La caccia all’Alambra

In quell’ampio stanzone doveva essere avvenuta una lotta tremenda, disperata. Il pavimento e perfino le pareti erano chiazzate di sangue e qua e là si vedevano spade e alabarde spezzate, elmetti fracassati, scuri scheggiate, sbarre di ferro contorte e brandelli di stoffa e piume sbrindellate. In un angolo giacevano due cadaveri, col cranio sfondato, in un altro v’era un sergente spagnuolo col petto squarciato o da un formidabile colpo di sciabola o da un colpo di scure e presso la feritoia che guardava verso il mare ve n’erano altri due.

 L’amburghese ed i suoi compagni, con un solo sguardo si erano accertati che fra quei cadaveri non vi era alcuno degli uomini che cercavano.

 «Che siano stati presi vivi?» si chiese Wan Stiller. «Cosa ne dite, signor Morgan?»

 «Io dico che, se sono stati fatti prigionieri, li ritroveremo in qualche torre del castello.»

 In quel momento udirono una voce fioca a mormorare:

 «Da bere!…»

 Quella voce era partita dall’angolo più oscuro della stanza. Morgan con due salti si era slanciato verso quel luogo.

 Un altro soldato giaceva dietro ad alcuni barili e ad un vecchio affusto di colubrina. Era un giovane ancora imberbe, dai lineamenti delicati, quasi un ragazzo. Aveva ricevuto un colpo di spada nel fianco destro ed aveva le vesti macchiate di sangue, il quale doveva essergli uscito in gran copia dalla ferita. Vedendo Morgan, aveva subito allungata la destra per impugnare una spada che si trovava a portata della mano.

 «Lascia stare quell’arma, giovanotto,» gli disse Morgan. «Noi non vogliamo farti alcun male.»

 «Non siete voi dei filibustieri?» chiese il giovane soldato con voce fioca.

 «È vero, però non siamo qui venuti per ucciderti.»

 «Credevo che voi voleste vendicare il Corsaro Nero.»

 «Siamo venuti a cercarlo.»

 «È ormai lontano,» mormorò lo spagnuolo.

 «Cosa vuoi dire?» chiese il signor di Grammont che aveva raggiunto Morgan.

 «Che è stato condotto lontano.»

 «Dove?»

 Il soldato colla destra indicò la feritoia che guardava verso il mare.

 «Vuoi dire che è stato imbarcato?» chiese Morgan, impallidendo.

 Lo spagnuolo fece col capo un cenno affermativo.

 «Tuoni d’Amburgo!» esclamò Wan Stiller.

 «Spiegati,» disse il signor di Grammont, con voce minacciosa.

 Il soldato cercò di sollevarsi, mormorando:

 «Da bere… da bere… prima…»

 Wan Stiller si levò dalla cintura una fiaschetta quasi piena d’acqua mescolata abbondantemente a rhum di Giamaica e la porse al ferito il quale la vuotò avidamente, intanto che Morgan colla sua fascia di seta gli arrestava il sangue che usciva ancora lentamente dalla ferita.

 «Grazie,» mormorò lo spagnuolo.

 «Potrai ora parlare?» gli chiese Grammont.

 «Ora mi sento meglio.»

 «Spicciati, adunque; io ardo d’impazienza.»

 «Come vi ho detto, il Corsaro Nero non si trova più a San Giovanni de Luz, – disse il ferito. – Egli si trova già in mare, a bordo d’un vascello spagnuolo, in rotta per Cardenas di Cuba, onde consegnarlo al duca fiammingo.»

 «A Wan Guld!» esclamarono i tre filibustieri.

 «Sì, a Wan Guld.»

 «Per Plutone e Vulcano!» gridò Morgan.

 «Tu menti,» disse Grammont. «Quando io assalivo il forte, il Corsaro doveva trovarsi ancora qui.»

 «No, signore,» rispose lo spagnuolo. «E poi a quale scopo mentire? Non sono io in vostra mano? Ingannandovi non salverei certamente la mia vita.»

 «Eppure qualche ora prima che giungesse la Folgore e che aprisse il fuoco contro il castello, il Corsaro Nero si trovava in questa torre,» disse Wan Stiller.

 «Questo è vero,» rispose lo spagnuolo. «Si era rinchiuso in questo stanzone assieme ad un marinaio che chiamavasi Carmaux e ad un negro di statura gigantesca.

 Il nostro primo assalto per impadronirci di loro era andato a vuoto; quando però udimmo le cannonate della Folgore, rinnovammo il tentativo, risoluti ad averli nelle nostre mani. Approfittando d’un passaggio che i filibustieri ignoravano, piombammo alle loro spalle, impegnando un combattimento disperato.

 Il Corsaro Nero ed i suoi due compagni si difesero terribilmente, uccidendo parecchi dei nostri; ma finalmente furono oppressi dal numero, disarmati e legati.

 La Folgore bombardava allora il torrione ed i vostri uomini assalivano i bastioni di ponente; ci restava però libera la via del settentrione. Il governatore, indovinando lo scopo dell’attacco, fece imbarcare i prigionieri su di una scialuppa che si trovava nascosta fra le scogliere, e sotto buona scorta li fece condurre, inosservati, nelle lagune, dinanzi alle quali incrociava un vascello spagnuolo in attesa di nostri ordini.»

 «Come sai tu questo?» chiese Morgan.

 «Tutti conoscevano questo progetto del governatore, onde sottrarvi il Corsaro Nero.»

 «Il nome di quella nave?» chiese Morgan.

 «L’ Alambra.»

 «La conosci tu?»

 «Sono venuto nel Messico a bordo di essa.»

 «È una nave da guerra?»

 «E buona veliera anche.»

 «Quanti cannoni?»

 «Una decina.»

 «La raggiungerò,» disse Morgan, volgendosi verso il signor di Grammont.

 Chiamò alcuni filibustieri affidando il ferito alle loro cure, poi uscì seguito da Morgan e da Wan Stiller. La notizia che il Corsaro Nero non era stato trovato nel castello si era ormai propagata fra i filibustieri, rendendoli così furiosi da temere che trucidassero tutti i prigionieri spagnuoli. Ci volle tutta l’autorità di Grammont e di Laurent per frenare la loro collera e impedire un massacro. Le informazioni date dal giovane spagnuolo riuscirono esattissime. Interrogati separatamente numerosi ufficiali, tutti furono concordi nell’affermare che il Corsaro Nero, dopo una lotta tremenda, era stato fatto prigioniero assieme ai due compagni ed imbarcato su di una scialuppa per tradurlo a bordo dell’ Alambra.

 «Non vi rimane che una cosa sola da fare, mio caro Morgan,» disse il signor di Grammont, volgendosi al luogotenente della Folgore. «Prendere il largo senza perdere tempo e dare la caccia al vascello spagnuolo.»

 «È quello che farò, signore,» rispose l’inglese. «Dovessi combattere contro l’intera squadra del Messico, io salverò il cavaliere di Ventimiglia.»

 «Metto a vostra disposizione uomini e cannoni.»

 «Non ne ho bisogno, signor di Grammont. La Folgore è armata formidabilmente e montata da centoventi uomini che non temono la morte.»

 «Quando prendete il largo?»

 «Subito, signore. Non voglio che quella nave guadagni troppa via. Se giungesse a Cardenas prima di me, pel Corsaro Nero la sarebbe finita, poichè il duca non lo risparmierebbe.»

 «Non mi consolerei giammai che quel valoroso dovesse terminare la sua gloriosa carriera su una forca infame, come i suoi disgraziati fratelli.»

 «La Folgore è buona veliera, signor di Grammont e giungerà prima a Cardenas.»

 «Guardatevi dai cattivi incontri.»

 «Non temo nessuno. Quando partirete voi, signore?»

 «Non più tardi di domani c’imbarcheremo tutti per la Tortue. Abbiamo saputo che un grosso corpo spagnuolo s’avanza a marce forzate per sorprenderci in Vera-Cruz e noi non saremo così sciocchi d’aspettarlo.»

 «Direte al Corsaro Nero che il sacco della città ha fruttato sei milioni di piastre e che altri due ne ricaveremo dal riscatto dei prigionieri. Io serberò la parte che gli aspetta.»

 «Voi sapete che il signor di Ventimiglia non ci tiene al denaro e che la sua parte l’abbandona al suo equipaggio.»

 « Addio, Morgan, spero di venirvi incontro più tardi. Cuba non è molto lontana dalla Tortue e dalla punta di Samana.»

 Si strinsero la mano; poi l’inglese lasciò il forte che i filibustieri stavano saccheggiando e fece ritorno in città assieme a Wan Stiller ed a cinquanta uomini della Folgore.

 Quattro imbarcazioni li aspettavano sul molo.

 I filibustieri s’imbarcarono e, attraversato il porto, raggiunsero la Folgore che si era messa in panna all’estremità della gettata, in vicinanza del faro.

 Appena giunto a bordo, Morgan fece schierare l’equipaggio dicendo:

 «Il nostro capitano è in mano degli spagnuoli e naviga a quest’ora nel Golfo del Messico per essere consegnato al suo mortale nemico, il duca fiammingo, l’assassino del Corsaro Rosso e del Corsaro Verde. Desidero che voi mi aiutiate nell’impresa difficile che io sto per tentare onde sottrarlo ad una morte certa. Che ognuno faccia il suo dovere d’uomo valoroso.»

 Un grido immenso di furore aveva accolto quel triste annuncio.

 «Andiamo a salvarlo!» urlarono tutti.

 «È quello che io tenterò,» rispose Morgan. «Rompete le file e mettiamoci in caccia senza perdere tempo!»

 Pochi minuti dopo la Folgore si rimetteva alla vela, salutata dagli hurrà dei filibustieri affollati sui torrioni e sui bastioni del forte e da alcuni colpi di cannone.

 Usciti dal porto, Morgan mise la prora direttamente all’est, per giungere innanzi a tutto al capo Catoche che separa l’Yucatan dalla punta estrema di Cuba.

 Vi era il pericolo di incontrare in quei paraggi la flotta del Messico o di dare dentro agli incrociatori che vegliavano dinanzi all’Avana, ma Morgan contava sulla velocità della Folgore per sfuggire l’una e gli altri.

 Il vento era favorevole ed il mare quasi tranquillo, quindi vi era la speranza di raggiungere in brevissimo tempo le coste della grande isola, la così detta Perla delle Antille, di piombare su Cardenas prima che arrivasse l’ Alambrae prepararle un agguato dinanzi al porto.

 «Giungeremo in tempo,» disse Morgan a Wan Stiller che lo interrogava. «La nave spagnuola non deve avere più di ventiquattro ore di vantaggio su di noi, una vera miseria per la nostra Folgore. »

 «E quel dannato duca?

 «Questa volta non ci sfuggirà più, Wan Stiller. Dovessi mettere a ferro ed a fuoco tutte le coste settentrionali di Cuba.»

 «Ha una fortuna strana quell’uomo. È già la terza volta che il capitano lo tiene sotto la punta della sua spada e che gli sfugge. Si direbbe che è protetto da Belzebù.»

 «Anche la fortuna si stancherà di essergli propizia,» disse Morgan.

 Intanto la Folgore, tagliata la grande corrente del Gulf Stream che saliva verso il nord costeggiando le spiagge dell’America Centrale, si era slanciata, leggera come un gabbiano e rapida come una rondine marina, sulle acque del Golfo Campèche.

 I marinai, quantunque fossero certi di non scoprire così presto la nave spagnuola che conduceva il loro capitano, si erano messi in sentinella sui pennoni, sulle coffe e sulle crocette, ansiosi di segnalarla. Occhi e cannocchiali scrutavano attentamente l’orizzonte cercando un punto bianco o nero che indicasse la presenza dell’ Alambra.Vane ricerche però, perchè la notte scese senza che alcun vascello si fosse scoperto in alcuna direzione.

 Morgan, da uomo prudente, non accese i fanali regolamentari. L’equipaggio dell’ Alambraavrebbe potuto vederli, sospettare la presenza di qualche nave lanciata sulle loro tracce e cambiare rotta.

 L’indomani ancora nulla di nuovo e nemmeno nei giorni seguenti, non ostante l’attenta vigilanza dei marinai. Era forse la nave avversaria salita molto al nord per ingannare gli inseguitori od invece era scesa molto al sud, tenendosi presso le coste? Comunque fosse, la Folgore giunse al capo Catoche senza averla veduta.

 La traversata dello stretto di Yucatan si compì senza cattivi incontri e venti ore dopo, spinta da un fresco vento dell’ovest, la nave corsara toccava il capo S. Antonio che è il più occidentale dell’isola di Cuba.

 Proprio da quel momento perciò dovevano cominciare i veri pericoli e che si doveva raddoppiare la vigilanza a bordo della Folgore.

 Le coste settentrionali dell’isola anche in quell’epoca erano molto frequentate dalle navi spagnuole, anzi i governatori dell’Avana mantenevano continuamente una flottiglia nei dintorni della capitale per impedire qualsiasi colpo di mano da parte dei filibustieri.

 Quindi Morgan, stabilì una guardia permanente sulle coffe, composta di alcuni gabbieri muniti di cannocchiali di lunga portata, fece spiegare quanta più tela potè, compresi i coltellacci e gli scopamari, fece caricare le artiglierie e si gettò risolutamente verso il nord-est per passare al largo dei paraggi frequentati dalle navi nemiche.

 Fu una corsa splendida, meravigliosa, condotta con somma perizia da quell’abile luogotenente, che doveva più tardi acquistarsi una così grande fama e come marinaio e come condottiero. La Folgore, carica di vele fino ai contropappafichi, non ostante la violenza dei colpi di vento che sono sovente così pericolosi anche per le navi meglio equilibrate, passò quasi inosservata dinanzi agli incrociatori che stazionavano a guardia dell’Avana, sfuggendo lestamente alla caccia datagli da una nave d’alto bordo, rimasta ben presto indietro. Due giorni dopo Morgan piegava bruscamente verso il sud, mettendosi in panna a meno di tre miglia da Cardenas, quasi all’entrata dell’ampia baia formata dai capi Hicanos e Cruz del Padre.

 La prudenza lo consigliava a non accostarsi troppo alle spiagge, onde non farsi sorprendere e bloccare da navi provenienti dal largo.

 «Si tratta ora di sapere se l’ Alambraè già entrata nel porto o se si trova ancora in mare,» disse Morgan all’amburghese che lo interrogava.

 «Io ho un bel guardare, signor luogotenente,» rispose Wan Stiller, «ma non mi riesce di scorgere alcuna nave nella baia.»

 «Siamo troppo lontani e la costa è così sinuosa che riesce difficile a poterle scoprire.»

 «E come faremo noi a sapere se l’ Alambrasi trova qui?»

 «Si fa una visita alla cittadella,» rispose Morgan con voce tranquilla.

 «E gli spagnuoli? Si dice che vi siano anche dei fortini ben armati qui.»

 «Si evitano.»

 «In qual modo signore?»

 «Sono le sette,» disse Morgan, guardando il sole prossimo a tramontare dietro il Pan de Matanzas, enorme cono roccioso che giganteggiava isolato verso l’ovest. «Fra un’ora le tenebre piomberanno ed il mare diventerà color dell’inchiostro. Chi potrà vedere una scialuppa?»

 «Andremo a visitare Cardenas in una barca?»

 «Sì, tu andrai a terra, mio bravo amburghese.»

 «E cosa dovrò fare?»

 «Interrogare qualcuno per sapere se Wan Guld è ancora qui e vedere se l’ Alambrasi trova in porto.»

 «Vado a fare i miei preparativi, signore.»

 «Affrettati: la nave che cerchiamo può giungere qui da un momento all’altro.»

 Mentre l’amburghese sceglieva i suoi uomini che dovevano accompagnarlo in quella pericolosa spedizione, il sole scompariva rapidamente dietro al Pan de Matanzas e le tenebre cominciavano a calare.

 L’oscurità era appena scesa che già l’amburghese abbandonava il ponte della nave, seguito da otto uomini, scelti fra i più coraggiosi ed i più abili rematori dell’equipaggio. Una baleniera, scialuppa rapidissima, stretta di fianchi e molto leggera, era stata già calata in mare, a tribordo della Folgore.

 «Mi raggiungerai al capo Hicanos,» disse Morgan, che si era curvato sul bordo. «Sii prudente e bada di non farti cogliere.»

 «Lascerò in pace gli spagnuoli,» rispose l’amburghese.

 Si sedette a poppa, alla barra del timone e fece segno ai rematori di prendere il largo.

 La Folgore intanto si era rimessa al vento e correva già verso il capo Hicanos, essendo da quella parte che doveva giungere l’ Alambra,ammesso che non fosse già entrata in porto.

 La baia di Cardenas è una delle più ampie che si trovano nella grande isola di Cuba. Essa è formata da due lunghissime penisole che si estendono per parecchie miglia verso il settentrione, collegandosi quasi a varii gruppi d’isolette le quali, molto opportunamente, fanno argine all’irrompere dei marosi. Proprio all’estremità meridionale che si trova la cittadella di Cardenas. In quei tempi però non aveva l’importanza che ha oggidì, non consistendo che in un gruppo di abitazioni ed in parecchie raffinerie di zucchero difese da due fortini di legno. Serviva però di stazione alle navi costiere, trovandosi a non molta distanza dall’Avana e quasi di fronte alla Florida, allora colonia spagnuola.

 La scialuppa, protetta dalle tenebre, attraversò velocemente la baia in quel momento deserta e andò ad approdare al molo, senza che nessuno l’avesse scorta. La prima cosa che i filibustieri videro fu una grossa nave a tre alberi, una fregata a giudicarla dalla forma, ancorata di fronte alla cittadella. Aveva le vele imbrogliate, come se aspettasse l’alta marea od il vento favorevole per prendere il largo.

 «Tuoni d’Amburgo!» esclamò Wan Stiller, scorgendola. «Se la Folgore entrava in porto, trovava del pane pei suoi denti. Cosa fa qui questa nave?»

 «Mio caro amburghese,» disse un marinaio che gli sedeva vicino, «mi nasce un sospetto.»

 «Quale, Martino?»

 «Che gli spagnuoli ci aspettino qui!»

 «È la presenza di questa nave che te lo fa supporre?»

 «Sì, Wan Stiller.»

 «Ebbene, vuoi che te lo dica, Martino? Io sono del tuo parere.»

 «In tal caso qualcuno avrà avvertito il governatore dell’Avana che il Corsaro Nero è stato catturato,» disse un altro marinaio.

 «Certo,» rispose Wan Stiller.

 «In quale modo?»

 «Non vi può essere che una sola supposizione.»

 «Ossia?»

 «Che l’ Alambrasia appoggiata all’Avana.»

 «E che invece di quella nave il governatore abbia mandato qui questo vascello?»

 «Sì,» rispose l’amburghese.

 «Brutto affare per noi,» disse Martino.

 «Appureremo però subito se i nostri sospetti sono giusti. Vedo una barca di pescatori che si accosta alla riva.»

 «Andremo ad abbordarla?»

 «Sì,» rispose Wan Stiller, con voce decisa. «Badate però che non vi sfugga nè una parola italiana, nè francese od inglese. Noi dobbiamo farci credere spagnuoli che vengono dall’Avana o da Matanzas.»

 «Acqua in bocca a tutti,» disse Martino. «Lasceremo parlare te solo, che parli lo spagnuolo come un vero castigliano.»

 La barca da pesca, che doveva essere entrata in porto dopo il tramonto, non era lontana più di quattrocento metri e manovrava in modo da passare fra il vascello e la baleniera.

 Era un piccolo veliero ad un solo albero, sostenente una gran vela latina al pari delle orche della Spagna settentrionale e non doveva essere montato da più di una mezza dozzina di pescatori.

 Wan Stiller, che desiderava abbordarlo prima che toccasse terra, gli tagliò abilmente la via, intimando all’equipaggio di mettersi in panna, ossia attraverso il vento. Vedendo che la baleniera era montata da uomini armati, i pescatori non esitarono ad obbedire, credendo probabilmente d’aver da fare con marinai appartenenti alla nave d’alto bordo.

 «Cosa desiderate, signor comandante?» chiese il timoniere del piccolo veliero, gettando una fune onde la baleniera potesse ormeggiarsi.

 «Venite dal largo?» chiese l’amburghese cercando di sopprimere l’accento tedesco.

 «Sì, comandante.»

 «Avete incontrato nessuna nave?»

 «Ci è sembrato d’aver scorto un vascello verso il capo Hicanos.»

 «Da guerra?»

 «Almeno ci parve tale,» rispose il pescatore.

 «A quanti alberi?»

 «A due.»

 «Hanno veduto la Folgore, » pensò l’amburghese, facendo una smorfia.

 Poi aggiunse a voce alta:

 «Non deve essere quello che aspettiamo. Conoscete l’ Alambra?»

 «La corvetta?»

 «Sì,» disse Wan Stiller.

 «È stata qui qualche volta.»

 «Non è ancora giunta?»

 «Nessuno l’ha veduta.»

 «Ed il duca Wan Guld è ancora qui?»

 «È sempre a bordo di quella fregata, ma… non appartenete a quella nave?»

 «Noi siamo giunti or ora da Matanzas con ordini di quel governatore per S. E. il duca.»

 «Lo troverete a bordo.»

 «Credevo che quella fregata fosse già partita.»

 «Sta completando le sue provviste dovendo recarsi alla Florida e poi si dice che attenda una nave che è già stata segnalata dal governatore dell’Avana.»

 «Sarà l’ Alambra.»

 «Io non ve lo posso assicurare signore, ma può darsi che sia proprio quella. Si dice che conduca un capo filibustiero molto famoso.»

 «Tuoni d’Amburgo!» mormorò Wan Stiller. «Grazie, buona notte. Vado ad abbordare la fregata.»

 Lasciò andare la gomena e mentre il piccolo veliero riprendeva la corsa, dirigendosi verso il molo, la baleniera virò sul posto, mettendo la prora in direzione della fregata.

 Non era che una semplice mossa eseguita per ingannare i pescatori, non avendo l’amburghese alcuna intenzione di mostrarsi all’equipaggio spagnuolo di quel colosso.

 Quando vide che i pescatori si erano ormai ormeggiati al molo, tornò a virare di bordo e si diresse verso il capo Hicanos dove l’attendeva la Folgore.

 «Arrancate a tutta lena, – diss’egli ai suoi uomini. – Noi stiamo per giuocare una carta disperata.

 La baleniera correva come una focena, balzando agilmente sopra le onde che entravano attraverso gli isolotti sparsi all’imboccatura del porto.

 I marinai, consapevoli del grave pericolo che correva il loro comandante, facevano sforzi prodigiosi, tendendo i muscoli in modo da far quasi scoppiare la pelle delle loro braccia. I colpi di remo si succedevano affrettati, perfettamente regolari però, poichè se quegli uomini erano i più famosi bersaglieri del mondo erano pure abilissimi canottieri.

 Non erano ancora trascorsi tre quarti d’ora, da che l’amburghese aveva interrogati i pescatori, che già la baleniera giungeva presso l’estremità della penisola che forma il capo Hicanos.

 La Folgore era là, in panna, sorvegliando l’entrata del porto, colla prora volta a ponente, come se si preparasse a correre incontro al suo signore ad aprirgli la prigione con un tremendo colpo di sperone.

 «Ohe, una gomena!» gridò l’amburghese.

 «Notizie buone?» gridò Morgan che si era curvato sul bordo.

 «Preparatevi a partire, signore,» rispose l’amburghese. «Stiamo per venire presi fra due fuochi.»

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