Inglesi e strangolatori (seconda parte)

Hider, soddisfattissimo, si stropicciò allegramente le mani e ritornò a poppa, scendendo la scala in punta di piedi.
Presso la cabina del comandante accostò l’orecchio alla porta ed udì un sonoro russare.
Girò la maniglia, aprì ed entrò dopo essersi levato della cintura un pugnale, per difendersi se fosse stato necessario.
Il capitano aveva bevuto quasi tutta la bottiglia di limonata e dormiva profondamente.
– Non lo sveglierà neanche il cannone, – disse l’indiano.
Si slanciò fuori della cabina e discese nella stiva. Tremal-Naik e i suoi compagni lo attendevano colle rivoltelle in pugno.
– Ebbene? – chiese il “cacciatore di serpenti”, saltando in piedi.
– La macchina è nostra e il capitano ha bevuto il narcotico, – risposte Hider.
– L’equipaggio?
– Tutto in coperta e senz’armi.
– Saliamo.
– Adagio, compagni. Bisogna prendere i marinai fra due fuochi, per impedire che si barrichino sotto il castello di prua. Tu, Tremal-Naik, rimani qui con cinque uomini e io cogli altri raggiungo la camera comune. Al primo sparo salite sul ponte.
– Siamo d’accordo.
Hider impugnò una rivoltella nella dritta e una scure nella sinistra ed attraversò la stiva ingombra di cannoni smontati, di botti e di barilotti. Cinque “thugs” lo seguirono.
Dalla stiva il drappello passò nella camera comune e salì la scala.
– Preparate le armi e fuoco di fila, – comandò Hider.
I sei uomini irruppero sul ponte gettando selvaggi clamori.
L’equipaggio si slanciò a prua, non sapendo ancora di cosa si trattava.
Un colpo di rivoltella echeggiò abbattendo il mastro-cannoniere.
-Kâlì!… Kâlì… – urlarono i “thugs”.
Era il grido di guerra degli strangolatori e fu appoggiato da una tremenda grandinata di palle.
Alcuni uomini rotolarono sul ponte. Gli altri, smarriti, sorpresi da quell’improvviso attacco, che certamente non s’aspettavano, si precipitarono a poppa gettando urla di terrore.
– Kâlì!… Kâlì! – rimbombò a poppa.
Tremal Naik e i suoi uomini s’erano slanciati sul cassero colle rivoltelle nella dritta ed i pugnali nella sinistra.
Alcune detonazioni rintronarono.
Una confusione indescrivibile accadde a bordo della cannoniera, la quale, senza timoniere, andava a traverso alla corrente.
Gli inglesi, presi tra due fuochi, cominciarono a perdere la testa.
Per fortuna l’ufficiale di quarto non era stato ancora ucciso.
D’un balzo si gettò giù dalla lunetta colla sciabola in pugno.
– A me, marinai! – urlò egli.
Gli inglesi si radunarono in un baleno attorno a lui e si avventarono a poppa impugnando i coltelli, le scuri, le manovelle.
Il cozzo fu terribile. I “thugs” di Tremal-Naik furono ributtati da quella valanga d’uomini.
L’ufficiale di quarto s’impadronì del cannone, ma la vittoria fu di breve durata.
Hider si era messo alla testa dei suoi e li assaliva alle spalle pronto a comandare fuoco.
– Signor tenente, – gridò, puntando verso di lui la rivoltella.
– Cosa vuoi, miserabile? – urlò l’ufficiale.
– Arrendetevi e vi giuro che non verrà torto un sol capello né a voi, né ai vostri marinai.
– No!
– Vi avverto che abbiamo cinquanta colpi ciascuno da sparare. Ogni resistenza sarebbe inutile.
– E cosa farai di noi?
– Vi faremo scendere nelle imbarcazioni e vi lascieremo liberi di sbarcare sull’una o sull’altra riva del fiume.
– E della cannoniera cosa vuoi farne?
– Non posso dirlo. Orsù, o la resa o io comando il fuoco.
– Arrendiamoci, tenente, – gridarono i marinai che si vedevano ormai in balìa di Hider.
Il tenente, dopo d’aver esitato, spezzò la spada e la gettò nel fiume.
Gli strangolatori si slanciarono sui marinai, li disarmarono e li fecero scendere nelle due baleniere, calandovi il capitano che ancora dormiva e l’ingegnere.
– Buona fortuna! gridò il quartier-mastro.
– Se ti prendo ti farò appiccare, – rispose il tenente, mostrandogli il pugno.
– Come vi piacerà. – E la cannoniera riprese la corsa, mentre le imbarcazioni si dirigevano verso la sponda del fiume.

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