Il nemico di Randolfo

Udendo quelle parole gravide di minaccia, Randolfo era diventato pallido. Chi poteva essere quell’Avvoltoio Nero che produceva tanto spavento anche sul tranquillissimo Morton?
– Amico – gli disse. – Cosa vuoi tu dire? Quale pericolo corre mia sorella? Chi è quest’uomo che tu chiami l’Avvoltoio Nero?
– L’uomo più feroce che si trovi in tutte queste praterie – rispose Morton. – Egli ha ucciso emigranti, ha ucciso scorridori e si è macchiato le mani anche col sangue di donne e di fanciulli. Ecco chi è l’Avvoltoio Nero.
– Tu mi fai paura, Morton.
– Io devo dirvi tutto.
– E tu lo temi quell’uomo?
– Più di tutti.
– Noi lo inseguiremo e lo uccideremo, Morton. Noi non gli daremo alcuna tregua finché non l’avremo ucciso.
– Ben detto, giovanotto – disse Diego. – Io sono pronto ad aiutarvi.
– Cosa dici, Morton? – chiese Randolfo.
Il quacchero non aveva risposto nulla. Pareva preoccupato e tormentato da un pensiero profondo.
– Morton – disse il giovane. – Non mi dici nulla del mio progetto?
– Vorrei sapere prima una cosa che per me è molto importante – rispose il quacchero. – Nella prateria non avete alcun nemico?
– Perché mi fai questa domanda? – chiese Randolfo con vivo stupore.
– Perché ho la convinzione che a qualcuno prema molto far sparire voi e vostra sorella. Questa invasione d’indiani deve avere ben altro motivo che l’assedio del forte, tanto più che ora ho la convinzione che le pelli-rosse siano molto meno numerose di quanto supponevo.
– Tu dici che io devo avere un nemico?
– Sì.
– Tra gl’indiani?
– Non dico che possa essere una pelle-rossa. È probabile che sia un uomo appartenente alla nostra razza.
– Cosa t’induce a credere questo?
– Ascoltatemi – disse il quacchero, con tono misterioso. – La notte che io vi lasciai nella capanna per andare a chiedere aiuti al forte, vidi nella foresta due uomini che discorrevano fra di loro a voce tanto alta da poter udire le loro parole. Uno era Cuor Duro, il padre di Telie che voi conoscete, l’altro era pure un uomo bianco camuffato da indiano. Si consigliavano sul modo più spiccio per prendere la capanna. Curioso di sapere come andava a finire il loro dialogo, mi nascosi a poca distanza da loro. Dopo molti discorsi, udii il compagno di Cuor Duro fissare, per un prezzo rilevantissimo, la cattura vostra e di vostra sorella.
A quelle parole, un vago sospetto entrò nell’animo di Randolfo.
– Non vi può essere che un uomo solo che possa desiderare la mia morte – disse dopo alcuni istanti di silenzio.
– Chi è costui? – chiesero ad una voce Diego e Morton.
– Non vi può essere che Braxley, il tutore del fanciullo che si suppone siasi abbruciato in un albergo di Durango ed a cui mio zio lasciò tutte le sue ricchezze. Quel furbone, che era stato nominato esecutore testamentario di mio zio, ha interesse a far scomparire me e mia sorella per tema che noi un giorno ci leviamo contro di lui per reclamare la sostanza che egli tiene ancora nelle sue mani. Sì, non può essere che lui, ora, ne ho la convinzione.
– Ed anch’io – disse Morton. – Quel Braxley deve aver assoldati gl’indiani che sono qui discesi nella prateria. Non sono che dei mercenari che obbediscono a Doc ed all’Avvoltoio Nero per guadagnar il premio promesso dal vostro nemico.
– Sicché mia sorella è in pericolo – disse Randolfo con ispavento.
– L’Avvoltoio Nero non si farebbe verun scrupolo a ucciderla – disse Morton.
– È quindi necessario agire prontamente. Amici, voi siete valorosi ed anch’io sono deciso a tutto. Partiamo subito, marciamo senza fermarci e perseguitiamo quei miserabili. Noi possiamo far molto, anche se siamo in tre soli.
– Vorrei sapere prima una cosa da voi – disse Diego.
– Ditemi ciò che desiderate – rispose Randolfo.
– Quel Braxley, come ha potuto impadronirsi dei beni di vostro zio?
– Presentando un vecchio testamento in cui veniva nominato tutore del fanciullo.
– Mi avete detto che quel fanciullo era morto.
– È vero, Diego. Egli però pretese trattarsi di una favola messa in giro da me e rimase tutore non ostante le mie proteste.
– Come si chiamava quel fanciullo?
– Horis.
– Era stato adottato da vostro zio?
– Sì, Diego.
– Che persona era?
– Un cattivo ragazzo, un ozioso, un vagabondo, che aveva già avuto da fare colla giustizia. Mio zio, che lo amava assai, per evitare di dargli dei dispiaceri lo aveva mandato alle frontiere a guerreggiare contro gl’indiani, sperando che al campo si migliorasse. Fu là che scomparve in un grande incendio.
– Braxley deve essere l’uomo dal turbante rosso che ho veduto discorrere con Abel Doc – disse il quacchero. – Quel birbante ha ottenuto in parte il suo scopo, però ha da fare ora con noi. Amico Braxley, ci troveremo presto.
– Se cercassimo dei soccorsi per inseguire quei ladroni della prateria? – disse Diego.
– Dei soccorsi? – esclamò il quacchero. – Vi ho già detto che tutti gli uomini validi del forte sono sotto le armi, per respingere le altre bande dei comanci che sono state vedute marciare dall’ovest. Non possiamo contare che sulle sole nostre forze.
– E dove avranno, condotta mia sorella? – chiese Randolfo con un sospiro. – Povera Mary! Chissà quanto soffrirà non vedendomi presso di lei. Forse mi crederà morto e scalpato.
– La rivedremo presto – disse Morton. – Avevo giurato di non spargere sangue umano perché la mia religione così insegna; ora non risparmierò alcuno di quei serpenti. Randolfo, io sono pronto ad aiutarvi con tutte le mie forze per salvare vostra sorella dalle unghie dell’Avvoltoio Nero. Noi lo ritroveremo quel capo spietato. Il mio Piccolo Pietro saprà fiutare le tracce di quei ladroni della prateria e noi le seguiremo finché i nostri cavalli avranno forza.
– Ben detto – disse Diego. – Non perdiamo altro tempo in discorsi inutili e mettiamoci subito in cammino, prima che gl’indiani si allontanino troppo dal Rio Pecos.
– Partiamo – rispose Randolfo, alzandosi. – Prima che il sole si levi, noi saremo sulle rive del fiume.
Spensero il fuoco per evitare che qualche scintilla incendiasse le erbe della prateria, caricarono con cura le armi, poi salirono a cavallo, conducendo con loro anche i tre cavalli degl’indiani per servirsene nel caso che i primi dovessero stancarsi in quella caccia accanita.
Alle nove di sera, quando la luna cominciava a levarsi dietro le montagne, i tre cavalieri lasciavano l’accampamento preceduti dal Piccolo Pietro, il quale saltellava fra le erbe, latrando festosamente.

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