La Bajadera (prima parte)

La piazza a poco a poco si vuotava, mentre i sacerdoti riportavano nella pagoda le statue di Kalí, di Darma-Ragia e di Drobidè, accompagnati dai musicisti e dalle bajadere e da coloro che avevano subita la prova del fuoco.

Ilmanti accompagnò la statua fino dinanzi la gradinata, suonando il suobin , ma giunto colà, invece di salire nella pagoda, con una mossa improvvisa si gettò fra un gruppo di persone, sperando probabilmente di sottrarsi alla vista dei quattro finti mussulmani.

Attraversò rapidamente il gruppo, poi imboccò una viuzza che pareva girasse dietro la pagoda e si allontanò a passo di corsa.

Quella manovra non era però sfuggita né a Kammamuri, né alle tigri di Mompracem.

Con altrettanta rapidità, i quattro uomini avevano girato il gruppo ed erano giunti allo sbocco della via ancora in tempo per scorgere ilmanti il quale si teneva rasente i muri delle case.

– Addosso! – aveva esclamato Sandokan. – Non lasciamocelo scappare di mano.

La via, stretta e fangosa era deserta e per di piú oscurissima non essendovi alcuna veranda illuminata. Le tre tigri di Mompracem e Kammamuri affrettavano il passo per non perdere di vista ilmanti .

Non volevano assalirlo subito, essendo ancora troppo vicini alla piazza. Un grido poteva far accorrere delle persone, fors’anche i settari che portavano la statua di Kalí i quali non dovevano ancora essersi allontanati dalla pagoda.

Ilmanti allungava sempre il passo, ma anche gl’inseguitori non perdevano terreno, anzi ne guadagnavano a ogni momento, quantunque non corressero.

Erano già lontani due o trecento passi dalla pagoda, quando improvvisamente da una viuzza laterale videro irrompere un drappello di bajadere munite di cimbali e di larghe fasce di seta azzurra, scortate da due ragazzi che portavano due fiaccole.

Erano una trentina, tutte belle e giovani, dagli occhi di fuoco, coi lunghi capelli neri ondeggianti sulle spalle, coperte di mussole trasparenti e adorne di braccialetti e di collane d’oro.

In una mano tenevano un piccolo tamburello, nell’altra invece una larga fascia di seta leggerissima che facevano ondeggiare in aria con rapidità fantastica.

In un baleno tutte quelle belle fanciulle, che parevano in preda a una pazza allegria, avevano circondati i quattro uomini danzando turbinosamente intorno a loro e agitando sempre le fasce ben in alto, come se avessero cercato d’impedire che scorgessero ilmanti .

Sandokan aveva subito gridato:

– Largo, fanciulle! Abbiamo fretta!

Le bajadere avevano risposto con una risata clamorosa e invece di lasciare il posto si erano maggiormente strette contro le tigri di Mompracem e Kammamuri, avviluppandoli cosí bene da impedire di fare un passo innanzi.

– Sgombrate! – tuonò Sandokan, che cominciava a perdere la pazienza e che ormai non vedeva piú ilmanti attraverso a tutte quelle ciarpe che svolazzavano sempre.

– Sfonda le linee o il briccone ci scapperà! – gridò Yanez. – Queste ragazze cercano di salvarlo.

Stavano per avventarsi contro le bajadere, quando le videro abbassarsi bruscamente lasciando cadere le ciarpe e scorsero dietro di esse una dozzina d’uomini che facevano volteggiare in aria i lacci ed i fazzoletti di seta nera colla palla di piombo dei Thugs.

Le danzatrici, agill come giovani pantere, sgusciarono di sotto le braccia degli uomini, gettandosi a destra ed a sinistra onde non intralciarli nel loro attacco.

Sandokan aveva mandato un urlo di furore.

– I Thugs! Addosso, per la morte d’Allah!…

Con rapidità fulminea aveva estratta una corta scimitarra che teneva celata nell’alta fascia ed una lunga pistola a doppia canna.

Tagliò tre o quattro lacci che stavano per piombargli addosso, poi scaricò a brucia-pelo i due colpi della sua pistola contro gli uomini che stavano dinanzi, gettandone a terra due.

Nel medesimo istante Yanez, Sambigliong e il maharatto, riavutisi prontamente dallo stupore, caricavano a loro volta colle scimitarre in pugno, scaricando contemporaneamente le loro pistole.

I Thugs non opposero resistenza. Dopo d’aver tentato, ma invano, di lanciare i loro fazzoletti, si sbandarono dinanzi a quella carica fulminea, fuggendo a rompicollo, assieme alle bajadere che non erano meno leste degli uomini.

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