Assediati (prima parte)

Non aveva ancor terminato di parlare, che nel sottostante corridoio rimbombavano due colpi d’arma da fuoco, seguiti, subito dopo, dall’urlo di un uomo che muore.
Senza por mente al pericolo a cui esponevasi, si precipitò fuori dalla porta, facendo balzi di tigre e gridando:
– Nagor! Nagor!
Nessuno rispose alla sua chiamata. Lo strangolatore, che pochi minuti prima vegliava dinanzi alla porta, non c’era più. Dove era andato?
Cos’era accaduto?
Tremal-Naik, inquieto, ma risoluto a salvare il compagno, si slanciò verso la scala. Un uomo, un sipai giaceva in mezzo al corridoio, contorcendosi negli ultimi aneliti. Dal petto gli usciva un rivo di sangue e formava, sul terreno, una pozza che lentamente allargavasi.
– Nagor! – ripeté Tremal-Naik.
Tre uomini apparvero in fondo al corridoio correndo verso la porta dello stanzone. Quasi nel medesimo istante, si udì la voce di Nagor a gridare:
– Aiuto! Sfondano la porta! – Tremal-Naik scese precipitosamente la scala e scaricò l’un dopo l’altro due colpi di rivoltella. I tre indiani che si avanzavano fuggirono.
– Nagor, ove sei? – chiese il “cacciatore di serpenti”.
– Qui nello stanzone, – rispose il thug. – Atterra la porta; mi hanno chiuso dentro.
Tremal-Naik, con un furioso colpo di spalla schiantò le tavole. Lo strangolatore, tutto contuso e insanguinato, si precipitò fuori dalla prigione.
– Cosa hai fatto?- chiese Tremal-Naik.
– Fuggi, fuggi! – gridò Nagor. – Abbiamo i sipai alle calcagna.
I due indiani risalirono la scala e corsero a rinchiudersi nella stanza del sergente. Nel corridoio rintronarono tre o quattro colpi di fucile.
– Saltiamo dalla finestra, – gridò Nagor.
– E’ troppo tardi, – disse Tremal-Naik, curvandosi sul davanzale.
Due sipai si erano appostati a duecento metri dal “bengalow”. Vedendo i due indiani, puntarono le carabine e fecero fuoco, ma le palle non colpirono che le stuoie di coccottiero.
– Siamo presi, – disse Tremal-Naik. – Barrichiamo la porta.
Questa, fortunatamente, era assai grossa e munita di solidi chiavistelli. I due indiani, in pochi istanti, vi accumularono dietro i mobili della stanza.
– Carica le tue pistole, – disse Tremal-Naik a Nagor. – Tra poco verremo assaliti.
– Lo credi?
– I sipai sanno che siamo solamente due. Ma cos’hai fatto? Perché tutto quel baccano?
– Io ho ubbidito alle tue istruzioni, – disse lo strangolatore. – Vedendo due sipai avanzarsi nel corridoio, ho sparato e ne mandai uno a ruzzolare per terra, l’altro fuggì nello stanzone ed io lo inseguii, ma caddi e quando mi rialzai trovai le porte chiuse. Senza di te sarei ancora prigioniero.
– Hai fatto male a sparare così presto. Ora non so come finirà.
– Rimarremo qui.
– E intanto Raimangal cadrà.
– Cos’hai detto?
– Che Raimangal è minacciata.
– Chi te lo disse?
– Il sergente.
– Dov’è il sergente?
– Eccolo là che dorme.
– E ti disse che Raimangal è minacciata? E’ uno scherzo forse.
– Ti dico la verità. Gl’inglesi hanno scoperto il nostro covo.
– E’ impossibile!
– Il capitano Macpherson è al forte William e prepara una spedizione per assalire Raimangal.
– Ma allora corriamo un grave pericolo!
– Certamente.
– Bisogna raggiungere il maledetto e ucciderlo.
– Lo so.
– Questo è affar tuo.
– Anche questo lo so.
– Se non lo uccidi, la vergine della sacra pagoda non sarà mai tua sposa.
– Taci, non nominarla, – disse Tremal-Naik, con voce sorda.
– Cosa vuoi fare?
– Uscire di qui e raggiungere il forte William.
– Siamo assediati.
– Lo vedo.
– E dunque?
– Evaderemo.
– Quando?
– Questa notte.
– Come?
– E’ affar mio.
– Quanti uomini ci sono nel “bengalow”?
– Erano sedici o diciotto. Ma…
Afferrò una mano del thug e la strinse fortemente.
– Odi? – chiese, additandogli l’uscio.
– Sì, – disse il thug. – Qualcuno cammina nel corridoio.
– Sono i sipai.
– Che tentino un assalto?
Le tavole del corridoio gemevano, segno certo che qualcuno camminava.
Poco dopo fu bussato all’uscio.
– Chi vive? chiese Tremal-Naik.
– Un thug, – rispose una voce.
– Cercano ingannarci, – mormorò Tremal-Naik all’orecchio di Nagor.
– Apri che mi seguono, – ripigliò la stessa voce.
– Chi è il tuo capo? chiese Tremal-Naik.
– Kâlì.
– Sei un sipai. Abbiamo cento colpi da sparare; se non ti allontani sei un uomo morto.
Le tavole del corridoio gemettero più forte di prima.
– Hanno paura, – disse Tremal-Naik. – Non tenteranno nulla contro di noi.
– Ma ci terranno prigionieri, – rispose Nagor, diventato inquieto.
– Questa sera evaderemo, t’ho detto.
– Zitto! – Un colpo di carabina rimbombò al di fuori seguito dal grido:
– La tigre!… La tigre!…
Tremal-Naik si slanciò verso la finestra e guardò.
I due sipai che si tenevano imboscati dietro un cespuglio, erano in piedi colle carabine in mano e mandavano grida di spavento.
Dinanzi a loro, ad un duecento passi, mugolava una gran tigre.
– Darma! – gridò Tremal-Naik.
La tigre fece un balzo di parecchi metri, minacciando di assalire i due sipai che la tenevevano di mira.
– Fuggi, Darma! – comandò il “cacciatore di serpenti” vedendo che altri sipai accorrevano in aiuto dei loro compagni.
L’intelligente fiera esitò, come comprendesse il pericolo che correva il suo padrone, poi si allontanò con rapidità fulminea.
– Brava bestia, – disse Nagor.
– Sì, brava e fedele, – aggiunse Tremal-Naik, – e questa sera ci aiuterà a fuggire. – Tornarono dietro alla barricata e attesero pazientemente che la notte calasse.
Durante il giorno, più volte i sipai si avvicinarono alla porta tentando di forzarla, ma un colpo di rivoltella bastava per metterli in fuga.
Alle otto il sole tramontò. Successe un breve crepuscolo, poi calarono rapide le tenebre. La luna non doveva sorgere che fra qualche ora.
Verso le undici Tremal-Naik si affacciò alla finestra e scorse confusamente i due sipai. Cercò la tigre, ma non la vide.
– Ce ne andiamo? – chiese Nagor.
– Sì.
– Da qual parte?
– Dalla finestra. Non è alta che quattro metri e il suolo non è duro.
– Ed i sipai? – diss’egli. – Appena salteremo, ci spareranno addosso.
– Faremo prima scaricare le loro armi.
– In qual modo?
– Lo vedrai.
Tremal-Naik prese i tappeti, tutte le vesti che fu capace di trovare, i guanciali del letto e formò un fantoccio della grandezza di un uomo.
– Sei pronto? – chiese a Nagor.
– Quando vuoi, salto dalla finestra. E il sergente?
– Dorme e lo lascieremo dormire. Sta’ attento, ora: i due sipai sono a cinquanta passi da noi.
– Lo so.
– Io calo il fantoccio. I due sipai lo scambieranno senza dubbio per uno di noi e scaricheranno le loro carabine.
– Benissimo.
– Noi approfittiamo per saltar giù e scappare. Comprendi ora?
– Sei coraggioso e furbo, – disse Nagor. – Con un uomo simile si può far tutto. Che disgrazia che tu non sii un “thug”.
– Preparati a saltar giù.
Prese il laccio e calò il fantoccio dalla finestra facendolo ondeggiare. I due sipai fecero fuoco gridando:
– Allerta!…
Tremal-Naik e Nagor si precipitarono dalla finestra colle rivoltelle in pugno. Caddero, si risollevarono e partirono rapidi come due saette.
– Seguimi! – disse Tremal-Naik raddoppiando la corsa.
– Dietro a loro s’udirono le sentinelle dare l’allarme; furono sparati alcuni colpi di fucile ma non colsero nel segno.
– Tremal-Naik entrò come una bomba in una palizzata. Un cavallo era sdraiato per terra. Con un pugno lo fece saltare in piedi.
– Sali dietro di me, – gridò al “thug”.
I due fuggiaschi balzarono in arcione, strinsero le ginocchia, s’aggrapparono alla criniera e lanciarono il cavallo attraverso la pianura.
– Dove andiamo? – chiese Nagor.
– Da Kougli, – rispose Tremal-Naik, martellando i fianchi del cavallo col calcio del revolver.
– Cadremo fra i sipai!
– E’ assediato forse Kougli?
– Quando lo lasciai, c’erano dei sipai nel bosco.
– Andremo cauti. Tieni pronte le armi. – Il cavallo, un bell’animale dal mantello nero, fendeva lo spazio saltando fossati e cespugli, malgrado il doppio carico.
Già il “bengalow” era scomparso fra le tenebre e la foresta appariva, quando fra una macchia di bambù una voce gridò:
– Ehi!… Alt!…
I due fuggiaschi si volsero alzando le armi.
La luna che allora sorgeva, mostrò a loro una diecina d’uomini sdraiati per terra, i quali puntavano le carabine sul cavallo.
– Sprona! – gridò Nagor.
Un gran lampo ruppe le tenebre seguìto da parecchie detonazioni, alle quali risposero quelle secche delle rivoltelle.

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