L’attacco delle Pelli-rosse

Randolfo ed il suo compagno, dopo d’aver ascoltato a lungo per udire se qualche indiano percorreva quella parte della foresta, avevano accese le loro pipe, sdraiandosi a fianco del Piccolo Pietro.
Un silenzio profondo regnava nei dintorni della capanna, però non si poteva fidarsi completamente di quella calma, avendo l’abitudine gl’indiani di fare le loro scorrerie di notte.
Guardando dalla parte della riviera, si scorgeva ancora, ad una notevole distanza, la luce prodotta dalla catasta di legna accesa sulla riva. L’accampamento indiano non era quindi stato levato, se pur non si trattava di uno stratagemma per meglio sorprendere i fuggiaschi.
Morton si provò ad interrogare il Piccolo Pietro. L’animale lo guardò, agitò la coda e stette zitto. Era un buon indizio, secondo il vecchio scorridore.
– La notte passerà tranquilla – disse il quacchero. – Se possiamo rimanere qui fino a domani, forse potremo guadare il fiume e salvarci sulla riva opposta.
– Non vi saranno indiani al di là? – gli chiese Randolfo.
– Questa notte passeranno il guado.
– Dove mirano?
– A sorprendere il forte del capitano Linthon.
– E non temete per quei poveri coloni?
– Sono molti e bene armati. Non so se riusciranno nel loro intento i rossi guerrieri.
– Devono conoscere bene questi luoghi i comanci.
– Quanto me. L’anno scorso hanno già intrapresa una grande spedizione in queste foreste.
– E hanno assassinata la famiglia di quel povero colono che abitava questa capanna?
– Sì, signor Randolfo. Che triste dramma fu quello!
– Raccontamelo, Morton. Intanto il tempo passerà.
– Quel disgraziato si era stabilito in questo luogo da quattro anni. Veniva dal Rio del Northe settentrionale, e aveva condotto con sé la moglie, una brava donna valorosa e robusta e cinque bambini, il maggiore dei quali non contava più di dieci anni.
«Il capitano Linthon, saputolo, gli aveva offerto rifugio nel suo forte. Non si sa per quale motivo aveva rifiutato e si era costruita questa capanna fornendola d’una solida cinta e dissodando quindi un bel tratto di terreno.
«Un brutto giorno ecco spargersi la notizia che le pelli-rosse hanno abbandonato la prateria e che hanno invaso i boschi. Bertet in quei giorni si trovava alla caccia sulla riva opposta del fiume ed aveva lasciata la sua donna assieme ai bambini.
«Mentre stava per ritornare, s’imbatté in una banda di pelli-rosse. Bertet era coraggioso, perciò fece fronte al nemico scaricando varie volte il suo fucile e uccidendo parecchi guerrieri.
«Mancategli le munizioni, fuggì in direzione del fiume e si riparò su di una roccia molto alta che cadeva a piombo sulla corrente.
«Colà si vide perduto. I suoi nemici avevano ormai invasa la pianura e s’avanzavano correndo, certi ormai di poterlo prendere e scalpare.
«Il povero uomo girò intorno uno sguardo disperato improntato d’una indicibile angoscia, cercando un mezzo qualunque per sfuggire alla orribile morte che lo attendeva.
«In quel momento vide comparire sulla riva opposta sua moglie. Essa aveva udito le grida di morte degli indiani e sapendo che suo marito si trovava al di là del fiume, era accorsa per porgergli qualche aiuto.
«La poveretta, vedendolo quasi circondato dai nemici, rimase pietrificata dalla sorpresa e dal terrore.
«Lo chiamò disperatamente. Quell’appello bastò per decidere Bertet ad un passo risoluto.
«“Vi sono indiani presso la capanna?” chiese egli.
«“No” rispose la donna. “Presto, salta. Vengo in tuo soccorso.”
«Depose un bambino, il più giovane che teneva fra le braccia, e la coraggiosa donna staccò un canotto che stava legato presso la riva, balzandovi dentro. Afferrati i remi, si spinse sul fiume, filando in direzione della grande roccia. Aveva appena percorsa mezza distanza, quando suo marito, avendo constatato l’avanzarsi rapido degl’indiani, che arrivavano di corsa gridando come indemoniati e mostrando le armi, gridò:
«“Moglie mia, affrettati! Vengono!”
«Nello stesso tempo si precipitava nel fiume. Toccò la superficie dell’acqua con una rapidità di proiezione inaudita e scomparve fra le onde che si chiusero su di lui.
«Tuttavia riapparve ben presto estenuato, affranto. Per sua buona sorte il canotto, manovrato dalla sua affezionata moglie, era vicino. Con grandissimi sforzi vi entrò sotto una pioggia di palle e di frecce e la barca si diresse a tutta forza verso la riva opposta.
«Il marito, salvato dai colpi mortali delle pelli-rosse mercé la bravura della sua donna, si credeva al sicuro, quando nel momento di sbarcare una palla lo raggiungeva facendolo cadere a terra moribondo.
«Subito dopo una banda d’indiani invadeva questo luogo. Quei bruti avevano attraversato il fiume più sopra e si erano avanzati silenziosamente fra i boschi. La povera donna, urlando di dolore, era stata costretta a rifugiarsi nella capanna per cercare di salvare almeno i figli. Suo marito fu accoltellato sotto i suoi occhi e gettato nel fiume.
«Non contenti di quella prima vittima, i selvaggi assalirono la capanna aprendo delle brecce nella palizzata e tirarono fuori la donna ed i suoi cinque figli.
«Fu un’atroce carneficina. Sordi ai lamenti dei piccini e alle lagrime della madre diedero mano alle scuri.
«Nessuno fu risparmiato. Quei miseri caddero sotto i colpi dei feroci nemici e furono tutti scalpati.»
– E voi, Morton, avete assistito a quel tremendo eccidio?
– Sì, mio signore – rispose il vecchio quacchero che aveva gli occhi bagnati di pianto. – In quel tempo abitavo una capanna costruita sulla riva opposta.
«Abitavo solo col mio Piccolo Pietro e col mio vecchio cavallo. Anch’io aveva coltivato un campicello che bastava per la mia esistenza.
«Udendo le urla degl’indiani ed i gemiti strazianti delle vittime, quantunque da molti anni non avessi fatto uso del mio fucile, afferrai la mia vecchia arma e mi slanciai nel fiume per accorrere in aiuto della povera donna e delle sue cinque creature.
«Quando giunsi sulla riva opposta, era troppo tardi. La madre ed i figli, trucidati, giacevano l’uno accanto all’altro e di già scannati.
«Voi sapete che io sono un uomo tranquillo, alieno dalle lotte. Eppure in quel momento mi sentii diventare un leone.
«Vedendo quella capanna semidistrutta e quei cadaveri, mi avventai in mezzo agl’indiani impugnando il fucile per la canna e percossi il primo giuntomi dinanzi ed in così malo modo, da mandarlo a terra col cranio fracassato.
«Prima che gli altri potessero scagliarsi contro di me, balzai nel fiume e ripassai la riviera sotto una vera pioggia di frecce e di palle.
«Mi posi in salvo per vero miracolo. L’indomani, partiti i nemici, venni qui a seppellir le vittime della ferocia indiana.»
Morton dopo quel triste racconto si prese la testa fra le mani e non parlò più.
Randolfo lo lasciò e si spinse fino sulla riva del fiume per vedere se il falò bruciava ancora.
La riva non era più illuminata, segno evidente che gl’indiani o avevano ormai attraversato il fiume o che si erano ritirati.
Quando cominciò a sorgere il giorno, Mary e la figlia adottiva del capitano, aiutate da Tom, prepararono la colazione e la divisero coi loro compagni.
Fino allora nulla era avvenuto che potesse far supporre l’avvicinarsi delle pelli-rosse.
Durante la giornata Randolfo, Morton e John Forting vegliarono attentamente nei dintorni della capanna, avanzandosi anche nella foresta. Tom discese verso il fiume per vigilare il guado senza nulla aver veduto di sospetto.
Calata la sera, Morton volle preparare la cena, quantunque Randolfo ne lo avesse sconsigliato per paura che il fuoco potesse attirare l’attenzione degl’indiani.
Accese alcuni rami secchi e mise a bollire in una pentola del porco salato che teneva nel suo sacco da viaggio, quindi si recò fuori della cinta per prendere un sacchetto di grano che aveva lasciato cadere prima di entrare.
Randolfo e John Forting si erano messi attorno al fuoco per affrettare la bollitura della pentola, quando videro giungere Morton pallido e ansante. Il cane lo seguiva mandando dei guaiti lamentevoli.
– Amici, – diss’egli con voce agitata, – il pericolo si avvicina e noi dobbiamo sgombrare subito e cercare un rifugio nella foresta.
A quella notizia inattesa, Mary impallidì, mentre una esclamazione di collera sfuggiva a Randolfo.
– In nome del cielo! Siamo dunque stati scoperti? – chiese.
– Disgraziato che sono – esclamò Morton. – Le mie provviste mi hanno tradito.
– In quale modo?
– Il sacco aveva un piccolo buco e fuggendo ho seminato il grano pel bosco, lasciando così una traccia visibile agl’indiani.
«Il Piccolo Pietro li ha ormai sentiti avvicinarsi. Sono veramente sfortunato.»
Il povero quacchero così dicendo si tirava i capelli e si agitava pazzamente. Però dopo quei primi atti di disperazione, ritrovò subito la sua solita calma.
– Dobbiamo partire subito – disse. – Non udite il mio cane guaire presso la porta? Egli ci invita ad andarcene.
– Io ho udito il grido della civetta – disse Forting.
Morton lo interruppe a voce bassa:
– Occupatevi di vostra sorella e di Telie e seguitemi senza farvi pregare.
Il quacchero stava per dirigersi verso la porta, quando Randolfo lo trattenne.
– Che non sia troppo tardi? – gli chiese.
– Venite.
Randolfo prese Mary per una mano conducendola seco, mentre John Forting prendeva Telie. Stavano per uscire dalla cinta quando si arrestarono pietrificati dal terrore.
All’apparire del vecchio negro il quale aveva preceduto il padrone, uno scoppio di risa selvagge si era udito al di fuori e subito un indiano di alta statura gli aveva chiuso il passo, dicendogli ironicamente:
– Buona sera, fratello. Gl’indiani sono buoni amici dei negri.
Tale fu il saluto beffardo con cui volle onorare gli atterriti viaggiatori, e come se quello non bastasse, si videro subito brillare gli occhi truci di parecchi suoi compagni.
– Retrocedi se tu vuoi vivere – gridò con voce formidabile il quacchero.
Randolfo con un urto spinse da parte il vecchio e si slanciò sull’indiano con furore. I due uomini rotolarono entrambi a terra, poi se ne alzò uno solo: era il gigantesco indiano.
Il suo avversario, stordito da un pugno fortissimo, era rimasto al suolo.
– Uccidilo, se la tua coscienza te lo permette! – gridò Morton, vedendo l’indiano prendere la scure.
A quelle parole un colpo di fucile era partito dietro la cinta. Era stato il negro Tom.
La pelle-rossa mandò un urlo di dolore. La mano che brandiva la scure era stata fracassata dalla palla del negro. Non potendo più far uso della scure che gli era caduta, si prese la mano ferita stringendola forte colla sinistra e fuggì dietro la palizzata continuando a urlare come un dannato.
A quelle grida altri due indiani si slanciarono cercando d’impadronirsi di Randolfo il quale stava per alzarsi. Tutti e due avevano già alzate le scuri, quando si udì un secondo colpo di fucile.
John Forting aveva scaricato la sua carabina atterrando il guerriero più prossimo.
– Bravo Tom! Bravo Forting! – gridò Randolfo saltando in piedi.
– Fratello! – gridò Mary, che si sentiva mancare.
– Tornate, signor Randolfo – urlò Telie.
– Avanti, coraggio! – comandò invece il valoroso giovane tenendo la carabina per la canna.
Senza aspettare il soccorso dei suoi compagni si gettò fra i nemici, scartando le loro asce col calcio della carabina.
Vedendosi dinanzi un capo indiano lo investì con grande foga. Costui tentò di abbatterlo con un colpo di fucile, però l’arma, per un falso movimento, gli sfuggì di mano. Allora afferrò il coltello, gridandogli:
– Ora ti strapperò la capigliatura.
Randolfo lo respinse tentando di passare oltre, mentre John Forting e Tom facevano fuoco, aiutati validamente dalle due coraggiose fanciulle.
Trasportato dal proprio slancio, Randolfo si trovò sulla riva del fiume, presso una roccia isolata.
Cadeva allora la notte rapidamente. Il sole era ormai scomparso e l’oscurità diventava fitta.
Non volendo allontanarsi, Randolfo fece per ritornare e si trovò dinanzi al capo indiano, il quale lo aveva seguìto.
Nella lotta entrambi avevano abbandonati i loro fucili, però uno aveva il coltello e l’altro una sciabola. L’indiano preso il coltello si gettò addosso al giovane tentando di sorprenderlo e di trafiggerlo.
Randolfo evitò l’incontro e si mise a menare sciabolate alla cieca, non potendo ben distinguere il suo avversario che assai malamente. Nondimeno quella lotta corpo a corpo poteva tornargli fatale, avendo da fare con un nemico risoluto.
Da un momento all’altro poteva ricevere una tremenda coltellata e cadere al suolo col cuore spaccato.
Tutto d’un colpo, invece di mandare un grido di trionfo, l’indiano mandò un ruggito di dolore, poi cadde in mezzo alle erbe, rotolando quindi fino al fiume.
Randolfo era pure caduto, essendo scivolato dopo di aver vibrato quel colpo che lo aveva liberato da quel pericoloso avversario.
Due braccia vigorose lo aiutarono a rialzarsi. L’uomo che era accorso in suo aiuto era Morton.
– Voi vi siete battuto come un leone – gli disse. – Avete tanto coraggio da misurarvi con una dozzina di quei mostri. Prendete la vostra carabina e le vostre pistole. Il vostro impetuoso assalto ha messo in fuga gli indiani; però non fidiamoci. Saranno andati a chiamare dei rinforzi, ma anche noi faremo a loro credere che nei dintorni abbiamo numerosi compagni.
Così dicendo il vecchio e astuto quacchero si mise a gridare con quanti polmoni aveva, chiamando per nome molte persone che non esistevano di certo.
Mentre egli continuava a urlare, Randolfo aveva preso le sue armi chiamando John Forting e Tom.
– Basta, andiamo alla capanna – disse il quacchero, dopo d’aver perduta mezza voce. – Vostra sorella è molto inquieta.
– Ha corso qualche pericolo? – gli chiese Randolfo.
– Un grande e grosso indiano ha tentato di rapirla.
– Cosa dici?
– Non inquietatevi. Sono giunto in tempo per liberarla da quel mascalzone.
– Lo avete ucciso?
– Io uccidere un uomo! – esclamò Morton con orrore. – Mi sono accontentato di sollevarlo da terra e di precipitarlo al di sopra della cinta.
– Avrei preferito che tu lo avessi ucciso con un buon colpo di fucile.
«Che abbiano abbandonati questi luoghi gl’indiani?»
– Temo il contrario.
Nel medesimo istante, come per dar ragione ai timori del quacchero, si udì nel bosco il selvaggio urlo di guerra delle pelli-rosse, poi scoppiarono alcuni colpi di fucile. Delle pallottole colpirono la cinta.
– Al fiume! – gridò Randolfo. – Attraversiamolo subito.
– La corrente è troppo impetuosa – mormorò Morton. – Sarà più forte dei nostri cavalli e per di più troveremo molte rocce sul fondo.
– Tenteremo egualmente di attraversare la riviera.
– Prima uccidete quell’indiano che cerca di avvicinarsi alla palizzata. Io non voglio lordarmi le mani di sangue, però non mi oppongo a che un altro faccia mordere il terreno a quei bruti.
– Lo farò cadere – rispose Randolfo.
Morton spinse il suo giovane amico dietro ad un ammasso di pietre che potevano ripararlo e gl’indicò l’indiano il quale era ormai giunto presso la cinta.
– Eccolo – gli disse.
Randolfo stava per scaricare il fucile, quando un’orda di pelli-rosse si slanciò fuori del bosco correndo verso la capanna.
La rapidità e la violenza dell’attacco atterrirono perfino Randolfo. Credette ormai di vedere i bei capelli della sua cara Mary nelle mani di quei feroci nemici.
Scaricò tutte le sue armi contro gli assalitori, poi guardò Morton con disperazione.
Il quacchero, quell’uomo così calmo e tranquillo, che aveva in orrore il sangue, si era improvvisamente trasfigurato. Quella faccia, sempre così apatica, aveva assunto un aspetto veramente selvaggio.
– Addosso a quei mostri! – gridò il vecchio.
E fece fuoco gettando a terra un indiano, il primo forse che uccideva in vita sua.
Scaricata l’arma, si slanciò, gridando:
– Nessuno toccherà vostra sorella, né Telie.
Era diventato più impetuoso di Randolfo. Con una agilità incredibile in un uomo così innanzi negli anni, atterrò col calcio del fucile un indiano, respinse gli altri che erano rimasti sorpresi da quel rapido e disperato attacco ed entrò nella capanna seguìto dal compagno.
John Forting ed il negro Tom avevano validamente sostenuto l’attacco del quacchero, scaricando tutte le loro armi.
Le pelli-rosse, che avevano subìto perdite numerose, erano retrocesse gridando ed imprecando.
– Fratello! – gridò Mary, correndogli incontro. – Ti hanno ferito?
– Nemmeno una scalfittura – rispose Randolfo. – Hai avuto paura?
– No, fratello. Sono tranquilla e pronta a difendermi.
– Anch’io – rispose Telie.
– Allora il nemico avrà da fare, se vorrà prenderci.

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