CONCLUSIONE

Due giorni dopo la caduta di Guayaquil, il conte di Ventimiglia, sua sorella ed i tre spadaccini lasciavano la città con una scorta di trenta corsari e di dieci filibustieri, i quali avevano deciso di far ritorno in Europa, avendo ormai accumulate sufficienti ricchezze per potere vivere comodamente nei loro paesi.

 Il marchese di Montelimar era partito il giorno innanzi, non senza pronunziare parole di vendetta contro la giovane meticcia e anche contro il conte.

 La traversata dell’istmo di Panama fu compiuta a piccole tappe, per non stancare eccessivamente la sorella del conte, e dodici giorni dopo, la piccola carovana giungeva felicemente nel minuscolo porto di Riva dove da tre mesi trovavasi all’âncora la fregata, innalzando lo stendardo di Spagna per farsi credere, dai pochi abitanti della costa, una nave incaricata d’impedire lo sbarco dei legni filibustieri provenienti dalla Tortue.

 Una scialuppa già aveva raggiunta la spiaggia e si preparava ad imbarcarli, quando il guascone, che durante tutto il viaggio pareva avesse perduto il suo buon umore, trasse in disparte il conte e Mendoza, e disse loro:

 – Signori, io devo dichiararvi che non ho alcun desiderio di far ritorno in Europa. Per me è questo un grande colpo, tuttavia spero, col tempo, di potermi consolare. Non dimenticate però, signor conte, che la mia spada sarà sempre a vostra disposizione nel caso che vi fosse ancora necessaria.

 – Che cosa dite, signor di Lussac! – esclamò il figlio del Corsaro Rosso veramente sorpreso. – Oggi siete abbastanza ricco per riparare il vostro castelluccio di Guascogna e coltivare tranquillamente viti e mele.

 – Che cosa volete, signor conte? Ho quarant’anni e sento un desiderio irresistibile di avere una famiglia.

 – Ah!… Birbante! – gridò Mendoza, mentre don Ercole, il quale si era avvicinato al gruppo, scoppiava in una risata. – Si è innamorato della bella sivigliana!…

 – Avete indovinato, compare, – rispose don Barrejo. – Di quella graziosa vedova ne farò una signora de Lussac e venderemo vini di Spagna e di Francia all’insegna della Draghinassa guascone!

 L’indomani, mentre don Barrejo o meglio il signor de Lussac, dopo commoventi addii, riprendeva la via di Panama per raggiungere la sua bella, la fregata spiegava le vele, dirigendosi verso il Capo Tiburon.

 Anche il figlio del Corsaro Rosso aveva lasciato, al pari del guascone, una gran parte del suo cuore in America, ma voleva riportarlo in Europa unitamente ad un altro che già da tanto tempo batteva insieme al suo: quello della marchesa di Montelimar.

 E cosí infatti avvenne.

 Venti giorni piú tardi la magnifica fregata del conte lasciava, durante una notte oscurissima, per sfuggire le crociere spagnuole, l’isola di San Domingo, portando con sé una signora di piú e tre uomini di meno.

 La bellissima marchesa aveva dato senza rimpianti un addio all’isola, dopo aver affidate le sue immense piantagioni a Buttafuoco, a Mendoza ed al fiammingo, tre amici che al pari del guascone non avrebbero ormai piú potuto trovarsi bene fra la civiltà europea.

 Rivedremo un giorno quei bravi? È probabile, poiché la storia dei filibustieri non è ancora terminata.

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