La Folgore fra due fuochi

Mentre Morgan, senza attendere maggiori schiarimenti, dava ordine di mettersi immediatamente alla vela e di mettere la prora verso Matanzas, l’amburghese ed i suoi uomini salivano rapidamente a bordo. La baleniera fu subito issata coi paranchi e saldata alle grue di cappone.

 «Gravi notizie dunque?» chiese Morgan conducendo l’amburghese sul ponte di comando.

 «Il duca sa già che il Corsaro è a bordo dell’ Alambra,signore,» disse Wan Stiller.

 «Me l’ero immaginato. E dove si trova quella nave?»

 «Ha appoggiato sull’Avana, non può quindi tardare a giungere.»

 «L’assaliremo subito.»

 «Non in queste acque, signore. Il duca è a bordo d’una fregata.»

 «Ecco una notizia che mi dà molto fastidio. Due navi ed il cavaliere da salvare!… Un’impresa difficile.»

 «Corriamo verso l’Avana, signore. Prima che la fregata si muova noi avremo già liberato il capitano.»

 Morgan imboccò il porta-voce e comandò:

 «Accendete i fanali e due gabbieri sulle crocette.»

 Quindi scese sul cassero e si mise a fianco del pilota per dirigere personalmente la nave, sapendo che la costa era sparsa di numerose isolette e di banchi di sabbia molto pericolosi. Il vento era favorevole tanto per la Folgore quanto per una nave che fosse partita dall’Avana, soffiando dal sud.

 Morgan, superata la punta d’Hicanos, diresse la Folgore verso ponente, in modo però da poter passare dinanzi a Matanzas, potendosi dare il caso che l’ Alambra,per tema di essere seguìta da qualche nave filibustiera, si fosse rifugiata in quel porto in attesa dell’alba.

 «Speriamo che non vi sia,» disse Morgan a Wan Stiller, il quale lo aveva raggiunto. – Mi spiacerebbe dare battaglia sotto la costa ed a così breve distanza dall’Avana e da Cardenas. I colpi di cannone metterebbero in allarme tutte le guarnigioni e potrebbe giungerci addosso una squadra intera.

 «Credete che sospettino la nostra presenza in queste acque?»

 «Non ancora,» rispose Morgan. «Abbiamo fatto un viaggio rapidissimo e senza aver destato sospetti. Io sono convinto che ci credono ancora nel Golfo di Campèche e che…»

 La frase gli fu tagliata da una voce che partiva dalla crocetta dell’albero maestro:

 «Badate!» aveva gridato il gabbiere di guardia. «Fanali dinanzi a noi!»

 «Morte e sangue!» esclamò Morgan, balzando verso la murata. «Sarebbero i fanali dell’ Alambra!…»

 «E non siamo che a tre miglia da Cardenas!» esclamò l’amburghese, impallidendo. «Mi pare già di vedere la fregata alle nostre spalle.»

 «Scorgi la nave?» gridò Morgan, imboccando il porta-voce.

 «Sì, vagamente,» rispose il gabbiere.

 «Esce da Matanzas?»

 «No, mi pare che venga da ponente.»

 «E si dirige qui?»

 «Punta verso Hicanos.»

 «Allora non può essere che l’ Alambra,» disse Morgan, coi denti stretti.

 «Non lasciamola entrare in Cardenas o avremo addosso due navi invece d’una,» disse Wan Stiller.

 «La costringerò a prendere il largo,» disse Morgan con voce risoluta. «La fregata ci sarebbe di troppo in questo momento.»

 Imboccò nuovamente il porta-voce, gridando:

 «Ai pezzi gli artiglieri e gli altri a posto di combattimento.»

 Respinse il pilota ed afferrò la ribolla del timone, mentre gli artiglieri accendevano le micce, gli archibugieri si disponevano dietro alle murate, sul castello di prora e sulle coffe e gli uomini della manovra ai bracci delle vele e sui pennoni.

 I due fanali, avvertiti dal gabbiere dell’albero maestro, si cominciavano a discernere anche dal ponte della Folgore : risaltavano nettamente sul fondo tenebroso dell’orizzonte, riflettendosi in acqua con tremolii vaghi che ora s’allungavano come se dovessero toccare il fondo del mare e che ora s’accorciavano.

 Dalla loro direzione, si capiva anche a prima vista che quella nave cercava di avvistare il capo Hicanos per entrare poi in Cardenas.

 «La vedi?» chiese Morgan a Wan Stiller.

 «Sì,» rispose l’amburghese.

 «Se fossi certo di aver da fare coll’ Alambranon esiterei un momento ad assalirla.»

 «E la fregata? Siamo ancora troppo vicini a Cardenas, signore.»

 «Allora accontentiamoci di darle la caccia. All’alba vedremo cosa ci converrà di fare.»

 Morgan spingeva la Folgore verso la costa, stringendo il vento più che poteva, onde impedire alla supposta corvetta di virare di bordo e di rifugiarsi nel vicino porto di Matanzas. Gli era necessario che si allontanasse da quelle spiagge per poterla più tardi catturare fuori di portata dalla nave di Wan Guld. Uomo valentissimo in cose di mare, Morgan si teneva quasi certo della riuscita. Lasciò che la Folgore continuasse la sua corsa fino all’altezza di Matanzas, poi virando bruscamente di bordo mosse velocemente, con vento in poppa, addosso alla nave segnalata, minacciandole il fianco.

 Quella manovra, molto sospetta, doveva aver allarmato già gli spagnuoli. Temendo già la comparsa dei filibustieri, appena si avvidero che la Folgore mostrava l’intenzione di abbordarli, non esitarono più a mettere la prora al nord, unica via di scampo che oramai rimanesse loro.

 Morgan aveva operato in modo da impedire loro di retrocedere verso Matanzas e di rifugiarsi in Cardenas. Avendo tutto il vento in favore, poteva ormai tagliare la via verso ponente e levante.

 La nave spagnuola però, anche fuggendo, aveva sparato un colpo in bianco per intimare alla filibustiera di fermarsi e di farsi conoscere.

 «Che nessuno risponda!» comandò Morgan. «Fuori gli scopamari ed i coltellacci e diamole vigorosamente la caccia.»

 La spagnuola vedendo che la Folgore non obbediva all’intimazione, anzi che cercava di stringerla da vicino, lanciò in aria due razzi e poi diede fuoco ai suoi otto pezzi d’artiglieria.

 Quella scarica simultanea non poteva avere che uno scopo solo, trovandosi la Folgore ancora fuori di portata dai proiettili: avvertire la guarnigione di Cardenas e la fregata del pericolo che correva e revocare aiuto.

 Il rimbombo di quegli otto pezzi doveva infatti udirsi non solo al di là della punta di Hicanos, bensì anche a Matanzas e forse più lontano ancora.

 Morgan aveva mandato un grido di gioia.

 «Il Corsaro è a bordo di quella nave!»

 «Sì,» disse l’amburghese che alla luce dei lampi aveva potuto scorgere sufficientemente la nave. «È la corvetta!»

 «Non ci sfugge più.»

 «Ma ci ha segnalati, signore. A momenti avremo alle spalle la fregata di Wan Guld.»

 «Daremo battaglia ad entrambe, se sarà necessario.»

 «Uomini del mare!… Il Corsaro è là… Andiamo all’abbordaggio!»

 Un urlo immenso s’alzò a bordo della filibustiera:

 «Viva il Corsaro!… Andiamo a salvarlo!»

 L’ Alambra,poichè non v’era più alcun dubbio che si trattasse veramente di quella nave, fuggiva a tutte vele sciolte verso il nord, come se avesse intenzione di cercare un rifugio in mezzo alle innumerevoli isole e isolette che fanno argine alla Florida.

 Sapendosi molto meno armata della Folgore e anche meno solida, non aveva osato impegnare la lotta, dubitando forse del pronto intervento della fregata. Era d’altronde una nave dotata di eccellenti qualità nautiche e d’una tale velatura, da poter gareggiare colle più rapide navi del golfo del Messico.

 Morgan si era subito accorto che aveva a che fare con una vera nave da corsa, poichè la Folgore, quantunque avesse spiegate tutte le sue vele, perfino i coltellacci e gli scopamari, non era riuscita, almeno di primo slancio, a guadagnare via sull’avversaria.

 «Morte e sangue!» esclamò. «Ecco una nave che ci farà correre per bene e che non si lascerà raggiungere così facilmente. Ma bah! la nostra Folgore finirà per prenderla! Lo sparviero avrà ben presto ragione della rondine marina!»

 «Abbiamo trovato pane pei nostri denti, signore,» disse Wan Stiller.

 La filibustiera seguiva già con poco vantaggio l’ Alambra, che correva sempre verso il nord.

 «Tuoni d’Amburgo!…» esclamò qualche ora dopo Wan Stiller.

 «Dei punti luminosi?»

 «Sì, signor Morgan.»

 «Dove?»

 «In direzione di Cardenas.»

 «Fulmini! È la fregata che si prepara a darci la caccia!»

 «Udite?»

 In lontananza si era udita una cupa detonazione prodotta da qualche grosso pezzo d’artiglieria.

 «Bisogna aumentare la corsa o domani noi ci troveremo fra due fuochi,» disse Morgan.

 «Abbiamo spiegate tutte le vele, signore.»

 «Fa’ spiegare qualche fiocco sul bompresso e qualche straglio fra il maestro ed il trinchetto. Il posto non mancherà.»

 «Proviamoci signore,» disse l’amburghese scendendo in coperta.

 Mentre i filibustieri tentavano di aggiungere nuove vele alla loro nave, l’ Alambracontinuava a fuggire mantenendo vittoriosamente la distanza. Non aveva che un paio di miglia di vantaggio, ma tale distanza era sufficiente per mantenersi fuori del fuoco nemico, non avendo le artiglierie usate in quell’epoca l’immensa portata di quelle d’oggi. Il suo comandante non aveva fatto alcun tentativo per piegare verso le coste di Cuba e cercare un rifugio in qualche porto. Comprendendo che cambiando rotta avrebbe perduto il vantaggio del vento, sia pure per pochi minuti, aveva continuata la sua corsa verso il nord. Probabilmente aveva il suo scopo per mantenere quella direzione. Sapendo che il duca aveva divisato di recarsi in quei paraggi per cercare la giovane fiamminga, aveva presa quella direzione colla speranza di venire, presto o tardi, raggiunta dalla fregata e di prendere i filibustieri fra due fuochi. Morgan, furioso di veder la Folgore tenuta in scacco da quella corvetta, mentre aveva creduto di poterla subito abbordare e di costringerla a rendere il Corsaro, si sfogava con terribili minacce.

 Anche i suoi uomini erano diventati furibondi. Ingiuriavano la spagnuola, prorompevano in minacce, spiegavano nuovi velacci che aggiungevano alle estremità dei pennoni e di quando in quando, impotenti a frenarsi, facevano qualche scarica.

 Guai se in quel momento fossero venuti all’abbordaggio!

 «Morte e sangue!» esclamò Morgan, volgendosi verso l’amburghese che non lo lasciava un solo momento. «È incredibile! La nostra Folgore non riesce a spuntarla!»

 «Pure, signore, mi sembra che qualche cosa abbiamo guadagnato,» disse Wan Stiller.

 «Gettate il loch !» gridò Morgan.

 Il mastro d’equipaggio aiutato da due marinai gettò a poppa la funicella, trattenuta subito da un pezzo di legno quasi triangolare e la lasciò filare contando i nodi, mentre uno dei suoi aiutanti rovesciava le due fialette di vetro contenenti la finissima sabbia, l’antico orologio, ma ridotto a minime proporzioni.

 « Stop!» gridò il marinaio, quando tutta la sabbia fu passata.

 «Quante miglia?» chiese Morgan al mastro, che contava i nodi della funicella.

 «Undici, signore.»

 «Una bella velocità in fede mia,» disse l’amburghese. «Quella corvetta fila bene.»

 «Troppo bene,» rispose Morgan. «Ci tiene in iscacco.»

 «E la fregata?»

 «Vedo ancora i due punti luminosi, ma è ancora ben lontana.»

 «Ohe! Badate ai banchi!… Due uomini a prora e pronti a scandagliare, e quattro gabbieri sulle crocette!»

 Le due navi che da sei ore correvano con velocità straordinaria, si trovavano già nei pericolosi paraggi dello stretto della Florida.

 In quell’ampio canale, percorso dalla corrente del Gulf Stream, si trovano moltissime isole ed isolette ed anche grandi banchi di sabbia, i quali rendevano la navigazione difficilissima. Ve ne son disseminati dappertutto, formando come un’immensa barriera, la quale descrive un ampio semicerchio attorno alle coste meridionali della Florida e lascia solamente pochi passaggi.

 Già le scogliere di Double Headed e quelle di Elbom erano comparse ad oriente delle due navi, mostrando minacciosamente le loro sponde rocciose, dirupate e difese da file di scoglietti, contro i quali si frangeva, con molto impeto, la grande corrente del Golfo.

 Morgan, avendo osservato che l’ Alambraaveva cercato di accostarsi a quegli isolotti, per un momento aveva avuto il sospetto che, disperando di sfuggire alla caccia, il suo comandante avesse avuto l’intenzione di fracassare la nave in mezzo a quelle rocce o che vi cercasse qualche passaggio pericoloso, per mandare in secco la Folgore. Lo spagnuolo però, dopo di aver costeggiato per due o tre gomene le isolette di Elbom, aveva rimessa la prora verso il nord, dirigendosi verso le isole dei Pini.

 Quella manovra, non seguita dal furbo filibustiere, aveva permesso alla Folgore di guadagnare duecento metri sulla nave avversaria. Non era gran cosa, pure non era nemmeno una distanza disprezzabile, poichè col vantaggio acquistato durante quelle otto ore di caccia accanita, la filibustiera si trovava già a portata di cannone.

 «Fra qualche ora le palle dei nostri pezzi da caccia cadranno sulla coperta dell’ Alambra,» disse Morgan, a cui nulla sfuggiva. «Noi saluteremo l’alba bombardando la spagnuola.»

 «Ed io non vedo più i fanali della fregata, signore,» disse Wan Stiller.

 «Li avrà spenti per ingannarci.»

 «Lo credete, signor Morgan?»

 «Il duca non ci lascerà; te lo assicuro. Quel volpone si sarà già accorto d’aver da fare con noi e non ci lascerà tranquilli.»

 «E glielo daremo, è vero signore?

 «Ecco che siamo a tiro della spagnuola: artiglieri, pronti ai vostri pezzi!… La musica comincia!»

 «Purchè le nostre palle non uccidano i nostri, signore.»

 «Non temere, amburghese,» disse Morgan. «I nostri cannonieri hanno già ricevuto l’ordine di non far fuoco che contro l’alberatura. Arrestata la nave, andremo all’abbordaggio.»

 «E tanto più presto l’abborderemo meglio sarà per noi,» disse l’amburghese, il quale osservava il cielo con inquietudine.

 «Il tempo accenna a cambiare, signore, e le burrasche che imperversano in questi paraggi fanno paura ai più audaci marinai.»

 «Me ne sono accorto,» rispose Morgan. «Il mare accenna a montare ed il vento tende a girare all’est. Nell’Atlantico deve fare tempesta.»

 I due lupi di mare non s’ingannavano. Oltrepassate le isole di Headed, le due navi cominciarono ad incontrare le prime ondate che venivano dall’oceano. Trovando resistenza nella corrente del golfo, la quale, come si disse, sbocca nell’Atlantico seguendo le coste meridionali della Florida, quei marosi rimbalzavano furiosamente, provocando controondate pericolose. Anche il vento cominciò ad aumentare, sibilando fra l’attrezzatura, e sbatacchiando fortemente le vele. Con un salto improvviso era girato dal sud all’est, prendendo le due navi di traverso ed abbattendole sul tribordo in causa dell’immensa superficie di tela spiegata. Non vi era un momento da perdere. Morgan, che non voleva compromettere la sua nave, fece chiudere i pappafichi e i contropappafichi, ammainare coltellacci e scopamari e prendere terzaruoli sulle vele basse. La corvetta d’altronde aveva eseguita l’identica manovra, anzi per maggior precauzione aveva imbrogliate anche le due rande.

 «Facciamo attenzione,» disse Morgan al pilota, che aveva ripreso il suo posto alla ribolla del timone. «Qui si sta giuocando non solo la nostra pelle bensì anche la Folgore : Se ci coglie la tempesta in mezzo a tutte queste scogliere, non so come potremo cavarcela.»

 «Signore,» disse Wan Stiller, – l’ Alambrasi getta fra le isole.

 «Mille morti!… Dove vuole condurci quella dannata nave?» gridò Morgan.

 «E rivedo i fanali della fregata, signore.»

 «Ancora!»

 In quel momento due lampi balenarono sulla coperta dell’ Alambra esi udì in alto il rauco sibilo dei proiettili.

 Pochi istanti dopo, in lontananza, rimbombò cupamente una detonazione.

 «È la fregata che risponde,» disse Morgan, torcendosi rabbiosamente la barba. «Se fra un’ora non abbordiamo l’ Alambraper noi sarà finita.»

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