La fuga del principe Hassin (seconda parte)
gennaio 7th, 2008 at 4:36 am (I Pirati della Malesia)
Vedendo entrare il governatore, s’alzò facendo un piccolo inchino, poi fissò i suoi occhi sulla giovanetta con viva curiosità, dicendo:
- Siate i benvenuti nella mia casa.
- La principessa Raibh aveva mostrato il desiderio di visitarvi e ve l’ho condotta nella speranza di farvi un piacere – rispose il governatore.
- Vi ringrazio della vostra cortesia, signore. Sono così rare le distrazioni in questa città e ancora più rare le visite!… Ilrajah Brooke ha torto a lasciarmi in questo isolamento.
- Voi lo sapete che ilrajah diffida di voi.
- Senza ragione, poiché io non ho più partigiani. La saggia amministrazione delrajah Brooke me li ha staccati tutti.
- Idayachi sì, ma i malesi…
- Anche quelli, sir Hunton… ma lasciamo la politica, e permettete che vi offra un buon thè.
- Si dice che voi ne abbiate di veramente eccellente – disse il governatore ridendo.
- Vero thè fiorito, ve lo assicuro: il mio amico Tai-Sin me ne regala sempre, quando approda a Sedang. Servite il thè – disse poi. Kammamuri fu lesto a passare in una stanza attigua dove si udiva un rumore di chicchere e poco dopo rientrava seguito da un piccolo malese, il quale recava un servizio completo su di un vassoio d’argento.
Il furbomaharatto versò la deliziosa bevanda e nella chicchera destinata al governatore lasciò cadere una pillola, che subito si sciolse.
Offrì la prima tazza alla sua padrona, la seconda a sir Hunton e la terza al nipote del sultano, poi ritornò nella stanza vicina. Riempì rapidamente quattro tazze, vi sciolse altrettante pillole, poi disse al piccolo malese:
- Seguimi col vassoio.
- Vi sono altri invitati, signore? – chiese il servo.
- Sì – rispose ilmaharatto con un misterioso sorriso. – Vi è un’altra uscita senza passare per il salotto?
- Sì.
- Precedimi.
Il malese lo fece passare in una terza stanzetta la cui porta metteva sulla via. A pochi passi vegliavano le quattro sentinelle.
- Giovanotti – disse ilmaharatto muovendo verso di loro. – La mia padrona, la principessa Raibh, vi offre il thè di Hassin. Giù tutto alla sua salute, ed ecco un pugno di rupie che vi prega di accettare.
I quattro indiani non si fecero pregare due volte. Intascarono sollecitamente le rupie e tracannarono d’un fiato il thè, alla salute della munifica principessa.
- Buona guardia, giovanotti – disse Kammamuri, ironicamente. Ritornò nel salotto del nipote del sultano. Proprio in quel momento il governatore, vinto dal potente narcotico, rotolava dalla sedia stramazzando pesantemente sui tappeti.
- Buon riposo- disse ilmaharatto . Ada e Hassin si erano alzati.
- Morto?…- chiese quest’ultimo con accento selvaggio.
- No, addormentato – rispose Ada.
- E non si sveglierà?…
- Sì, ma fra ventiquattro ore e noi allora saremo molto lontani.
- Dunque è vero che voi siete venuta qui per rendermi la libertà?…
- Sì.
- E per aiutarmi a riacquistare il trono dei miei avi?
- È vero!
- Ma per quale motivo?… Che cosa potrò fare io per voi, signora?…
- Lo saprete più tardi: ora si tratta di fuggire.
- Sono pronto a seguirvi: ordinate.
- Avete dei partigiani?
- Tutti i malesi sono con me!
- E idayachi ?…
- Si batteranno sotto le bandiere di Brooke.
- Conoscete un luogo sicuro dove possiate attendere i vostri partigiani?
- Sì, ilkampong del mio amico Orango-Tuah.
- È lontano?
- Presso la foce del fiume.
- Andiamo: i cavalli sono pronti.
- Ma le guardie?
- Dormono al pari del governatore – disse Kammamuri.
- Andiamo – ripeté Ada.
Il giovane principe raccolse le gioie racchiuse in un piccolo forziere, staccò da una parete un fucile e seguì Ada e Kammamuri, dopo aver lanciato un ultimo sguardo sul governatore, il quale russava sonoramente.
Dinanzi alla porta giacevano i quattro indiani, l’uno sull’altro, profondamente addormentati. Kammamuri prese loro le carabine e le cartucce, poi emise un fischio. Dal bosco vicino uscirono i quattro marinai dello yacht e Bangawadi. Essi conducevano otto cavalli. Kammamuri aiutò la sua padrona a salire su uno dei migliori, poi balzò agilmente in groppa a un altro dicendo: – Al galoppo!…
Il drappello, guidato dal principe che conosceva la via meglio di Bagawadi, si mise al galoppo seguendo il margine della grande foresta che si estendeva lungo la sponda destra del fiume.