La caccia alle tigri di Mompracem (seconda parte)

– Galoppiamo, disse Yanez. – Ora che siamo liberi mi spiacerebbe ricadere nelle mani del vecchio briccone, per quanto sia un generale.

Avevano raggiunto il bosco. Bedar si orientò rapidamente, poi si cacciò sotto i borassi ed i palmizi, seguendo un sentieruzzo appena tracciato fra le alte erbe che crescevano intorno ai tronchi degli alberi.

Era diventato assai inquieto e si volgeva di frequente indietro, come se temesse di essere seguito dai due Thugs.

Camminarono cosi per un quarto d’ora, poi giunsero in una piccola radura in mezzo alla quale si vedeva una massa enorme che si agitava.

– Ecco l’elefante, – disse Bedar.

Un uomo che si teneva dinanzi al pachiderma gli mosse incontro, dicendogli:

– Poco fa sono venuti qui due uomini a chiedermi chi aspettavo.

– Che cosa hai risposto,cornac ? – disse ilcipai con impeto.

– Che aspettavo un signore di Delhi che si era recato da Abú Assam.

– Hai fatto bene e avrai una rupia di piú, – disse Bedar. – Si sono poi allontanati?

– Sí, padrone.

– Avevano dei turbanti enormi?

– Ed anche il volto coperto.

– Erano quei maledetti Thugs, – disse Bedar, volgendosi verso i fuggiaschi. – Presto signori, salite nell’haudah.

– Ci accompagni tu? – chiese Tremal-Naik.

– Sí per facilitarvi l’entrata in città – rispose il bravocipai . – Io mi siedo dietro alcornac .

Tremal-Naik e le tigri di Mompracem entrarono rapidamente nella cassa che era larga e comoda, e fu con vero piacere che scorsero una decina di carabine appoggiate ai bordi.

– Almeno potremo difenderci, – disse Sandokan, prendendone una ed armandola.

– E sotto i nostri piedi vi sono le munizioni, – disse Yanez che si era curvato. – Bravo Bedar! Hai pensato a tutto.

– Avanti, Djuba, – disse in quel momento ilcornac – e trotta bene se vorrai avere doppia razione di zucchero.

L’elefante, che doveva portare quel nome, agitò la proboscide da destra a sinistra, aspirò fragorosamente l’aria e partí rapidamente, facendo tremare il suolo sotto la sua massa enorme.

Aveva percorso una ventina di passi quando in mezzo ad una macchia balenarono due lampi seguiti da due detonazioni e dalle grida di:

– Ferma! Ferma!

Una palla fischiò agli orecchi di Sandokan senza colpirlo.

– Ah! Canaglie! – esclamò il pirata, esasperato. – Fuoco, amici!

Una scarica seguí quel comando, ma nessun grido di dolore partí dalla macchia.

Probabilmente i bricconi che avevano fatto fuoco, sospettando che i fuggiaschi fossero pure armati di fucili, dovevano essersi lasciati cadere a terra per evitare di venire colpiti.

– Non fermare,cornac ! – aveva gridato Bedar.

– No, padrone, – rispose il conduttore, vibrando un poderoso colpo d’arpione sul cranio del pachiderma.

Una voce stridula echeggiò fra le tenebre.

– È Bedar che li ha fatti fuggire! Ti prenderemo presto!

L’elefante si era messo in corsa. Col largo petto rovesciava cespugli ed alberi, passando come un uragano attraverso la folta boscaglia.

– Non ci raggiungerà nemmeno un cavallo, – disse Yanez, che si aggrappava fortemente all’orlo della cassa per non venire sbalzato fuori. – Se l’elefante non cede, fra un’ora saremo ben lontani.

– Che i Thugs organizzino un inseguimento? – chiese Tremal-Naik, rivolgendosi a Bedar.

– È probabile, – rispose ilcipai . Abbiamo però a quest’ora un notevole vantaggio e l’elefante è un vigoroso corridore.

– Vi sono elefanti nell’accampamento?

– Sí, parecchi.

– Sarà con quelli allora che ci daranno la caccia, – disse Sandokan.

– Certo, poiché i cavalli non potrebbero raggiungerci, – rispose ilcipai . – È per quello che ho fatto acquisto di un centinaio di palle colla punta di rame.

– Per abbattere gli elefanti? – chiese Sandokan.

– Sí,sahib .

– Ce ne serviremo, se sarà necessario.

Il bosco cominciava allora a diradarsi, facilitando la corsa al pachiderma. Quell’animale doveva possedere un vigore straordinario non avendo ancora rallentato, quantunque corresse da piú di un’ora.

Finalmente con un ultimo slancio sbucò in una vasta pianura, che era solamente interrotta da enormi mazzi di bambú alti dai dodici ai quindici metri.

– Dove siamo? – chiese Sandokan a Bedar.

– Al nord di Delhi, – rispose ilcipai . – Abbiamo oltrepassato tutto il campo stabilito intorno alla città per garantirla da una sorpresa.

– Ed ora dove andiamo?

– Ci getteremo fra le jungle che costeggiano la Giumna. Là attenderemo che i nostri inseguitori si stanchino di cercarci.

– Avrei preferito entrare subito in città, – disse Sandokan a Tremal-Naik. – Mi preme rivedere Sirdar.

– La prudenza ci consiglia di ritardare la nostra entrata, – rispose il bengalese. – Non trovandoci, i due Thugs faranno in Delhi delle minuziose ricerche e, scoperti un’altra volta, non saprei chi potrebbe salvarci.

– È vero, – disse Yanez. – Non si trova sempre un Bedar.

– Purché ci arriviamo, – disse Sandokan.

– Io non ne dubito, – rispose il portoghese. – E se quel cane di Suyodhana è giunto, gli faremo passare un brutto momento.

– Qualche cosa di piú, Yanez, – disse Sandokan. – La Tigre della Malesia non accorderà quartiere a quella dell’India.

– La Giumna, – disse in quel momento Bedar.

Un fiume, abbastanza largo, tagliava la pianura e l’elefante si era fermato cosí bruscamente, che per poco i fuggiaschi non furono scaraventati fuori dalla cassa.

– Lo attraversiamo? – chiese Yanez.

– Sí,sahib , – rispose ilcipai . – Sulla riva opposta comincia la jungla.

– Avanti, dunque, se vi è un guado.

– L’elefante saprà trovarlo.

Djuba allontanò colla proboscide i rami degli alberi, tuffò l’appendice nel fiume e frugò per qualche po’ il fondo come se volesse prima assicurarsi se era formato di fango molle o di ghiaia. Soddisfatto di quell’esame, entrò risolutamente in acqua, sbuffando e soffiando.

– Quanto sono bravi e prudenti questi animali, – disse Yanez. – Non finirò mai di lodarli.

L’acqua cominciava a diventare profonda e la corrente anche impetuosa, pure nulla poteva scuotere quella massa enorme, salda quanto uno scoglio.

Col suo largo petto affrontava i gorghi, spezzandoli, e continuava ad avanzarsi, obbedendo docilmente alle indicazioni che gli dava ilcornac .

Già stava per toccare la riva opposta, quando i fuggiaschi udirono dietro di loro dei barriti e delle grida, poi dei colpi di fucile rimbombarono, rompendo il silenzio della notte.

Sandokan e Tremal-Naik avevano mandato un grido:

– Ci sono addosso!

– Per Giove! – esclamò Yanez. – Sono diavoli costoro, per averci raggiunti cosí presto? Eppure questo valoroso elefante ha filato come unpraho che ha il vento in poppa!

– Come possono esser già qui? – si chiese Sandokan. – Eppure devono essere essi se ci hanno salutati con dei colpi di fucile.

– Sí, sono essisahib , – rispose Bedar. – Montano tre elefanti, i migliori di certo di quanti se ne trovavano al campo.

– E hanno scoperto subito le nostre tracce, – disse Tremal-Naik.

– Non era difficile trovarle, – rispose Bedar. – Un elefante apre un sentiero nelle foreste che attraversa, che non si chiude subito. Ci siamo,cornac ?

– Sí.

Djuba aveva attraversato felicemente il fiume e stava salendo la riva che era ingombra da enormi macchie di bambú alternate a gruppi di tara e di tamarindi.

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