L’Oni-Gomon (seconda parte)
marzo 5th, 2008 at 5:33 pm (Le due tigri)
In pochi salti però Sandokan e Tremal-Naik gli erano piombati addosso, mentre Yanez faceva fare ai pirati una scarica in aria per spaventare maggiormente i parenti del morto ed i loro compagni, i quali fuggivano invece attraverso il bosco di cocchi.
- Fermati, vecchio briccone! – gridò Tremal-Naik, puntando la canna della carabina sul petto dello stregone, il quale tentava di estrarre un pugnale che portava nella fascia.
Sandokan l’aveva già afferrato per le spalle e l’aveva costretto a cadere in ginocchio.
- Chi siete voi e che cosa volete da me? – gridò ilmanti , tentando, ma inutilmente di sottrarsi alla stretta poderosa della Tigre. – Voi non siete policeman, nécipayes per arrestarmi.
- Chi sono? Vecchio stregone, saresti per caso diventato cieco? – chiese Sandokan, lasciandolo rialzare. – Non mi conosci piú dunque?
- Io non ti ho mai veduto.
- Eppure tre sere or sono hai tentato di farmi strangolare dai tuoi amici, presso la pagoda di Kalí, subito dopo la festa del fuoco.
Non te ne ricordi?
- Tu menti! – gridò lo stregone con suprema energia.
- Dunque non sei tu quello che hai scannato il capretto e acceso il fuoco sacro a bordo del miopraho ? – chiese Sandokan ironicamente.
- Io non ho mai scannato capre. Tu mi prendi per qualche altro personaggio.
- Vieni con noimanti …
- Mantihai detto? Io non lo sono mai stato.
- Troverai nella pagoda una persona che ti darà una solenne smentita.
- Infine che cosa volete da me? – gridò il vecchio, digrignando i denti.
- Vederti il petto, innanzi a tutto, – disse Tremal-Naik, rovesciandolo improvvisamente a terra e premendogli il ventre con un ginocchio.
- Fa’ portare una torcia, Sandokan.
Quella domanda era inutile. Yanez, dopo un simulato inseguimento per allontanare i sacrificatori tornava verso Sandokan assieme a Sambigliong, che si era munito d’una delle torce abbandonate daimussalchi .
- È preso? – gridò il portoghese.
- E non ci sfuggirà neanche piú, – rispose Sandokan. – E la vedova?
- L’abbiamo salvata a tempo e pare che sia anche assai lieta di essere ancora viva. L’abbiamo portata nella pagoda.
- Accosta la torcia, Sambigliong, – disse Tremal-Naik lacerando d’un colpo solo la casacca di tela che copriva il petto del prigioniero.
Ilmanti aveva mandato un urlo di rabbia e aveva tentato di ricoprirsi, ma Sandokan fu lesto ad afferrargli le braccia, dicendogli:
- Lascia che vediamo dunque se sei un verothug , innanzi a tutto.
- Lo vedi? – disse Tremal-Naik.
Sul petto dell’indiano vi era un tatuaggio di color azzurro, raffigurante un serpente colla testa di donna, circondato da alcuni segni misteriosi.
- È l’emblema degli strangolatori, – disse Tremal-Naik. – Tutti gli affigliati a quella setta di assassini l’hanno.
- Ebbene, – gridò ilmanti , – se sono unthug che v’importa? Io non ho ucciso nessuno.
- Alzati e seguici, – disse Sandokan.
Il vecchio non se lo fece ripetere due volte. Appariva assai abbattuto e preoccupato, pur lanciando sguardi feroci contro gli uomini che lo circondavano.
Fu condotto verso la pira su cui terminava d’incenerirsi il cadavere e dove si erano radunati i marinai delpraho , dopo d’aver disposte qua e là delle sentinelle.
- Surama, – disse Yanez alla giovane bajadera che era uscita dalla pagoda. – Conosci quest’uomo?
- Sí, – rispose la fanciulla. – È ilmanti dei Thugs, il luogotenente del «figlio delle sacre acque del Gange».
- Vile danzatrice! – gridò il vecchio, dardeggiando sulla bajadera uno sguardo carico d’odio. – Tu tradisci la nostra setta.
- Io non sono mai stata un’adoratrice della dea della morte e delle stragi, – rispose Surama.
- Ora che non puoi negare di essere l’anima dannata di Suyodhana, – disse Tremal-Naik, – mi dirai dove si sono raccolti i Thugs che un tempo abitavano i sotterranei di Rajmangal.
Ilmanti guardò il bengalese per alcuni istanti, poi gli disse:
- Se tu credi che io ti dica dove hanno nascosta tua figlia, t’inganni. Puoi uccidermi, ma io non parlerò.
- È la tua ultima parola?.
- Sí.
- Sta bene: vedremo se saprai resistere a lungo.
Ilmanti udendo quelle parole era diventato pallidissimo, e la sua fronte si era coperta d’un freddo sudore.
- Che cosa vuoi fare di me? – chiese con voce strozzata.
- Ora lo saprai.
Si volse verso Sandokan e scambiò sotto-voce alcune parole.
- Lo credi? – chiese la Tigre della Malesia, facendo un gesto di dubbio.
- Vedrai che non resisterà molto.
- Proviamo.