Lord James Guillonk (seconda parte)
Novembre 19th, 2007 at 4:21 am (I Pirati della Malesia)
- Vive ancora?
- Mi è stato detto che è morto.
- Aveva una figlia che si chiamava Ada?
- Sì, ma gli fu rapita daithugs indiani, né si udì più parlare di lei.
- Credete che si ancora viva?
- Non lo credo.
- Allora…
- Questo pirata c’inganna.
- Milord - disse il portoghese, alzando la testa e guardandolo in viso. - Se io giurassi sul mio onore che quanto vi ho detto è vero, mi credereste voi?
- Un pirata non ha onore - disse con disprezzo lord Guillonk.
Yanez impallidì e la sua mano corse al calcio di una pistola.
- Milord - disse con voce grave. - Se dinanzi non avessi lo zio di lady Marianna, a quest’ora avrei commesso un omicidio. È la quarta volta che io vi dono la vita, non dimenticatelo.
- Ebbene, parlate. Forse presterò fede alle vostre parole.
- Ripeto ciò che vi dissi poco fa. La Tigre della Malesia è qui per salvare un uomo ingiustamente condannato che ama Ada Corishant, vostra parente.
- Dov’è mia nipote?
- Ada Corishant si trova con la Tigre della Malesia.
- Dove?
- Non ve lo posso dire, ora.
- Perché?
- Perché voi sareste capaci di piombare su Sandokan e farlo prigioniero od ucciderlo. Promettete di lasciarlo partire libero per la sua isola ed io vi dirò dove si trova e ciò che sta facendo in questo momento.
- Questa promessa non uscirà mai dalle mie labbra - disse ilrajah , intervenendo. - È tempo che la Tigre della Malesia scompaia per sempre da questi mari, che per tanti anni ha insanguinato.
- E nemmeno dalle mie - aggiunse lord Guillonk. - Sono cinque anni che attendo la vendetta.
- Ebbene, signori, fatemi frustare, fatemi arrostire a lento fuoco, fatemi soffrire mille tormenti, dalla bocca di Yanez de Gomera non uscirà più sillaba. -
Mentre Yanez parlava, due indiani erano entrati dalla finestra e si erano silenziosamente avvicinati allo scrittoio. Pareva che non attendessero che un segnale per slanciarsi.
- Dunque? - disse ilrajah , dopo aver fatto un rapido cenno ai suoi uomini. - Dunque voi non parlerete?
- No, altezza - rispose Yanez con incrollabile fermezza.
- Ebbene, signore, io James Brooke,rajah di Sarawak, vi arresto! -
A quelle parole i due indiani si slanciarono sul portoghese che non si era accorto della loro presenza e lo rovesciarono, strappandogli le pistole.
- Miserabili! - gridò il prigioniero.
Con uno sforzo erculeo li atterrò, ma altri indiani balzarono nella stanza e prontamente lo legarono e lo imbavagliarono.
- Dobbiamo ucciderlo? - chiese il capo di quegli uomini, sguainando il suokriss .
- No - rispose ilrajah . - Quest’uomo deve farci delle rivelazioni.
- Parlerà? - chiese Guillonk.
- Subito, milord - rispose Brooke.
Ad un suo cenno un indiano uscì; poco dopo tornò recando sopra un vassoio d’argento una tazza colma di un’acqua verdognola.
- Che cos’è quella bevanda? - chiese il lord.
- Una limonata - disse ilrajah .
- Per che farne?
- Farà parlare il prigioniero.
- Ne dubito,rajah Brooke.
- Lo vedrete.
- Avete mescolato qualche veleno?
- Un po’ di oppio e alcune gocce diyouma .
- È una bevanda indiana?
- Sì, milord.
Due indiani, ad un suo cenno, levarono a Yanez il bavaglio, gli aprirono per forza la bocca e gli fecero inghiottire la limonata.
- State attento, milord - disse ilrajah . - Sapremo fra poco dove si nasconde la Tigre della Malesia.
Il prigioniero era stato nuovamente imbavagliato, malgrado i suoi morsi e le sue violenti scosse, perché con le sue grida non mettesse sottosopra gli invitati che continuavano a danzare e a bere nella sala vicina.
Dopo cinque minuti il suo viso, pallido per l’ira, cominciò a colorirsi ed i suoi occhi a risplendere come quelli di un serpente irritato. I suoi contorcimenti e i suoi sforzi scemarono a poco a poco, finché cessarono del tutto.
- Lasciatelo ridere - disse ilrajah .
Un indiano tornò a levare il bavaglio. Cosa strana: Yanez, che poco prima pareva in preda ad una collera furiosa, ora minacciava di scoppiare dalle risa!