I Thugs (seconda parte)
Aprile 23rd, 2008 at 6:52 pm (Le due tigri)
Darma risaliva la riva e s’avvicinava al suo padrone.
- È nostra amica, non spaventatevi, signor luogotenente - disse Tremal-Naik.
- È essa anzi che ha messo in fuga gli strangolatori, che stavano dare addosso al nostro capitano.
- Una bestia prodigiosa.
- Che obbedisce meglio d’un cane.
- Signor de Lussac, - disse Sandokan. - Dove si trova il vostro accampamento?
- Ad un chilometro da qui, sulla riva del canale.
- Desiderate che vi conduciamo? La nostra caccia per questa notte è finita.
- Siete anche voi cacciatori?
- Per ora riteneteci tali. Andiamo a vedere se i Thugs hanno risparmiato i vostri uomini.
Il francese frugò qualche po’ fra le erbe, finché ebbe trovata la propria carabina, una bellissima arma a due canne, di fabbrica inglese, a canne brunite, poi disse:
- Sono ai vostri ordini.
Sandokan fece cenno a Tremal-Naik di mettersi a fianco del luogotenente, dicendo poi:
- Io e Yanez rimarremo alla retroguardia con Darma. Tenetevi un po’ discosti dalla riva; i Thugs possono avere dei fucili oltre i lacci.
Si misero in marcia, radendo il bosco di pipal il quale non accennava a finire, tenendo le carabine sotto il braccio per essere piú pronti a servirsene in caso d’un attacco.
Sembrava però che i Thugs si fossero allontanati, perché Darma non dava alcun segno d’inquietudine.
- Che cosa ne pensi di questa avventura? - chiese Sandokan a Yanez, - che ci possa essere d’impiccio o d’utilità quest’ufficiale pei nostri progetti?
- Se quell’uomo ha osato spingersi quasi solo nella jungla, deve possedere del coraggio e gli uomini coraggiosi non sono mai troppi nelle spedizioni arrischiate. Se ci facesse la proposta di unirsi a noi?
- Lo accetterei, - rispose Yanez. - Andiamo a lottare contro gli uomini che il governo del Bengala sarebbe ben lieto di veder distrutti.
- E lo metteremo a parte dei nostri progetti?
- Non ci vedo, per mio conto, alcun inconveniente. Io credo anzi che sarebbe ben lieto di unirsi a noi: è un uomo di guerra al par di noi ed un giovane vigoroso che non ci sarà certo d’impiccio quando verremo ai ferri corti con Suyodhana.
E poi, nella sua qualità d’ufficiale, potrebbe fornirci dei preziosi appoggi da parte del suo governo.
- T’incaricherai tu di metterlo al corrente dei nostri affari, se si deciderà a unirsi a noi.
Tutto considerato non mi rincrescerebbe avere un rappresentante dell’esercito anglo-indiano. Non si sa mai quello che può accadere e di chi si può avere bisogno.
Ah! Mi viene un sospetto.
- Quale, Sandokan?
- Che quei Thugs, invece di spiare il francese, seguissero noi.
- Anche a me è venuto il medesimo sospetto. Fortunatamente siamo in buon numero e nel canale di Raimatla troveremo laMarianna .
- A quest’ora ci sarà già, - disse Sandokan.
In quell’istante udí l’ufficiale a mandare un grido.
- Che cosa avete signor de Lussac? - chiese Yanez, raggiungendolo.
- Nel mio accampamento non ardono piú i fuochi che avevo raccomandato ai miei duecipayes di mantenere accesi.
Ciò indica una sciagura, signore.
- Dov’è il vostro accampamento? - chiese Sandokan.
- Laggiú, sotto quelnim colossale, che s’innalza isolato presso la riva del canale.
- Brutto segno se i fuochi non ardono piú, - mormorò Sandokan, aggrottando la fronte.
Stette un momento immobile, tenendo gli occhi fissi sull’albero, poi disse con voce risoluta:
- Avanti: in testa, Darma!
La tigre, ad un cenno di Tremal-Naik, si spinse innanzi, ma percorsi cinquanta passi si fermò guardando il bengalese.
- Ha fiutato qualche cosa, - disse Tremal-Naik. - Stiamo in guardia.
Continuarono ad avanzarsi cautamente colle dita sul grilletto dei fucili, finché giunsero a cento passi dall’albero, sotto cui si vedevano confusamente alzarsi due piccole tende da campo.
Il signor de Lussac si mise a gridare:
- Rankar!
Nessuno rispose dapprima a quella chiamata, poi fra le tenebre s’alzarono improvvisamente delle urla, e delle ombre balzarono attraverso le erbe fuggendo a tutte gambe.
- Sciacalli che fuggono! - esclamò Tremal-Naik. - Signor de Lussac, i vostri uomini sono morti e fors’anche a quest’ora sono stati già spolpati.
- Sí, - disse il francese con voce profondamente commossa. - I settari della sanguinosa dea me li hanno assassinati.
Si spinsero innanzi rapidamente e giunsero ben presto presso le tende.
Un orribile spettacolo s’offerse tosto ai loro sguardi.
Due uomini, già quasi interamente divorati, giacevano l’uno presso l’altro, a breve distanza da alcuni tizzoni che fumavano ancora.
La testa di uno era scomparsa e quella dell’altro era stata rosicchiata in modo tale da non poter essere piú riconoscibile.
- Poveri uomini! - esclamò il francese, con un singhiozzo. - E non poterli vendicare!
- Che cosa ne sapete voi? - gli chiese Sandokan, appoggiandogli una mano sulle spalle. - Voi ignorate ancora chi siamo noi e per quale motivo ci troviamo qui.
Il francese si era voltato vivamente, guardando con stupore la Tigre della Malesia.
- Parleremo di ciò piú tardi, - disse Sandokan, prevenendo la domanda dell’ufficiale. - Seppelliamo per ora gli avanzi di questi disgraziati.
- Ma… signor…
- A piú tardi, signor de Lussac, - disse Yanez. - Vi piacerebbe vendicare la morte dei vostri uomini?
- E me lo chiedete?
- Ve ne daremo il mezzo. Avete nulla da portare con voi?
- I Thugs hanno vuotato le tende, - disse Tremal-Naik, che le aveva già visitate.
- Assassini prima, poi ladri: ecco gli adoratori di Kalí!
Scavarono una fossa, adoperando le loro scimitarre e seppellirono quei miseri avanzi, onde sottrarli ai denti degli sciacalli, accumulandovi sopra dei massi.