Il ladro di cavalli

Mentre Randolfo ed il capitano rientravano nell’edificio centrale, Mary s’era ritirata nella stanza destinatale per gustare un po’ di riposo, prima di mettersi nuovamente in viaggio.
Stava già per coricarsi quando comparve improvvisamente Telie, la figlia adottiva del capitano.
– Cosa volete, fanciulla? – chiese Mary, sorpresa ed un po’ contrariata, essendo molto stanca e desiderando di coricarsi.
Telie, un po’ sconcertata da quel tono, si guardò intorno con un certo imbarazzo, poi le disse timidamente:
– Mi dispiace, miss, di avervi importunata e vi prego di perdonarmi, e…
– Parlate liberamente – disse Mary.
– Vorrei farvi una domanda, miss Harringhen.
– Vi ascolto, Telie.
– Vorrei pregarvi di condurmi con voi nella prateria, sia pure come vostra serva. Voi siete una persona distinta, abituata ad avere dei servi, prendetemi adunque con voi e non ve ne pentirete. Io conosco la prateria e conosco pure il Rio Pecos che ho percorso più volte, nella mia gioventù, con mio padre, e non temo gl’indiani né le fiere del deserto.
– Ciò è impossibile – disse Mary vivamente sorpresa da quella inattesa proposta. – D’altronde il capitano o tua madre non te lo permetterebbero.
– Mia madre! – disse tristemente Telie. – Mia madre è morta da molto tempo.
– E tuo padre?
– Egli si trova fra gl’indiani da molto tempo.
– Vi è però il capitano.
– Il capitano Linthon non ha tempo per occuparsi di me – disse la fanciulla, con un singhiozzo.
Mary vivamente commossa le prese una mano poi la baciò in volto senza però risponderle.
Telie dopo qualche istante, riprese:
– Vi supplico, miss Harringhen, conducetemi con voi. Desidero ardentemente ritornare nella prateria per poter realizzare un mio vecchio progetto. Credetelo, io vi sarò utilissima, vi servirò di guida, vi sarò amica devota e non avrete certo a lagnarvi della povera Telie.
Mary si trovava in una grave perplessità. Le rincresceva dover rifiutare la proposta fattale da quella povera fanciulla e d’altra parte non voleva assumersi la responsabilità di condurla nelle grandi praterie e di esporla a tanti pericoli. E poi come poteva prenderla con sé, senza nulla dire al capitano Linthon?
– Mia povera fanciulla – disse finalmente. – Quello che voi mi chiedete è una cosa troppo seria perché io possa accettarla. D’altronde io sono ormai abituata a servirmi da me stessa e poi cosa potrei offrirvi se non ho nemmeno io una patria? Volete che vi esponga ai pericoli d’un viaggio? Noi dovremo affrontare chissà quali miserie, chissà quali disagi. Pensateci bene.
– Io sono decisa a tutto e non temo alcuna miseria – rispose la giovane. – E poi, io che conosco la prateria, potrei risparmiarvi molte fatiche e molti pericoli, miss Mary.
– Io ne parlerò a mio fratello – rispose miss Harringhen. – Da lui dipenderà ogni cosa. Lo volete, Telie?
– Sì, miss Mary. Ho fiducia che vostro fratello non respingerà la mia offerta.
Mentre la figlia adottiva del capitano si ritirava, Randolfo dopo di aver ceduto il suo furgone al capitano si era ritirato in una stanza assegnatagli. Prima di mettersi in viaggio voleva dormire alcune ore per riposarsi dalle lunghe notti insonni e dalle fatiche sopportate nel deserto.
La partenza era stata fissata per le due del mattino, onde poter guadare il Rio Pecos prima dell’alba, temendosi che gl’indiani fossero già giunti in quei dintorni, quindi voleva approfittare di quelle poche ore. Si era addormentato da un quarto d’ora, quando gli parve di udire una voce armoniosa sussurrargli agli orecchi:
– Prendete il guado della riviera bassa; quella alta è pericolosa.
Randolfo, svegliatosi bruscamente, aprì gli occhi e si guardò attorno, e con sua grande sorpresa non vide nessuno. S’accorse però che la porta della stanza non era più chiusa come prima.
– Chi parla? – chiese a voce bassa.
Nessuno rispose.
– Eppure non ho sognato – disse. – Era la voce di una donna ed una voce che non mi parve sconosciuta. Chi può avermi consigliato di prendere il guado della riviera bassa? Orsù, avrò sognato.
Rinchiuse gli occhi e tornò ad addormentarsi senza fare più caso a quelle misteriose parole. Si svegliò che mancava un quarto d’ora alle due. Si alzò chetamente e uscì nel cortile dove trovò il capitano che pareva in preda ad una viva eccitazione.
– Avete ricevuta qualche notizia poco lieta, capitano? – gli chiese.
– Una cattivissima, mio giovane amico – rispose Linthon. – Ralph, quel ladrone di cavalli, questa notte ha rubato il vostro mustano ed è fuggito lasciando invece qui la giumenta che aveva presa ad Harper.
– Rubato il mio Baio! – gridò Randolfo con rabbia e dolore insieme.
– Sì – riprese il capitano. – Approfittando dell’istante in cui noi tutti riposavamo, quel miserabile è fuggito col vostro cavallo. Egli lo aveva condotto nella scuderia assieme agli altri, per meglio ingannarci; poi ha abbassato uno dei ponti ed ha preso il largo.
– Io voglio raggiungere quel cane – gridò Randolfo impetuosamente. – Non gli perdonerò mai una simile azione!
– È già inseguito, mio giovane amico. Harry, accortosi del brutto tiro, si è slanciato sulle sue orme assieme ad una dozzina dei più valorosi coloni.
– Mille grazie, capitano. E credete voi che riusciranno ad agguantare quel ladrone?
– Certamente – rispose il capitano. – I nostri cavalli che sono freschi e bene riposati non saranno imbarazzati a raggiungere il vostro che deve essere molto affaticato da tanti giorni di marcia.
«Non so però se potranno prendere Ralph poiché quel furfante ha rubato contemporaneamente un altro cavallo, uno dei più resistenti, che avevo comperato pochi mesi fa da un allevatore del forte Davis. Lascerà andare il vostro e si salverà sul mio, però un giorno o l’altro mi cadrà sotto le mani e allora guai a lui.
«Un’altra volta sono stato indulgente con lui, ora basta. Gli applicheremo la legge di Lynch e lo manderemo all’altro mondo con una buona corda stretta al collo.»
Randolfo, di già rattristato per la perdita del suo cavallo, di cui avevane piena fiducia, montandolo da un paio di anni, si mostrava irresoluto a partire, quantunque il capitano ne avesse offerto un altro. Desiderando anche avere maggiori notizie sulla imminente invasione degl’indiani, dopo essersi consigliato col capitano, si decise finalmente ad attendere il ritorno di Harry e dei suoi uomini, ed a rimandare la partenza alla sera.
Fu quella forse una fortuna, poiché verso il mezzodì si scatenò un temporale violentissimo che durò fino alle tre del pomeriggio. Almeno Mary poté così evitare quell’acquazzone furioso, ciò che le sarebbe stato quasi impossibile nella grande prateria la quale non ha alcun rifugio, essendo le stazioni rarissime e lontanissime le une dalle altre.
Verso il tramonto Harry, che era partito la notte innanzi per inseguire Ralph, comparve assieme ai suoi uomini. Per la briglia teneva Baio, il bravo cavallo di Randolfo.
– Ecco il vostro cavallo, signore – disse avvicinandosi al fratello di Mary. – Esso era troppo vivace per quel miserabile Ralph, e quando s’è accorto che noi lo inseguivamo ha gettato a terra quel furfante.
– Ed il ladrone? – chiese il capitano. – L’avete appiccato?
– È scomparso – rispose Harry. – Noi per tema che Baio fuggisse nella prateria, e potesse cadere nelle mani degl’indiani, non inseguimmo Ralph che doveva essersi nascosto nel bosco. Avevamo troppa fretta di tornare temendo una sorpresa da parte dei comanci.
– Sono contento che tu abbi ricondotto il cavallo – disse il capitano. – Mio giovane amico, – disse poscia a Randolfo, – se volete partire non vi trattengo più.
Mary e il negro erano già a cavallo ed armati. Il momento era propizio per partire. L’uragano che aveva imperversato durante il giorno s’era dissipato e la vôlta celeste era limpidissima. Le stelle scintillavano a milioni in cielo e la luna cominciava ad apparire dietro i grandi aceri che costeggiavano il corso del Rio.
Il capitano avrebbe desiderato accompagnare per qualche ora i suoi ospiti; dovendo però approntare le difese del forte per poter resistere alla minacciata invasione degl’indiani, incaricò uno dei suoi uomini di servire di guida al piccolo drappello almeno fino al guado.
Gli addii furono commoventi. Il capitano condusse i suoi ospiti fino al ponte levatoio e diede a loro il felice viaggio e tutte le indicazioni necessarie per evitare l’incontro delle pelli-rosse.
– Vi raccomando soprattutto di prendere il guado della riviera alta – disse a loro.
– Vi è anche un guado della riviera bassa? – chiese Randolfo.
– Sì, mio giovane amico – rispose il capitano. – Quello è il più pericoloso poiché le sue rive si prestano alle imboscate. Due mesi or sono gl’indiani hanno sorpreso colà John Asburn e la sua famiglia sterminandola tutta.
«Addio, miei bravi, che Dio vi aiuti nella grande prateria.»
Randolfo e Mary strinsero un’ultima volta la mano al capitano e si cacciarono sotto i boschi preceduti dalla guida e seguìti dal vecchio negro che portava le provvigioni e una considerevole provvista di munizioni.

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