nbsp;- La vostra domanda mi stupisce un po&#8217;.</p>
<p>&nbsp;- Ah! &#8211; fece il conte. &#8211; Mi direte allora chi era, quindici anni or sono, il governatore di Maracaibo.</p>
<p>&nbsp;- Io, &#8211; rispose il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Dunque voi avete fatto appiccare mio padre, &#8211; grid&ograve; il conte, con uno scatto improvviso.</p>
<p>&nbsp;- Non posso negarlo.</p>
<p>&nbsp;- Sapevate che era un gentiluomo.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;.</p>
<p>&nbsp;- Che non combatteva per avidit&agrave; di guadagno, perch&eacute; i Ventimiglia avevano e hanno tuttora terre e castelli, quasi quanti ne hanno i duchi di Savoja.</p>
<p>&nbsp;- So che erano ricchissimi.</p>
<p>&nbsp;- Sapete per quale motivo mio padre ed i miei zii, il Corsaro Verde ed il Corsaro Nero erano venuti in America?</p>
<p>&nbsp;- Per vendicarsi del duca Wan Guld, mi hanno detto, &#8211; rispose il marchese, sempre calmo.</p>
<p>&nbsp;- Sapete che cosa aveva fatto quel duca?</p>
<p>&nbsp;- Veramente non lo so: l&#8217;America centrale &egrave; troppo lontana dall&#8217;Europa e certe informazioni si perdono durante la traversata dell&#8217;Atlantico.</p>
<p>&nbsp;Il conte si era alzato, in preda ad una vivissima agitazione.</p>
<p>&nbsp;- Francia e Piemonte combattevano contro la Spagna sui canali dell&#8217;Olanda e sulla Schelda, &#8211; disse. &#8211; Condottiero delle genti italiche era un fiammingo: il duca Wan Guld.</p>
<p>&nbsp;- Io ho udito parlare di questo, &#8211; disse il marchese, &#8211; molto vagamente per&ograve;.</p>
<p>&nbsp;- I conti di Ventimiglia erano in quattro, tutti fratelli, e forti condottieri, che godevano la pi&uacute; ampia fiducia del duca di Savoja. Racchiusi in una fortezza con due reggimenti, difendevano ferocemente una rocca, quando una notte il nemico entr&ograve; per una delle porte che un traditore aveva aperta, corrotto da un enorme compenso. Il primogenito dei Ventimiglia fu ucciso o meglio assassinato a tradimento da un sicario del duca, mentre cercava di opporsi a quell&#8217;invasione. Era Wan Guld, che si era venduto al nemico per diventare, pi&uacute; tardi, governatore d&#8217;una delle pi&uacute; importanti colonie spagnuole del Golfo del Messico.</p>
<p>&nbsp;- Me ne ricordo infatti, &#8211; disse il marchese di Montelimar. &#8211; I tre conti di Ventimiglia attraversarono a loro volta l&#8217;Atlantico per uccidere il traditore, e sotto il nome di Corsaro Rosso, Verde e Nero, coll&#8217;aiuto di Pietro l&#8217;Olonese, di Wan Horn, di Laurent, di Grammont e di altri celebri filibustieri, rovinarono le nostre colonie e misero a ferro ed a fuoco tutte le nostre citt&agrave; marinaresche del Golfo del Messico.</p>
<p>&nbsp;- E gli spagnuoli hanno appiccato mio padre, &egrave; vero?</p>
<p>&nbsp;Il marchese era diventato pallidissimo ed aveva avuto un sussulto troppo tardi represso.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; vero? &#8211; ripet&eacute; il conte.</p>
<p>&nbsp;- Non posso negarlo.</p>
<p>&nbsp;- Se vostro padre fosse stato appiccato e voi un giorno foste riuscito ad avere nelle vostre mani colui che ha pronunciata la terribile sentenza, che cosa avreste fatto?</p>
<p>&nbsp;- Mio padre era un grande di Spagna e non gi&agrave; un filibustiere, &#8211; rispose il marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;- Ed il mio non era un ladrone di mare, &#8211; proruppe il conte. &#8211; I Ventimiglia non hanno intascato in America n&eacute; un doblone, n&eacute; una piastra.</p>
<p>&nbsp;- Li intascavano per&ograve; i filibustieri che li accompagnavano, &#8211; ribatt&eacute; il marchese, con violenza. &#8211; Per noi vostro padre non era altro che un corsaro pericolosissimo, che devastava le nostre colonie e rovinava le nostre citt&agrave; e noi avevamo tutto il diritto di punirlo.</p>
<p>&nbsp;- Come un volgare ladrone, &egrave; vero? &#8211; disse il conte, ironicamente.</p>
<p>&nbsp;Il marchese non rispose.</p>
<p>&nbsp;Il signor di Ventimiglia fece tre o quattro passi dinanzi allo scrittoio, poi, fermandosi bruscamente dinanzi all&#8217;ex governatore di Maracaibo, il quale lo seguiva con uno sguardo inquieto, disse:</p>
<p>&nbsp;- Di questa faccenda riparleremo pi&uacute; tardi, signor marchese. Mi premeva avervi nelle mie mani per un&#8217;altra cosa.</p>
<p>&nbsp;- Dite.</p>
<p>&nbsp;- Mio padre, che era rimasto vedovo prima d&#8217;imbarcarsi per l&#8217;America insieme ai suoi fratelli, ha sposato qui la figlia di Hara, il grande Cacico del Darien, che gli diede una figlia. Quando mio padre, rimasto per la seconda volta vedovo, fu preso dai vostri compatriotti e condotto prigioniero a Maracaibo, aveva con s&eacute; quella bambina. Che cosa ne &egrave; successo? Voi dovete saperlo.</p>
<p>&nbsp;- Io!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Eh, signor marchese, non cercate d&#8217;ingannarmi. Quella piccola meticcia, che &egrave; mia sorella, &egrave; stata raccolta da voi, io lo so. A Pueblo-Viejo d&#8217;altronde mi hanno confermata la notizia ed il vostro segretario, il cavaliere di Barquisimeto, messo da me alle strette, non ha potuto negarlo.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; nelle vostre mani il mio segretario? &#8211; grid&ograve; il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Vi era: non essendomi ormai pi&uacute; di nessuna utilit&agrave; l&#8217;ho lasciato andare. Seccano troppo a noi i prigionieri.</p>
<p>&nbsp;- Ed ha tradito il segreto!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- O parlare o morire, signor marchese, &#8211; disse il conte. &#8211; Egli, dinanzi al dilemma, ha preferito aprire la bocca.</p>
<p>&nbsp;Il marchese aveva fatto un gesto di collera e si era alzato impetuosamente, gettando sul figlio del Corsaro Rosso uno sguardo feroce.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa volete dunque, voi? &#8211; chiese, coi denti stretti.</p>
<p>&nbsp;- Mia sorella.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; per questo che siete venuto in America?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;.</p>
<p>&nbsp;- E se mi rifiutassi di restituirvela?</p>
<p>&nbsp;- Vivaddio! &#8211; grid&ograve; il conte. &#8211; Non avrei riguardi per l&#8217;uomo che ha pronunciata la sentenza che condannava mio padre alla forca!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Vostra sorella non &egrave; qui.</p>
<p>&nbsp;- Non &egrave; qui?&#8230;</p>
<p>&nbsp;- No.</p>
<p>&nbsp;- Dove l&#8217;avete mandata, dunque? A Panama.</p>
<p>&nbsp;- Mille demoni! &#8211; grid&ograve; il conte, esasperato. &#8211; Qui non era sicura.</p>
<p>&nbsp;- Voi sapevate dunque che io la cercavo?</p>
<p>&nbsp;- Io sapevo che una partita di filibustieri s&#8217;avanzava verso questa citt&agrave; e, temendo che nell&#8217;assalto uccidessero quella fanciulla, mi sono affrettato a mandarla a Panama.</p>
<p>&nbsp;- Perch&eacute; tanti riguardi verso la figlia d&#8217;un filibustiere?</p>
<p>&nbsp;- L&#8217;ho allevata come fosse mia, &#8211; rispose il marchese. &#8211; Giacch&eacute; gli altri hanno parlato, vi avranno anche detto che vostra sorella venne sempre trattata nella mia casa come una gentildonna e non gi&agrave; come una schiava, quantunque meticcia.</p>
<p>&nbsp;- Infatti me lo hanno detto. Ed ora?</p>
<p>&nbsp;- Spetta a voi, signor di Ventimiglia, di andarvela a prendere.</p>
<p>&nbsp;- A Panama? Volete scherzare, marchese? I tempi di Morgan sono passati e nessuno oggid&iacute; oserebbe, nemmeno mio zio il Corsaro Nero, se fosse vivo, di tentare una simile impresa.</p>
<p>&nbsp;Un ironico sorriso sfior&ograve; le labbra del marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;- Non so che cosa farci, signor conte, &#8211; disse poi.</p>
<p>&nbsp;- A chi l&#8217;avete affidata?</p>
<p>&nbsp;- A don Juan de Sasebo, mio amico e consigliere del vicereame.</p>
<p>&nbsp;- Mi avevano detto che prima la teneva un mayoral .</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, quand&#8217;era piccina. Ora ha quindici anni e non deve frequentate che delle famiglie cospicue.</p>
<p>&nbsp;- E non posso averla in nessun modo?</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, conducendomi con voi a Panama, perch&eacute; ho dato ordine a don Juan di non consegnarla a chicchessia.</p>
<p>&nbsp;- Avete preso delle eccessive precauzioni.</p>
<p>&nbsp;- Io ormai la considero come mia figlia, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Eppure io non lascer&ograve; l&#8217;America senza averla, &#8211; disse il signor di Ventimiglia. &#8211; &Egrave; mia sorella.</p>
<p>&nbsp;- Nessuno vi contraster&agrave; questo diritto. Temo per&ograve;, signor conte, &#8211; disse il marchese, con accento sempre ironico, &#8211; che a Panama non soffi aria buona per voi.</p>
<p>&nbsp;Lo vedremo. Intanto voi rimarrete mio prigioniero.</p>
<p>&nbsp;I prigionieri possono riscattarsi: fissate il prezzo.</p>
<p>&nbsp;Un Ventimiglia non ha bisogno n&eacute; di cinquanta n&eacute; di centomila piastre, signor di Montelimar. Per voi non vi &egrave; nessun prezzo.</p>
<p>&nbsp;Poi, volgendosi verso i tre avventurieri, i quali avevano assistito al colloquio, immobili e muti come statue, ma colle draghinasse in mano, pronti a qualunque sorpresa, disse loro:</p>
<p>&nbsp;- Affido a voi questo signore: &egrave; sotto la vostra sorveglianza.</p>
<p>&nbsp;Si tocc&ograve; appena la tesa del suo ampio feltro e usc&iacute;, scendendo rapidamente la scala del castello.</p>
<p>&nbsp;Cominciava allora ad albeggiare e l&#8217;acquazzone era cessato. Le spianate del forte erano ingombre d&igrave; filibustieri occupati ad inchiodare i cannoni ed a saccheggiare le polveri, avendo estremo bisogno di munizioni.</p>
<p>&nbsp;Tusley, Grogner e Raveneau de Lussan stavano seduti su una balaustrata del forte, fumando e chiacchierando.</p>
<p>&nbsp;Vedendo comparire il conte, tutti si erano alzati.</p>
<p>&nbsp;- Dunque, signor conte? &#8211; chiese de Lussan, non senza una certa ansiet&agrave;.</p>
<p>&nbsp;- Un&#8217;altra carta male giuocata, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia. &#8211; Ho preso l&#8217;aquila e non ho potuto avere l&#8217;allodoletta.</p>
<p>&nbsp;- Vostra sorella?&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Non &egrave; pi&ugrave; qui.</p>
<p>&nbsp;- Per la morte di tutte le viti della Turenna! &#8211; grid&ograve; il francese. &Egrave; un demonio quel marchese che indovina sempre i vostri progetti?</p>
<p>&nbsp;- Cos&iacute; pare, &#8211; rispose il conte.</p>
<p>&nbsp;- E prenderemo l&#8217;allodoletta?</p>
<p>&nbsp;- A Panama, se vorremo averla.</p>
<p>&nbsp;- Un affare serio, &#8211; disse Grogner, facendo una smorfia. &#8211; Panama non &egrave; Pueblo-Viejo, n&eacute; Nuova Granata. Se fossimo in mille, la cosa potrebbe essere non difficile. Colle forze che disponiamo nessun filibustiere, nemmeno Morgan, oserebbe una simile impresa.</p>
<p>&nbsp;- Andiamo all&#8217;isola di Taroga, &#8211; disse Tusley, il quale fino allora era rimasto silenzioso. &#8211; Io so che una partita di filibustieri, montati su due fregate, dovevano giungervi da un momento all&#8217;altro, decisi a bloccare Panama. Se potremo trovarli, faremo tremare una volta ancora gli abitanti della citt&agrave;. Ci&ograve; che mi preoccupa &egrave; pel momento un&#8217;altra cosa.</p>
<p>&nbsp;- Parlate, signor Tusley, &#8211; disse il conte.</p>
<p>&nbsp;- Un prigioniero mi ha confessato or ora che grossi corpi di spagnuoli si sono messi in campagna, per tagliarci la ritirata verso l&#8217;Oceano Pacifico. Vi consiglierei quindi, nell&#8217;interesse comune, di sgombrare al pi&uacute; presto Nuova Granata e di raggiungere la sponda. Ormai tutto quanto vi era da prendere si trova nelle nostre tasche.</p>
<p>&nbsp;- Poca cosa per&ograve;, &#8211; disse Raveneau. de Lussan. &#8211; Il saccheggio non ha fruttato che ottantamila piastre.</p>
<p>&nbsp;- Ne avremo delle altre durante la ritirata, &#8211; rispose Grogner. &#8211; Sul nostro cammino incendieremo paesi, villaggi e citt&agrave; e non le risparmieremo.</p>
<p>&nbsp;- Io sono pronto a partire, &#8211; disse il conte. &#8211; Non terr&ograve; per parte mia che un solo prigioniero: il marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;- E noi una trentina di pezzi grossi della citt&agrave;, che ci forniranno a suo tempo un rispettabile riscatto, &#8211; disse Grogner. &#8211; Ci saranno utilissimi se potremo fare una dimostrazione navale contro Panama. Signor de Lussan, date l&#8217;ordine della ritirata. &Egrave; meglio che raggiungiamo le fitte foreste, prima che le cinquantine spagnuole, che devono gi&agrave; essere in marcia, ci piombino addosso.</p>
<p>&nbsp;Non era trascorsa una mezz&#8217;ora che i filibustieri, i quali non avevano perduto, in tanto battagliare, che soli dodici uomini, mentre avevano fatto una vera strage degli abitanti che difendevano le mura, si trovavano pronti a sgombrare la citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Oltre i prigionieri, si erano impadroniti anche d&#8217;un cannone, per meglio difendersi dagli attacchi che gi&agrave; s&#8217;aspettavano durante la ritirata verso l&#8217;Oceano Pacifico.</p>
<p>&nbsp;Per meglio ingannare le truppe lanciate sulle loro tracce, avevano deciso di risalire verso il settentrione, anche perch&eacute; il paese, pi&uacute; fertile, poteva offrire maggiori risorse.</p>
<p>&nbsp;Alle otto del mattino, i quattro piccoli corpi, dopo d&#8217;aver fatto saltare un&#8217;altra ala della fortezza, lasciavano la citt&agrave;, rifugiandosi sotto le immense foreste che allora coprivano gran parte dell&#8217;America centrale e che non erano occupate che da rade trib&uacute; d&#8217;indiani sfuggiti miracolosamente alla dura schiavit&uacute; degli spagnuoli.</p>
<p>&nbsp;Da uomini abituati alle continue guerriglie, sentivano per&ograve; il nemico.</p>
<p>&nbsp;Ed infatti, a dieci miglia da Nuova Granata, un corpo di duemila e cinquecento uomini, giunto da Panama, li assalta in rasa campagna, cercando di circondarli.</p>
<p>&nbsp;Pochi colpi di cannone, sparati dal pezzo che per loro fortuna avevano condotto da Granata, lo mettono in piena rotta!&#8230;</p>
<p>&nbsp;Due ore pi&uacute; tardi, presso la piccola citt&agrave; di Leon, posta a poche leghe da Granata, tenta pure di arrestarli un corpo composto di cinquecento lance, ma con un attacco furioso, condotto particolarmente dal conte di Ventimiglia e da Raveneau de Lussan, lo volgono pure in fuga. E questa &egrave; storia verissima! &#8230;</p>
<p>&nbsp;&Egrave; bens&iacute; vero che gli spagnuoli avevano una grande paura di quei ladroni di mare che, come abbiamo detto, ritenevano figli di Belzeb&uacute;.</p>
<p>&nbsp;Non erano per&ograve; finite le peripezie dei filibustieri. Gl&#8217;indiani, per ordine del governatore di Panama, bruciavano boscaglie e piantagioni, per affamarli e li assalivano a colpi di freccia in mezzo alle sterminate foreste.</p>
<p>&nbsp;Presso la cittaduzza di Ginandejo, gli spagnuoli, raccolti in uno stretto passaggio, tendono un agguato e mandano alcuni abitanti incontro ai filibustieri per invitarli a recarsi nelle loro fattorie a ristorarsi, promettendo viveri e vino in abbondanza.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;agguato per&ograve; non ha anche questa volta nessun successo. I filibustieri, furiosi per tale tradimento, tagliano a pezzi le cinquantine spagnuole, saccheggiano la citt&agrave; e poi la incendiano, per punire gli abitanti di essersi prestati a preparare l&#8217;agguato.</p>
<p>&nbsp;Dopo quattordici giorni di marce continue, di combattimenti incessanti, i filibustieri giungevano finalmente, laceri, affamati, essendo tutto stato bruciato dinanzi a loro, sulle rive dell&#8217;Oceano Pacifico, di fronte all&#8217;isola di Taroga, sulla quale speravano trovare altri compagni venuti dall&#8217;Atlantico.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/il-ritorno-alloceano-pacifico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LA PRESA DEL MARCHESE</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-presa-del-marchese/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-presa-del-marchese/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 11:43:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=569</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO VI &#160; &#160;LA PRESA DEL MARCHESE &#160; &#160;Quella sera stessa, un po&#8217; prima della mezzanotte, i filibustieri sgombravano S. Giovanni de Pueblo, temendo un ritorno della squadra spagnuola e si rifugiavano sul continente, prendendo terra alla baia di Caldeira. &#160;Sbarcavano per&#242; rinforzati da un altro famoso filibustiere, Tusley, che aveva preso parte all&#8217;ardita navigazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPITOLO VI</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;LA PRESA DEL MARCHESE</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;Quella sera stessa, un po&#8217; prima della mezzanotte, i filibustieri sgombravano S. Giovanni de Pueblo, temendo un ritorno della squadra spagnuola e si rifugiavano sul continente, prendendo terra alla baia di Caldeira.</p>
<p>&nbsp;Sbarcavano per&ograve; rinforzati da un altro famoso filibustiere, Tusley, che aveva preso parte all&#8217;ardita navigazione di Davis e che si era poi separato dai francesi per questioni religiose e da centoventi inglesi.</p>
<p>&nbsp;Questi ultimi erano stati incontrati a poche leghe dal continente, a bordo d&#8217;un vascello ancora in ottimo stato. Quantunque riconosciuti per corsari, i filibustieri del conte di Ventimiglia e di Grogner li avevano furiosamente assaliti, per dare una lezione al loro capo e, quantunque montassero dei semplici schifi e delle barcacce sprovviste d&#8217;artiglieria, erano montati audacemente all&#8217;abbordaggio, impadronendosi facilmente del naviglio.</p>
<p>&nbsp;&Egrave; ben vero per&ograve; che gl&#8217;inglesi di Tusley, avendo riconosciuto nei loro assalitori dei loro antichi compagni, non avevano opposto che una debole resistenza.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri del conte, di Grogner e di Lussan, dopo averli tenuti per alcune ore prigionieri, in fondo alla cala e d&#8217;averli rampognati un po&#8217;, non avevano tardato a rimetterli in libert&agrave;, sicch&eacute; gl&#8217;inglesi, colpiti da quel tratto generoso, non avevano rifiutato di unirsi alla partita, promettendo di far causa comune e di non separarsi pi&uacute; mai dai loro antichi compagni insieme ai quali avevano compiuta la traversata dello stretto di Magellano.</p>
<p>&nbsp;Dopo ventiquattro ore di riposo, i filibustieri, risoluti ad aiutare il conte di Ventimiglia nella sua impresa, lasciavano la baia di Caldeira, ansiosi di dare l&#8217;assalto a Nuova Granata e di sorprendere il marchese di Montelimar prima che avesse avuto ancora il tempo di fuggire.</p>
<p>&nbsp;Nuova Granata era una delle pi&uacute; cospicue citt&agrave; che gli spagnuoli possedessero nell&#8217;America centrale ed aveva fama di possedere tesori immensi, assorbendo i prodotti ingentissimi delle miniere d&#8217;oro del Nicaragua.</p>
<p>&nbsp;Sorgeva sulle sponde del lago omonimo, in una posizione fortissima, a circa venti leghe dall&#8217;Oceano Pacifico ed era difesa nel centro da un forte di forma quadrata, situato su un&#8217;altura e munito di tanta artiglieria da poter tenere indietro un esercito.</p>
<p>&nbsp;I suoi dintorni poi erano pieni di fabbriche di zucchero vastissime, che formavano dei grandi sobborghi.</p>
<p>&nbsp;Inoltre era circondata da mura e da bastioni pure ben muniti di artiglierie: uno solo aveva venti pezzi.</p>
<p>&nbsp;La difesa della piazza era poi stata affidata a sei squadroni di cavalleria ed a parecchie compagnie di artiglieria.</p>
<p>&nbsp;Il 17 d&#8217;Aprile del 1687 i filibustieri, dopo d&#8217;aver attraversato paludi e boscaglie, antiche quasi quanto la creazione del mondo, comparivano nei dintorni della formidabile piazza.</p>
<p>&nbsp;Non erano che in trecento e quarantacinque, fra i corsari del conte di Ventimiglia ed i filibustieri di Tusley, di Grogner e di Raveneau de Lussan.</p>
<p>&nbsp;Lungo la via erano stati avvertiti che gli spagnuoli, informati celermente da diverse spie, si erano preparati alla difesa e che il marchese di Montelimar si era incaricato della difesa del forte centrale; pure quei terribili combattenti non si erano affatto spaventati ed avevano proseguita la loro marcia, sicuri di prendere d&#8217;assalto la citt&agrave;, non ostante la sua formidabile artiglieria.</p>
<p>&nbsp;Gli spagnuoli infatti si erano preparati a riceverli con molto coraggio. Abitanti e soldati avevano occupati gli spalti ed i bastioni, risoluti a difendere strenuamente le loro ricchezze.</p>
<p>&nbsp;Prima impresa dei filibustieri fu l&#8217;incendio dei sobborghi.</p>
<p>&nbsp;Le immense fabbriche di zucchero bruciarono come zolfanelli, sotto gli sguardi esterrefatti dei cittadini e dei soldati, i quali non osavano esporsi ad un combattimento in aperta campagna, contro quegli uomini che gi&agrave; credevano, in buona fede, d&#8217;origine infernale.</p>
<p>&nbsp;A mezzod&iacute;, dopo la colazione, i filibustieri, divisi in quattro piccole colonne, guidata ognuna dai loro capi, cominciavano l&#8217;assalto della citt&agrave;, niente spaventati dalle cannonate che si sparavano, specialmente dal forte difeso dal marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;Parve una furia infernale. I fratelli della Costa &#8211; come si chiamavano sempre quei terribili corsari, anche se dal golfo del Messico erano passati nell&#8217;Oceano Pacifico, &#8211; malgrado la formidabile artiglieria che possedevano gli spagnuoli, montarono intrepidamente all&#8217;assalto, servendosi di rozze scale che avevano costruite nelle foreste.</p>
<p>&nbsp;Non valsero gli sforzi degli abitanti, che si erano uniti ai soldati per difendere le mura ed i bastioni e che combattevano con grande animo, decisi a farsi uccidere piuttosto che arrendersi.</p>
<p>&nbsp;Alle tre, sembrerebbe impossibile, i trecento cinquanta filibustieri erano padroni della citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Non avevano perduto che dodici uomini, mentre avevano fatto una strage orribile degli abitanti e dei cavalleggieri che difendevano i bastioni. Anche la batteria dei venti pezzi era caduta nelle loro mani.</p>
<p>&nbsp;Se la citt&agrave; era stata conquistata, resisteva per&ograve; sempre il forte, difeso dal marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;Come abbiamo detto, era un&#8217;opera saldissima, difesa e guernita di grossa artiglieria e ben munita di archibugieri e di combattenti.</p>
<p>&nbsp;Ad ogni intimazione di resa aveva risposto con cannonate, che atterravano le case della citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Il conte di Ventimiglia, che aveva sempre combattuto in prima fila, spalleggiato da Mendoza, dal guascone e dal fiammingo ed i tre capi corsari si erano radunati dietro uno dei bastioni, mentre i vecchi bucanieri si sforzavano, senza alcun risultato apprezzabile, di decimare gli artiglieri della fortezza, i quali si tenevano nascosti dietro i grossi merli, in attesa di mitragliare gli assalitori.</p>
<p>&nbsp;- Signor conte, &#8211; disse Grogner, il quale appariva preoccupato. &#8211; Vi &egrave; proprio necessario il marchese?</p>
<p>&nbsp;- A me non importano le ricchezze di Granata, &#8211; rispose il figlio del Corsaro Rosso. &#8211; &Egrave; quell&#8217;uomo che io voglio e sar&agrave; la mia parte di saccheggio.</p>
<p>&nbsp;- Vostro padre non agiva diversamente, &#8211; disse Tusley. &#8211; Voi siete sempre stati corsari dilettanti, ma che terribili dilettanti!&#8230;</p>
<p>&nbsp;Allora prendiamo d&#8217;assalto la fortezza, &#8211; disse Raveneau de Lussan, il quale non dubitava mai di nulla. &#8211; Come &egrave; caduta nelle nostre mani la citt&agrave;, cadr&agrave; anche quella.</p>
<p>&nbsp;- Vi propongo di aspettare la notte, &#8211; rispose Grogner. &#8211; Mi ricordo che una volta i filibustieri hanno fatto uso, con buon successo, di palle di cotone infilate nelle bacchette dei loro archibugi.</p>
<p>&nbsp;- Ed io, &#8211; disse una voce, &#8211; mi ricordo che una volta degli uomini audaci hanno fatto saltare un fortino con qualche barile di polvere.</p>
<p>&nbsp;Tutti si eran voltati. Era don Barrejo che aveva pronunciato quelle parole.</p>
<p>&nbsp;- Se volete farvi mitragliare, siete padronissimo, &#8211; disse Grogner, un po&#8217; ironicamente.</p>
<p>&nbsp;- Sono un guascone.</p>
<p>&nbsp;- Ed io sono di Bordeaux.</p>
<p>&nbsp;- Ho molto piacere di saperlo, signor Grogner, per&ograve; devo dirvi che i bordolesi non valgono proprio i guasconi.</p>
<p>&nbsp;Ci&ograve; detto lo spadaccino volse le spalle e si allontan&ograve;, per recarsi in cerca di Mendoza e del fiammingo.</p>
<p>&nbsp;La battaglia intanto continuava furiosissima, fra i filibustieri e la fortezza.</p>
<p>&nbsp;Tutti i vecchi bucanieri, famosi gi&agrave; per l&#8217;esattezza dei loro tiri, erano stati chiamati a raccolta per decimare gli artiglieri spagnuoli e, come prima, non avevano avuto altro successo che quello di provocare un formidabile e pericolosissimo cannoneggiamento.</p>
<p>&nbsp;Pareva che il marchese di Montelimar avesse giurato di farsi seppellire sotto le rovine della fortezza, piuttosto che ammainare il grande stendardo di Spagna che sventolava orgogliosamente al di sopra della batteria centrale.</p>
<p>&nbsp;Il guascone, noncurante delle palle che piovevano da tutte le parti, sventrando le case della citt&agrave;, aveva finito per trovare i due compari, i quali, in attesa della decisione che dovevano prendere i quattro capi della filibusteria, si erano seduti sul margine d&#8217;un fossato, vuotando tranquillamente una grossa fiasca di vino che avevano scovata in mezzo alle rovine d&#8217;una abitazione.</p>
<p>&nbsp;- Come! &#8211; disse don Barrejo, fingendosi indignato. &#8211; Si vuotano dei boccali senza di me?</p>
<p>&nbsp;- Io vi credevo gi&agrave; disteso in qualche cantina, pieno d&#8217;Alicante, da scoppiare, &#8211; rispose Mendoza. &#8211; Non ne avete scoperta alcuna?</p>
<p>&nbsp;- Con questa gragnuola di bombe che lanciano gli artiglieri del marchese di Montelimar, &egrave; troppo pericoloso. Aspettate almeno che sia finita.</p>
<p>&nbsp;- Se finir&agrave;, &#8211; disse il fiammingo.</p>
<p>&nbsp;- E noi che cosa siamo? &#8211; grid&ograve; il guascone, dopo d&#8217;aver dato un lungo bacio alla fiasca. &#8211; Siamo o non siamo uomini di guerra? Spetta solamente a noi, giacch&eacute; i capi sono imbarazzati, a far tacere quei bronzi.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa volete dire, don Barrejo? &#8211; chiese Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Che tre uomini della nostra forza non dovrebbero fermarsi dinanzi ad un forte. Che diamine!&#8230; Siamo o non siamo tre terribili fracassoni? Non ho gi&agrave; accettato di diventare un filibustiere per fumare solamente dei sigari e fare delle passeggiate sul mare o sotto i boschi.</p>
<p>&nbsp;- Questo compare deve avere qualche idea grandiosa, &#8211; disse il fiammingo, il quale ad ogni colpo di cannone tracannava una lunghissima sorsata del liquido racchiuso nella fiasca.</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; superba, amici, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Vi propongo nient&#8217;altro che di far saltare il forte.</p>
<p>&nbsp;- Con noi insieme? &#8211; chiese Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Alto l&agrave;, camerata!&#8230; Io non ho ancora alcun desiderio di prendere il mio passaporto per l&#8217;altro mondo.</p>
<p>&nbsp;- Spiegatevi meglio, don Barrejo, &#8211; disse Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Vi ho detto che giacch&eacute; il forte non si arrende, noi lo faremo saltare.</p>
<p>&nbsp;- Tutto d&#8217;un pezzo?</p>
<p>&nbsp;- Non ho questa pretesa. Baster&agrave; un angolo.</p>
<p>&nbsp;- E da quell&#8217;angolo saliremo all&#8217;attacco, &#8211; disse il fiammingo.</p>
<p>&nbsp;- Benissimo, don Ercole, &#8211; rispose il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Quando faremo il colpo? &#8211; chiese Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Questa sera e saremo, io spero, favoriti da un buon uragano. Vi sono delle dense nubi all&#8217;orizzonte e cadr&agrave; certamente un furioso acquazzone.</p>
<p>&nbsp;- E la polvere? &#8211; chiese Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Ecco chi ce la procurer&agrave;, &#8211; rispose il guascone.</p>
<p>&nbsp;Un uomo s&#8217;avanzava lungo il margine del fossato, fischiando tranquillamente, quantunque buon numero di palle cadessero anche oltre il bastione. Era Raveneau de Lussan.</p>
<p>&nbsp;Vedendo i tre uomini seduti intorno alla fiasca, si ferm&ograve;, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- &Egrave; cos&iacute; che voi combattete?</p>
<p>&nbsp;- Signor de Lussan, &#8211; disse il guascone, &#8211; noi cerchiamo in fondo a questa fiasca la soluzione d&#8217;un grande problema.</p>
<p>&nbsp;- Quale?</p>
<p>&nbsp;- Quella di darvi nelle mani la fortezza.</p>
<p>&nbsp;Il gentiluomo guard&ograve; attentamente l&#8217;avventuriero, poi disse, ridendo:</p>
<p>&nbsp;- Ah!&#8230; Il famoso guascone!&#8230; Credevo di vedervi gi&agrave; sui bastioni della fortezza.</p>
<p>&nbsp;- Adagio, mio caro signore, &#8211; rispose don Barrejo, un po&#8217; piccato. &#8211; Io non vi ho detto, poco fa, di farla capitolare in dieci minuti. Voi siete?</p>
<p>&nbsp;- Della Turenna.</p>
<p>&nbsp;- Io della Guascogna: due dipartimenti che hanno dato sempre dei bravi soldati.</p>
<p>&nbsp;- Non dico il contrario signor&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Per voi sono Gastone de Lussac, per gli altri don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;- Un gentiluomo della Guascogna! &#8211; esclam&ograve; Raveneau, un po&#8217; sorpreso, tendendogli la destra.</p>
<p>&nbsp;- Voi gi&agrave; sapete che sulle coste del mar di Biscaglia il sangue azzurro abbonda, &#8211; rispose l&#8217;avventuriero. Possiamo offrirvi un sorso?</p>
<p>&nbsp;- Il buon vino non fa mai male e si sa che i guasconi sanno berlo sempre eccellente.</p>
<p>&nbsp;Prese la fiasca che don Barrejo gli offriva e bevette alcuni sorsi.</p>
<p>&nbsp;- Ora, signor di Raveneau, dovete mettere a nostra disposizione due barili di polvere, &#8211; disse il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Per che cosa farne?&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Non ve l&#8217;ho detto? Noi vogliamo, questa sera, far saltare almeno un pezzo della fortezza.</p>
<p>&nbsp;- Voi siete pazzi!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Niente affatto, signor Raveneau &#8211; disse Mendoza. &#8211; Abbiamo compiuto noi tre ben altre imprese.</p>
<p>&nbsp;- E vi assicuro che domani il marchese sar&agrave; nelle mani del conte di Ventimiglia, &#8211; aggiunse don Barrejo. &#8211; Sapete bene che gli &egrave; necessario.</p>
<p>&nbsp;- Siete della brava gente, &#8211; disse il gentiluomo turennese.</p>
<p>&nbsp;Prima del tramonto, se la fortezza non si sar&agrave; resa, avrete i due barili di polvere. Arrivederci presto, signor de Lussac e badate che le palle non risparmiano neanche i guasconi, ve lo assicuro io.</p>
<p>&nbsp;Ci&ograve; detto si allontan&ograve;, mentre i tre compari riprendevano la bevuta, senza occuparsi della battaglia che ferveva nel centro della citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Mentre una grossa partita di corsari, scelti per lo pi&uacute; fra gli antichi bucanieri, tenevano occupata la guarnigione del forte, gli altri, dopo d&#8217;aver cacciati dalla citt&agrave; gli abitanti, non desiderando fare dei prigionieri, i quali potevano creare pi&uacute; dei serii imbarazzi che altro, si erano dati al saccheggio.</p>
<p>&nbsp;Furono per&ograve; in gran parte delusi, poich&eacute; gli abitanti, che erano stati avvertiti dell&#8217;avvicinarsi di quei formidabili ladroni, avevano avuto il tempo di sotterrare la maggior parte delle loro pi&uacute; preziose cose.</p>
<p>&nbsp;Durante tutta la giornata il cannone non cess&ograve; di rombare, sventrando un gran numero di case e mettendo a dura prova l&#8217;ostinazione e la bravura dei bucanieri.</p>
<p>&nbsp;Il marchese di Montelimar, il quale forse aveva saputo della presenza del figlio del Corsaro Rosso fra i filibustieri, difendeva tenacemente la rocca e non si curava di rispondere alle continue intimazioni di resa.</p>
<p>&nbsp;Nemmeno la minaccia fattagli da Grogner di passare a filo di spada l&#8217;intera guarnigione, nel caso che i filibustieri fossero riusciti ad impadronirsi della fortezza, lo aveva scosso.</p>
<p>&nbsp;Quando il sole scomparve, le artiglierie spagnuole tuonavano pi&uacute; furiosamente che al mattino, alternando palle e bordate di mitraglia.</p>
<p>&nbsp;Il cielo era diventato oscurissimo ed enormi nuvole correvano all&#8217;impazzata, spinte da un fortissimo vento di ponente.</p>
<p>&nbsp;In lontananza lampeggiava e rumoreggiava il tuono.</p>
<p>&nbsp;I tre avventurieri che non avevano lasciato, durante tutte quelle ore, il fossato del bastione, si erano alzati.</p>
<p>&nbsp;Raveneau de Lussan aveva mantenuta fedelmente la sua parola, facendo portare loro due barilotti di polvere di trenta libbre ciascuno.</p>
<p>&nbsp;- Compari, &#8211; disse il guascone. &#8211; Questo &egrave; il momento buono per tentare il colpo. Avete le miccie, signor Mendoza?</p>
<p>&nbsp;- Me ne hanno date una mezza dozzina, &#8211; rispose il basco.</p>
<p>&nbsp;- Don Ercole, voi non avete paura?</p>
<p>&nbsp;- Un fiammingo!&#8230; Che cosa dite, signor mio?</p>
<p>&nbsp;- Benissimo: andiamo a vedere se possiamo diroccare un pezzo di quella maledetta rocca.</p>
<p>&nbsp;- E se possiamo anche prendere il marchese.</p>
<p>&nbsp;- Oh!&#8230; Oh!&#8230; Don Ercole!&#8230; Ora andate troppo innanzi. Vi sono duecento uomini dentro la fortezza e non sar&agrave; cosa facile fare i conti con loro, pur essendo noi guasconi, baschi e fiamminghi. Se gli spagnuoli non tirano come i filibustieri, sanno lavorare benissimo di spada e d&#8217;alabarda, signor mio. Chi s&#8217;incarica dei barilotti?</p>
<p>&nbsp;- Io, &#8211; rispose prontamente il fiammingo.</p>
<p>&nbsp;- Don Ercole deve essere sempre un Ercole, &#8211; disse Mendoza, gravemente.</p>
<p>&nbsp;Cominciava a gocciolare, quando lasciarono il fossato del bastione.</p>
<p>&nbsp;Non erano per&ograve; le gocce che cadono da noi. Rimbalzavano sulla terra come se fossero enormi chicchi di grandine, con un rumore strano, tanto erano grosse.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri si erano affrettati a rifugiarsi nelle case, mentre i venti pezzi della fortezza, non cessavano di tuonare come se volessero gareggiare coi fulmini che squarciavano, di quando in quando, le tempestose nubi gravide di pioggia.</p>
<p>&nbsp;I tre avventurieri attraversarono il bastione e s&#8217;avviarono verso la fortezza, seguendo dei viottoli per non ricevere qualche bordata di mitraglia.</p>
<p>&nbsp;Un quarto d&#8217;ora dopo giungevano sulla spianata.</p>
<p>&nbsp;Pioveva a dirotto ed i filibustieri avevano sospeso il fuoco. Anche gli spagnuoli non sparavano che qualche raro colpo, tenendosi certi che i loro nemici non avrebbero osato assalirli con una cos&iacute; pessima notte.</p>
<p>&nbsp;Sparavano ancora per avvertirli che vegliavano e che non volevano lasciarsi sorprendere.</p>
<p>&nbsp;- Siate prudenti, &#8211; disse il guascone ai suoi due compagni.</p>
<p>&nbsp;Collocheremo i barili sull&#8217;angolo di ponente della fortezza che mi &egrave; parso meno robusto degli altri. Quello che vi raccomando &egrave; di non far rumore.</p>
<p>&nbsp;- Gli spagnuoli stanno fumando dietro ai merli o nelle casematte, disse il fiammingo.</p>
<p>&nbsp;Solamente dei pazzi come noi potrebbero passeggiare sotto questo acquazzone indiavolato.</p>
<p>&nbsp;- Vi lagnate?</p>
<p>&nbsp;- Niente affatto: &egrave; un bagno delizioso. La giornata &egrave; stata straordinariamente calda.</p>
<p>&nbsp;- Con quel po&#8217; di vino che abbiamo bevuto! &#8211; brontol&ograve; Mendoza.</p>
<p>&nbsp;Protetti dalle tenebre avevano attraversata felicemente la spianata e stavano inerpicandosi su per la scarpata, tenendosi curvi verso terra.</p>
<p>&nbsp;Ogni quattro o cinque minuti un colpo di cannone echeggiava sopra le loro teste, seguito poco dopo dal fragore di una casa che crollava.</p>
<p>&nbsp;I tre avventurieri erano per&ograve; ormai al sicuro. Solamente i fucili avrebbero potuto snidarli, ma gli spagnuoli, che si tenevano dietro alle grosse merlature, non li avevano ancora scorti.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;oscurit&agrave; d&#8217;altronde era fittissima, dopo che i lampi erano cessati.</p>
<p>&nbsp;Arrampicandosi come le capre, il guascone, ed i suoi compagni riuscirono finalmente a raggiungere l&#8217;angolo del forte ed a cacciarsi sotto una specie di arcata, la quale sorreggeva una lunetta armata d&#8217;un paio di pezzi.</p>
<p>&nbsp;- Ecco una mina pronta, &#8211; disse il guascone, sottovoce.</p>
<p>&nbsp;Quest&#8217;arcata non pu&ograve; resistere all&#8217;esplosione di sessanta libbre di polvere.</p>
<p>&nbsp;- L&#8217;intera lunetta cadr&agrave;, insieme ai pezzi che regge.</p>
<p>&nbsp;- Un assalto sar&agrave; possibile dopo, almeno da questa parte. Signor Mendoza, preparate le miccie.</p>
<p>&nbsp;- Gli spagnuoli non vedranno la luce che proietteranno queste miccie? &#8211; chiese il corsaro.</p>
<p>&nbsp;Il guascone, senza badare che poteva prendersi una palla d&#8217;archibugio nel cranio, lasci&ograve; l&#8217;arcata e si spinse fuori, guardando verso i merli che proteggevano la lunetta.</p>
<p>&nbsp;- Ma che! &#8211; disse. &#8211; Chi si occupa di noi? Piove e quando piove si ama meglio stare al coperto. Termineremo i nostri affari, senza che nessuno venga ad inquietarci.</p>
<p>&nbsp;Torn&ograve; verso l&#8217;arcata dove Mendoza ed il fiammingo stavano preparando la miccia.</p>
<p>&nbsp;- Siamo al sicuro, &#8211; disse loro, &#8211; almeno fino a che i barili scoppieranno. Sono bene assicurate le miccie, signor Mendoza?</p>
<p>&nbsp;- E lo domandate ad un vecchio filibustiere?</p>
<p>&nbsp;- Date fuoco dunque e poi via di corsa.</p>
<p>&nbsp;Il basco accese l&#8217;esca e dette fuoco alle due funicelle incatramate e cosparse di polvere da sparo.</p>
<p>&nbsp;Il guascone si assicur&ograve; prima che tutto fosse fatto esattamente, poi alz&ograve; i tacchi, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Alla larga!&#8230; Non saltiamo insieme alla fortezza.</p>
<p>&nbsp;Lasciarono l&#8217;arcata e si slanciarono a corsa disperata gi&uacute; per la scarpa.</p>
<p>&nbsp;Avevano percorsi pochi metri, quando si ud&iacute; una voce a gridare:</p>
<p>&nbsp;- All&#8217;armi!&#8230; I filibustieri!&#8230;</p>
<p>&nbsp;Poi rimbomb&ograve; un colpo d&#8217;archibugio.</p>
<p>&nbsp;- Gambe! &#8211; grid&ograve; il guascone, il quale spiccava dei salti straordinarii.</p>
<p>&nbsp;Sette od otto spari rimbombarono. Gli spagnuoli dovevano per&ograve; aver sparato a casaccio essendo l&#8217;oscurit&agrave; sempre profondissima.</p>
<p>&nbsp;In un lampo i tre avventurieri scesero la scarpata, attraversarono la spianata e si precipitarono attraverso la prima viuzza che si videro dinanzi, rifugiandosi in una catapecchia disabitata.</p>
<p>&nbsp;Gli spagnuoli, credendo che i filibustieri tentassero una sorpresa, sparavano furiosamente in tutte le direzioni.</p>
<p>&nbsp;Cannoni ed archibugi tuonavano con un crescendo spaventoso, bombardando i quartieri della citt&agrave;.</p>
<p>&nbsp;Lampi vivissimi illuminavano la notte, mentre una immensa nube rossastra s&#8217;alzava sulla fortezza, prodotta forse da numerosi fal&ograve; accesi sulle spianate interne.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, i quali avevano gi&agrave; scorti i tre terribili avventurieri scendere a corsa disperata la scarpata al balenar delle artiglierie, erano balzati fuori dai loro rifugi, impegnando risolutamente la lotta a colpi d&#8217;archibugio, in attesa di montare all&#8217;assalto.</p>
<p>&nbsp;Si erano radunati dietro la cattedrale che s&#8217;innalzava sulla piazza maggiore, per essere pi&uacute; pronti a formare le colonne d&#8217;attacco sotto la guida dei rispettivi capi.</p>
<p>&nbsp;Il guascone, da una finestra della catapecchia, fissava intensamente due piccoli punti luminosi che brillavano sotto l&#8217;arcata.</p>
<p>&nbsp;Erano le miccie dei due barili.</p>
<p>&nbsp;- Ancora mezzo minuto e la lunetta salter&agrave;, &#8211; disse al basco che gli stava dietro. &#8211; L&#8217;arcata protegge le miccie dalla pioggia.</p>
<p>&nbsp;La batteria centrale continuava sempre pi&uacute; furiosa i suoi tiri. I filibustieri, non curanti della pioggia che si rovesciava con estrema violenza sulla citt&agrave;, avevano gi&agrave; formate le colonne d&#8217;assalto e s&#8217;avanzavano attraverso le strette viuzze, stringendo le sciabole d&#8217;arrembaggio e cercando di riparare le pistole da quel diluvio.</p>
<p>&nbsp;Ad un tratto un lampo vivissimo brill&ograve; sotto l&#8217;ultimo angolo della fortezza, seguito da un rimbombo assordante e da un fragore sinistro.</p>
<p>&nbsp;I due barili erano scoppiati quasi contemporaneamente, ed avevano mandato all&#8217;aria l&#8217;arcata, facendo crollare l&#8217;intera lunetta.</p>
<p>&nbsp;Un grido immenso echeggi&ograve; subito fra le tenebre, lanciato da centinaia di bocche.</p>
<p>&nbsp;- All&#8217;assalto!</p>
<p>&nbsp;Le quattro colonne, guidate dal figlio del Corsaro Rosso, da Grogner, da Tusley e dal signor Raveneau de Lussan, si erano slanciate su per le scarpate, urlando ferocemente.</p>
<p>&nbsp;I tre avventurieri avevano prontamente raggiunto il loro capitano per essere i primi a montare all&#8217;attacco.</p>
<p>&nbsp;La fortezza tuonava con un frastuono orrendo. Tutta la guarnigione era accorsa sugli spalti, affollandosi specialmente verso la lunetta che pi&uacute; non poteva difenderli.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;esplosione di quelle sessanta libbre di polvere aveva prodotto uno squarcio largo parecchi metri, facendo franare il terrazzo ed i due pezzi d&#8217;artiglieria che vi si trovavano.</p>
<p>&nbsp;La colonna del figlio del Corsaro Rosso, composta dei sessanta uomini della fregata e dei tre avventurieri, fu la prima a giungere dinanzi alle rovine della lunetta.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri di Tusley e di Raveneau de Lussan avevano dato l&#8217;attacco dall&#8217;altra parte, per distogliere una parte delle forze spagnuole e, come usavano sempre, si erano messi a scagliare bombe verso i merli per allontanare i difensori, con poco successo per&ograve;, in causa della pioggia che continuava a cadere con estrema violenza.</p>
<p>&nbsp;Il conte che era alla testa della colonna si slanci&ograve; risolutamente fra le rovine della lunetta, gridando con voce tuonante:</p>
<p>&nbsp;- All&#8217;assalto, miei valorosi!</p>
<p>&nbsp;Stava per spingersi in alto, quando un uomo gli si gett&ograve; dinanzi, dicendogli:</p>
<p>&nbsp;- Lasciate che vi faccia scudo, signor conte.</p>
<p>&nbsp;Era il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Grazie, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia, &#8211; ma il primo devo essere io. Voi passerete dopo di me.</p>
<p>&nbsp;Scost&ograve; colla sinistra il valoroso avventuriero e si precipit&ograve; all&#8217;attacco, sparando le sue pistole e poi impugnando la spada.</p>
<p>&nbsp;I tre avventurieri ed i corsari della Folgore lo avevano seguito, pressati dai filibustieri di Grogner, i quali erano pure giunti.</p>
<p>&nbsp;Una mezza compagnia di alabardieri difendeva l&#8217;angolo del forte.</p>
<p>&nbsp;Il conte si scagli&ograve; risolutamente fra le alabarde, aprendosi il passo a gran colpi di spada ed impegn&ograve; la lotta, spalleggiato vigorosamente dai suoi uomini.</p>
<p>&nbsp;Il passaggio era stretto, sicch&eacute; combattevano male tanto gli spagnuoli quanto i filibustieri, anche perch&eacute; n&eacute; gli uni n&eacute; gli altri potevano far uso degli archibugi con quell&#8217;acquazzone furioso che non accennava a cessare e che bagnava le polveri.</p>
<p>&nbsp;Il conte, che combatteva disperatamente, facendo impeto contro gli avversarii, validamente appoggiato dalle draghinasse dei tre fracassoni, le quali tagliavano le aste delle alabarde come se fossero fuscelli di paglia, riusc&iacute; finalmente ad aprire il passo ai corsari ed a sbucare sul terrazzo.</p>
<p>&nbsp;Gli spagnuoli, quantunque scoraggiati, si ressero ancora per parecchi minuti, disputando ferocemente il terreno palmo a palmo; poi, sopraffatti dal numero, poich&eacute; anche i filibustieri di Grogner erano montati all&#8217;assalto, si ripiegarono confusamente verso l&#8217;ampio piazzale del forte, tentando d&#8217;arrestare quella valanga umana a colpi di cannone.</p>
<p>&nbsp;Anche quelli che difendevano le merlature di ponente, contro gli infruttuosi attacchi delle genti di Tusley e di Raveneau de Lussan, erano accorsi per prendere parte alla lotta, incoraggiat&iacute; dalla presenza del marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;Una mischia sanguinosa s&#8217;impegn&ograve; davanti al castello centrale, con perdite gravissime da ambe le parti, mischia che ebbe per&ograve; la durata di brevi istanti, poich&eacute; i filibustieri delle due altre colonne ne avevano subito approfittato per scalare i merli ed invadere la piazza.</p>
<p>&nbsp;Presi di fronte e alle spalle, gli spagnuoli, giudicando ormai inutile ogni resistenza, gettarono le armi.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, resi feroci da tanta resistenza, stavano per precipitarsi sui disgraziati e passarli a fil di spada, quando il conte di Ventimiglia intervenne.</p>
<p>&nbsp;- Si ringuainino le spade e le sciabole d&#8217;arrembaggio! &#8211; grid&ograve;, con voce tuonante. &#8211; Dove combatte un Ventimiglia non si assassina della gente inerme!&#8230; Gi&uacute; le armi!&#8230; &Egrave; il figlio del Corsaro Rosso che ve lo ordina!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Obbedite! &#8211; grid&ograve; Raveneau de Lussan ai suoi uomini.</p>
<p>&nbsp;Uno spagnuolo che aveva il vestito macchiato di sangue, si era fatto largo fra i suoi soldati e si era avanzato verso il conte, seguito da un altro che portava una lanterna staccata dalla batteria.</p>
<p>&nbsp;- Mi avete preso, signor di Ventimiglia, &#8211; disse, con voce un po&#8217; aspra. &#8211; Che cosa volete fare ora di me?</p>
<p>&nbsp;- Chi siete voi? &#8211; chiese il figlio del Corsaro Rosso.</p>
<p>&nbsp;- Il marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;Il conte aveva mandato un grido, fissando attentamente il gentiluomo.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa volete ora da me? &#8211; seguit&ograve; il marchese, incrociando le braccia. &#8211; Avevo gi&agrave; saputo che mi cercavate.</p>
<p>&nbsp;- Questo non &egrave; n&eacute; il luogo, n&eacute; il momento, &#8211; rispose il conte.</p>
<p>&nbsp;- Volete favorire nel mio gabinetto?</p>
<p>&nbsp;- Sono pronto a seguirvi.</p>
<p>&nbsp;Grogner si avvicin&ograve; al conte, dicendogli:</p>
<p>&nbsp;- Non vi fidate di questa gente.</p>
<p>&nbsp;- Sono un gentiluomo, &#8211; rispose il marchese con fierezza.</p>
<p>&nbsp;- E poi, noi lo accompagneremo, &#8211; disse il guascone.</p>
<p>&nbsp;- Signor Grogner, &#8211; disse il conte, &#8211; occupatevi dei prigionieri e saccheggiate quanto credete che possa essere utile ai vostri uomini.</p>
<p>&nbsp;- Come volete, conte, &#8211; rispose il filibustiere.</p>
<p>&nbsp;- Sono ai vostri ordini, marchese, &#8211; disse il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;Il gentiluomo spagnuolo sorrise tristamente; poi, preceduto dal soldato che portava la lanterna, entr&ograve; nel castello del forte, seguito dal figlio del Corsaro Rosso e dai tre avventurieri, mentre i corsari si rifugiavano nelle casematte, in attesa che l&#8217;acquazzone cessasse, conducendo con loro i prigionieri.</p>
<p>&nbsp;Il marchese attravers&ograve; parecchi androni ingombri di barili di polvere e di piramidi di palle, poi aperse una porta, dicendo:</p>
<p>&nbsp;- Entrate, conte: qui non avrete nulla da temere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/la-presa-del-marchese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LE AUDACI IMPRESE DEI FILIBUSTIERI</title>
		<link>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/le-audaci-imprese-dei-filibustieri/</link>
		<comments>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/le-audaci-imprese-dei-filibustieri/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 11:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il figlio del Corsaro Rosso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.salgari.org/?p=567</guid>
		<description><![CDATA[CAPITOLO V &#160; &#160;LE AUDACI IMPRESE DEI FILIBUSTIERI &#160; &#160;La pace firmata in sul finire del XVII secolo fra le diverse nazioni marinaresche, specialmente fra la Spagna, la Francia, l&#8217;Inghilterra e l&#8217;Olanda, aveva messo a mal partito i filibustieri che avevano preso stanza sull&#8217;isoletta della Tortue. &#160;Abbandonati a se stessi, non pi&#250; protetti dalle nazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CAPITOLO V</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;LE AUDACI IMPRESE DEI FILIBUSTIERI</p>
<p>&nbsp; </p>
<p>&nbsp;La pace firmata in sul finire del XVII secolo fra le diverse nazioni marinaresche, specialmente fra la Spagna, la Francia, l&#8217;Inghilterra e l&#8217;Olanda, aveva messo a mal partito i filibustieri che avevano preso stanza sull&#8217;isoletta della Tortue.</p>
<p>&nbsp;Abbandonati a se stessi, non pi&uacute; protetti dalle nazioni nemiche della Spagna, privi di patenti di corso che accordavano loro il diritto di belligeranti, un gran numero di loro avevano deciso di portare la guerra sull&#8217;Oceano Pacifico, memori della famosa conquista di Panama compiuta alcuni anni prima da Morgan.</p>
<p>&nbsp;Ormai sulle coste del golfo del Messico avevano rovinate tutte le pi&uacute; importanti citt&agrave; spagnuole ed avevano ridotto gli abitanti alla miseria. Sulle coste del Pacifico invece, Panama era risorta pi&uacute; fiorente e pi&uacute; ricca che mai, e numerose citt&agrave; vivevano dei fiumi d&#8217;oro che le inesauribili miniere del Messico e del Per&uacute; rovesciavano verso l&#8217;America centrale.</p>
<p>&nbsp;Conoscevano gi&agrave; l&#8217;Oceano Pacifico e sapevano, per l&#8217;esperienza che avevano fatta in alcune spedizioni, come col&agrave; gli spagnoli stavano in poco sospetto e non molte erano le forze che si trovavano nelle varie citt&agrave; costiere.</p>
<p>&nbsp;E cos&iacute;, verso il principio del 1684 i filibustieri della Tortue cominciarono a lasciare il golfo del Messico, impazienti di mettere le mani sui galeoni provenienti dal Chili, dal Per&uacute; e dalla California.</p>
<p>&nbsp;La prima partita si componeva di ottocento inglesi, ai quali tennero poi dietro duecento francesi, poi altre pi&uacute; piccole, che forse non riuscirono a vedere le onde dell&#8217;Oceano, poich&eacute; nessuno ud&iacute; mai pi&ugrave; parlare di queste ultime.</p>
<p>&nbsp;Quei filibustieri, come abbiamo detto, erano inglesi, danesi, francesi e non mancavano avventurieri di Genova e di Venezia fra di loro.</p>
<p>&nbsp;I primi montavano nove legni, i francesi e gli altri uno solo, ed erano sotto la direzione d&#8217;un famoso corsaro inglese chiamato Davis.</p>
<p>&nbsp;Quando leggiamo nelle storie dei navigatori del 1700, Cook, Bougainville, La Perouse, Krusenster e tanti altri, e le grandi difficolt&agrave; che essi incontrarono veleggiando dall&#8217;Atlantico al Pacifico, non si pu&ograve; che rimanere meravigliati al pi&uacute; alto grado dell&#8217;audacia di quei corsari che, con scarsissime nozioni geografiche, con pochi mezzi, con legni semiguasti, coi quali prudentemente oggid&iacute; un marinaio anche valente non ardirebbe tentare un tragitto di duecento leghe, poterono effettuare il loro disegno di girare il capo Horn per penetrare nel Pacifico.</p>
<p>&nbsp;Eppure &egrave; storia vera: dopo immense tribulazioni, dopo tempeste spaventevoli, nel Marzo del 1685 quella piccola squadra girava la Terra del Fuoco e metteva arditamente le prore verso le coste del Per&uacute;, bramosa di abbordaggi e di prede spagnuole.</p>
<p>&nbsp;Il primo incontro fatto da quei mille e cento uomini, i quali montavano due fregate, una da trentasei cannoni e l&#8217;altra da sedici, cinque legni minori senza grossa artiglieria e tre miserabili barcaccie, fu un veliero spagnuolo, che tosto predarono.</p>
<p>&nbsp;Avendo inteso dal prigionieri caduti nelle loro mani come tutti i legni mercantili avessero ricevuto l&#8217;ordine dal vicer&eacute; del Per&uacute; di non abbandonare i porti della costa, fino a tanto che una squadra non avesse purgato l&#8217;Oceano dai filibustieri, il cui disegno di portarsi nelle acque occidentali dell&#8217;America era ormai gi&agrave; trapelato, Davis guid&ograve; la sua flotta verso il settentrione, facendo di quando in quando delle prede.</p>
<p>&nbsp;Fu uno sgomento generale fra tutti gli spagnuoli dell&#8217;America centrale, quando videro la flotta corsara apparire improvvisamente, in vista di Panama, ormai risorta pi&uacute; fiorente dopo la distruzione compiuta da Morgan.</p>
<p>&nbsp;La comparsa di quei terribili uomini aveva subito svegliata la memoria dei disastri in addietro sofferti da simili ladroni e Davis perci&ograve; non os&ograve; dare l&#8217;attacco alla citt&agrave; e and&ograve; a gettare le sue &acirc;ncore all&#8217;isola di Taroga, dopo d&#8217;aver incrociato per ben quattro settimane dinanzi alla baia, in attesa che dei legni uscissero.</p>
<p>&nbsp;Il vicer&eacute;, chiesti aiuti al Per&uacute; ed al Messico, forma una squadra e la manda verso l&#8217;isola per sterminare quei pericolosi ladroni.</p>
<p>&nbsp;Si componeva di sette navi da guerra, due delle quali contavano settanta cannoni ciascuna.</p>
<p>&nbsp;Il mare era tempestoso e niuna proporzione vi era fra gli uni e gli altri. Per di pi&uacute; i filibustieri non conoscevano i fondi e non avevano artiglierie sufficienti per far fronte a quelle degli spagnuoli che erano potentissime.</p>
<p>&nbsp;Non potevano quindi questi ultimi non lusingarsi di ridurre al niente, in una sola giornata, quella temuta ciurmaglia.</p>
<p>&nbsp;Gi&agrave; avevano circondata una delle due fregate e l&#8217;opprimevano con un fuoco terribile, quando gli altri legni corsari che si trovavano al largo e che avrebbero potuto facilmente evitare di venire alle prese, voltano le prore e corrono in aiuto della loro compagna.</p>
<p>&nbsp;Il pericolo parve avesse dato ai filibustieri di Davis una forza pi&uacute; che umana.</p>
<p>&nbsp;Investono con impeto le fregate ed i galeoni spagnuoli e, quantunque per la troppa superiorit&agrave; delle forze nemiche, non potessero in quel conflitto accanito e sanguinosissimo ottenere la vittoria, la disputarono cos&iacute; accanitamente che per il valore meritarono giustamente la palma.</p>
<p>&nbsp;Quello che pi&uacute; stupisce &egrave; che in tale combattimento non perdettero che una sola barcaccia di prigionieri spagnuoli.</p>
<p>&nbsp;Quella barca era stata cos&iacute; crivellata dalle palle spagnuole che, trovandosi i filibustieri sul punto di annegarsi, l&#8217;avevano abbandonata coi prigionieri che conteneva.</p>
<p>&nbsp;Questi ultimi, vedendosi cos&iacute; liberi, non avevano indugiato a prendere i remi per farsi raccogliere dai loro compatriotti.</p>
<p>&nbsp;L&#8217;ammiraglio spagnuolo invece, avendola presa per un brulotto nemico, mosse ad incontrarla sul vascello e vi fece far fuoco sopra pi&uacute; presto che pot&eacute;, affondandola; e cos&iacute; fu, senza saperlo, lo sterminatore di quei disgraziati.</p>
<p>&nbsp;Essendo, durante il combattimento, aumentata la furia del vento e delle onde, la flottiglia dei filibustieri fu in breve dispersa.</p>
<p>&nbsp;Parecchi legni scomparvero dopo quella fatale giornata, n&eacute; si ebbe di loro pi&uacute; alcuna nuova. Gli altri, riunitisi finalmente, si rifugiarono all&#8217;isola di S. Giovanni, lontana solamente cinque leghe dal continente.</p>
<p>&nbsp;Ma la discordia, dopo quel disastro, non tard&ograve; a nascere specialmente fra inglesi e francesi, essendo i primi protestanti ed i secondi cattolici.</p>
<p>&nbsp;Sembrer&agrave; strano, eppure quei ladroni di mare ci tenevano alle loro religioni, singolarmente poi gl&#8217;inglesi in quei tempi del furore delle sette che tenevano il loro paese diviso. Essi mal soffrivano i loro camerati quando li vedevano salvare, nei saccheggi, i simboli della chiesa romana.</p>
<p>&nbsp;Centotrenta francesi si stabiliscono sull&#8217;isola di S. Giovanni, ingrossati con altri duecento, che aveva condotto un capitano chiamato Grogner, il quale aveva pure girato il capo Horn; gl&#8217;inglesi invece riprendono la via dello stretto per far ritorno al golfo del Messico.</p>
<p>&nbsp;Erano pochi eppure risoluti e quanto mai audaci. Dall&#8217;isola lanciano le loro navi in tutte le direzioni, prendendo quanti velieri incontrano, poi portano la guerra sull&#8217;istmo.</p>
<p>&nbsp;Prendono d&#8217;assalto la piccola citt&agrave; di Leon e di Esparso e abbruciano Ralejo, spargendo ovunque un terrore immenso.</p>
<p>&nbsp;Siccome ladroni di tale specie non se ne erano mai veduti in quei paraggi, gli abitanti fuggono dovunque spaventati, credendoli in buona fede demoni in carne umana.</p>
<p>&nbsp;Invece di combatterli, li fanno maledire dai loro sacerdoti con esorcismi e contro di loro fanno alzare le cose pi&uacute; sacre che abbia la religione, non diversamente che se avessero combattuto l&#8217;inferno.</p>
<p>&nbsp;Gli spagnuoli, pressati da tanta rovina, cercano di temperare il flagello mandando a Grogner una lettera del vicario generale di Costarica, colla quale lo avvertivano essersi fatta la pace fra la Spagna e le potenze di Francia e d&#8217;Inghilterra e che il vicer&eacute; di Panama metteva a loro disposizione parecchie navi per ricondurli in Europa.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, che non erano cos&iacute; ingenui da accettare una simile proposta, che li avrebbe messi in bal&igrave;a del nemico, per tutta risposta assaltano la citt&agrave; di Nicoya e la mettono a sacco e la bruciano, non salvando dalla distruzione che le chiese e tutti gli oggetti del culto cattolico.</p>
<p>&nbsp;Le cose erano giunte a questo punto quando un mattino, mentre i filibustieri stavano allestendo alcune vecchie barcaccie per intraprendere qualche altra audace scorreria, videro approdare alla loro isola, che era diventata una piccola Tortue, sette scialuppe montate da un centinaio e mezzo d&#8217;uomini.</p>
<p>&nbsp;Erano i corsari del conte di Ventimiglia e di Raveneau de Lussan.</p>
<p>&nbsp;Quei valorosi, dopo aver conquistata e saccheggiata Pueblo-Viejo, avevano fatto una marcia rapidissima verso l&#8217;Oceano Pacifico, per portarsi a quell&#8217;isola dove erano sicurissimi di trovare dei soccorsi.</p>
<p>&nbsp;Evitando con cura le citt&agrave; ed i villaggi, marciando sempre attraverso le boscaglie per non imbattersi nei corpi spagnuoli che il vicer&eacute; di Panama, allarmato da quei continui attacchi, aveva lanciato in tutte le direzioni, risoluto a ricacciare in mare quei pericolosissimi nemici, erano giunti felicemente sulle sponde del grande Oceano, impadronendosi per sorpresa di un numero abbastanza rilevante d&#8217;imbarcazioni tolte ai pescatori della costa.</p>
<p>&nbsp;Non giungevano per&ograve; a San Giovanni di Pueblo in un momento felicissimo. Pochi giorni prima, una flotta composta di quindici legni spagnuoli aveva fatto la sua comparsa in quelle acque, costringendo Grogner ed i suoi uomini ad abbruciare pi&uacute; che in fretta la loro fregata e gli schifi che possedevano, perch&eacute; non cadessero nelle mani dei loro nemici.</p>
<p>&nbsp;Fortunatamente gli spagnuoli si erano contentati di portar via le ferramenta del vascello e di distruggere quanto era rimasto di esso, senza osare di inoltrarsi nell&#8217;isola.</p>
<p>&nbsp;La notizia dell&#8217;arrivo del figlio del Corsaro Rosso con Raveneau de Lussan, reduci dalla presa di Pueblo-Viejo, non aveva mancato di produrre una profonda emozione e anche di rialzare immensamente il morale dei filibustieri i quali, distrutta la loro flottiglia, non si trovavano pi&uacute; in grado di riprendere le loro scorrerie verso il continente.</p>
<p>&nbsp;Grogner, avvertito dell&#8217;approdo del nipote del famoso Corsaro Nero e cugino del non meno famoso Morgan, il conquistatore di Panama, si era affrettato a muovergli incontro. Gi&agrave; la notizia che un parente dei pi&uacute; celebri filibustieri del Golfo del Messico veleggiava in quelle acque, era giunta fino all&#8217;isola.</p>
<p>&nbsp;Grogner non era un gentiluomo come Raveneau de Lussan, tuttavia godeva fama di essere uno dei pi&uacute; arditi corsari di quell&#8217;epoca. Aveva esordito, come quasi tutti i filibustieri, come mozzo; aveva combattuto in Francia, in Inghilterra ed in Olanda, poi era passato in America, desideroso di fare una rapida fortuna.</p>
<p>&nbsp;Era giunto per&ograve; troppo tardi, quando ormai le citt&agrave; del golfo del Messico erano state completamente rovinate dall&#8217;Olonese, da Montbars, dai tre corsari, da Grammont, da Wan Horn, da Morgan e da tanti altri non meno famosi.</p>
<p>&nbsp;Aveva quindi seguito le tracce di Davis, girando il capo Horn ed era giunto ancora in tempo per fare dei bei colpi contro le cittaduzze dell&#8217;America centrale, aiutato da trecento disperati, che non avevano paura n&eacute; degli archibugi, n&eacute; delle artiglierie spagnuole e tanto meno delle loro squadre.</p>
<p>&nbsp;Narrano le cronache di quel tempo che rassomigliava un po&#8217; a Morgan e che quantunque di statura mediocre possedeva una forza muscolare straordinaria ed un coraggio a tutta prova.</p>
<p>&nbsp;Come abbiamo detto, udendo che il capo dei filibustieri sbarcato a San Giovanni di Pueblo era il figlio del Corsaro Rosso, si era affrettato a muovergli incontro, dicendogli:</p>
<p>&nbsp;- Signor conte, vi si aspettava qui. Tutti i vecchi filibustieri hanno conosciuto e hanno combattuto sotto il comando dei tre corsari che hanno portato, sia pure per una loro vendetta privata, un terribile colpo alla potenza spagnuola del Golfo del Messico. Ecco la mia mano, ed ecco i miei uomini pronti a seguirvi dove voi vorrete.</p>
<p>&nbsp;- Era appunto di voi che io avevo bisogno, &#8211; rispose il corsaro. lo sono venuto qui per proporvi una terribile impresa.</p>
<p>&nbsp;- Voi sapete, signor conte, che nessuna impresa ha spaventato mai i Figli della Costa, come ci hanno chiamato noi per tanti lustri. Che cosa volete da noi?&#8230;</p>
<p>&nbsp;- La conquista di Nuova Granata, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia.</p>
<p>&nbsp;- Diamine, &#8211; disse Grogner. &#8211; &Egrave; come domandare la testa del governatore di Panama o la presa di Messico o di Cuzco. Nuova Granata &egrave; una delle citt&agrave; pi&uacute; fortificate del Nicaragua, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Avreste paura? La prenderemo io ed il signor di Lussan.</p>
<p>&nbsp;- Diamine, non correte tanto, signor conte. L&agrave; vi sono dei tesori favolosi da raccogliere&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Che io sono pronto a rinunciare a beneficio dei vostri uomini e di quelli del signor di Lussan.</p>
<p>&nbsp;- Si sa che i tre famosi corsari erano ricchissimi, &#8211; rispose Grogner. Che cosa chiedete per vostra parte?</p>
<p>&nbsp;- Un uomo.</p>
<p>&nbsp;- Un prigioniero? &#8211; chiese con stupore il filibustiere.</p>
<p>&nbsp;- Niente di pi&uacute;.</p>
<p>&nbsp;- Che diavolo!&#8230; Un uomo prezioso senza dubbio.</p>
<p>&nbsp;- Il marchese di Montelimar.</p>
<p>&nbsp;- Il governatore di Pueblo-Viejo?</p>
<p>&nbsp;- Precisamente.</p>
<p>&nbsp;- Vi &egrave; scappato? Mi hanno detto che voi avete presa d&#8217;assalto quella citt&agrave;, signor conte.</p>
<p>&nbsp;- Ma ho avuto il torto di giungere troppo tardi, signor Grogner.</p>
<p>&nbsp;- Quanti uomini avete?</p>
<p>&nbsp;- Centocinquanta, con quelli di Raveneau de Lussan.</p>
<p>&nbsp;- Ed altrettanti ne ho io, &#8211; rispose Grogner. &#8211; Se Pietro l&#8217;Olonese con un terzo delle nostre forze ha espugnato Maracaibo e poi Gibraltar, io sarei ben sorpreso se non si potesse prendere d&#8217;assalto Nuova Granata, prendere il marchese, molte piastre e fare anche parecchi prigionieri, signor conte. Voi avete sette schifi, mi hanno detto.</p>
<p>&nbsp;- S&iacute;, signor Grogner.</p>
<p>&nbsp;- Il marchese &egrave; in quella citt&agrave;?</p>
<p>&nbsp;- Ne sono sicuro.</p>
<p>&nbsp;- Via &#8211; disse il filibustiere, dopo qualche istante di silenzio. Andremo a vedere se i cannoni che difendono il forte di Nuova Granata saranno carichi con ferro o con acqua calda. Al figlio del Corsaro Rosso un filibustiere che si rispetta non pu&ograve; rifiutare nulla. Signor conte, vi offro ospitalit&agrave; nella mia povera tenda e domani partiremo.</p>
<p>&nbsp;- Ecco un uomo, &#8211; disse don Barrejo, il quale aveva assistito al colloquio, tenuto sulla spiaggia, rivolgendosi verso i due inseparabili amici: il fiammingo e Mendoza.</p>
<p>&nbsp;- Un vero filibustiere, &#8211; rispose il basco.</p>
<p>&nbsp;- Siete mai stato in quella citt&agrave;, signor Mendoza?</p>
<p>&nbsp;- Siccome non ho mai avuto alcuna premura di prendere un passaporto per l&#8217;altro mondo, cos&iacute; mi sono sempre ben guardato di mettere i piedi nelle citt&agrave; difese da troppi cannoni.</p>
<p>&nbsp;- Troveremo delle taverne, io spero!&#8230;</p>
<p>&nbsp;- Che i granatini bevano dell&#8217;acqua? &#8211; disse il fiammingo. Io non lo creder&ograve; mai.</p>
<p>&nbsp;- E nemmeno io, don Barrejo, &#8211; aggiunse Mendoza. &#8211; L&agrave; troveremo forse delle botti migliori di quelle che abbiamo assaggiato a Pueblo-Viejo. Granata fornisce di vini Panama e, siccome a Panama si trovano un vicer&eacute; e degli altissimi funzionari, sono pi&uacute; che certo che troveremo delle cantine meravigliosamente fornite. Mi stupite per&ograve;, signor guascone.</p>
<p>&nbsp;- Perch&eacute;? &#8211; chiese lo spadaccino.</p>
<p>&nbsp;- Si direbbe che voi siete diventato un filibustiere pi&uacute; pel desiderio di assaggiare i vini spagnuoli che per avidit&agrave; di guadagno. Eppure i dobloni non vi spiacciono, mi pare.</p>
<p>&nbsp;- Quelli verranno pi&uacute; tardi, &#8211; rispose il guascone. &#8211; Cerchiamo un posto dove si possa mangiare e bere. Qualche doblone passeggia ancora per le mie tasche e se si pu&ograve; berlo e mangiarlo, niente di meglio. Diamine!&#8230; Un guascone &egrave; sempre generoso.</p>
<p>&nbsp;Non era difficile all&#8217;isola di S. Giovanni di Pueblo spendere dei denari, poich&eacute; i filibustieri che vi si erano rifugiati ne avevano fatto, come abbiamo detto, una piccola Tortue.</p>
<p>&nbsp;Malgrado le continue minacce degli spagnuoli, quei formidabili scorridori del mare si divertivano allegramente, profondendo le ricchezze guadagnate nei saccheggi, con una prodigalit&agrave; da nababbi.</p>
<p>&nbsp;Dei meticci, giunti dal continente ben provvisti di viveri e soprattutto di vini e di liquori, avevano piantate le loro baracche, vendendo a prezzi esorbitanti i loro generi.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, da veri ladroni, non badavano a pagare. Che cosa costava d&#8217;altronde a loro il denaro?</p>
<p>&nbsp;E come ne erano sempre ben provvisti!&#8230;</p>
<p>&nbsp;I tre compagni si cacciarono quindi sotto una immensa tenda, dove molti uomini bevevano allegramente o giuocavano o danzavano con alcune prigioniere spagnuole al suono di alcune chitarre suonate da negri.</p>
<p>&nbsp;- Questo &egrave; il paese della cuccagna, &#8211; disse don Barrejo, sedendosi all&#8217;estremit&agrave; d&#8217;una lunghissima tavola. &#8211; Io scommetto che le donne spagnuole non si sono mai divertite tanto, come quando si sono trovate con questi briganti.</p>
<p>&nbsp;- Adagio, signor guascone, &#8211; rispose il basco. &#8211; Talvolta questi divertimenti costano cari alle prigioniere ed ai prigionieri.</p>
<p>&nbsp;- Perch&eacute;? Non si rispettano quelle signore?</p>
<p>&nbsp;- Anzi si rispettano moltissimo e guai al corsaro che osasse comportarsi da villano contro le prigioniere. Talvolta per&ograve; giungono i giorni tristissimi ed i sorrisi di quelle disgraziate si tramutano in lagrime di sangue.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa volete dire?</p>
<p>&nbsp;- Che quando i loro parenti ed i governatori non mandano i riscatti, i filibustieri non esitano a far estrarre ai prigionieri, siano uomini o donne, la sorte.</p>
<p>&nbsp;- E cos&iacute;?</p>
<p>&nbsp;- Quello o quella che ha avuto la sfortuna di levare una palla nera, si decapita e la testa si manda al governatore per costringerlo a pagare.</p>
<p>&nbsp;- Ci&ograve; &egrave; brutto.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa volete? &Egrave; la guerra. Gli spagnuoli d&#8217;oltremare non sono pi&uacute; generosi e quando riescono a prendere qualcuno di noi l&#8217;appiccano senza misericordia.</p>
<p>&nbsp;- Guardiamo dunque di non farci prendere, &#8211; disse il fiammingo.</p>
<p>&nbsp;Si fecero portare delle bottiglie e del prosciutto salato e si misero a bere ed a mangiare.</p>
<p>&nbsp;Avevano per&ograve; appena vuotata qualche tazza, quando un rimbombo assordante li fece balzare in piedi.</p>
<p>&nbsp;- Il cannone! &#8211; aveva gridato don Barrejo.</p>
<p>&nbsp;Tutti i filibustieri che si trovavano sotto la tenda si erano precipitati fuori, prendendo i loro archibugi, mentre le donne strillavano ed i chitarristi scappavano, gettando via gli istrumenti.</p>
<p>&nbsp;- Che cosa succede dunque? &#8211; chiese il guascone, snudando la sua draghinassa.</p>
<p>&nbsp;- Queste sono cannonate spagnuole, &#8211; rispose Mendoza.</p>
<p>&nbsp;A loro volta erano corsi fuori, slanciandosi verso la piccola baja dove trovavasi ancorata la flottiglia dei filibustieri, la quale si componeva d&#8217;un vascello e d&#8217;una mezza dozzina di barcaccie.</p>
<p>&nbsp;Una grande confusione regnava sulle sponde del porticino, dove si erano radunati tutti i filibustieri dell&#8217;isola. Vi erano anche il conte di Ventimiglia, Grogner e di Lussan.</p>
<p>&nbsp;In lontananza il cannone continuava ancora a tuonare.</p>
<p>&nbsp;Quindici vascelli muovevano lentamente verso l&#8217;isola, disposti su due colonne. Era la flotta spagnuola del Pacifico, incaricata di impedire il passo ai corsari che provenivano dal Capo Horn o dallo stretto di Magellano, flotta imponente che avrebbe potuto purgare per sempre quei mari da quegli audaci ladroni, se l&#8217;avessero voluto.</p>
<p>&nbsp;- Signor conte, &#8211; disse Grogner al figlio del Corsaro Rosso, con voce un po&#8217; alterata. &#8211; Siete giunto in un cattivo momento.</p>
<p>&nbsp;- Non mi pare, &#8211; rispose il signor di Ventimiglia, &#8211; poich&eacute; vi ho condotto dei rinforzi.</p>
<p>&nbsp;- Non potremo resistere ad una squadra cosi potente. Non ho che un vascello e delle barcaccie.</p>
<p>&nbsp;- Fate tirare a terra le barcaccie e gli schifi e nascondeteli sotto le foreste.</p>
<p>&nbsp;- Ed il vascello?</p>
<p>&nbsp;- Incendiatelo perch&eacute; non venga preso dagli spagnuoli. Spicciatevi, signor Grogner e poi ritiriamoci nell&#8217;interno dell&#8217;isola. Se vorranno assalirci, sapremo difenderci.</p>
<p>&nbsp;Gli ordini furono subito dati. Mentre una partita di corsari saliva a bordo della nave, radunando quanto catrame si trovava nella stiva e lo incendiava, gli altri s&#8217;affannavano a mettere in salvo le migliori barcaccie e le scialuppe, per non rimanere sprovvisti completamente di mezzi di trasporto, capaci pi&ugrave; tardi di far loro raggiungere il continente.</p>
<p>&nbsp;La squadra spagnuola, sicura del fatto suo, aveva intanto incominciato a sparare tremende bordate, specialmente contro il vascello il quale gi&agrave; era stato sgombrato rapidamente.</p>
<p>&nbsp;- Perdinci! &#8211; esclam&ograve; il guascone. &#8211; Questa volta gli spagnuoli fanno sul serio. Signor basco, giacch&eacute; i nostri compagni scappano, lavoriamo di gambe anche noi. I colpi di spada li ricevo volentieri, ma non ho provato mai alcuna affezione per le grosse palle che tagliano in due senza nemmeno dirvi: guarda che ti ammazzo, imbecille!</p>
<p>&nbsp;I filibustieri infatti, messe in salvo le imbarcazioni, scappavano da tutte le part&igrave;, mentre i proprietarii delle baracche, aiutati dai loro negri, cercavano di portare via il meglio che possedevano, per non lasciarlo cadere nelle mani degli spagnuoli.</p>
<p>&nbsp;Le cannonate intanto non cessavano. Le palle cadevano come una fitta gragnuola sulla spiaggia e sul vascello, il quale gi&agrave; avvampava rapidamente, eruttando dai boccaporti spalancati immense nuvole di fumo.</p>
<p>&nbsp;Era una squadra veramente imponente, composta di galeoni, di fregate e di grosse caravelle e montata da duemila marinai.</p>
<p>&nbsp;I filibustieri, guidati dal signor di Ventimiglia, da Grogner e da Raveneau de Lussan, si erano intanto affrettati a mettersi in salvo su una collina situata quasi nel mezzo dell&#8217;isola e perci&ograve; fuor di portata dalle artiglierie della flotta; artiglierie, che come abbiamo detto, in quei tempi avevano una portata molto limitata.</p>
<p>&nbsp;Erano tuttavia assai inquieti, temendo un poderoso assalto da parte degli equipaggi.</p>
<p>&nbsp;Fortunatamente nulla di grave accadde. La squadra, dopo aver cannoneggiate le baracche, sbarc&ograve; alcune centinaia d&#8217;uomini per raccogliere le ferramenta del vascello corsaro distrutto dall&#8217;incendio, e qualche ora dopo riprendeva la sua rotta veleggiando verso Panama.</p>
<p>&nbsp;- Corpo di un bue! &#8211; esclam&ograve; il guascone, il quale osservava tutte quelle navi maestose, dall&#8217;alto della collina. &#8211; Avrebbero potuto distruggerci e hanno preferito invece andarsene. Buon viaggio, signori e che Dio vi guardi dalle tempeste.</p>
<p>&nbsp;Si lev&ograve; il feltro e salut&ograve; la squadra, facendo nel medesimo tempo un inchino cos&iacute; profondo da far scoppiare dalle risa non solamente il basco, bens&iacute; anche il conte di Ventimiglia e Grogner che gli stavano presso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.salgari.org/il-figlio-del-corsaro-rosso/le-audaci-imprese-dei-filibustieri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

