Lo yacht di Lord James (seconda parte)

 Appena il Lord mise i piedi sullo yacht, il sotto-capitano, che era un bell’uomo di alta statura, colla pelle leggiermente abbronzata che tradiva l’incrocio del sangue indiano con quello europeo, gli occhi nerissimi ed assai intelligenti ed i lineamenti energici ma che avevano ancora un non so che di fierezza selvaggia, si fece innanzi dicendo:
 – Devo mettere la prua verso la baia, milord?
 – Sì, – rispose il vecchio capitano, – ma andiamo a Sedang e non a Sarawak.
 – Sta bene, milord. Ha altri ordini da darmi?
 – Assegnate due cabine a questi uomini, – continuò il Lord, indicando Kammamuri e Aïer-Duk, – e fate medicare il ferito. –
 Poi diede il braccio ad Ada e la condusse nel quadro di poppa, quindi in una elegantissima cabina, dicendole:
 – Sei in casa tua, nipote mia.
 – Grazie zio, – rispose ella. – Partiamo subito?
 – Sull’istante.
 – E quando giungeremo a Sedang?
 – Fra tre giorni, se il vento si mantiene favorevole.
 – Sono impaziente di vedere il nipote del sultano.
 – Lo credo.
 – Riusciremo, zio?
 – Spalleggiati dai tigrottí di Mompracem, sì, nipote mia.
 – Sono adunque uomini terribili costoro?
 – L’hai veduto or ora come sanno battersi. Quando apprenderanno che il loro capo è prigioniero, accorreranno tutti e si faranno uccidere per salvarlo.
 – Lo adorano quel valoroso uomo?
 – Alla follia. lo li conosco quegli uomini, che un tempo furono miei nemici. Quando sì battono, sono più formidabili delle tigri, ed i cannoni non bastano per arrestarli.
 – Ma avrà dei partigiani, il nipote di Muda-Hassin?
 – Sì, e molti. Brooke è temuto dai suoi soldati ma è odiato per le atrocità da luì commesse contro i pirati malesi. Perfino i nostri compatriotti hanno alzato più volte un grido d’indignazione contro di lui.
 Ma è un uomo energico e si difenderà terribilmente.
 È vero, ma non potrà resistere all’onda devastatrice che lo travolgerà.
 – Potesse ciò avvenire presto, zio, – disse Ada, sospirando. -Povero Tremal-Naik!… Vedersi ancora una volta separato da me, quando la felicità gli arrideva!… Ah… zio mio, siamo nati entrambi sotto una cattiva stella.
 – Sarà l’ultima prova, Ada. Quando lo avremo liberato vi condurrò con me in India, ma lontani da Calcutta per mettervi al coperto dalle vendette dello spietato Suyodhana, od a Giava, e non ci lasceremo più.
 – E verrà anche Sandokan?
 – Lui!… È un uomo che non è fatto per la vita tranquilla, ma chissà… in India potrebbe forse seguirci, ma per intraprendere una tremenda lotta contro i thugs ed il loro capo. Basta: riposa tranquilla nella tua cabina, che ne hai tanto bisogno, Ada. lo risalgo sul ponte. –
 Il Lord abbandonò il quadro e sali in coperta.
 Lo yacht era già uscito dalla baia e veleggiava nell’ampia baia di Sarawak colla prua verso l’est.
 Il mare era deserto. IlRealista e la piccola flottiglia, partiti un’ora prima, dovevano già essere giunti alla foce del fiume e forse stavano per approdare alla città, portando con loro i prigionieri.
 Anche la costa, che si disegnava verso il sud, formando come un immenso arco, appariva disabitata. Si vedevano solamente delle cupe foreste che si estendevano fino al mare e più oltre giganteggiava l’alto cono di Matang.
 Il vento, che si manteneva favorevolissimo, spingeva lo svelto yacht con una velocità di sei o sette nodi all’ora. Se quella corsa non scemava, fra due giorni, invece di tre, quel rapido veliero poteva giungere alla foce del Sedang.
 Tre ore dopo, quando lo yacht si trovava quasi di fronte al Sarawak, la scialuppa a vapore che stava ormeggiata a poppa, veniva tratta sotto la scala di tribordo. La macchina era già sotto pressione e l’elica pronta a funzionare.
 Aïer-Duk, che era stato medicato della sua ferita, più dolorosa che pericolosa, comparve sul ponte, pronto a prendere il largo per Mompracem.
 – Le vostre istruzioni, milord, – disse.
 – Le conoscete: armare la flotta e venire alla foce del fiume. Quanti uomini sono rimasti a Mompracem?
 – Duecento, ma valgono come mille.
 – Aveteprahos bastanti?
 – Ve ne sono trenta armati di quaranta cannoni e di sessanta spingarde.
 – Nel ritorno cercate di non farvi sorprendere dalla flotta delrajah.
 – Se la incontriamo la distruggeremo, milord.
 – E dareste l’allarme
 – È vero. Agiremo con prudenza.
 – Parti: i minuti sono preziosi. La scialuppa percorre dieci nodi all’ora ed in due giorni puoi essere a Mompracem.
 – Arrivederci presto, milord. –
 Aïer-Duk discese nella scialuppa dove l’attendevano due fuochisti e diede il comando di prendere il largo. Un quarto d’ora dopo, la rapida imbarcazione non era che un punto nero appena visibile sull’azzurra superficie del mare.
 Lo yacht aveva ripresa la corsa verso l’est, tenendosi al largo dalla foce del Sarawak per non venire scorto dai piccoli guardacoste delrajah, premendo al Lord di giungere a Sedang inosservato.
 Durante la notte il rapido veliero oltrepassava la piccola baia racchiusa fra le due lunghe penisole che formano l’avamporto della città, e all’indomani poggiava verso la costa.
 Alle sette di sera, essendosi il vento mantenuto fresco assai, giungeva alla foce del fiume, sulle cui rive sorge la piccola città di Sedang.
 L’ancora fu calata a picco entro una piccola darsena semi-nascosta da altissimidurion e da splendide arenghe saccarifere le cui foglie piumate proìettavano sulle rive una cupa ombra.
 – Si vede nessuno, zio? – chiese Ada che era salita in coperta.
 – La foce è deserta, – rispose il Lord. – Sedang è una città poco frequentata.
 – Quando ci recheremo dal nipote di Muda-Hassin?
 – Domani, ma bisogna cambiare pelle.
 – Cosa volete dire?
 – Degli uomini bianchi sarebbero subito notati ed ilrajah non tarderebbe ad esserne informato.
 – Cosa dobbiamo fare?
 – Travestirci da indiani e lasciarci dipingere il viso.
 – Purché possa salvare Tremal-Naik ed i suoi valorosi amici, sono pronta a tutto, zio.
 – A domani, Ada. –

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